martedì 30 dicembre 2014

Abitudini smarrite

John Atkinson è un vignettista canadese di Ottawa - wronghands1.wordpress.com 























Alcuni sembrano ricordi già talmente lontani da farci un parco storico a tema, ma al massimo saranno passati due decenni. Quante di queste abitudini avete abbandonato o perso per strada? Io tutte, a parte chiacchierare con le persone che incontro e guardare l'orologio. L'ultima in ordine di tempo è il quotidiano all'edicola, pochi anni fa con un briciolo di dispiacere. 
Non sono nostalgico, ma sono sempre stato un ottimo navigatore cartina alla mano (e da sempre un pessimo guidatore). Nel 2001 in camper, di fianco al fidato Ezio alla guida, attraversammo tutta la California senza mai sbagliare una strada, metropoli comprese! Vuoi mettere la soddisfazione?

Belle cose a tutti.

sabato 27 dicembre 2014

Cinema: il meglio e il peggio del 2014



Se è vero come ha detto il grande Alfred che “un film è la vita a cui sono stati tagliate le parti noiose” bisogna ammettere che in questo 2014 non ci siamo annoiati.
Un settantina di film di cui quasi la metà (quelli a priori ritenuti meritevoli) visti al cinema, mentre il resto sulla teiera. Complice il trasloco, qualcosa di buono è umanamente sfuggito e vedremo di rimediare.
Quando si assegnano voti è sempre complicato utilizzare un metro di giudizio coerente: come valutare un tema. La soggettività resta comunque una componente non trascurabile, però quando penso al massimo lo associo automaticamente a grandi e indiscussi capolavori, per esempio Arancia Meccanica, Pulp FictionApocalypse Now, Rashômon, I quattrocento colpi, giusto per fare i primi titoli che mi vengono in mente. Quindi capite bene che prima di regalare un dieci o anche un nove...
Ovviamente si tratta di un gioco e anche di un passatempo che già prima della rete mi divertivo a fare su carta.

IL PODIO

IL SALE DELLA TERRA di W. Wenders e J. R. Salgado - 9 potente

BOYHOOD di Richard Linklater -  8½ universale

IL GIOVANE FAVOLOSO di Mario Martone - 8½ abbagliante 

L'ECCELLENZA

Grand Budapest Hotel di Wes Anderson - 8 inconfondibile
Mud di Jeff Nichols - 8 twainiano
Interstellar di Cristopher Nolan - 8 denso
Belluscone - Una storia siciliana di Franco Maresco - 8 antropologico
American Hustle di David O. Russel - 8 consistente
The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese - 8 debordante
Smetto quando voglio di Sydney Sibilia -  7½ spassoso
Mommy di Xavier Dolan - 7½   intenso
Due giorni, una notte di F.lli Dardenne -  7½ attuale
Il capitale umano di Paolo Virzì - 7½ emblematico
Io sto con la sposa  7½ vitale
Pride di Matthew Warchus - 7½  brillante
Lo sciacallo - The Nightcrawler di Dan Gilroy - 7½ cinico 

DA VEDERE

Tutto può cambiare 7 positivo
The Congress 7 visionario
Gone Girl 7 inquietante
Il treno va a Mosca 7 prezioso
Nebraska 7 agrodolce
La sedia della felicità 7 leggero
Snowpiercer 7 steampunk
12 anni schiavo 7 crudo
Dallas Buyers Club 7 solido
Frances Ha 7  alleniano

SI PUO' VEDERE

Predestination 6½ intricato
I Origins 6½ bipolare
St. Vincent 6½ simpatico
Le meraviglie 6½ bucolico
A proposito di Davis 6½ malinconico
Frank 6½ border line
I guardiani della galassia 6½ godibile
Storia di una ladra di libri 6½
Quel che sapeva Maisie 6½ toccante
We are the best 6½ delicato
Storie pazzesche 6½
Nottetempo 6 frammentato
La ragazza del dipinto 6 politically correct
Chef - La ricetta perfetta 6
La spia - A most wanted man 6 cerebrale
Ida 6 austero
Piccole crepe grossi guai 6 deprimente
Solo gli amanti sopravvivono 6 pallido
Amore, cucina e curry 6 patinato
The railway man 6 convenzionale
Under the skin 6 distante
The Stag 6 irish
Escape from tomorrow 6 delirante
I segreti di Osage County 6 verboso
Disconnect 6 prevedibile
The Butler 6 filo-oscar
Divergent 6 adolescenziale
Non dico altro 6 garbato
Magic in the Moonlight 6 ordinario

ANCHE NO/DA EVITARE

C'era una volta a New York 5½ scarico
Pazza idea 5½ gonfiato
Jimi: All Is by My Side 5½ farraginoso
The Rover 5½ inconcludente
Le week-end 5½ mono-tono
CBGB 5½ parodistico
Baby Sitting 5½ fracassone
Anarchia La notte del giudizio 5½ scontato
Instructions not included 5 forzato
Party girl 5 sciatto
I due volti di gennaio 5 ammuffito
These final hours 5 mediocre
Gigolo per caso 5 fiacco
Anita B. 5 scialbo
The Counselor-Il procuratore 5 falso
Monument Men 5 approssimativo
Un milione di modi di morire nel west 4½ trito
Cattivi vicini 4 penoso

martedì 23 dicembre 2014

Pride per evitare i cinepanettoni



Sono passati trent'anni da quando nel 1984 il pugno duro della Thatcher si abbatté sui minatori del Galles con la chiusura programmata di venti siti estrattivi di carbone; un provvedimento che equivaleva alla perdita di 20 mila posti di lavoro. Iniziò uno sciopero a oltranza che diede vita al più grande scontro di classe nell'Inghilterra del dopoguerra. Una lotta durissima durata più di un anno e costata due morti, quasi 2000 feriti, migliaia di arresti e licenziamenti per rappresaglia. La sconfitta di quelle lotte portò poi al liberismo sfrenato che generò sì ricchezza, ma anche grande disparità sociale. 
Una parte della storia è raccontata in Pride da un'angolazione particolare partendo da un episodio realmente accaduto, quello che vide due minoranze solidarizzare in maniera imprevedibile: i minatori del Galles insieme al movimento LGSM (Lesbians & Gays Support Miners) che per supportare le lotte dei lavoratori gallesi promosse una raccolta di fondi culminata con il concerto del 10 dicembre 1984 all'Electric Ballroom di Camden. (Sting ed Helton John declinarono l'invito che invece fu accettato da Jimmy Somerville dei Bronski Beat).

Il regista Matthew Warchus confeziona un film coinvolgente, raccontato con il classico stile inglese dove i momenti di drammatici e quelli divertenti si alternano con ritmo. Trattandosi di una commedia gli si perdonano i passaggi più ruffiani e superficiali, anche perché la storia è in grado di restituire in maniera intatta il mood di quegli anni grazie ad una strepitosa colonna sonora e a scene esilaranti come questa. Tra i coming out dei figli della buona borghesia inglese e lo spettro incombente dell'Aids, un film corale che descrive con leggerezza il modo in cui si possono spezzare le barriere del pregiudizio. Giovani e anziani, gay ed etero, radicali e proletari uniti per una battaglia che coniugava il diritto al lavoro con i diritti civili.
Incredibile a dirsi, i rudi minatori gallesi nel 1985 si unirono alla testa del corteo del Gay Pride a Londra. In seguito le Unions inglesi accettarono per la prima volta di includere nel loro statuto i diritti dei gay proprio su pressione dei minatori.
Distribuzione fuori dai circuiti maggiori per uno dei pochi film usciti a Natale che merita di essere visto in mezzo alla solita invasione di cine-panettoni.

Voto


  

lunedì 15 dicembre 2014

Il sale della terra





















Vent'anni fa Wim Wenders acquistò in una galleria due fotografie che lo avevano colpito senza sapere chi fosse l'autore. In particolare il ritratto di una donna tuareg cieca scattato in Mali nel 1985. Da qui nacque la sua passione per il lavoro e le opere di Sebastião Salgado.

Wenders è un regista che ho amato tantissimo fino ai primi anni '90, ma che da un certo punto in poi ho smarrito per strada. Non so spiegare il perché, tuttavia sono contento di averlo ritrovato in questo splendido documentario sulle tracce di Salgado, fotografo brasiliano che per decenni ha attraversato il nostro pianeta documentando la condizione umana per poi dedicarsi nell'ultima fase della sua vita alla potenza e alla poesia della natura nel progetto Genesi. Immagini primordiali, di una bellezza che toglie il fiato:
In Genesi vedrete dunque fotografato ciò che noi tutti insieme dobbiamo, e sottolineo dobbiamo, proteggere. Quella parte cioè che resta estremamente viva - forse un 45% - ed è ancora come al tempo della Genesi. 
Quello di Salgado è un percorso monumentale durato quarant'anni e iniziato con Other Americas, il primo viaggio in America Latina intrapreso per descrivere la vita delle comunità indios e contadine più sconosciute, e giunto a compimento con la creazione di Instituto Terra. Quasi un'utopia nata da un'idea della moglie e divenuta realtà nello stato di Minas Gerais, dove l'abbattimento della fore­sta pluviale atlantica aveva portato alla desertificazione di una vasta zona, che comprendeva anche la fattoria della fami­glia Sal­gado. Due milioni di alberi piantati che in soli dodici anni hanno ricreato l'ambiente naturale originale e dato vita ad un centro di educazione ambientale per gli studenti, nonché a un parco nazionale.





Tornando al film, durissima al limite dell'insostenibile, è la parte in cui lo stesso Salgado racconta e mostra il suo lavoro di testimonianza dai luoghi dell'orrore: il primo viaggio in Africa insieme a Medici Senza Frontiere durante la carestia nel Sahel; poi anni dopo, il geno­ci­dio in Rwanda, la guerra nella ex Jugoslavia e infine il Congo nel 1997: esperienze devastanti, faccia a faccia con gli abissi della follia umana che lo fecero ammalare di una profonda depressione.
C'è chi ha criticato Wenders e Salgado stesso di un approccio alla Bono Vox ai problemi del mondo. A me sembrano critiche superficiali o per partito preso; penso che il regista tedesco abbia trovato la chiave giusta per raccontare l'arte di un uomo limpido e intellettualmente onesto, adottando tre punti di vista: il suo, fatto di rispetto e ammirazione; quello del figlio Juliano Ribeiro (co-regista) che ha accompagnato il padre nei suoi ultimi viaggi; infine quello soggettivo del grande fotografo attraverso la storia della sua vita narrata in prima persona. Tutt'al più celebrativo, ma trovo che non ci sia nulla di sbagliato nell'omaggiare un uomo che con immagini di rara potenza è stato in grado immortalare come pochi altri la condizione umana negli eventi della Storia contemporanea. Per me una forte esperienza emotiva e anche una testimonianza che mi ha lasciato un segno profondo. Trailer

“Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.” Tiziano Terzani

Brasile 1986 - Sierra Pelada, 50.000 cercatori d'oro

venerdì 12 dicembre 2014

Ai figli regalate una laurea, non una casa*

Quando eri più piccolo ti dicevamo: "Studia, perché noi non abbiamo nulla di meglio della nostra mente." Niente intrallazzi, né conoscenze o raccomandazioni e neppure l'azienda di famiglia per regalarti un lavoro.

A turno di sera (siccome non dormivi mai) ti leggevamo il GGG, Asterix, Gianni Rodari e qualsiasi altro libro ci capitasse per le mani, pur di riuscire nell'impresa di farti prendere sonno. Fino a quando, per fortuna, hai cominciato a farlo da solo. Ricordi la tua sfida con "Il signore degli anelli? E poi i viaggi, le mostre, il cinema e i concerti per la nostra gioia e per il tuo interesse (almeno così speravamo). 
E la musica...  Possibile che con due genitori "pallinati" non ti venisse voglia di suonare?
I genitori hanno sempre troppa fretta, ma tutto arriva quando meno te lo aspetti o quando sei distratto. 

All'inizio coi figli il tempo sembra rallentare, poi accelera improvvisamente e vola via veloce. E così un giorno ci si ritrova, quasi increduli, alla vigilia di una laurea che dovrebbe sancire la tua specializzazione in Sviluppo e Cooperazione Internazionale con una tesi sull'immigrazione. Beh, visto lo stato della cooperazione in Italia dopo le ultime vicende romane, c'è da mettersi le mani nei capelli. E poi l'hai detto anche tu: - Cos'ho imparato in questi anni? Ho soltanto un po' di cultura in più! Alla domanda di amici e parenti che chiedono cosa sei diventato, rispondo scherzando, ma neanche troppo: "Un nuovo impiegato per i Call Center."

Ecco, allora che si fottano: l'Italia, il lavoro e il 47% di disoccupazione giovanile.
Io oggi sono felice e te lo ripeto ancora: studia, conosci, viaggia; e ricordati di amare sempre la vita e le persone che lo meritano, magari anche lontano dai miasmi di questo paese.

* titolo preso in prestito da un articolo del Sole 24 ore (comunque, coi tempi che corrono, anche una casa non è poi così male).

giovedì 11 dicembre 2014

Cinema e censura: Bella di Giorno

In Italia la censura ha sempre saccheggiato il cinema in un misto di furore bigotto e zelo democristiano; ancor di più quando un film doveva passare in tv. 
Cinecensura.com è un percorso guidato con video-commenti di Tatti Sanguineti suddiviso in quattro tematiche: Sesso, Politica, Religione e Violenza. Tra il 1960 e il 2013 sono stati sottoposti alla revisione cinematografica, con richiesta di riedizione, 1183 film di produzione italiana e 976 di produzione straniera. (La revisione cinematografica e le riedizioni: Maurizio Negri)

Kubrick, Pasolini e Buñuel, ovviamente, tra i registi più tartassati. 

Bella di Giorno, ad esempio, venne trasmesso da Rai 2 nel 1983 a sedici anni dalla sua uscita, ampiamente purgato con un taglio di 30 metri di pellicola, come risulta dal documento redatto da un solerte funzionario molto soddisfatto dall'aver tagliato i 27" di flash back in cui la protagonista da bambina rifiuta l'ostia.
La cosa assurda è che le copie successive del film in vhs e dvd contengono gli stessi tagli dell'edizione televisiva, ostacolando così la visione integrale dell'opera di Buñuel.






















lunedì 8 dicembre 2014

Mommy


Primo film del giovanissimo regista canadese Xavier Dolan ad essere distribuito in Italia.
Tanto hype per i cinefili anche in seguito al premio assegnato dalla Giura di Cannes, Mommy è un'opera intensa e un po' ruffiana (a cominciare dalla colonna sonora) che però trova nell'interpretazione dei tre protagonisti momenti veri di emozione. 
Si parte con titoli di testa che raccontano di una legge approvata in Québec nel Canada del futuro prossimo, con la quale i figli affetti da deficit possono essere lasciati dai genitori in cura in apposite strutture ospedaliere. E' il caso di Steve, adolescente turbolento e psicologicamente instabile con un rapporto di odio/amore al limite del malato nei confronti della madre vedova. Un rapporto ossessivo reso ancor più soffocante dalla scelta coraggiosa del formato 1:1 che imprigiona i volti, spesso in primo piano, in una gabbia virtuale che simboleggia l'impossibilità di uscire da una realtà già segnata. Nascerà uno strano triangolo con la nuova vicina di casa, una professoressa dolce e balbuziente che reduce da un trauma, entra nella loro vita in punta di piedi e in contrasto, apparentemente stridente, con l'esuberanza della madre. Tre loosers alla ricerca di un equilibrio molto complicato.
Un melodramma contemporaneo, un po' sopravvalutato dalla critica, ma che mette in evidenza il grande talento di un regista appena venticinquenne che penso ci riserverà belle sorprese.

martedì 2 dicembre 2014

The Decemberists nella macchina del tempo

Nel nuovo video della band di Portland, Colin Meloy viene teletrasportato nel 1977 in Germania per partecipare allo show musicale The Old Blue Rock Palace Show, dove presenta il nuovo singolo Make you better. Una divertente parodia dei programmi musicali giovanili anni '70.

L'album (il settimo in studio dal 2002) uscirà il 19 gennaio con il titolo di What a Terrible World, What a Beautiful World.
The Decemberists è una delle band che mi manca e che mi piacerebbe sentire dal vivo; dopo otto anni ritornano in Italia, però purtroppo con una sola data, a Milano il primo marzo 2015.