giovedì 27 settembre 2012

Italians hungry & foolish

Mentre la politica sta buttando nel cesso gli ultimi spicci rimasti alla faccia di noi contribuenti, gli italiani più illuminati, sempre molto hungry and foolish, hanno già studiato le loro mosse.
Da due giorni in attesa davanti all'Apple Store di Bologna per il gingillo nr. 5





















L'iPhone 5 sarebbe prodotto in condizioni disumane. E non avete visto le condizioni degli acquirenti.  Spinoza

Come ho scritto commentando il post di Tyler Durden (fenomenologia dell'Ai-Fon) siamo proprio al declino conclamato e definitivo: l'ai-fon in tasca (o chi per lui) le pezze al culo e il nome del figlio tatuato sul braccio. Per lavoro sono "costretto" a conoscere molte persone e il modello di cui sopra, purtroppo, non è frutto della mia immaginazione.  
Mi viene in mente anche un collega che gira tutto tronfio sempre con il fonino di ultima generazione in bella vista e poi viene a chiedere aiuto perché ha smarrito la barra di word.

mercoledì 26 settembre 2012

C'è del buono in Danimarca

Fino a poco tempo fa conoscevo un solo gruppo danese: Quadron, guidati dalla magica voce di Coco Maja Hastrup, fino a quando mi sono imbattuto in questo trio di Copenaghen chiamato Efterklang (riverbero, in danese) attivo dal 2000 e giunto al quarto album intitolato Piramida. Nell'agosto 2011 sono partiti come una vera e propria spedizione in una base russa abbandonata nell'isola di Spitsbergen in mezzo all'oceano artico a nord della Norvegia fra Russia e Groenlandia. Dieci giorni in esplorazione a caccia di suoni (fields recording poi inseriti nell'album) e d'ispirazioni nella città fantasma di Piramida, definitivamente abbandonata vent'anni fa, dove un tempo c'era una miniera di carbone e al centro dell'abitato troneggiava una gigantesca statua di Lenin.


















La loro musica sfugge alle definizioni più schematiche. Dopo un paio di ascolti l'album mi ha conquistato e mi pare uno dei più interessanti ed originali usciti nella seconda metà dell'anno. Come ho letto in una recensione: grandissima capacità di scrivere canzoni con un piede nel pop… e l’altro ovunque.
Se volete farvene un'idea lo trovate su impactus, mentre per chi vuol fare il bravo, 10£ su Amazon e passa la paura. Sotto il trailer molto suggestivo di due minuti sulla folle spedizione. 

venerdì 21 settembre 2012

This song makes me lose my fucking mind!

Titolo del post preso pari pari da un commento su youtube al quale mi sento di aderire pienamente. Dal film documentario Once in a life time con inserti del live alla Wembley Arena del luglio1982.
Buon weekend

mercoledì 19 settembre 2012

Canzoni commoventi

Quali sono i meccanismi soggettivi che portano ad emozionarsi o addirittura a commuoversi ascoltando una canzone? Sicuramente i ricordi ad essa legati, capaci di creare quel mix di nostalgia e rimpianto; poi c'è il testo, con le riflessioni e le sensazioni che suscita; un binomio classico sono le immagini associate alla musica: a molti sarà capitato guardando un film; infine l'umore e la situazione del momento: perché la stessa canzone ci può investire oppure in altri casi scorre via senza lasciare particolari emozioni. Cos'altro non saprei, se non scrivere alcune delle mie canzoni. Tutte di seguito però non le ascolterò mai.

Claudio Lolli - Michel 
Le amicizie della prima adolescenza sono assolute e sembra impossibile che possano spezzarsi. Questa canzone ne coglie l'essenza in maniera struggente.
Francesco De Gregori - Sempre e per sempre
Trasformare in musica e poesia certi concetti è un'operazione complicata e ad alto rischio retorico. De Gregori ci riesce con due strofe, in maniera commovente.
Fabrizio De André - Fiume Sand Creek
Da piccoli giocavamo con i soldatini, quasi sempre indiani e cowboy; poi uscirono film come Soldato Blu e Piccolo grande uomo e ci fecero capire perché istintivamente avevamo sempre parteggiato per i pellerossa.
Nico - The fairest of the seasons
Non a caso utilizzata da Van Sant per il finale tragico e poetico del suo ultimo film Restless.
Lou Reed - Perfect day
L'illusione di un giorno perfetto che sembra cancellare i periodi bui che prima o poi attraversano la nostra esistenza.
Eddie Vedder - No Ceiling
Splendida colonna sonora di Into the Wild che mi ricorda le fughe giovanili e la voglia di mollare tutto.
Pink Floyd - The great gig in the sky
Vocalizzo magico, forse il più famoso della storia del rock, che nella versione live del 1994 con le tre coriste fa venire il groppo alla gola.
David Sylvian - Nostalgia
E poi arriva l'assolo di tromba...
Patti Smith - Pissing in a river
In questa ballatona il piano e la voce toccante di Patti Smith sono protagonisti, ma il colpo di grazia arriva con l'assolo di chitarra. Nick Hornby l'ha inserita fra le 31 canzoni colonna sonora della sua vita.
Radiohead - Lucky
Irresistibile incedere tra dolcezza e malinconia blues.
Smiths - There is a light that never goes out
Avete mai vissuto momenti così felici, intensi o romantici da fottervene di tutto? Morrisey con la musica e le parole descrive perfettamente questa sensazione.
Johnny Cash - Hurt
Ma che cosa sono diventato?
Caro amico mio
Alla fine tutti quelli che conosco se ne sono andati.

lunedì 17 settembre 2012

Diversamente stronzi

Oggi riapre le scuola in Emilia Romagna.
Per non rodermi il fegato mi ero ripromesso di non tornare più su argomenti scolastici, ma di fronte alla stupidità e alla malafede difficile trattenersi. In un incontro per l'assegnazione degli insegnanti di sostegno, un dirigente ha puntigliosamente sottolineato non tanto i soliti tagli al personale educativo, ma l'obbligo normativo di definire gli alunni non più disabili o portatori d'handicap, ma diversamente abili. Peccato che tali abilità abbiano sempre meno la possibilità di esprimersi, viste le politiche scolastiche che nell'ultimo decennio, grazie al contribuito di ministre microcefaliche supportate da funzionari e dirigenti diversamente stronzi, si sono limitate a tagli micidiali (spacciati per risparmi doverosi) lasciando alunni bisognosi d'aiuto abbandonati, in certi casi anche per diverse ore, in classi sempre più numerose.

giovedì 13 settembre 2012

Dieci dischi live da avere

Ho sempre considerato l'esibizione dal vivo l'evento principe per un appassionato di musica e in questo senso ho sempre cercato di non mancare i concerti degli artisti che amo (resterà sempre il rammarico per i Clash). Stranamente però non ho mai avuto una passione particolare per i dischi live, originali o bootleg che fossero, tant'è che nella mia collezione, tra vinili e cd, ne ho veramente pochi.  
L'altro giorno in una trasmissione radiofonica si invitavano gli spettatori a scegliere il loro disco live preferito. Dovessi selezionarne dieci, direi che questi potrebbero ben rappresentarmi. Anzi, facciamo nove: uno mettetelo voi.

Neil Young - Live at Massey Hall, 1971
Per anni sono rimasto all'oscuro di questa gemma acustica, registrata a Toronto nel gennaio del 1971. Ha circolato sotto forma di bootleg fino a quando, nel 2007, sono stati aperti gli archivi con del materiale eccezionale che inspiegabilmente era rimasto lì per decenni. Diciassette canzoni che per la maggior parte sono ormai dei classici con Neil Young ispirato come non mai.


Deep Purple - Made in Japan, 1972
L'inconfondibile copertina con lo sfondo color oro: il disco live che gli adolescenti di più generazioni hanno conosciuto per primo. Un passaggio quasi obbligato per ogni adepto del rock. Poi ovviamente con la maggiore età si passa ad altro (almeno spero). 



Lou Reed - Rock n Roll Animal, 1974
Un animale da palco che ha compiuto 70 anni. Uscì dopo il flop commerciale di Berlin (in realtà un capolavoro). Ascoltarlo e seguire Sweet Jane con i primi accordi imparati alla chitarra mi esaltava.




801 live - 1976
Per disaccordi con Brian Ferry, Brian Eno aveva lasciato i Roxy Music e qualche anno dopo formò con Phil Manzanera questo supergruppo sperimentale in dimensione live tra rock, jazz e prog. La tournée ebbe un successo clamoroso e fu prolungata con l'aggiunta di altre date, seguite infine dall'uscita di questo disco.


Bob Marley - Babylon by Bus, 1978
I Wailers al completo (evento raro, come ha raccontato il loro produttore al bobmarleymagazine) per uno storico concerto al Pavillon di Parigi. "Viaggiando di paese in paese, spesso incorrevamo nel pericolo che uno o due di loro fossero arrestati all’areoporto per possesso di marijuana. O ne perdevamo un paio a causa dei ritardi. Così se il loro volo era per le 4 del pomeriggio, noi dicevamo che la partenza era per le 11 del mattino."  

David Bowie - Stage, 1978
Il duca in forma smagliante durante la tournee americana nella primavera del 1978. I brani di questo doppio live sono tratti dagli ultimi tre dischi usciti allora: Station to Station, Low, Heroes, più cinque brani da Ziggy Stardust.



Talking Heads - Stop Making Sense, 1984
Un concerto, un disco live e soprattutto un film con la regia di Johnatan Demme: Un capolavoro oversize come la giacca indossata da David Byrne.





Nirvana - Unplugged in New York, 1994
Tanti negli anni '90 sono stati folgorati dai Nirvana: a me non è accaduto. Ma questo live mi ha conquistato. Pochi come lui avevano saputo comprimere così tanto dolore in ritornelli così orecchiabili. Nella frase di Scaruffi è racchiusa l'essenza di questo disco.



Alice in Chains - MTV Unplugged, 1996
Documento struggente dell'inesorabile declino di Staley, definitivamente prigioniero dell'eroina. C'è chi li considera figli di un dio minore del grunge, ma gli AIC acustici di questo live e degli EP Sap e Jar of Flies, hanno saputo creare un universo sonoro unico, inspiegabilmente distante dalla loro matrice metal che non mi ha mai esaltato.


lunedì 10 settembre 2012

Raschiando il fondo del barile: la piaga di sequel, remake, antologie e cofanetti

"I don't write about heroes" diceva Philip K. Dick, l'abitudine hollywoodiana di trasformare ogni protagonista dickiano in un mascelluto action hero è un totale tradimento delle sue opere, in ossequio alle leggi del mercato: al costo degli effetti speciali che un film di fantascienza richiede, deve corrispondere un incasso da blockbuster, considerato ottenibile solo da una stronzata. Questo rincoglionimento del cinema è tragicamente progressivo, è un'encefalite spongiforme, bovina come l'espressione di Farrell. Vent'anni fa rimpiangevamo l'intenso e tormentato Harrison Ford di Blade Runner. Oggi rimpiangiamo pure il grugno sfranto di Schwartzy che si scàppera la microspia dal naso. Tratto da Carmilla: Rincoglionimento totale

Non dà più tregua questa tendenza che ad ogni avvio di stagione cinematografica ci fracassa le sfere togliendo sempre più spazio alle pellicole veramente interessanti (che poi ci tocca scaricare). 
Per analogia la collego all'altrettanto deprimente consuetudine dell'industria musicale di raschiare il fondo del barile pubblicando cofanetti e antologie deluxe per anziani nostalgici. Nel caso del cinema, la situazione è quasi rovesciata: è sul pubblico più giovane e bue da multisala che si punta a livello commerciale.

Nei prossimi mesi assisteremo all'uscita di:
- Total Recall
- The Bourne Legacy (già uscito)
- L'era glaciale 4
- Resident Evil: Retribution
- Step up Revolution
- Silent Hill: Reveltion 3D
- Asterix e Obelix al servizio di sua maestà
- The Twilight bis, ter, ambo, cinquina
- Carrie
- Robocop
- Dredd
- Mad Max: Fury Road
Old Boy
- Suspiria

E la lista è solo parziale. A parte Prometheus, penso che non ne vedrò neppure uno.

venerdì 7 settembre 2012

Che fine ha fatto la musica?

Passando da queste parti forse qualcuno si sarà chiesto che fine abbia fatto la musica sulla teiera. In effetti non ha tutti i torti: abituato a postare segnalazioni di album, video, artworks, compilation e quant'altro con una certa frequenza, ultimamente ho tirato i remi in barca. In parte per una mancanza di stimoli dovuta al fatto che negli ultimi mesi ho ascoltato poche cose che mi hanno esaltato e in secondo luogo perché, riguardo il passato, dopo quattro anni di blog ho ormai setacciato e raccontato quasi tutte le passioni musicali pregresse e non mi piace essere ripetitivo. Nel frattempo è aumentato l'interesse per il cinema, vecchio amore peraltro mai trascurato, ma che negli ultimi tempi ha conquistato più spazio nei miei pensieri e nel tempo libero.
Prima o poi la scintilla tornerà a scoccare: la musica lo fa sempre. Nell'attesa mi dedico all'ascolto di un album che segna il ritorno di una persona che a suo tempo con i Talking Heads e Brian Eno mi ha trasmesso il fuoco sacro e la voglia di suonare.

mercoledì 5 settembre 2012

Monsieur Lazhar

Monsieur Lazhar di Philippe Falardeau (Canada 2011)
Se le vicende del signor Lazhar e dei suoi scolari non vi commuovono neanche un po' vuol dire che non siete umani oppure avete la puzza sotto il naso come certi critici. Film sulla scuola ne sono stati fatti parecchi ma questo, ambientato in Canada, mi ha veramente toccato. Premio del pubblico e premio speciale della giuria della 64a edizione del Festival di Locarno, è uscito purtroppo in concomitanza col Festival di Venezia perdendo la visibilità che avrebbe meritato. Su Carmilla (lettura, immaginario e cultura di opposizione) un'ottima recensione di E. Manco. 
Voto 7½ 

martedì 4 settembre 2012

Womb

Se in un futuro molto vicino fosse permessa e possibile la clonazione delle persone care scomparse, quali sarebbero le nostre scelte etiche? E' l'intricato tema affrontato in Womb, film del regista ungherese Benedek Filiegauf, uscito il 31 agosto, due anni dopo essere stato premiato al Festival di Locarno.
Fantascienza esistenziale ambientata sulle coste del Mare del Nord in una società benestante dove i rapporti tra gli individui sono sporadici e rarefatti come il paesaggio desolato in cui si muovono, una cornice splendidamente fotografata che fa da sfondo narrativo alla storia.
Senza giudizi morali, raccontando semplicemente il rapporto tra due persone, il film rappresenta una riflessione sul possibile utilizzo di una tecnologia che potrebbe portare ad una deriva definitiva dei sentimenti umani con risvolti terrificanti, come quello appena abbozzato della figlia che ridà la vita alla propria madre partorendola. Copie, vengono chiamati con disprezzo gli individui nati dalla clonazione, evidenziando una frattura insanabile nell'accettazione sociale di tale pratica. Argomenti già sviluppati da un'altra angolazione (replicanti umani per il ricambio di organi) nel devastante Non lasciarmi, opera dall'impatto ancora più forte rispetto questa, uscita lo scorso anno senza il successo che avrebbe meritato.
Dopo la performance di Lo Spaventapassere, una volta tanto i demenziali titolisti italiani hanno tenuto a freno la loro fantasia: Womb, letteralmente grembo materno, sta proprio ad indicare il metodo di clonazione che avviene attraverso l'impianto in un utero (in questo caso quello della bella Eva Green) delle cellule embrionali della persona da replicare, destinata a rinascere identica a se stessa ma con una nuova esistenza dalle prospettive inquietanti.
Voto: 7

lunedì 3 settembre 2012

Zeder

Qualche giorno fa, nel post dedicato a La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, facevo riferimento a Zeder, il secondo horror padano del regista bolognese: film del 1983 con trama e atmosfere che riecheggiano i racconti di Lovercraft. Quasi tutta la seconda parte del film fu girata nella gigantesca e tuttora abbandonata ex-colonia di Milano Marittima, progettata in epoca fascista e trasformata temporaneamente in ospedale durante la guerra (sul lato del mare sono ancora visibili due croci di color rosso). Una location inquietante e molto conosciuta sulla riviera romagnola (prima o poi tutti da ragazzini hanno avuto la curiosità di intrufolarsi per esplorarla) per una storia che, da quanto ho letto in rete, ha diversi punti in comuni con Pet Sematery di Stephen King, romanzo uscito però nel 1984. Su youtube qualcuno ha postato il film intero (recuperabile anche in rete tramite i soliti canali). Successivamente Pupi Avati si è dedicato, con alti e bassi, a ben altre tematiche (Regalo di Natale e Il papà di Giovanna i miei preferiti), ma ha dimostrato comunque un innegabile talento per raccontare la paura: dote che ha permesso a questi due film di acquisire un discreto status di cult non solo in Italia. Nonostante le classiche incongruenze dei film horror, nel caso di Zeder è interessante soprattutto la capacità di distinguersi dai modelli classici di zombie movies americani alla Romero o italiani alla Lucio Fulci utilizzando la tecnica vincente della lenta e progressiva immersione in un incubo sempre più agghiacciante da parte dei due protagonisti: Gabriele Lavia e l'attrice francese Anne Canovas.