lunedì 30 novembre 2015

Peaky Blinders 2° stagione



Come ho già segnalato, la serie inglese Peaky Blinders (1° stagione su Netflix) ha una colonna sonora strepitosa. Volutamente anacronistica (vista l'ambientazione negli anni successivi la prima guerra mondiale a Birmingham) ma incredibilmente efficace. Abbiamo appena finito la seconda serie sottotitolata e ci sentiamo come in astinenza.
Nella seconda stagione, ai vari Tom Waits, Nick Cave, White Stripes, si sono aggiunti PJ Harvey e Arctic Monkeys. Per me nel suo genere è un capolavoro. Tanto di cappello a Steven Knight, regista e sceneggiatore di Birmingham che nel contesto di una serie crime, è riuscito anche a raccontare un periodo storico complesso che ha visto la nascita dell'IRA, la diffusione del comunismo e dei movimenti operai, la crisi dell'industria inglese e la conseguente disoccupazione di massa. Sono anni di crisi in cui la delinquenza prolifera con i furti, il contrabbando di armi, alcolici, tabacco e soprattutto con le scommesse clandestine, il ramo dove si è specializzata la famiglia Shelby: una gang di fratelli e parenti metà gyspy e metà irlandesi. Il più sveglio di tutti, il fratello di mezzo Thomas, tenterà la scalata al crimine prima fra le gang di Birmingham per poi spostarsi a Londra sfidando la mafia  e gli ebrei che si sono spartiti le attività illegali della città. Si fanno chiamare Peaky Blinders per via delle lame nascoste nel risvolto della coppola per sfregiare gli avversari. Gang effettivamente esistita e attiva Birmingham in quel periodo.
I veri Peaky Blinders in una foto d'epoca



















Nel cast il gangster dagli occhi di ghiaccio interpretato da Cillian Murphy, opposto al feroce poliziotto interpretato da Sam Neill.

Voto IMDB:









Voto teiera:



domenica 29 novembre 2015

Visioni in pillole - Novembre 2015

















E' stato un mese dove sulla teiera ci siamo dedicati più alle serie con Narcos e Peaky Blinders.
Ecco la lista delle visioni.

Teneramente folle
Maya Forbes (USA, uscita 10 settembre)
Sotto forma di commedia, il racconto dell'infanzia di due bambini con un padre affetto da un disturbo bipolare. Ambientato nel 1978 con un ottimo Mark Ruffalo e una bella colonna sonora.



Beasts of no nation
Cary Fukunaga  (USA, Netflix ottobre)
Dopo il cuore di tenebra dell'America di True Detective, Fukunaga adatta per il cinema il romanzo di Uzodinma Iweala che racconta la terribile realtà dei bambini soldato in Africa. Parecchio tosto.



Tutto può accadere a Broadway
Peter Bogdanovic  (USA, uscita 29 ottobre)
Ironica commedia dall'andamento altalenante fra situazioni e dialoghi serrati: a volte brillanti e a volte scontati.


'71
Yann Demange (UK, uscita 9 luglio)
La guerra a Belfast negli anni '70, bruta, sporca e cattiva. Presentato allo scorso festival di Torino con buone recensioni. Prima mezz'ora notevole, poi gli intrecci e uno sviluppo un po' contorto fanno scendere la tensione. Comunque una promettente opera prima dal regista della serie Dead Set.



Non essere cattivo
Claudio Caligari (Italia, uscita 8 settembre)
Capolavoro di cui si è già parlato qua.

Mister Holmes - Il mistero del caso irrisolto
Bill Condon (UK -USA, uscita 19 novembre)
Nel 1947 Holmes è ancora vivo e lotta insieme a noi, però ha 93 anni, è piuttosto rincoglionito e alleva api in una fattoria del Sussex. A tratti noioso nonostante il carisma di Gandalf aka Ian McKellen.


Gli ultimi saranno gli ultimi
Massimiliano Bruno (Italia, uscita 12 novembre)
Diverse ingenuità nonostante la sincerità della scrittura e il coraggio di affrontare temi di scottante attualità. Un finale a dir poco improbabile in cui si salva Quello che non c'è degli Afterhours. 



legenda voti
@ una cagata pazzesca
@½ pessimo
@@ trascurabile
@@½ passabile
@@@ buono
@@@½ da vedere
@@@@ da non perdere
@@@@½ cult
@@@@@ capolavoro

mercoledì 25 novembre 2015

Giochiamo all'ISIS?

Non c’è giornalista o testata che non celebri l’orrendo rituale della reiterazione dell’orrore e della paura senza soluzione di continuità e indifferente al senso del limite. Carmilla - Verrà L'Islam e avrà i tuoi occhi

Non so. Di certo sarà a causa del bombardamento mediatico e di tutti quei video mostrati ad ogni ora e sicuramente assorbiti senza filtri, ma vedere dei ragazzini giocare ingenuamente ad emulare i tagliagole come in un videogioco vivente, mi ha lasciato interdetto. We need to talk.  
I maschi, si sa, crescono sempre più tardi e si divertono a giocare alla guerra. Io da piccolo mi costruivo le spade e facevo combattere interminabili guerre ai miei soldatini, poi con l'adolescenza leggendo libri e ascoltando certa musica ho velocemente cambiato prospettiva. Speriamo sempre bene.
Che tempacci per i bambini di oggi!


giovedì 19 novembre 2015

Musica e Cinema: dieci scene indimenticabili

Difficile trovare qualcosa che riesca ad emozionarmi, esaltarmi o commuovermi come il cinema in quei momenti unici dove le parole si fermano e la musica assume il ruolo di protagonista fino a diventare, in certi casi, il motore narrativo.
Dieci scene musicali da vedere, rivedere (e ascoltare).
  1. Easy Rider - Dennis Hopper 1969
    Born to be wild - Steppenwolf
    Scelta scontata, ma obbligatoria per un film-manifesto della cultura alternativa. Inizio a palla con i titoli di testa: Peter Fonda getta in terra l'orologio e i due amici partono in viaggio per gli States a cavallo dei loro choppers.
  2. Zabriskie Point - Michelangelo Antonioni 1970
    Careful with that axe, Eugene - Pink Floyd
    L'esplosione finale della rabbia rappresentata dalla villa con i simboli del benessere che fluttuano disintegrati in slow motion.
  3. Apocalypse Now - Francis Ford Coppola 1979
    Cavalcata delle Walkirie - Wagner
    La scena memorabile con gli elicotteri che arrivano dal mare.
  4. Blue Velvet - David Lynch 1986
    In Dreams - Roy Orbison
    I'll fuck anything that moves! Meglio non contraddire uno psicopatico Hopper quando si eccita ascoltando questa canzone del 1963.
  5. Trainspotting - Danny Boyle 1986
    Lust for Life - Iggy Pop
    Partenza che è tutto un programma.
  6. Dead Man - Jim Jarmush 1995
    Dead Man Theme - Neil Young
  7. Magnolia - Paul Thomas Anderson 1999
    Wise up - Aimee Mann 
    Pensieri notturni cantati nei momenti di solitudine. 
  8. Donnie Darko - Richard Kelly 2001
    Mad World - Gary Jules 
    Il finale tragico ed enigmatico sulle note dolci e malinconiche della cover dei Tears For Fears.
  9. Into the wild - Sean Penn 2007
    No Ceiling - Eddie Vedder
    Due minuti che racchiudono magicamente l'essenza del film: le speranze, l'utopia, il coraggio e le illusioni.
  10. Inglourious Bastards - Quentin Tarantino 2009
    Cat People (Putting out the fire) - David Bowie (purtroppo niente video)
    Un'idea geniale per raccontare la preparazione della vendetta di Shoshanna contro i nazisti.

mercoledì 18 novembre 2015

Netflix, Narcos e Peaky Blinders

Nel titolo del post tre nomi ricorrenti nelle ultime settimane sulla teiera volante. Non sono mai stato un divoratore di serie televisive (da giovane posso citare solo Twin Peaks e X-files), ma negli ultimi anni la qualità e la varietà si sono alzate a tal punto da non poterle ignorare, spesso a discapito di qualche visione filmica che non mi convince. Tra le più recenti come non citare: True Detective, Fargo, Il Trono di spade, Top of the lake, Better Call Saul, Breaking Bad e ultimamente Narcos e Peaky Blinders trasmesse in Italia con l'arrivo di Netflix, il network che ha aperto una sfida diretta con Sky.

In Narcos la parabola di Pablo Escobar viene raccontata magistralmente, circoscrivendo la fiction in una cornice realistica che comprende anche le immagini e i filmati di un'epoca che in pratica portò la guerra civile in Colombia, inondò gli Stati Uniti e in seguito tutto il pianeta di cocaina. Un romanzo criminale che parte dalla fine degli anni'70, attraversa tutti gli anni '80, per concludersi nei primi anni '90. Una guerra che ha visto da una parte una delle più feroci organizzazioni criminali del ventesimo secolo, opposta al governo colombiano e all'America. Si resta incollati alla storia in maniera febbrile per tutte e dieci le puntate.

Un sorpresa gradita si sta rivelando la prima serie di Peaky Blinders. Insolita l'ambientazione a Birmingham (seconda città del Regno Unito) negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, dove la famiglia Shelby si fa strada scalando il mondo della malavita e delle scommesse clandestine. Interprete principale un ottimo Cillian Murphy: dei tre fratelli delinquenti quello più ambizioso e carismatico. Anche in questo caso grande qualità (BBC2) unita ad originalità.
Ciliegina sulla torta, la fantastica colonna sonora a base di Nick Cave, White Stripes e Tom Waits. Date un'occhiata qua


giovedì 12 novembre 2015

Canzoni commoventi

Quali sono i meccanismi soggettivi che portano ad emozionarsi o addirittura a commuoversi ascoltando una canzone? Sicuramente i ricordi ad essa legati, capaci di creare quel mix di nostalgia e rimpianto; poi c'è il testo, con le riflessioni e le sensazioni che suscita; un binomio classico sono le immagini associate alla musica: a molti sarà capitato guardando un film; infine l'umore e la situazione del momento: perché la stessa canzone ci può investire oppure in altri casi scorre via senza lasciare particolari emozioni. Cos'altro non saprei, se non scrivere alcune delle mie canzoni. Tutte di seguito però non le ascolterò mai.

Claudio Lolli - Michel 
Le amicizie della prima adolescenza sono assolute e sembra impossibile che possano spezzarsi. Questa canzone ne coglie l'essenza in maniera struggente.
Francesco De Gregori - Sempre e per sempre
Trasformare in musica e poesia certi concetti è un'operazione complicata e ad alto rischio retorico. De Gregori ci riesce con due strofe, in maniera commovente.
Fabrizio De André - Fiume Sand Creek
Da piccoli giocavamo con i soldatini, quasi sempre indiani e cowboy; poi uscirono film come Soldato Blu e Piccolo grande uomo e ci fecero capire perché istintivamente avevamo sempre parteggiato per i pellerossa.
Nico - The fairest of the seasons
Non a caso utilizzata da Van Sant per il finale tragico e poetico del suo ultimo film Restless.
Lou Reed - Perfect day
L'illusione di un giorno perfetto che sembra cancellare i periodi bui che prima o poi attraversano la nostra esistenza.
Eddie Vedder - No Ceiling
Splendida colonna sonora di Into the Wild che mi ricorda le fughe giovanili e la voglia di mollare tutto.
Pink Floyd - The great gig in the sky
Vocalizzo magico, forse il più famoso della storia del rock, che nella versione live del 1994 con le tre coriste fa venire il groppo alla gola.
David Sylvian - Nostalgia
E poi arriva l'assolo di tromba...
Patti Smith - Pissing in a river
In questa ballatona il piano e la voce toccante di Patti Smith sono protagonisti, ma il colpo di grazia arriva con l'assolo di chitarra. Nick Hornby l'ha inserita fra le 31 canzoni colonna sonora della sua vita.
Radiohead - Lucky
Irresistibile incedere tra dolcezza e malinconia blues.
Smiths - There is a light that never goes out
Avete mai vissuto momenti così felici, intensi o romantici da fottervene di tutto? Morrisey con la musica e le parole descrive perfettamente questa sensazione.
The Cure - Picture of you
La foto di una persona cara.
Johnny Cash - Hurt
Ma che cosa sono diventato?
Caro amico mio
Alla fine tutti quelli che conosco se ne sono andati.

venerdì 6 novembre 2015

Non essere cattivo: il cinema in via d'estinzione

« Perdi due, tre anni su un’idea, non ci riesci a farla, prendi un’altra idea, ci stai due, tre anni, non riesci a realizzare nemmeno questa, e così via, ed è così che passano quindici anni.»
Claudio Caligari


Senza farlo apposta, ci si ricollega al post precedente riguardante la polemica su Muccino e il suo giudizio nei riguardi di Pasolini. Ci sono personaggi mediocri (di cui si farebbe tranquillamente a meno) che hanno girato decine di film, mentre uno come Claudio Caligari è riuscito a completarne appena tre in una vita. L'ultimo, grazie soprattutto a Valerio Mastandrea.



Ieri sera finalmente sono andato a vedere il film che rappresenterà l'Italia agli Oscar. Un titolo che sembra una raccomandazione per un'opera che è una lezione di cinema e di onestà intellettuale.
Un metodo che parte da lontano, proprio da intellettuali come Pasolini, di cui il regista era un grande ammiratore, con uno uno stile che fa riferimento a modelli alti come Mean Streets di Martin Scorsese, citato esplicitamente da Calegari. Ancora in fase di realizzazione Mastandrea aveva anche scritto una lettera appello al regista americano per chiedere una mano, perché la mancanza di fondi stava facendo naufragare il progetto. Nonostante l'assenza di una risposta, la situazione si è poi sbloccata e il film è stato presentato fuori concorso a Venezia.



Anche in questa sua terza opera lo sguardo è focalizzato su quelle periferie dove le prospettive di un futuro minimamente dignitoso sono destinate a fallire. Il punto di partenza è la Ostia del 1995, anno sicuramente scelto non a caso, in quanto confine temporale del passaggio definitivo dall'eroina alla cocaina e alle droghe sintetiche. Due ragazzi, cresciuti come fratelli, affrontano la vita d'istinto arrangiandosi tra piccoli furti e spaccio muovendosi dal bar alla spiaggia, ai locali di quartiere. Non racconto altro della trama, ma sappiate che siamo di fronte ad un'opera viscerale e potente: un romanzo popolare che ha qualcosa di raro e che piano piano ti scava dentro lasciando un nodo in gola e la sensazione finale di trovarsi di fronte ad un cinema purtroppo ormai in via d'estinzione. 
Mostruosi i due protagonisti. Luca Martinelli, personaggio da fumetto divenuto carne e sangue: una sorta di Zanardi di Andrea Pazienza in versione borgatara; nervosissimo e schizzato. Alessandro Borghi, già visto in Suburra, anche lui in un'interpretazione memorabile.

La declinazione dell’amore è sempre presente nel film e, come sempre, i personaggi che lo animano non vengono mai giudicati. Perché, in fondo, Non essere cattivo racconta una grande storia d’amicizia: Claudio ha voluto ancora una volta raccontare una storia piccola, un’amicizia sullo sfondo di un contesto sociale che ti stritola.
Giordano Meacci, cosceneggiatore


mercoledì 4 novembre 2015

Su Pasolini difendo Muccino anche se i suoi film fanno cagare

Io con Muccino ho deciso di chiudere dopo la sofferenza a cui mi sono sottoposto con la visione di Sette Anime: uno dei film più noiosi e ruffiani del nuovo millennio. Lo considero un regista piacione e presuntuoso. 
Però c'è un'altra cosa che non sopporto ed è lo squadrismo e gli insulti che si scatenano ogni volta che sui social  qualcuno esprime un'opinione, certamente criticabile come ha fatto lui, stroncando Pasolini. Lo stesso Fellini non ne aveva una grande considerazione come regista, ma questi sono pareri e discutere civilmente è sempre una base di partenza fondamentale senza la quale internet diventa una merda.

Mentre di Pasolini intellettuale ho una sconfinata ammirazione, sul regista non ho un'opinione netta. Alcune sue opere come La Ricotta le adoro; altre, come Uccellacci e Uccellini non le ho capite (sarà stata la gioventù); infine certe, come Salò, mi hanno devastato (non reggerei un'altra visione).

Certo che... A Muccì, ce sei annato giù pesante!

Qui e qui tutta la polemica.