martedì 5 gennaio 2010

The Flaming Lips - The dark side of the moon

Si sono attirati gli strali e gli insulti di una folta schiera di fans dei Pink Floyd per aver rifatto alla loro maniera The dark side of the moon. Con loro anche Peaches e Henry Rollins (ex Black Flag). Anche per me il disco dei Pink Floyd rappresenta un'opera sacra da empireo, però non sono così intollerante: mi è parsa un rilettura originale e coerente con il loro stile, probabilmente solo un divertissment che Coyne e soci si sono voluti concedere. Gli episodi più riusciti? Un'ipnotica e ritmata On the run e Any colour you like, acida e distorta all'inverosimile.
Tempo fa trovai molto più noioso Dub side of the moon degli Easy Star All-Stars, sempre lo stesso disco però in versione dub-reggae.
I Flaming Lips l'hanno anche suonato tutto dal vivo la notte di Capodanno a Oklahoma City, la loro città. E poi, in ogni caso, come si fa a prendersela con dei soggetti che si presentano così?


Qui per il disco

9 commenti:

  1. Tanto per cambiare mi hai incuriosito e parto alla ricerca dell'opera in questione.

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  2. a me è piaciuto molto! certo è un pò uno psych-trip, ma davvero ben stra-fatto (insomma meglio di 'embryonic'!!!)

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  3. Condivido in pieno, proprio perchè i FL non sono gente che si prende troppo sul serio :D

    Degli Easy Star All-Stars è gradevolissima invece la resa di Sgt.Pepper's ;)

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  4. sono grandi i flaming lips!
    questa storia di dark side of the moon non la conoscevo. vado subito a sentirla.
    io per yoshimi battles the pink robots sono andato via di testa.

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  5. Ascoltato per intero con notevole mal di panza..Concordo con birdantony, album di Stra(fatti) ;o)

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. eheheh non lo posso perdere...grazie del post!

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  8. Concordo in parte con allelimo, In a priest driven ambulance è un disco allucinato e allucinante, una grattugia psych-noise, wow O_O

    Però non butterei quelli da metà anni '90 in avanti...hanno virato verso un pop-rock psichedelico che ha il suo punto di forza proprio nel non prendersi troppo sul serio. Per me Yoshimi e The soft bulletin sono due gioiellini.

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