sabato 30 gennaio 2010

Funky, contaminazioni e meticciato

Breakestra - Dust till down
Pare siano stati ibernati nel 1973 e risvegliati oggi. Funky tutto acustico di qualità sopraffina in puro stile anni settanta. L'unico vero limite forse è proprio questo, però se ascoltandoli non mi viene da muovere almeno un piede significa che siete muerti. Come On Over feat. Afrodyete

Lord Newborn & The Magic Skulls
Per quanto riguarda il genere, è stato definito: meticciato/ funk-psych-lounge.
D'altra parte un trio formato da questi elementi non poteva che partorire un sound indefinibile.
Shawn Lee: batterista e polistrumentista di madre metà libanese, metà nativa americana e padre di origine irlandese. Tony Guerrero, ex-skater professionista e chitarrista di origini messicane ed infine l'ex Beastie Boys Money Mark.



Doug Cox & Salil Bhatt - Slide to Freedom 2: Make a better world
Nella musica la contaminazione è ricchezza: gli esempi sono innumerevoli e fanno parte della storia. Quando ho letto di questo strano connubio mi sono incuriosito, perchè la fusione tra due generi apparentemente così lontani come il blues e la musica tradizionale indiana pare un'alchimia improbabile. Doug Cox è uno dei migliori chitarristi slide in circolazione, ricercatore e studioso di musica roots. Salil Bhatt è un musicista indiano che suona il Satvik Veena, uno strumento con 20 corde inventato dal padre, anch'egli musicista.
Il disco è stato registrato a Nashville.

venerdì 29 gennaio 2010

Ho massacrato i King Crimson


Senza preavviso ieri qualcuno ha introdotto in casa la quinta chitarra. L'ho provata e non ne ho azzeccata una: ho letteralmente massacrato 21st Century Schizoid Man dei King Crimson che con mia sorpresa ho visto nell'elenco dei brani da suonare in Guitar Hero. Divertente, ma non fa per me. Meglio tornare alla mia dodici corde, che basta e avanza: anche qui la ruggine dovuta ai lunghi periodi d'inattività si fa sentire.

giovedì 28 gennaio 2010

Della serie Avatar può aspettare ancora un po'

Una veloce carrellata sui film visti in questo inizio d'anno.


Il mondo dei replicanti - Johnatan Mostow
Ritorna Bruce Willis che a un certo punto si incazza stufandosi del suo ridicolo surrogato con parrucchino facendoci capire dove si andrà a parare. Fantascienza molto standard con qualche buona idea rimasta lì da sviluppare. Uscita 08/01/10

Tra le nuvole - Jason Reitman

Dal regista di Juno un'intelligente e attuale commedia con retrogusto amaro e per niente scontata. Magistrale George Clooney nelle vesti del job killer, licenziatore su commissione. Uscita 22/01/10

Soul Kitchen - Fatih Akin
Bel modo di inaugurare il 2010 al cinema. Ne ho già parlato qui: dalla Germania una commedia trascinante e vitale. Uscita 08/01/10

Francesca - Bobby Paunescu
Dalla Romania il film che ha fatto incazzare il sindaco di Verona e Alessandra Mussolini (citati a ragione in modo poco gradevole) che si è rivolta inutilmente ad un tribunale per impedirne l'uscita in Italia. Il sogno italiano visto dalla prospettiva rumena: idea molto interessante, anche se a lunghi tratti la quotidianità rappresentata diventa noiosa e ripetitiva. Uscita 27/11/09

Baaria - Giuseppe Tornatore
Sentivo di poterne fare a meno, ma l'ho voluto recuperare. Un baraccone ipercarico e pretenzioso. La prospettiva storico-sociale è interessante, ma manca lo spessore; inoltre troppe caricature e macchiette spuntano in continuazione ovunque urlando in una lingua incomprensibile e senza sottotitoli. Uscita, anche no.
La doppia ora - Giuseppe Capotondi
Tra thriller, noir e realtà deformata in stile Lynch, nulla si può dire sulla trama tutta giocata sulla concatenazione degli eventi e su una sceneggiatura ben congegnata. Opera prima che avuto un buon riscontro a Venezia. Uscita 09/10/09

LEGENDA

martedì 26 gennaio 2010

La storia siamo noi?


Sono sempre stato un grande appassionato di Francesco De Gregori; soprattutto il primo, quello di Rimmel e Bufalo Bill. Ho avuto fasi alterne e periodi in cui mi sono allontanato, ma per me è sempre stato, insieme a De André, una delle poche figure di riferimento della musica italiana d'autore, capace di attraversare i decenni con dignità. Una canzone che mi ha sempre commosso è La Storia (Scacchi e Tarocchi, 1985). Mi rendo conto che dopo 25 anni la poesia e la forza di questo brano sono sempre più distanti dalla sensibilità del nostro Paese e mi chiedo quanta verità possano ancora contenere versi come:

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.

lunedì 25 gennaio 2010

Ex-divoratori di libri

Da bambino e adolescente sono stato un divoratore di libri. Complice l'assenza di videogiochi, cellulari, computer e a causa delle lunghe malattie come il morbillo che ti costringevano a letto e in casa per settimane, tanti della mia generazione si sono nutriti con i classici di Salgari, Verne, Dumas e Mark Twain (oltre che della settimana enigmistica).
Ricordo distintamente il fervore che al mattino, appena sveglio, mi faceva rituffare nella storia interrotta alla sera: non vedevo l'ora di riprendere a viaggiare nella testa di Tom Sawyer o scoprire se Fogg ce la faceva ad arrivare a Londra in tempo. Ricordo la sensazione di vuoto, una volta finito un libro, nel temere che un'altra storia così appassionante non potesse esistere: ma poi la magia si ripeteva. Ancora oggi si ripete, seppur molto più raramente; le distrazioni, il lavoro, i tempi spezzati, internet (croce e delizia che ha per sempre modificato le nostre abitudini) e quant'altro, hanno reso quasi impossibile quell'immersione silenziosa e prolungata.
Ho fatto un gioco di memoria: tornando indietro, ho pensato ai libri dell'infanzia e dell'adolescenza che mi sono rimasti più impressi. Tre titoli su tutti: Il giro del mondo in 80 giorni, I ragazzi della via Pal, Le avventure di Tom Sawyer.

venerdì 22 gennaio 2010

The Low Anthem - Oh My God, Charlie Darwin

The Low Anthem dal Rhode Island: un altro gruppo sul solco del folk e della musica roots e cantautorale americana che si sta imponendo all'attenzione per la sua originalità e bravura. Il nucleo è formato dal folksinger Ben Knox Miller, da Jeffrey Prystowsky (basso e contrabbasso) e Jocie Adams, polistrumentista, compositrice classica e tecnico della Nasa. Nel disco trovate dolcissime ballate acustiche come Charlie Darwin, intervallate da momenti più elettrici, come questa cover di un brano di Tom Waits: Home I'll Never Be, il cui testo è tratto da un reading di Jack Kerouac.

giovedì 21 gennaio 2010

LP cover art: Rolling Stones - Some Girls 1978


Furbastri e paraculi come pochi, i Rolling Stones riescono a rilanciarsi commercialmente in piena era disco e punk. Con più di sei milioni di copie, Some Girls è stato il loro album più venduto in USA. Il ritorno di Richards dopo l'arresto e i vari problemi di droga e l'inserimento di Ronnie Wood, diedero nuova linfa ad un gruppo che la critica aveva già marchiato come dinosauri.
Ispirandosi al titolo del disco, Peter Corriston (già autore di memorabili art-work come quello per Physical Graffiti dei Led Zeppelin) cercò di creare una copertina stile giornalino anni '50, con la pubblicità di parrucche con tanto di prezzi. L'intenzione iniziale era di inserire 20 volti femminili del mondo dello spettacolo; questa prima copertina però incontrò subito dei problemi poiché una parte delle interessate non concesse i diritti e minacciò un'azione legale. Si trattava di Lucille Ball, Farrah Fawcett, Raquel Welch, Liza Minelli (per la madre Judy Garland) e i detentori dell'immagine di Marylin Monroe. Da qui l'idea di rimuovere indistintamente tutte le celebrità per sostituirle con le facce intercambiabili degli Stones.
Peter Corriston realizzò le copertine dei successivi tre albun degli Stones, vincendo il Grammy Award per l'artwork di Tatoo You.

martedì 19 gennaio 2010

Le formule del razzismo


Qualche sera fa in concomitanza con i fatti di Rosarno mi ha colpito un filmato del 1994 in cui Beniamino Placido, a colloquio con Montanelli, raccontava con efficacia e leggerezza una storiella di Tolstoj sul concetto di razzismo.
In sintesi. Nel freddo inverno russo una contessa si reca in carrozza a teatro per vedere La capanna dello zio Tom. La nobildonna si indigna e si commuove fino alle lacrime nel vedere le condizioni di miseria e schiavitù degli schiavi; contemporaneamente se ne frega altamente di quel poveraccio di vetturino che fuori a meno 30° sta per morire assiderato.
Morale: il nostro razzismo è inversamente proporzionale alla distanza. Facile solidarizzare via sms o dispiacersi per dei poveracci chi si trovano a migliaia di km di distanza; meno semplice mantenere lo stesso atteggiamento quando i problemi li abbiamo in casa.
La seconda formula è un'uguaglianza e ce la illustra Ascanio Celestini in uno dei suoi monologhi paradossali: il razzismo è come il culo.

lunedì 18 gennaio 2010

Musica e libri: da PJ Harvey a Frank Zappa

Non ho mai considerato lo scrivere canzoni come… un rilassante passatempo. È una cosa che vivo con un senso di paura, di rispetto, perché non so se è un dono che mi lascerà domani. PJ Harvey

PJ Harvey: Musiche, maschere, vita - Stefano Valenti, Ed. Oldoya
Recensione Mucchio Selvaggio




Primo libro sulla song-writer inglese che resta tra le mie preferite di sempre, capace come poche altre di scatenare emozioni e sensazioni. Qui il video della bellissima C'Mon Billy del 1995.
Meritevole e molto interessante questa Oldoya, casa editrice di Bologna, che di recente ha inaugurato una nuova collana musicale con già quattro titoli in catalogo. Altro libro che mi attira è Concept album: i dischi a tema da Sgt. Pepper al nuovo millennio. In uscita invece questo mese: Frank Zappa, il Don Chisciotte elettrico di Neil Slaven.
Per smentire il grandissimo Frank che sosteneva che parlare di musica è come ballare di architettura. Altrimenti qui dovremmo tutti chiudere bottega!

domenica 17 gennaio 2010

Persi fra le montagne del Marocco

Ogni tanto sfogliare l'album dei propri ricordi è un esercizio gradevole. Sono passati trent'anni e la stesura del racconto che segue l'ho rimandato più volte, poi corretto e rivisto, perché ogni tanto emergevano nuovi particolari che la memoria mi restituiva. In certi momenti è stato come scorrere le sequenze di un vecchio film con un protagonista a me quasi estraneo.

Dopo aver viaggiato e anche lavorato per due mesi nel Nord-Europa (Bruxelles, Londra, Amsterdam) per poi trascorrere il Natale a casa, nel gennaio del 1980, con i soldi risparmiati partii con due amici in treno: destinazione Marocco. Ero iscritto al secondo anno di università, ma la voglia di viaggiare era più forte dei richiami al dovere e delle lamentele dei miei genitori. Lo zaino con il sacco a pelo, qualche indumento, un paio di libri e l'avventura poteva cominciare.
Dopo un interminabile trasferimento di quasi due giorni con pause a Malaga e Casablanca, raggiungemmo Marrakech e quindi in autobus Agadir, nel sud del paese a pochi chilometri dalla nostra meta finale: un villaggio di pescatori senza luce, nè acqua corrente di nome Taghazout. Lì affittammo una stanza con una scala che ci permetteva di salire sul tetto dal quale si godeva la splendida vista dell'oceano; il momento più bello era il tramonto, quando il muezzin chiamava i fedeli alla preghiera. Alla partenza, un amico con qualche anno in più, ci aveva raccontato di una valle sperduta fra le montagne, soprannominata Paradise Valley, dove fin dalla metà degli anni '70 si era formata una comunità di ragazzi provenienti da tutta l'Europa. Palme, piscine naturali con cascate e libertà totale. La zona era quella e così una mattina, dopo aver raccolto informazioni sull'itinerario dalla gente del posto, partimmo a piedi verso l'interno montuoso. Si aggregarono a noi un ragazzo e una ragazza austriaci. Di giorno il caldo si faceva sentire, ma l'escursione termica al calare del sole era notevole. Verso sera, dopo una giornata di cammino, un minimo di preoccupazione cominciò a serpeggiare, perché se non ci eravamo proprio persi, poco ci mancava. Decidemmo così di fermarci a dormire sotto due palme e di accendere un fuoco per scaldarci e cuocere delle patate. I rami di palma bruciavano come fiammiferi e ben presto lasciammo perdere il fuoco per tentare di dormire. Con l'avanzare della notte il freddo aumentò e quasi non riuscimmo a chiudere occhio, anche perché Bruno si lamentò tutta notte:- Dove mi avete portato! Voi siete pazzi, io domani me ne torno in Italia e via dicendo. Al mattino i due ragazzi austriaci decisero di tornare indietro, mentre io ero determinato a proseguire: secondo le indicazioni non dovevamo essere distanti. Il problema era la mancanza d'acqua e di anima viva, inoltre la stradina sterrata era ormai diventata un sentiero. Proseguendo stanchi e assetati, nel primo pomeriggio vedemmo dall'alto una valle dove scorreva un torrente; un luogo incantevole con le palme: una fascia in cui la vegetazione tropicale si mischiava alla macchia mediterranea. Scendendo incontrammo un anziano marocchino a dorso di mulo. Cercai a gesti di fargli capire che morivamo dalla sete, ma lui per tutta risposta aizzò l'animale allontanandosi. Per fortuna, spuntarono alcuni ragazzini che dopo alcune spiegazioni, ci condussero ad un pozzo nascosto dalle pietre.
Nel pomeriggio raggiungemmo quella valle: era splendida, il torrente formava una cascata con una pozza in cui fare il bagno. Il problema era che per una qualche ragione da diversi mesi non ci stava più nessuno; ce lo spiegò un hippie olandese che si era materializzato con il suo furgone lungo la ritrovata strada sterrata. Io non ero convinto e insistetti, chiedendogli se era sicuro e se il posto era proprio quello in cui ci trovavamo. Risposta filosofica:- Ogni posto dove stai bene con te stesso è Paradise Valley. A quel punto, affamati e stravolti, gli chiedemmo di riportarci al nostro villaggio, dove avevamo lasciato una parte delle nostre cose. Un po' scocciato accosentì, ma prima avrebbe fatto il bagno con la sua compagna per poi preparare qualcosa da mangiare (il che non ci dispiaceva). Quando ci venne a chiamare per una fetta di torta ci eravamo assopiti all'ombra delle palme dopo un bel bagno ristoratore. Mi sarebbe piaciuto restare, ma senza tenda e la possibilità di spostarsi su un mezzo proprio non avrebbe avuto senso. Il viaggio di ritorno al tramonto fra colori e paesaggi incredibili fu un'esperienza mistica, nonostante gli strapiombi che lungo i tornanti sembravano sul punto di inghiottirci.
Cercando in rete ho scoperto che quei luoghi unici sono diventati meta di trekking all'interno di circuiti turistici. La grande spiaggia del paese dove avevamo affittato la stanza è ora una rinomata zona di surfisti, che vengono da tutta Europa.
Allora c'eravamo solo noi, pochi altri ragazzi tedeschi e qualche freak sopravissuto. Passammo momenti indimenticabili. Quel viaggio e quei luoghi mi sono rimasti nell'anima insieme forse a qualche frammento di quella voglia di libertà che guidava le mie fughe.

venerdì 15 gennaio 2010

Blue Velvet: Candy Colored Clown

Dennis Hopper nei panni dello psicopatico Frank Booth in una mitica scena di Velluto blu (David Linch,1986).
La canzone che scatena prima la commozione e poi la follia di Frank ("fottutamente soave") si intitola In Dreams, un brano del 1963 di Roy Orbison. La frase finale è storia del cinema.

giovedì 14 gennaio 2010

Space Oddity promo


Il Santo Graal per i collezionisti di David Bowie: il 45 giri promo della Philips di Space Oddity, inciso originariamente nel 1967, ma realizzato l'11 luglio 1969. L'edizione portoghese è stata venduta su ebay alla fine del 2009 per 2,999.99 dollari.

La prima versione originale della canzone si trova anche in un promo (che comprende altre otto canzoni) intitolato Love You Till Tuesday. Bowie lo girò nel 1969. Il video rimase inedito fino al 1984, quando fu pubblicato in VHS per poi essere rimasterizzato in DVD nel 2005. Di questa canzone esiste anche una versione italiana, il cui testo non ci azzecca nulla: la traduzione venne affidata a Mogol; il titolo fu modificato in Ragazzo solo, ragazza sola e il brano cantato dai fratelli Balducci che si facevano chiamare Computers. Lo stesso Bowie fu convinto ad incidere la stessa canzone in italiano con il risultato di assomigliare più a Mal che a se stesso (errori di gioventù). Tutti i particolari della storia qui su Orrore a 33 giri, un sito che ogni tanto merita una visita.

martedì 12 gennaio 2010

Alta cucina, musica, amore e sesso


Così recita il sottotitolo. Che cosa chiedere di più ad un film? (Oltre che alla vita)
Sabato scorso, una serata spassosa in cui ci siamo lasciati trascinare dalla vitalità multiculturale, dal ritmo e dalla musica di Soul Kitchen, film commedia di Fatih Akin, trentasettenne regista turco-tedesco di Amburgo che si è fatto conoscere nel 2004 vincendo il festival di Berlino con La Sposa Turca. Stavolta però siamo nell'ambito della commedia; in questi casi il lieto fine è obbligatorio e in quel locale, come dice la canzone dei Doors...
I'd really wanna stay here all night, All night, all night.
Godetevelo! Una piccola parentesi divertente e positiva al di fuori dalla realtà italiana (sempre più deprimente) di questi primi giorni dell'anno.

lunedì 11 gennaio 2010

La grandezza di Faber



La sua poesia e la sua musica mi hanno accompagnato, arricchendomi, dall'adolescenza fino alla maturità. Con una frase o una canzone De André è sempre riuscito ad esprimere compiutamente concetti e sentimenti ai quali altri scrittori hanno dedicato anche libri interi con risultati meno efficaci.

"Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile."

venerdì 8 gennaio 2010

1980: un anno superlativo per la musica

Nell'attesa che il nuovo anno ci regali qualcosa di buono, facciamo un salto indietro nel tempo per celebrarne un altro sempre con lo zero in fondo. A tre anni dal terremoto del punk, la new wave contribuì alla frantumazione di uno statico universo musicale producendo i suoi frutti migliori, fra contaminazioni e nuove tendenze. Ho scelto dieci album, tutti usciti nel 1980. Ho preso questo anno come simbolo, ma tutto il periodo (fine '70 inizio '80) ha rappresentato un capitolo fondamentale nell'evoluzione di un certo tipo di musica. Dischi da avere nella propria collezione.

The Pretenders - Album omonimo
1979 (uk) - gennaio 1980 (usa)








The Cure - Seventeen Seconds
18 aprile 1980

La seconda tappa di un percorso unico che fatto di Smith e compagni uno dei pochi gruppi capaci di evolversi e resistere fino ad oggi alle mode, alle tendenze e a MTV.



Joy Division - Closer 18 luglio 1980
Un capolavoro straziante uscito pochi giorni dopo il suicidio di Ian Curtis. L'emblema del post punk e la sua stessa pietra tombale.
Heart and soul




Siouxsie & the Banshees Kaleidoscope 1 agosto 1980

Il terzo disco della regina del dark, prologo e preparazione del suo vero capolavoro Ju Ju, che uscirà l'anno successivo.




Killing Joke - Album omonimo
agosto 1980

Disco feroce e seminale che ha ispirato diversi gruppi futuri. Tribalismo, dark, metal e industrial in una miscela esplosiva.




Bauhaus - In the flat field ottobre 1980
Il dark più puro che ha avuto molti seguaci. Un disco memorabile, come le loro esibizioni dal vivo, con la presenza istrionica Peter Murphy.
In the flat field




Talking Heads - Remain in light ottobre 1980
Ancora oggi un disco di una modernità spiazzante.






Japan - Gentleman take polaroid
15 novembre 1980

La sensibilità compositiva e la decadenza di David Sylvian che per la prima volta collabora a pieno con Sakamoto.





The Clash - Sandinista
12 dicembre 1980

Un triplo vinile per raccontarci dove la musica sarebbe andata.





Tuxedomoon - Half Mute
Il rock come avanguardia creativa e sperimentazione non solo musicale.







Disco simbolo del post-punk italiano nel 1980: Sick Soundtrack dei Gaznevada.

mercoledì 6 gennaio 2010

WELCOME: la giungla francese sulla Manica

Spesso presi dai nostri guai interni, dimentichiamo che anche nella Francia di Sarkozy la destra ha il suo bel volto xenofobo. Questo film rappresenta un duro atto d'accusa nei confronti della politica francese sull'immigrazione, non solo nei confronti dei clandestini, ma anche dei cittadini che prestano loro aiuto, i quali rischiano fino a cinque anni di galera secondo la legge 622/1. In base a questa nuova normativa è stata messa sotto inchiesta l'organizzazione umanitaria Emmause, mentre una casalinga di 59 anni, accusata di aver ricaricato il cellulare a degli extracomunitari, è stata portata in questura ed interrogata per nove ore.
Da diversi anni Calais è diventato un crocevia dove arrivano profughi, provenienti soprattutto da zone di guerra (in particolare Iraq e Afghanistan) che tentano di raggiungere in tutti i modi parenti ed amici nella vicina Inghilterra nascondendosi e rischiando la vita dentro o sotto i tir che si imbarcano sui traghetti di linea. Il film, uscito l'undici dicembre fra cartoni e cine-spumanti, racconta la storia di Bilal, un ingenuo e ostinato ragazzo curdo che dopo un viaggio di tre mesi raggiunge la Manica: l'ultimo ostacolo al suo sogno di raggiungere la fidanzata a Londra. Con lucidità Philippe Loiret ci mostra una realtà durissima, un autentico girone infernale (soprannominato giungla) in cui la mancanza di umanità, l'indifferenza e la stronzaggine della gente hanno preso il sopravvento. Commovente e umana la figura di Simon, insegnante di nuoto sconfitto dalla vita, l'unico che si prenda cura del ragazzo accettando fino in fondo le conseguenze del suo gesto. Se vi capita recuperate questo film indipendente, campione d'incassi in Francia fra le polemiche (botta e risposta su Le Monde tra il regista che ha accusato apertamente il governo e il ministro per l'immigrazione Eric Besson) e premiato dal pubblico al festival di Berlino. I francesi hanno dimostrato da che parte stare, facendo incassare alla pellicola 10 milioni di euro.
La Teodora Film ha devoluto una donazione dai proventi a favore dei rifugiati e degli sfollati dell’Iraq e dell’Afghanistan.

martedì 5 gennaio 2010

Classe 1960

Ieri ha compiuto 50 anni Michael Stipe, un traguardo al quale mi sto pericolosamente avvicinando anch'io...
A parte i capelli scomparsi, direi che è invecchiato piuttosto bene!
In questo video con i REM al David Letterman Show nella prima apparizione televisiva in assoluto, datata giugno 1983.

The Flaming Lips - The dark side of the moon

Si sono attirati gli strali e gli insulti di una folta schiera di fans dei Pink Floyd per aver rifatto alla loro maniera The dark side of the moon. Con loro anche Peaches e Henry Rollins (ex Black Flag). Anche per me il disco dei Pink Floyd rappresenta un'opera sacra da empireo, però non sono così intollerante: mi è parsa un rilettura originale e coerente con il loro stile, probabilmente solo un divertissment che Coyne e soci si sono voluti concedere. Gli episodi più riusciti? Un'ipnotica e ritmata On the run e Any colour you like, acida e distorta all'inverosimile.
Tempo fa trovai molto più noioso Dub side of the moon degli Easy Star All-Stars, sempre lo stesso disco però in versione dub-reggae.
I Flaming Lips l'hanno anche suonato tutto dal vivo la notte di Capodanno a Oklahoma City, la loro città. E poi, in ogni caso, come si fa a prendersela con dei soggetti che si presentano così?


Qui per il disco

lunedì 4 gennaio 2010

Etica scolastica

Kant è una brutta bestia, gli studenti non l'hanno mai amato. Chi l'ha dovuto studiare alle superiori lo sa bene: frantumava i maroni come nessun altro filosofo.
Sta di fatto che questo professore liceale, prima delle vacanze natalizie, deve interrogare i suoi studenti su tutta l'opera del filosofo tedesco. I ragazzi si lamentano di aver avuto poco tempo per preparasi su un argomento così difficile e corposo (ce stanno sempre a prova'), ma niente da fare. Mio figlio per evitare un quattro assicurato, vuole restare a casa per prepararsi meglio proprio il mattino delle temute interrogazioni. Riusciamo a convincerlo ad andare, facendolo ragionare sul fatto che non sarebbe stato corretto nei confronti dei suoi compagni. Morale: a scuola si ritrovano in otto (un terzo della classe) e visto che ne avrebbe chiamati quattro, prima della lezione il capoclasse va a parlare con il professore spiegandogli la situazione chiedendogli se può venire loro incontro e interrogarne solo due. Niente da fare, irremovibile. A quel punto altri due, maggiorenni, si firmano l'uscita anticipata e i superstiti vengono interrogati con ovvi risultati. Ora non voglio qui discutere il comportamento dei ragazzi, evidentemente scorretto e forse lavativo, ma il fatto che a questo li porta anche la miopia di certi insegnanti, incapaci di instaurare un rapporto basato sull'onestà, sulla trasparenza e sul dialogo.
Alla fine cosa si è ottenuto? I furbi sono stati premiati e avvantaggiati e i coglioni bastonati.
Cosa hanno imparato i ragazzi? Nulla, se non che l'arte del sotterfugio è la cosa migliore. Uno specchio perfetto dell'Italia attuale. Dal mio punto di vista, preso atto della situazione, il retto docente avrebbe avuto almeno un paio di alternative più intelligenti e moralmente corrette.
Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me, recita la celeberrima massima di Kant. Chissà da quali leggi interiori è regolata la mente di certe persone.

sabato 2 gennaio 2010

Lp cover art: Velvet Underground - 1967


New York 1965: Lou Reed e John Cale formano i Velvet Underground. Qualche tempo dopo una frase attribuita a Brian Eno dà la misura dell'influenza musicale che questo gruppo ha avuto su quasi tutte le rock band del pianeta: "Only about 1000 people ever bought a Velvet Underground album, but every one of them formed a rock and roll band".
Giunto al 30° post dedicato alle copertine dei vinili è la volta della copertina per antonomasia: l'album della banana, quello cui ho accennato sopra, uscito nel 1967. Soltanto nella prima tiratura il famosissimo frutto si poteva sbucciare togliendo un adesivo che lasciava comparire una polpa rosa shocking (peel slowly and see, l'indicazione che si intravede in piccolo con la freccetta). Un'evidente provocazione di Andy Warhol, uno dei pochi che aveva intuito il potenziale deflagrante della band. La copertina sbucciabile in seguito venne accantonata: pare che l'applicazione degli adesivi fosse stata molto dispendiosa e avesse fatto aumentare i costi di produzione. Nell'edizione successiva comparve solo la banana e venne inserito anche il nome del gruppo che in precedenza non compariva da nessuna parte.
Nel video Nico canta Femme fatale accompagnata da Lou Reed alla chitarra.