martedì 30 novembre 2010

Il cinema non morirà mai

Il cinema non morirà mai. Morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega proprio niente. Mario Monicelli

La Grande Guerra - 1959
Sul set di Amici miei (1975), con Tognazzi, R. Montagnani, A. Celi e P. Noiret
La ragazza con la pistola - 1968


lunedì 29 novembre 2010

La donna cannone

Precious - Lee Daniels (uscita 26/11/10)

Era un ebreo negro comunista, omosessuale, tossicomane. Avrebbe potuto farcela, se solo non fosse nato nel Bronx... recitava Freak Antoni in una delle sue poesie. 
Si può immaginare una situazione più marginale? Forse sì, se ci spostiamo ad Harlem per seguire le vicende di Precious. Una storia del ghetto, fatta di abusi e maltrattamenti, ma anche un inno alla dignità umana e di come questo valore possa essere calpestato dall'ignoranza e dal degrado sociale. L'impatto emotivo della storia originale resta fortissimo, grazie alla grande prova della debuttante Gabourey Sidibe e nonostante qualche divagazione patinata di troppo della regia.

Così la donna cannone, quell'enorme mistero volò
sola verso un cielo nero si incamminò ...

E alla fine qualche lacrimuccia scese dalla teiera.

domenica 28 novembre 2010

La cultura non si mangia

grande Biani come sempre
Nelle nostre società non c’è sviluppo senza cultura perché la crescita dipende più dalla produzione di beni immateriali che di beni materiali: informazioni, servizi, simboli, conoscenza. Oggigiorno si può essere ricchi e ignoranti per una generazione, ma non per due. A. Scurati 

Diritto di replica in tv? Va bene. Però allora ci date: per ogni culo danzante una chiacchierata con Margherita Hack; per ogni paio di tette un paio di poesie di Alada Merini; per ogni coppia di veline mute un approfondimento con Ilda Bocassini e Rita Borsellino ... Paola e Silvia Scola - Lettera a il Fatto Quotidiano


A proposito di cultura e identità nazionale. La RAI ha prodotto e distribuito Noi Credevamo, il film di Martone sul Risorgimento in 30 misere sale in tutta Italia. Salvo aumentare le copie a 55 e poi a 78, visti gli incassi e il successo di pubblico e di critica.

venerdì 26 novembre 2010

Appunti musicali #4

Apre oggi a Faenza la quattordicesima edizione del MEI, il meeting delle etichette indipendenti. Stasera a  Teatro Masini verranno premiati i Toys Orchestra (domani sera al Bronson) come miglior gruppo italiano dell'anno. Sottoscrivo: premio super meritato. Per chi ancora non li conoscesse è d'obbligo ascoltare Midnight Talks.


Simona Gretchen-Gretchen pensa troppo forte
A proposito di musica italiana, segnalo il disco d'esordio della giovane cantautrice di Faenza. La recensione l'ha ben fatta l'amico Alligatore su Frigidaire di novembre. Aggiungo solo che la ragazza si rifa alla nobiltà del cantautorato (Cohen, Nico, De André, PJ Harvey) e questo le fa onore, anche se a livello compositivo trovo che manchi ancora qualcosa. Il brano d'apertura è anche il più convincente e per me questa è la strada da percorrere. Alpha Overture

Takka Takka - Migration  
Gruppo newyorkese il cui secondo album dopo due anni viene finalmente distribuito anche in Europa. La lezione dei Talking Heads ben presente nella testa di questi ragazzi, che si distinguono per classe ed equilibrio tra soluzioni acustiche ed elettroniche, sortite funkeggianti e richiami alla world music. I Vampire Weekend sbiadiscono al confronto. 


Burn Unit - Side Show  
Ottima qualità compositiva per questo esperimento di global folk che ha visto coinvolti nel progetto otto musicisti scozzesi e canadesi di diversa estrazione. Si sono ritirati nelle campagne della Scozia dando vita ad un disco piuttosto eterogeneo, molto più riuscito nei momenti di pop-folk romantico come in Blood, Ice and Ashes, con la bellissima voce di Karin Polward che da qualche giorno non mi stanco di ascoltare. 

giovedì 25 novembre 2010

Modi diversi di sopravvivere a scuola

Questa settimana nel liceo frequentato da mio figlio sono stati organizzati tre giorni di autogestione con iniziative culturali, proiezioni, dibattiti sulla riforma e approfondimenti gestiti totalmente dagli studenti, lasciando comunque la possibilità  per chi lo volesse di seguire il normale orario scolastico. 
Apriti cielo: "Le istituzioni intervengano" tuona il consigliere regionale delle Libertà Del suo Padrone, affinché sia bloccata "l'autogestione anarcoide", soprattutto per la presenza di "due conferenze: una sull’omosessualità, l’altra sulle droghe, in particolare derivate dalla cannabis".
L'accorato appello è dovuto soprattutto alla presenza dell'arcigay all'interno della scuola, invitata per un laboratorio non sull'omosessualità, bensì sui pregiudizi e l'omofobia a cui ha partecipato anche mio figlio giudicandolo molto interessante e istruttivo. Come alternativa ai corsi di sopravvivenza paramilitari proposti nelle scuole della Lombardia dalla nefasta accoppiata Gelmini-La Russa mi pare decisamente da medaglia d'oro alla resistenza, visto il declino della nostra istruzione.  
Invitando l'illuminato consigliere delle libertà di plastica a partecipare al seminario, l'arcigay ha così risposto:
Il nostro intervento di educazione non formale formulato appositamente per le scuole, per consentire la comprensione profonda di concetti come stereotipo, pregiudizio e discriminazione, si occupa di omosessualità solo in termini di discriminazione. Ma dopo aver sentito l’affermazione omofoba del presidente del Consiglio "meglio guardare le belle ragazze che essere gay" non ci stupisce il timore del consigliere regionale. La risposta degli studenti
Ho anche letto il programma degli studenti (cineforum, storia del rock, conferenza su Fabrizio De André, la nascita del metodo scientifico, dibattito sulla riforma, ecc...) e devo dire che se c'è ancora un qualche barlume di speranza per il futuro di questo Paese lo dobbiamo a ragazzi come questi che nonostante tutto riescono ancora a ritagliarsi spazi intelligenti con responsabilità e senso critico.  

mercoledì 24 novembre 2010

LP cover art: David Bowie - Diamond Dogs 1974

Il disegno di copertina fu realizzato da Guy Peellaert pittore e fumettista belga, scomparso due anni fa. L'illustrazione originale non piacque alla RCA: David Bowie rappresentato metà uomo e metà cane, nella parte posteriore mostrava chiaramente degli ibridi genitali. Solo pochissime copie riuscirono ad entrare in circolazione e vennero vendute, poi la parte scandalosa fu ripassata con l'aerografo. Quell'edizione rarissima oggi vale migliaia di dollari ed è una delle copertine più costose della storia del rock. Dopo diversi anni l'album è stato ripubblicato con la sua copertina originale. Un'altra famosa copertina firmata da Peellaert è It's only rock'n'roll dei Rolling Stones, uscito lo stesso anno.


Diamond Dogs - Promo TV

martedì 23 novembre 2010

Maître à penser

"Invece di andare in piazza, entrate in banca e ritirate i vostri soldi. Tutti. Di punto in bianco. È così che si stacca la spina al sistema. Che poi qualcuno sia in grado di riattaccarla è un altro discorso, ma di sicuro crollerebbe un mondo."  
Eric Cantona
Con tutta la stima caro Eric, siamo sicuri che poi il conto alla fine non ci tocchi pagarlo sempre noi?



GENIUS

"Fini ha compiuto la sua parabola: era fascista, è stato postfascista, ora tornando al futurismo è pre-fascista." 
"Nelle scuole manca la carta igienica: la Gelmini chiede alle famiglie di mandare i bambini già defecati."
Un geniale Corrado Guzzanti a vieni via con me

lunedì 22 novembre 2010

The name of this band is . . .

A sinistra si può ammirare il poster con il logo del nostro gruppo in occasione di un concerto, diversi anni fa. (Grazie Hans!).
Non ho mai avuto un talento particolare nell'inventare nomi o titoli: infatti l'idea di Reverse non fu farina del mio sacco, però mi ha sempre incuriosito e affascinato quel momento fondamentale per una band che coincide con la ricerca e l'invenzione del proprio nome. 
Un processo ispirativo che nella storia ha portato ai più strani e svariati risultati: una lettera sola (X); un monosillabo (Yes, Who, Can) fino ad arrivare all'assurda lunghezza del nome scelto dai texani I love you but I've chosen darkness. Come non citarne poi due fra i più eccentrici: The The (quasi impossibile anni fa da trovare in rete, quando i motori di ricerca erano poco raffinati) e i californiani !!!, da pronunciare chk chk chk, facendo schioccare la lingua sotto il palato. 
Terribile fu quello che scegliemmo per il primo gruppo in cui ho suonato: Aldo morto e le BR; tant'è che fin dalla prima uscita, per evitare noie (pur restando come vero nome conosciuto solo da pochi fedeli) fu sostituito da Tua Sorella, in pratica le prime parole che ci vennero in mente quando fummo costretti ad un cambio veloce.
D'altra parte la storia della musica è piena di band che per svariati motivi hanno cambiato nome:
The Cure in origine erano Easy Cure, poi Smith decise che era un nome troppo hippy.
Warsaw fu modificato in Joy Division alla fine del 1977, soprattutto per evitare malintesi con il gruppo punk londinese dei Warsaw Pakt
I Bauhaus in origine erano Bauhaus 1919.
I Radiohead si chiamavano On Friday, ma cambiarono nome prendendo spunto da una canzone dei Talking Heads (Radio Head dall'album True Stories del 1986).

Il titolo di questo post è preso in prestito dal doppio album live del 1982 intitolato The name of this band is Talking Heads. Curiosa l'origine del titolo: fu scelto perché i componenti della band avevano notato che troppo spesso il pubblico sbagliava il loro nome, premettendo erroneamente l'articolo "the".

L'elenco potrebbe essere infinito: a voi il compito di aggiungere nomi (anche inventati), curiosità o preferenze. Alcune fonti:

venerdì 19 novembre 2010

Uscite attese: The Decemberists e Marlene Kuntz

The King is dead  (18 gennaio 2011)
Down by the water (il brano in anteprima) non sarà niente di originale, ma a me piace da morire.



Ricoveri virtuali e sexy solitudini (23 novembre 2010)



giovedì 18 novembre 2010

Voglia di cinema


Sabato scorso per vedere Potiche, il nuovo film di Ozon, c'era la ressa. Era già la seconda settimana di programmazione nell'unico piccolo cinema rimasto in città a sfidare lo strapotere della multisala.
Noi credevamo, il film di Martone... non pervenuto: distribuito miseramente in 30 sale del Regno d'Italia con file interminabili. 
E' un discorso già affrontato; non ho nulla per partito preso contro le multisale: però rilevo che quest'anno l'80% dei film li ho visti da altre parti, semplicemente perché lì non sono stati programmati. 
Michele Serra ieri su L'amaca ha scritto: Vacilla (non solo al cinema, anche in televisione) l'idea che il mercato sia una specie di falce che mozza il capo di chiunque osi alzare la testa oltre il livello della mediocrità ... e aggiungo io: della pura logica commerciale.
Il mercato è l'alibi prediletto dei produttori paurosi, degli editori pigri e degli artisti conformisti: la frase "la gente non capirebbe" ha fatto più danni alle arti, alla comunicazione, alla cultura e anche alla politica di qualunque censura, di qualunque taglio, di qualunque crisi. 

P.S.: Ieri sera ho visto The Social Network: film molto ben riuscito. Fincher è una gran regista; non ha banalmente cercato di raccontare il fenomeno Facebook e le sue origini, ma (come ha scritto Zambenedetti su gli Spietatidi investigare freddamente il lato oscuro del capitalismo del nuovo millennio. 

martedì 16 novembre 2010

The Young Gods - Everybody Knows

Qualche giorno fa cercando fra le nuove uscite qualcosa di buono, ho ascoltato e apprezzato un gruppo svizzero a me sconosciuto: The Young Gods. Devo ammettere che tra la fine degli anni '80 e i primi '90 mi è rimasto qualche buco, infatti pensavo fosse una nuova formazione; poi ho letto con stupore che Scaruffi nella sua introduzione li considera fra gli innovatori più influenti della scena post-rock industrial della seconda metà degli anni '80: un gruppo dal sound portentoso.
Aggiungo che David Bowie, intervistato nel 1995 riguardo le influenze musicali del suo concept Outside, ha dichiarato di essere un loro ammiratore e debitore e non di Nine Inch Nails come molti pensavano. 
Everybody Knows è un gran bel disco. Se ricominciassi a suonare, sarebbe un genere di musica che mi piacerebbe fare. In cinquanta minuti e dieci canzoni c'è parecchia carne al fuoco: acustica e elettronica; vintage e avanguardia; pulsazioni ritmiche e atmosfere ambient maneggiate e alternate con una sensibilità sorprendente in un ponte temporale che attraversa i decenni e i generi. Tra i brani che preferisco: l'ipnotica Blooming, subito dopo l'intro, e gli otto minuti finali di Once again. Uno dei migliori ascolti di quest'anno. La voce è quella di Franz Treichler aka Franz Muse, l'unico membro originario rimasto. 
Il gruppo, tramite Bandcamp, ha messo a disposizione un widget per ascoltare tutti i brani.

lunedì 15 novembre 2010

Visioni - novembre francese

















Prima parte del mese dominata (casualmente) da tre bei film francesi.

Mammuth - Gustave de Kervern e Benoît Delépine  
Depardieu è un operaio che dopo anni di lavori faticosi e saltuari sta per andare in pensione e decide di partire con la sua vecchia moto alla ricerca di contributi e buste paga scomparse. La trama è il pretesto per un road-movie stralunato, tra situazioni paradossali e personaggi ai margini della società, a cominciare dallo stesso protagonista con la sua lunga chioma, l'aspetto goffo, trasandato e la sua disabilità sociale. L'intento di coinvolgere  riesce solo in parte, soprattutto per l'esiguità della sceneggiatura (scelta voluta dagli autori)  e un paio di situazioni forzate; è ammirevole comunque la capacità di raccontare la marginalità e lo spaesamento di una certa parte di società senza piagnistei, lasciando intravedere la possibilità di riscatto nella dignità e nella consapevolezza. Dagli autori di Louise-Michel.

Potiche - La bella statuina - François Ozon  
Sorprendente l'ecletticità di Ozon, un autore capace di cambiare registro con estrema facilità. Questa volta dirige una commedia dalla semplicità apparente che vede come protagonista Catherine Deneuve, calata alla perfezione nel ruolo di moglie di un facoltoso industriale e madre di famiglia negli anni settanta (per la precisione '77). Potiche è un termine dispregiativo francese per indicare le donne "decorative" che vivono all'ombra di un marito di successo. E' il caso, in apparenza, di Susan che mostrerà inaspettate doti politiche e imprenditoriali. Intrigante il rapporto fra l'aristocratica Deneuve e lo sfatto deputato comunista Depardieu, incoronato da una scena cult di ballo in stile Bee Gees per anziani.
Film anti-retoricamente politico e attuale in particolare per l'Italia, visto il ruolo delle donne-potiche nel nostro teatrino puttanocratico nazional-popolare.

Uomini di Dio - Xavier Beauvois  
Se n'è già parlato qui.

La scomparsa di Alice Creed - J. Blakeson  
Siamo alle solite: cioè andare su internet per riuscire a vedere un film che in Italia non viene distribuito. Questa volta è il caso di un claustrofobico thriller inglese realizzato a budget ridotto: The Disappearance of Alice Creed, del regista J. Blakeson, presentato lo scorso anno al Toronto Film Festival. Pareva dovesse uscire in agosto, poi a novembre, ma su IMDB nessuna notizia.
E' la storia di un sequestro, con un cast di soli tre attori (Alice e i suoi due rapitori) che tiene incollati alla sedia con diversi colpi di scena e capovolgimenti senza ricorrere ad effettacci, ma grazie ad una sceneggiatura congegnata ad arte, che si incrina solo leggermente negli ultimi venti minuti. Trailer

After.life - Agnieszka Wojtowicz-Vosloo  
Mistery pacco del mese. Poveva tranquillamente durare 25 minuti: tutto il tempo rimanente è una scusa per  vedere Christina Ricci mezza nuda e mezza morta.


legenda
     

venerdì 12 novembre 2010

Nuove pratiche erotiche

Durante l'amplesso all'improvviso mi fermai e rimasi immobile.
Lei: Che cosa stai facendo?
Io: L'ho visto fare su YouPorn, si chiama buffering.
(ripreso e tradotto da aghenorblog)



Per rimanere in tema, un anagramma facile facile (Lessico e Nuvole di Bartezzaghi). 
Al primo che indovina nome e cognome del personaggio che si cela dietro la frase, in regalo la maglietta e il pass per partecipare ad una festa esclusiva.
« Con  Rubi  si  sollevi »



Uccidi i poveri

La soluzione definitiva ad uno dei più grandi mali dell'umanità. I Dead Kennedys la suggerirono cantando provocatoriamente il punto di vista cinico dei governi nei confronti della miseria.
Kill the poor è il terzo singolo del gruppo di San Francisco (brano d'apertura del loro imprescindibile album d'esordio Fresh Fruit for Rotten Vegetables). Dietro la satira feroce dei testi e al loro nome oltraggioso, la figura di Jello Biafra, voce storica del punk californiano più impegnato socialmente contro la politica reaganiana.


The sun beams down on a brand new day - I raggi del sole su un nuovo giorno
No more welfare tax to pay - Nessuna tassa di welfare più da pagare
Unsightly slums gone up in flashing light - Orrende baraccopoli distrutte in una luce abbagliante
Jobless millions whisked away - milioni di disoccupati spazzati via
At last we have more room to play - Finalmente più spazio per giocare
All systems go to kill the poor tonight - Tutti i sistemi a uccidere il povero stanotte

giovedì 11 novembre 2010

50

Sono nato all’inizio degli anni ‘60 e come tutti gli italiani cresciuti in quel periodo di boom economico, oltre ad essere fra gli ultimi ad avere il ricordo di Carosello e della TV in bianco e nero, probabilmente sono stato anche fra gli ultimi ad avere la possibilità e il privilegio di vivere e occupare liberamente lo spazio urbano nei giochi di strada prima che le nostre città fossero inghiottite dal traffico e dalle proibizioni. Ricordo le serate estive passate a giocare a nascondino e a calcio nelle strade e nei cortili di quartiere; pomeriggi interminabili di battaglie con spade e cerbottane nell'ospedale in costruzione del mio paese; i bagni “proibiti” nel fiume quando ancora c'era l'acqua.
E' passato qualche anno: oggi infatti fanno cinquanta ed è normale guardarsi un po' indietro. Se dovessi utilizzare una sola parola per definire gli anni della mia infanzia e dell'adolescenza, non avrei nessun dubbio: libertà. 
Libertà che crescendo divenne voglia di trasmettere in una radio libera, di suonare e di combattere il sistema; libertà di uscire di casa con la faccia dipinta; di partire senza meta per esplorare gli Appennini con i loro borghi abbandonati; di vagabondare per l'Italia in treno e in autostop e poi più tardi di conoscere il mondo. Fin da giovanissimo rimasi folgorato dalla poesia di Arthur Rimbaud, dalla sua biografia di on the road ante-litteram e fu così che lasciai l'università appena iniziata per viaggiare attraverso l'Europa mantenendomi con lavori saltuari: Bruxelles, Amsterdam, Londra. Le Illuminazioni nello zaino e un'ingenua visione bohémien del futuro legata alla scrittura o alla musica. Libertà di sognare.
Col tempo gli eventi mi hanno riservato una vita più ordinaria che ho imparato ad amare soprattutto grazie alle due persone che la condividono con me. La voglia di partire non è più così urgente, ma la passione per un certo tipo di letteratura e di cinema, insieme alla fame di musica, sono rimaste intatte e spero non mi abbandonino mai.

Continueremo a perlustrare il mondo, anche senza volerlo. Avremo fame della vita, anche senza saperlo. Franco Marcoaldi

martedì 9 novembre 2010

Per ora noi la chiameremo felicità

Nel giorno dell'uscita del nuovo disco firmato Le luci della centrale elettrica si sono subito accese le discussioni in rete. 
Qualche giorno fa in occasione dell'uscita del singolo Cara Catastrofe avevo sottolineato, scherzando, il rischio di un eventuale scivolamento verso stereotipi linguistico-poetici o peggio ancora verso l'autoreferenzialità. Dopo aver ascoltato due-tre volte il nuovo album Per ora noi la chiameremo felicità non riesco ancora ad esprimere un giudizio definitivo: la forza comunicativa di Vasco Brondi è innegabile, ma è anche vero che la riproposizione della stessa formula potrebbe portare ad una continuità che rasenta il vicolo cieco. (sentireascoltare)
Difficile rifuggere dalla tentazione paragone/fotocopia con Canzoni da spiaggia deturpata: è vero che lo stile e la poetica sono molto simili, ma non se ne può neanche fare una colpa, specie per un artista agli inizi della sua carriera. Personalmente devo ammettere che alcune canzoni, come quella del video sotto e la splendida Anidride Carbonica, procurano emozioni vere; qualcosa di intenso: un malessere e una tenerezza che toccano l'anima; e non è certo cosa da poco. Come ha scritto Joyello, sono trentacinque minuti pieni di parole, di concetti, pensieri e ragionamenti che non possono lasciare indifferenti. Sono parole di normale ovvietà ma di sconcertante verità. Quelle parole che sono passate dai nostri pensieri chissà quante volte e che Vasco è riuscito a buttare sulla carta.
Ho letto anche stroncature pesanti in giro e non sono d'accordo; è lecito aspettarsi qualcosa di più in futuro da questo ragazzo di Ferrara dall'indubbio talento e dalla strada segnata. Per ora lo chiameremo un Claudio Lolli dei nostri giorni che però non ha più speranza di vedere zingari felici… (Musiczone.it)

lunedì 8 novembre 2010

Rapture

Novembre 1980. Trent'anni fa usciva Autoamerican, il quinto album di Blondie. Di certo non una pietra miliare per un gruppo ormai avviato al tramonto. Quella che però voglio ricordare è la seconda traccia del disco perché aveva qualcosa di nuovo: si intitolava Rapture (rapimento, estasi). Successivamente, nel gennaio del 1981 il brano uscì come singolo, schizzando in vetta alle classifiche.
Qualcosa del genere si era già sentito ed era stato una fonte diretta d'ispirazione: parliamo ovviamente di Rapper's Delight, la canzone a cui si deve la diffusione commerciale del rap, fenomeno musicale fino ad allora limitato ai quartieri di New York e dintorni.
La bionda Debbie, sogno proibito di migliaia di adolescenti, si presentò in questo video con la consueta sensualità, in un mix di new wave patinata e rap disco che vedeva la collaborazione dei Grand Master Flash.



Un doveroso omaggio alla dea bionda

venerdì 5 novembre 2010

Italians





















Rendiamoci conto che per la maggior parte del tempo, negli ultimi trent'anni, gli italiani hanno consegnato il potere nelle mani di questi due soggetti. 
Però ieri sera, ad Anno Zero, per la prima volta ho visto un Ghedini un po' provato; quasi arrendevole e dal ghigno vagamente rassegnato. 
Che sia ormai consapevole dell'impossibilità di tappare tutte le falle del Titanic?

Lodo Alfumo
Nadia Macrì: -  Silvio mi diede diecimila euro e trovavamo pure la marjuana.
Ora la legalizzano vero? Tutto pronto per il Lodo Alfumo! emmanuelnegro.tumblr

giovedì 4 novembre 2010

The Man Who Sold the World

Il 4 novembre del 1970 usciva in America The Man Who Sold the World.  
Cosa strana, in Inghilterra l'album uscì cinque mesi dopo, nell'aprile del 1971. Anniversario a parte, i miei album preferiti di Bowie sono il successivo Hunky Dory (forse perché è legato ad una storia che ho già raccontato) e Scary Monsters, con un grande Fripp alla chitarra.

David Bowie e Klaus Nomi - The Man Who Sold the World al Saturday Night Live (1979)

mercoledì 3 novembre 2010

The Decemberists - Down by the water

Nonostante gli scarsi riconoscimenti avuti anche nella blogosfera, al sottoscritto The Hazards of love era piaciuto un sacco. Ora i Decemberists torneranno a gennaio con un nuovo disco che si intitolerà The King is dead. Speriamo sia un titolo preveggente sulle vicende italiane e non solo una risposta maschile al famoso album degli Smiths. A dargli man forte ci saranno Robyn Hitchcock e Peter Buck dei R.E.M.
Intanto un bell'assaggio:
The Decemberists - Down by the water (tasto destro per salvare)

Fuzzy Lights - Twin Feathers

Le luci sfuocate hanno lasciato un segno. Fuzzy Lights sono un quintetto di Cambridge guidati da Rachel e Xavier Watkins, compagni nella vita e in musica. Il loro secondo album si intitola Twin Feathers ed è stato la mia principale colonna sonora di questi primi giorni di novembre. Esploratori di un suono debitore del british folk anni 60, rivisitato però attraverso nuove coordinate.
Musica evocativa, da ascoltare in solitudine, con chitarre elettriche spesso arpeggiate e violini in primo piano. 
Pochi tocchi di basso, una fisarmonica, un violino: Lucida

martedì 2 novembre 2010

Uomini liberi


Uomini di Dio - di Xavier Beauvois

Non temo la morte, sono un uomo libero. 
Frere Luc Dochiér, monaco dal 1941 (interpretato da un grande Michel Lonsdale)

All'inizio del 1996, a quattro anni dal colpo di stato attuato dei militari algerini per impedire la presa del potere del Fronte Islamico della Salvezza, sette monaci circestensi vennero presi in ostaggio da un gruppo armato di fondamentalisti. 

Il regista racconta la vita di questi straordinari antieroi nel monastero di Thibirine nei mesi precedenti il loro sequestro; l'integrazione e la pacifica coesistenza di diverse fedi e la fine dell'utopia di una comunità multireligiosa; i dubbi, le umane paure e la loro scelta finale di restare per non tradire la loro missione di fronte all'imbarbarimento di un paese che amano e al quale hanno dedicato la vita. 
La lettera finale del monaco Christian de Chergé è un morso al cuore: 
Conosco anche la caricatura dell'islam che un certo islamismo incoraggia. E' troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con l’integralismo dei suoi estremisti. L'Algeria e l'islam, per me, sono un'altra cosa: sono un corpo e un'anima.
Un film toccante, rispettoso e privo di strumentalizzazioni ideologiche: Beauvois prima di girarlo ha vissuto per un periodo in un convento ed è riuscito a trasmetterne lo spirito attraverso la storia che ha raccontato. 
Se un ateo impenitente come me l'ha apprezzato e si è anche commosso, significa che ha colpito nel segno, trovando una chiave universale per parlare di religione. Unica critica, dal mio punto di vista, è l'eccessiva frequenza dei momenti liturgici che (vi avverto) annoiano un po', anche se indubbiamente possono essere considerati funzionali alla ricostruzione della realtà monastica.
Molto più bello e significativo il titolo in francese (Des hommes et des dieux) che antepone l'idea di uomo a quella di Dio, rispetto alla traduzione (tradizione?) italiana. 

lunedì 1 novembre 2010

Visioni - Ottobre 2010


Mese senza acuti, solo qualche buon film. Per novembre intanto ho già una discreta lista con alte aspettative. La cosa curiosa è che tre su sei sono francesi:
Animal Kingdom (opera prima dell'australiano Michôd premiata al Sundance)
Post Mortem del cileno Pablo Larrain (Tony Manero)
Mammuth di Benoît Delépine (Louise Michel)
Uomini di Dio di Xavier Beavois
Potiche - La bella statuina di François Ozon
The Social Network - di David Fincher. Il film sulla storia di Facebook: chissà!

Benvenuti a Zombieland - Ruben Fleisher  
Presente L'alba dei morti dementi? (Orrenda traduzione di Shaun of the dead). Questa però come parodia degli Zombie Movie è un po' meno divertente. Cameo esilarante di Bill Murray che recita se stesso. Uscito solo in DVD.

La Passione - Carlo Mazzacurati  
L'essere ancora considerato un regista emergente a 50 anni è la croce di Gianni Dubois (Silvio Orlando) alle prese fra l'altro con una crisi d'ispirazione e guai assortiti in arrivo. Commedia godibile, però con alcuni personaggi sempre sul filo della macchietta e della battuta facile.

La solitudine dei numeri primi - Saverio Costanzo  
  
Visivamente potente e suggestivo, con un gran montaggio utilizzato per raccontare in parallelo le storie dei due protagonisti. Rimandi espliciti ad atmosfere horror alla Dario Argento, più una citazione dell'Overlook Hotel di Shining. Peccato per il (parziale) naufragio narrativo della seconda parte.

Quella sera dorata - James Ivory  
Film dal sapore letterario; dall'andamento lento, ma abbastanza godibile. Si potrebbe definire un classico film alla Ivory, con i suoi  pregi e i suoi difetti. Certo che se si mette a confronto con opere come Casa Howard...

Io sono l'amore - Luca Guadagnino  

Storia familiare ambientata nella Milano che lavora (neanche tanto) presso la ricca dimora della famiglia Recchi. Tilda Swinton è la moglie di un industriale che perde la testa per un cuoco e combina una cazzata. Punto. Quasi fine della trama. La noia e un manierismo irritante vi sommergeranno. Mi ero dimenticato che il regista è quello di Melissa P. e sono stato punito. 

My son my son what have ye done - Werner Herzog  
Tra villette rosa della periferia americana si annida la follia. Lynch alla produzione (a quando un nuovo film? Siamo in astinenza) e Herzog alla regia: il connubio poteva essere micidiale. Alla fine invece resta solo una collaborazione interessante. Film dell'orrore senza sangue che ripercorre il viaggio mentale di un bravissimo Michael Shannon verso il matricidio (non svelo nulla, è l'inizio del film).

Il Rifugio - François Ozon  
Regista prolifico che amo particolarmente. Un'opera "minore" che richiama i film di Rhomer. Il tema è ancora la maternità come nel precedente Ricky.


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