lunedì 31 maggio 2010

Visioni - Maggio 2010


The road - John Hillcoat @@@@
Dopo averlo visto in lingua originale nel pc quando non si sapeva se sarebbe stato distribuito, sono andato al cinema a rivederlo perchè merita.

Cosa voglio di più - Silvio Soldini @@@½
Soldini punta il suo zoom sulla periferia anonima dell'hinterland milanese fino ad entrare a poco a poco nella vita delle persone mettendone a nudo nevrosi, frustrazioni e desideri.

La regina dei castelli di carta - Daniel Alfredson @@
Leggendo i tre libri di Stieg Larsson mi ero appassionato alle vicende dell'hacker punk Lisbeth Salander, ma la trasposizione al cinema mi è parsa deludente e priva di phatos.


Oltre le regole (The Messenger) - Oren Moverman
@@
Ormai la guerra in Iraq è stata sviscerata in tutti i suoi aspetti. Con ottime pellicole: Nella valle di Elah, The Hurt Locker, Redacted; con altre meno riuscite come Brothers e questa storia che ha come protagonisti due militari che hanno il compito ingrato di avvisare i familiari dei militari deceduti. La routine del lavoro e la monotonia sull'orlo del fallimento delle loro vite sono il leit motiv di un film sensa sussulti.

Lourdes - Jessica Haussner @@½
Il desiderio umano di sconfiggere la sofferenza e la malattia sfruttato dalla macchina da soldi della più famosa meta di pellegrinaggio del mondo. Una specie di horror postmoderno e impietoso che però alla fine lascia anche momenti di noia e un vago senso di depressione.

Gli amori folli - Alan Resnais @@½
Coraggioso, non privo di fascino, ma inestricabile.

Donne senza uomini - Shirin Neshat @@@
Leone d'Argento all'ultimo Festival di Venezia per la regista iraniana. Il suicidio come forma estrema di ribellione (non svelo nulla è l'incipit del film) o la fuga dal mondo maschile come unica possibilità di emancipazione. Ambientato negli anni '50 con chiari riferimenti all'Iran attuale, dove la situazione femminile non è certo migliorata.

Legenda nella barra a destra

venerdì 28 maggio 2010

Strano concetto di amicizia


Una mia collega e sua sorella uscendo dal bar dopo un caffé:
- Sorella (indicando una donna): Quella è una mia amica di feisbuc.
-
Collega: Beh, non la saluti neanche?
-
Sorella: Ma no, è una mia amica di feisbuc!

Premetto che non ho niente contro il social network sopra citato; ho visto come funziona, ne riconosco le potenzialità, ma non ne sono attratto.
Venendo al titolo del post, non saprei che termini usare per definire i bei rapporti che mi legano ai bloggers incontrati in questi due anni: amicizia? Conoscenza? Passioni comuni? Boh!
Sentimenti che comunque non mi indurrebbero ad ignorare una persona nel caso la incontrassi per strada...

Gli anni d'oro fra punk e new wave

Alcune foto dal sito di Marcia Resnik, fotografa newyorkese. Ovunque si puntasse l'obiettivo in quegli anni c'era un'incredibile esplosione di energia e creatività.
Una miniera di foto di quel periodo si trova nel sito new wave photos di Philippe Carly: qualsiasi gruppo della scena post-punk, soprattutto inglese ma non solo, è stato immortalato dal fotografo belga.

Talking Heads


The Stranglers


Echo & the Bunnymen


Dead Kennedys

mercoledì 26 maggio 2010

L'arte di storpiare i titoli dei film


Un arte che oltre a farmi incazzare mi ha sempre affascinato per la demenziale abilità di chi la esercita.
A mio avviso uno dei capolavori è rappresentato dalla traduzione del titolo del film di Michel Gondry:
Eternal Sunshine of the Spotless Mind --> Se mi lasci ti cancello. L'originale è un verso tratto dall'opera del poeta inglese Alexander Pope, ma vista la presenza di Jim Carey, probabilmente si voleva propagandare al pubblico una commedia romantico-demenziale.
Gli esempi sono innumerevoli, ne ho selezionato alcuni girovagando nei forum e sfogliando il mio Mereghetti.

Meet The spartans
--> 3ciento - Chi l'ha duro... la vince
(per dare un tocco di classe ad una pellicola troppo volgare)

Intolerable Cruelty --> Prima ti sposo poi ti rovino

Road to perdition --> Era mio padre

Dude, where's my car? --> Fatti, strafatti e strafighe (traduzione che è il degno coronamento per un film osceno)

Wild Hogs --> Svalvolati on the road

Shaun of the Dead --> L'alba dei morti dementi

City Slickers --> Scappo Dalla Citta’- La Vita, l’Amore e Le Vacche
(slickers = imbroglione, truffatore; questa è veramente cervellotica)

Un vizietto antico visto che già 50 anni fa qualcuno trasformò Vertigo in La donna che visse due volte.

martedì 25 maggio 2010

La partita del secolo


Così è stata definita nella targa affissa allo stadio Azteca di Città del Messico, quel capolavoro di partita che fu Italia-Germania 4-3, semifinale dei mondiali del 1970.
E' uno dei ricordi più vivi della mia mia infanzia. Non avevo ancora compiuto 10 anni e come tutti i bambini passavo le giornate per strada, nei giardini e al campo sportivo a calciare in un pallone o a sparare con la cerbottana. Tifoso del Milan di Rivera e folle collezionista delle figurine Panini, vivevo coscientemente il mio primo Campionato del Mondo. Per via del fuso orario le partite spesso venivano trasmesse la sera tardi, per cui dopo Carosello me ne andavo a letto per poi essere richiamato alle ventitré o a mezzanotte da mia madre. Il ricordo comincia ad essere confuso, però risento ancora la gelida delusione dopo il pareggio di Schnellinger; il cuore in gola per la folle altalena durante i tempi supplementari... e poi, dopo il gol decisivo di Rivera, quella voce rauca e sfinita dall'emozione che interferisce in sottofondo con la telecronaca del mitico Nando Martinellini urlando a ripetizione: Vinciamo, vinciamo, vinciamo... (minuto 6'30").
Lo sport a volte sa essere sublime e feroce allo stesso tempo.
Ormai è tempo di mondiali e io ogni quattro anni partite così sogno sempre di rivederle, anche se con il calcio in generale e con l'Italia sparagnina e conservatrice di Lippi ho sempre meno feeling.

venerdì 21 maggio 2010

Punk Capitalismo e paradisi musicali

Conosco un sacco di artisti che hanno fatto dischi senza le case discografiche, ma non conosco nessuna casa discografica che ha fatto dischi senza gli artisti. DJ Jazzy Jeff

La fine dell'industria musicale così come l'abbiamo conosciuta negli ultimi quarant'anni è sempre più vicina. Le major stanno ancora resistendo perché possono contare sulla vendita del loro intero catalogo, ma con una gamma di prodotti sempre più simile alla varietà di un menu di McDonald's. Matt Mason nel suo saggio Punk Capitalismo (come e perché la pirateria crea innovazione*) sostiene che: la morte dell'industria musicale è la cosa migliore che poteva accadere al business della musica.
Si potrà obiettare su questa frase, ma non sul fatto che per noi musicofili si sono dischiuse le porte del paradiso e della conoscenza da quando in rete è iniziata quest'opera di demolizione a colpi di mp3, file sharing e banda larga. Un processo che l'autore allarga con esempi concreti ad altri campi della conoscenza e della proprietà intellettuale, a cui oppone il concetto di Creative Commons e l'idea che la pirateria, in una società con leggi sul copyright che risalgono all'Ottocento, sia soltanto un altro modello di business che va ad occupare spazi lasciati vuoti. Clamoroso fu l'errore delle Major quando nel 2001 fecero chiudere Napster con una causa legale alienandosi milioni di utenti invece di cavalcare la novità con un accordo vantaggioso.
Pensavo qualche giorno fa all'inutile doppia cancellazione del blog di Webbatici dal momento che al mondo aprono quotidianamente decine di migliaia di nuovi blog; per non parlare dei servizi che offrono download diretti o della rete torrent che ha raggiunto livelli incredibili di organizzazione e distribuzione di files formato flac e mp3 di qualità.

* Il libro (che ho appena finito di leggere) è uscito in Italia per la Feltrinelli a ottobre 2009, purtroppo un anno e mezzo dopo l'uscita in Inghilterra, dove ha vinto il premio “Best Pirate 2008” attribuito da BusinessWeek. Per testi come questo, che affronta temi legati alla rete dove un anno rappresenta un tempo lunghissimo, sarebbe importante un'uscita più tempestiva.  

giovedì 20 maggio 2010

Ieri mattina a casa mia sono arrivati questi cinque




Da Amazon UK, sorpresa ieri mattina nella buchetta delle lettere. Packaging minimale con viola dominante. Niente plastica, solo cartoncino. Peccato non ci siano i testi.
L'artista californiano Mark Fox (graffiti styles, urban art, outsider e folk art) è colui che ispirato la copertina di High Violet con la scultura dal titolo Binding Force. Particolare dell'opera.
Riguardo la musica direi che The National non tradiscono le aspettative, mantenendo la rotta già tracciata in precedenza, con qualche impennata. Mi piace, ma nelle mie preferenze personali lo colloco dietro a The Boxer e Sad songs for dirty lovers.

Breve nota sui costi e spese di spedizione. Amazon UK: 12€ (nonostante il cambio con la sterlina). Fnac 20,80€; IBS 22,80€. Con prezzi come questi ultimi due: viva il download selvaggio!

mercoledì 19 maggio 2010

Gli amori folli (Les herbes folles)

Due diverse locandine per lo stesso film di Alain Resnais. Quella più in sintonia con la storia in realtà è quella di destra (quella italiana è puro makeup).
Era da un po' che non mi capitava di vedere spettatori che lasciano la sala prima della fine della proiezione; fra l'altro una sala d'Essai, perciò si suppone frequentata da persone con ore di volo alle spalle e abituate alle pellicole più ostiche.
Sto prendendo tempo perché non riesco a trovare le parole giuste per definire il film dell'ottantottenne regista francese. Spiazzante, cerebrale, surreale? Inutile raccontare una trama che è solo un pretesto per condurci altrove, dove portano le erbe folli. Un film osannato da quasi tutta la critica (ma siete sicuri?). Fra le pochi voci fuori dal coro quella di Mereghetti che condivido pienamente: "... se il gusto un po’ surreale e iconoclasta di «distruggere» la realtà come la conosciamo ci prende la mano (e qui il sospetto fa capolino più di una volta), se le domande si moltiplicano (quasi) all’infinito e le risposte non arrivano mai, allora il rischio è quello di sentirci di fronte a un’intelligenza di cui sfuggono le ragioni. E il piacere lascia il campo a un sentimento di rispettosa estraneità."
Parafrasando:
Sono stato il teorico della Nouvelle Vague, regista di Hiroshima mon amour e ho due palle così; però non ho voglia di raccontare niente, ma solo inebriarvi con la complessità del mio metacinema scardinando ogni meccanismo causa-effetto.
Coraggioso, non privo di fascino, ma inestricabile.
Voto
@@½ (legenda nella barra a destra)

martedì 18 maggio 2010

30 anni dalla scomparsa di Ian Curtis


Per chi con questa musica ci è cresciuto, l'ha suonata e respirata, una data da non dimenticare. Spesso si parla a sproposito di dischi o band di culto, ma mai come nel caso di Ian Curtis e Joy Division il termine risulta appropriato.
Curioso pensare come i due dischi che più ho amato in quel periodo provenissero da due pianeti così apparentemente opposti tra loro: i volti bruciati dalla luce dei Talking Heads di Remain in light e il bianco e nero funereo di Closer.


Il lato bianco del mio Unknown Pleasures. Ricomprato insieme a Closer quando da Nannucci, all'inizio degli anni '90, decisero che era giunto il momento di svendere tutti i vinili a poche migliaia di lire.

domenica 16 maggio 2010

Flash Delirium: cappelletti alle fragole

Stanotte ho avuto un incubo. Avevo cambiato casa e degli strani personaggi (credo fossero tutte donne) mi accompagnavano nella mia nuova abitazione: una specie di emporio in rovina.
C'era una governante cicciona che mi voleva servire il pranzo. Mi sono avvicinato ad una pentola dall'odore nauseabondo piena di cappelletti in brodo con le fragole; mentre versavo il cibo nel piatto mi sono svegliato disgustato, sudato e poco lucido. Poi un trapano ha iniziato a perforarmi la scatola cranica ed ho capito che l'acquazzone preso in giro per Bologna aveva dato i suoi frutti.
Non mi ero mai ammalato in tutto l'inverno! A presto, spero.
Flash delirium.

venerdì 14 maggio 2010

Calcio ruspante


Per qualche anno mi sono divertito a giocare a calcio nel campionato amatori. Eravamo una specie di armata brancaleone formata da amici del bar, cani sciolti ed alcuni ex-giocatori di serie superiori quasi quarantenni. Le maglie arancioni della nazionale olandese evidenziavano la nostra ammirazione per il calcio totale e gli schemi di Arrighe: dalle nostre parti considerato un vate. L'allenatore si presentava sempre al campo con un taccuino dove aveva trascritto i preziosi schemi da applicare, provenienti direttamente da Sacchi, persona sempre squisita e disponibile. Nel nostro campionato però non c'erano i guardalinee perciò è facile immaginare come spesso andasse a finire la tattica del fuorigioco.
Uno dei personaggi più divertenti del gruppo era il mitico Gel, un mio coetaneo che con Sacchi ci aveva veramente giocato quando allenava nelle serie minori. Da giovane era fortissimo, un vero talento; fu notato da alcuni osservatori e andò a fare un provino per la Roma, ma non ne aveva voglia per niente: agli allenamenti preferiva le Ceres, le Marlboro e il bar. Amava Falcao e odiava il freddo e in inverno sotto la maglia da gioco indossava la giacca a vento. Per correre poco si era adattato a fare il libero e nell'intervallo tra i due tempi lo si vedeva farsi la birretta e una paglia.
Per le trasferte si andava a giocare nei campi più improbabili: ce n'era uno verso la bassa ferrarese che si trovava vicino all'argine di un canale sul quale si piazzavano i tifosi indigeni che per tutta la partita insultavano gli avversari e l'arbitro in un dialetto sconosciuto. Mancavano solo le frecce in campo! A volte il pallone usciva e finiva nel canale rendendo il suo recupero con pertiche e bastoni una telenovela. Le partite in casa erano un puro divertimento con gli amici che venivano a tifare ma anche a sfotterti. Gli arbitri in molti casi erano delle vere e proprie macchiette. Mi ricorderò sempre quella volta quando prima di iniziare la partita, l'arbitro (un tipo simpatico, ma decisamente negato e sovrappeso) si rivolse a noi giocatori dicendo in dialetto: Oggi rompete poco i maroni perché stanotte ho dormito male; ieri sera ho mangiato troppi porotti (cipollotti) e ho un alito che vi stendo.
Io giocavo a centrocampo e il mio modello era Rijkaard (più o meno stessa età e stessa altezza) ma più che altro ero un Angelo Colombo di periferia (con tutto il rispetto per lo splendido gregario di quel Milan stellare).

giovedì 13 maggio 2010

Natalie Merchant - Leave your sleep

Per chi cerca un’alternativa alla presunta classe di Johanna Newsom e altre poshy amichette finto intellettualoidi, vale la pena di ritornare alla tradizione tout court con questo piccolo grande classico. sentireascoltare.com

Attraverso le ventisei canzoni (sedici nella versione ridotta), che diventano gli strumenti per una mappatura della musica worldwide, Nathalie Merchant costruisce il suo lavoro più coraggioso e ambizioso, dove la voglia di sperimentare nuovi modi di affrontare i suoni e le parole diventa una realtà generosa e affascinante. rootshighway.it

Leave yor sleep è un disco che va assaporato un po' alla volta come un buon cibo o un buon vino. Ventisei canzoni che non voglio raccontare: ci sono in rete già ottime recensioni. Ho solo voglia di ascoltarle. E in queste giornate di pioggia hanno un sapore particolare.

martedì 11 maggio 2010

Stereotipi


All'inizio degli anni '90 una cara amica, dopo la laurea in medicina, vinse una borsa di studio per svolgere attività di ricerca in USA e se ne volò a San Diego; successivamente si è trasferita a San Francisco, dove ormai vive e ha messo su famiglia. Quando tornò a casa la prima volta ci fece capire con un piccolo aneddoto quale fosse il livello di conoscenza geografico-economica dell'americano medio. Ci raccontò di come un suo conoscente fosse convinto che le strade in Italia fossero ancora quasi tutte ghiaiate.
Breve preambolo per segnalare questa mappa assai divertente realizzata in seguito ad una ricerca svolta da Infographicworld. In pratica sono stati riportati i termini e le definizioni che la maggioranza degli americani associa ai popoli europei. I francesi sono snob, gli olandesi navigano nella droga, in Svizzera sono ricchissimi e via dicendo. Prima di cliccare sulla mappa per leggere bene, immaginate a cosa siamo associati noi italiani; vi anticipo solo che al quarto posto c'è Super Mario della Nintendo! (???) Chissà come ci rimarrebbe il nostro supereroe nazionale nel sapere che è stato superato in popolarità da un idraulico baffuto.

lunedì 10 maggio 2010

La teiera volante vol. 1


Collezione primavera-estate 2010
(15 canzoni in attesa che la bella stagione arrivi sul serio)

Citizen Cope - Healing Hands
Blaudzun - Jezebelle
John Grant - I wanna go to marz
A Toys Orchestra - Somebody Else
Broken Bells - The High Road
Natalie Merchant - Griselda
Lonelady - If Not Now
Holy fuck - Red Lights
Lord Newborn & the Magic Skulls - A Phase Shifter I'm Going Through
The Black Keys - Sinister Kid
Brant Bjork - Blowin' Up Shop
Dirtmusic - Black Gravity
Galactic - Dark water
The Bamboos - Turn It Up
Lindstrøm & Christabell - Lovesick

Per partecipare alla sfilata passate ai commenti

venerdì 7 maggio 2010

Take a walk on the wild side

BANDE A' PART: la New York Underground degli anni '60-'70-'80. Lo spirito anarchico e tragressivo della Grande Mela raccontato in una mostra e in un libro attraverso le foto di chi quegli anni li ha vissuti. Gli anni della Factory, del glam rock, della No Wave, del CBGBs e del Max’s Kansas City.


CBGB's girl al concerto dei Ramones (1976)


La strana coppia: la dea e il ragazzo selvaggio.



Bowie in compagnia di Jackie Curtis, citato da Lou Reed nei versi della sua Walk on the wild side a proposito della sua dipendenza dalle droghe e del suo amore per James Dean: "...Jackie is just speeding away - Thought she was James Dean for a day... then I guess she had to crash, Valium would have helped that bash"

mercoledì 5 maggio 2010

Dirtmusic: dal Mali al Missisipi, andata e ritorno


Dirtmusic è un gruppo nato nel 2007 dall'incontro di tre musicisti con background differenti (Chris Brochow, Chirs Eckman e Hugo Race, ex Bad Seeds) e dalla loro voglia di rimettersi in gioco mettendo in comune le loro esperienze. Blues e folk i loro orizzonti che prevedono, oltre alle chitarre, l'uso di dobro, banjo, harmonium, melodica. Dopo il primo disco omonimo, accade che i nostri tre vengano invitati nel Mali per partecipare al Festival au Desert e qui incontrino un gruppo Tuareg, i Tamikrest, con cui fanno una jam session e suonano una cover di All Tomorrow's Parties dei Velvet Underground. Nasce una collaborazione che porta alla realizzazione di un album, da poco uscito, che si intitola BKO (la sigla dell'aereoporto di Bamako, la capitale del Mali in cui è stato registrato). Ciò che ne scaturisce è un tipo di musica che come un ponte blues sull'Atlantico, unisce mamma Africa con l'America in una sorta di viaggio di andata e ritorno spazio-temporale. Disco strepitoso, nato tra il deserto e le sponde del Niger; una delle cose più belle ascoltate quest'anno.
Non a caso il Mali. Come disse Ali Farka Toure: Noi il blues lo abbiamo sempre fatto, da noi si chiama sonhai, tanghana. Nel Mali c'è una casta di musicisti cantastorie, i griot, che tramandano oralmente le loro conoscenze: un patrimonio che con la globalizzazione si è contaminato con la musica occidentale; è la cosidetta "world music di ritorno". In questo ambito il Tuareg blues dei Tinariwen ha segnato la strada.
Che sia puro, magicamente contaminato come in questo disco e in ogni sua forma espressiva il blues è l'unica musica che esisterà sempre fino a quando uomini e donne solcheranno la Terra.

martedì 4 maggio 2010

Gianni Rodari e la musica

La settimana scorsa ero ad un incontro su Gianni Rodari e mi sono appuntato un suo pensiero che mi ha colpito e che condivido.
"Se dipendesse da me, imparare uno strumento musicale diventerebbe quasi obbligatorio. Potete immaginare di essere senza gusto, di non sentire il sapore dei cibi o di essere senza tatto...Un uomo senza musica è come un uomo senza gusto o senza udito; ha un senso in meno."

Quest'anno è il trentennale della sua scomparsa (Roma, aprile 1980).

domenica 2 maggio 2010

The Black Keys - Gnocche e dinosauri

Deve uscire il 18 maggio come è pubblicizzato alla fine del video, ma questa chicca di disco si trova già in rete. Sto parlando di Brothers dei Black Keys: Dan Auerbach alla chitarra e Patrick Carney alla batteria (da Akron, Ohio).
Blues rock torbido con venature soul e quel tocco vintage che quando è fatto con classe, a me fa impazzire. Come il video furbastro di Next Girl, con i colori da pellicola amatoriale anni '70, le supergnocche in bikini e la scritta scorrevole in basso che dice: Questo non è il video ufficiale dei Black Keys, ma un tentativo della loro etichetta di attirare l'attenzione usando il ridicolo pupazzo di un dinosauro...