Visualizzazione post con etichetta film 2008. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta film 2008. Mostra tutti i post

venerdì 29 luglio 2011

Patti Smith: Dream of Life

Quando dico rock’n'roll non voglio dire un gruppo che suona canzoni, dico di un’intera comunità che passa per il suono, il ritmo e lo scambio di energia. Una sorta di sentire comune. Il senso di essere insieme in qualcosa di unico. Non è una merdata hippie. Non mi interessa un mondo dove tutti cantino la la la la, ma credo che esista un futuro là dove tutti cominceremo a comunicare. Patti Smith

Grazie a Fuori Orario (trilogia notturna intitolata "immagini rotolano" con Shine a light di Scorsese, Year of the horse di Jarmush) finalmente sono riuscito a vedere Dream of Life: undici anni di vita pubblica e privata di Patti Smith raccontata attraverso immagini, parole e spezzoni di concerti dal fotografo Steven Sebring con il documentario presentato al festival di Berlino del 2008. Non un film di facile visione, fatto di immagini sgranate e in bianco e nero, suggestioni e frammenti. Non so se volutamente disorganico, ma con momenti intensi di rabbia (l'invettiva contro G. Bush); dolcezza (il rapporto coi figli); di arte, musica e poesia.



"Il mondo è cambiato, la musica può ancora ispirare, ma c'è bisogno dell'azione della gente, delle marce, delle contestazioni, dei boicottaggi, del voto". 

Patti Smith, conferenza stampa per la presentazione del film a Berlino.

domenica 19 aprile 2009

Stella - Sylvie Verheyde

Segnali di vitalità dal cinema francese. Dopo La Classe e Racconto di Natale, un'altra storia che ho perso al cinema, ma che merita di essere vista.
Stella, dell'esordiente Sylvie Verheyde, racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza di una bambina alla fine degli anni '70. Il racconto si snoda nell'arco di un anno scolastico e descrive con realismo e sensibilità un'età di passaggio delicata, una tappa obbligata per gli adolescenti di ogni epoca, cioè il momento in cui si compiono scelte e si vivono situazioni che spesso andranno a condizionare la nostra vita: la scelta delle amicizie, gli interessi, le difficoltà a scuola, i problemi familiari. Il film, d'ispirazione autobiografica, riesce a toccare tutte queste corde facendole vibrare, grazie anche alla bravura di Léora Barbara, la cui apparente indifferenza e l'essere cresciuta troppo in fretta celano una sofferenza e una fragilità che emergeranno quando entrerà inevitabilmente in contatto con un ambiente sociale più elevato del suo. - Sapevo tutto sul flipper, sul biliardo, sul gioco delle carte e anche su come nascevano i bambini, ma niente di tutto il resto. Una sorta di 400 colpi al femminile, con tutte le dovute distanze per il capolavoro di Truffaut che proprio quest'anno compie 40 anni. Merito alla Sacher di Nanni Moretti per averlo distribuito in Italia.

venerdì 13 febbraio 2009

Visioni febbraio 09: La Ricotta - Pasolini 1963

Ri/Visti: La ricotta - Pasolini

Quarto episodio di 35 minuti all'interno del film RoGoPaG. Gli altri episodi sono: Illibatezza di Rossellini, Il nuovo mondo di Godard, Il pollo ruspante di Gregoretti. Lo vidi all'università in un cineclub e per me ancora oggi ha un impatto devastante. Racconta le tragiche vicissitudini del poveraccio e perennemente affamato Stracci, che interpreta come comparsa uno dei ladroni finiti in croce con Gesù nel film a tema religioso che Orson Welles, regista spocchioso, sta girando alla periferia di Roma. La pellicola fu sequestrata per vilipendio alla religione; Pasolini nel 1964 fu assolto, ma il film subì tre tagli. In rete si può comunque trovare la versione integrale. Come al solito la censura fingeva di non capire che il bersaglio del regista non era la religione bensì la borghesia benpensante, ignorante e ipocrita, come si deduce da questa scena tra Orson Welles e il giornalista intervistatore. Un'Italia che purtroppo non si discosta tanto da quella odierna.





Il dubbio -
John Patrick Shanley (04/02/09)
Ambientato a Brooklin nel 1964 in una scuola parrocchiale in cui un prete (P. S. Hoffman) viene accusato di abusi sessuali da parte della direttrice Maryl Streep. Tutto il film risente dell'impostazione teatrale data originariamente dall'autore del testo, ora anche regista, nonché vincitore del premio Pulitzer. Fortunatamente, anche se la regia sembra un po' piatta e didascalica, la storia si regge grazie all'ottima sceneggiatura e alla prova fantastica di tutti gli attori: oltre ai due già citati, anche la giovane Amy Adams. I dialoghi e i tempi sono perfetti ed è un piacere assistere alla bravura mostruosa della Streep e di Hoffman, capaci di sfumature e profondità impossibili per la maggioranza degli attori comtemporanei.

Australia - Bazz Lhurmann (01/02/09)
Un grande dispendio economico e tempi lunghissimi per realizzare un'opera troppo ambiziosa e piuttosto pretenziosa, anche se spettacolare e a tratti divertente, solo nella prima mezz'ora. Il film è ambientato nel 1939 (guarda caso anno di uscita di Via col vento) e dopo alcuni spunti interessanti come il tema delle generazioni rubate, relativo ai bambini aborigeni, emerge un po' troppa melassa, troppi paesaggi ritoccati artificialmente e situazioni ampiamente prevedibili e scontate. Alla fine le due ore e 45 cominciano a farsi sentire. Dopo un'opera quasi geniale come Moulin Rouge, il regista australiano ha percorso una strada che forse non gli si addice.

Rachel sta per sposarsi - Johnatan Demme (10/02/09)
Notevole prova di maturità per Hanne Hathaway nei panni di un ex tossica con un pesantissimo fardello sulle spalle, in uscita dal centro di riabilitazione per recarsi al matrimonio della sorella. Per la sceneggiatura di Jenny Lumet (figlia del famoso regista) Demme sceglie un taglio realistico, quasi da filmino casalingo: telecamera a mano, luce naturale, musica diegetica (che alla lunga stufa non solo i protagonisti della storia ma anche lo spettatore) per rappresentare l'impatto devastante di questa ragazza all'interno di una festa di famiglie liberal fra le quali regna totale apertura per le differenze di razza, cultura e religione. Nei panni dello sposo Tunde Adebimpe, cantante dei TV On The Radio. La coda finale con torte, canti, balli multietnici e saluti è quasi noia e deja vu.

LEGENDA

sabato 24 gennaio 2009

Persone all'interno di un edificio isolato in balia di pazzi sadici

The Strangers - Bryan Bertino (02/01/09)
All'interno della categoria Thriller/Suspencer ormai è nato un nuovo sottogenere che, come anticipato nel titolo, potremmo definire così: "Persone in balia di pazzi sadici all'interno di un edificio isolato". Filone che non so quanto possa ancora essere esplorato dopo film terrificanti come Funny Games o il francese Them. Ci prova Bryan Bertino al suo primo lungometraggio, dimostrando una certa maestria nel far montare lentamente la tensione con un gioco di inquadrature, particolari e rumori che generano prima ansia, poi paura, infine terrore nella coppia isolata in una casa di campagna e coinvolgimento emotivo nello spettatore. In fondo è ciò che si chiede a questo genere di film, però sinceramente il tema comincia ad essere abusato. La cosa che mi fa irritare è il riproporre senza varianti la solita situazione che vede l'onnipotenza dei persecutori (bisognosi di un urgente T.S.O.) contrapposta alla goffagine delle vittime che, seppure in buona salute, muniti di fucili a cartuccioni, pistole o qualsiasi arma di distruzione di massa, nulla sono in grado di fare se non recitare la parte dell'agnello sacrificale. In questo caso all'inizio del film ci si premunisce avvisando lo spettatore che la storia si ispira a un episodio di cronaca del 2005, ma la sostanza non cambia.
Un dialogo che mi ha colpito: Liv Tyler nel momento clou chiede ad una delle persecutrici "Perché ci fate questo? Risposta: "Perché eravate in casa!" Una motivazione incontestabile.

Happy go lucky - Mike Leigh (GBR) (05/12/08)
Leigh spiazza tutti con un film apparentemente leggero, ma in realtà sostanzioso e profondo. Il ritratto di Poppy, insegnante felice e ottimista, se all'inizio desta qualche perplessità, poi diventa progressivamente contagioso e ti convince. Sally Hawkins orso d'oro a Berlino come interprete femminile.

LEGENDA

lunedì 5 gennaio 2009

Anni di piombo

Ulrike Meinhof
La Banda Baader-Meinhof - Uli Edel
Ho recuperato questo film tedesco presentato fuori concorso al festival del Cinema di Roma ed ora anche in lizza insieme al nostro Gomorra, per i Golden Globe.
Due ore e mezzo sono lunghe e la meticolosità della ricostruzione storica e cronologica, dieci anni (1967-77) di terrorismo tedesco e internazionale, tendono a rallentare il ritmo. Forse un taglio più focalizzato sulla psicologia dei protagonisti e sulle loro storie personali avrebbe reso più avvincente una vicenda già di per sé interessante.
Colonna sonora: non pervenuta. Ben interpretato dagli attori principali e utile comunque ad accendere la curiosità di coloro che hanno un buco di quegli anni. Finita la visione, mi è tornato subito in mente il bellissimo film di Bellocchio, Buongiorno Notte, che con la sua poetica e il suo lirismo è riuscito a cogliere in pieno le atmosfere e il senso di instabilità di quegli anni più di qualsiasi analisi storica.
Leggendo la filmografia di questo regista tedesco, classe 1947, mi sono accorto che il suo primo film fu Christiane F., noi i ragazzi dello zoo di Berlino (1980). Allegria! Mi ricordo che ai tempi lessi il libro ed ebbi anche il coraggio di vedere il film.

RI-VISTI
Il mistero delle dodice sedie - Mel Brooks 1970

Per riprenderci andiamo un po' sul leggero. Dopo tanti anni ho rivisto in DVD il secondo film del regista di Brooklin (classe 1926), figlio di genitori ebrei immigrati dalla Russia. Un commedia ambientata in Unione Sovietica nel 1927, dieci anni dopo la rivoluzione russa, dove si raccontano le vicende di un ex-nobile degradato a funzionario. Ancora godibile, anche se non raggiunge i vertici divertenti di Frankenstein Junior e Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974).

LEGENDA


lunedì 22 dicembre 2008

I 10 Film più belli del 2008

Si intende ovviamente tra quelli che sono riuscito a vedere, che comunque non sono pochissimi. Ci sono tre titoli che mi sono sfuggiti e che avrebbero avuto buone possibiltà di rientrare neilla top ten: li recupererò di certo, perché su di essi ho letto cose molto positive. Sono Changeling di Clint Eastwood, La felicità porta fortuna di Mike Leigh e Il matrimonio di Lorna dei fratelli Dardenne.

10) Non pensarci - G. Zanasi
Una delle sorprese italiane dell'anno. Dimostrazione che le idee ci sono, basta cercarle. Valerio Mastrandrea interpreta la figura del rocker indie non più giovanissimo che da Roma ritorna nella natia Rimini per staccare e riflettere in famiglia: ovviamente qui inizieranno i problemi. Commedia dolce-amara senza pretese di messaggi ma divertente e che scorre via con piacere.

9) Juno - Jason Reitman
Riuscire a vedere una commedia intelligente, divertente e in grado di affrontare anche temi importanti come l'amicizia, la maternità e i rapporti familiari è sempre pittusto raro. Juno ci riesce anche grazie all'ottima sceneggiatura scritta dall'ex spogliarellista Diablo Cody.

8) La zona - Rodrigo Plà
Film messicano. Lo dico subito, da evitare se si è in condizioni psicologiche di scarsa solidità. Ambientato a Città Messico, ritrae senza alcuna consolazione il divario tra chi ha troppo e chi non ha nulla. E lo fa attraverso le vite di due ragazzini: il primo vive all'interno della Zona (un quartiere privato superbenestante della capitale) e l'altro all'esterno. Le loro vite si incroceranno in maniera crudele e tragica.

7)
Control - A. Corbijn Il film sulla vita di Ian Curtis. Già descritto.

6) Wall-e - Andrew Stanton
Una sorpresa. Malgrado il finale positivo (siamo in casa Pixar- Disney), il futuro della Terra, raccontato con un'animazione splendida, non è mai stato così deprimente. La poesia e l'amore di un robot spazzino in contrasto con l'ottusità e l'obesità dell'uomo.

5) Il Divo - Claudio Sorrentino
Sorrentino si sta rivelando, insieme a Garrone uno dei migliori registi italiani, in grado di restituirci con le immagini, le deformazioni del nostro Paese. In questo caso ha compiuto un'operazione rischiosa e anti-cinematografica, riuscendo a rappresentare la pornografia della politica e la figura di Andreotti in maniera geniale.



4) The millionaire - Danny Boyle
Il regista inglese si trasferisce in India per girare il suo ultimo film. Ne ho già parlato in un post precedente.

I MAGNIFICI TRE


@ Non è un paese per vecchi - Joel & Ethan Coel
La morte come casualità ineluttabile in un paese che sta cambiando rapidamente agli occhi dello stanco sceriffo (Tommy Lee Jones). In questo caso l'ironia pungente dei registi americani lascia il posto ad una ferocia cieca ed impassibile, quasi automatica, impersonificata dalla figura di Anton, il killer glaciale interpretato da Javier Bardem. Feroce

@ Gomorra - Matteo Garrone
Un immersione nel pozzo nero dell'Italia criminale e quello che si vede fa veramente male. Le cinque storie sono incrociate con maestria, ma lasciate ogni speranza voi che entrate. Il libro di Saviano resterà nella storia di questo Paese. Devastante



@ Into the wild - Seann Penn
La vera storia di Christopher McCandless che dopo la laurea abbandona le certezze e la probabile carriera per un viaggio attraverso l'America che è anche un viaggio dentro se stessi. Un film che mi ha coinvolto emotivamente come di rado mi è capitato. Colonna sonora di Eddie Wedder da brividi; immagini e storia di una bellezza struggente. Capolavoro.



LA SORPRESA: Racconto di Natale - Arnaud Desplechin
Titolo dickensiano per un fim corale francese che ruota attorno ai membri di una famiglia un po' disfunzionale riunitasi per la vigilia di Natale, tra segreti, e ri/sentimenti. 150 minuti impossibili da sintetizzare in giudizio per la complessità della sceneggiatura: il tipo di film che si ama o che annoia di brutto.
Tutti gli altri film visti


E per concludere i due premi brush toilet
Peggior film italiano visto:
Questa notte è ancora nostra
(salvateci da Vaporidis)
Peggior film straniero visto:

Savage Grace
(con una sprecata Julienne Moore)
Qualcuno ha visto di peggio?

lunedì 15 dicembre 2008

The Millionaire: il vero film di Natale

The Millionaire - Danny Boyle
Quando esce un nuovo film che ci interessa di solito aspettiamo qualche settimana per vederlo nella nostra comoda saletta di provincia. Sabato sera però io e
Mauau non abbiamo resisitito e per poter vedere The Millionaire ci siamo intruppati con le orde di mangiatori di pop-carne delle multisale. La sala sei per fortuna era mezza vuota, grazie anche alla presenza di altri capolavori tipo Torno a vivere da solo e Saw 55 che hanno indiscutibilmente un gran tiraggio. Ero indeciso tra questo e Come Dio comanda, ma alla fine sono andato a scatola chiusa perché Danny Boyle è uno dei miei registi preferiti. Fin dai primi due film, i geniali Piccoli omicidi tra amici e Trainspotting, ho cominciato a seguirlo con interesse per le sue doti indiscutibili di cineasta unite ad una personalità ed originalità fuori dal comune. Perfino i suoi film meno riusciti, stando al giudizio della critica, (vedi The beach) non mi sono dispiaciuti. Una caratteristica che lo contraddistingue è quella di cambiare completamente genere per ogni opera e anche stavolta non si è smentito. Negli ultimi due film aveva attraversato i territori dell'horror (terribile e fantastico 28 giorno dopo) e si era misurato con la fantascienza (Sunshine). In questo caso si è trasferito in India per raccontare una specie di romanzo di formazione di due fratelli cresciuti orfani nelle baraccopoli di Mumbay. Non voglio addentrarmi nella trama, dico solo che la prima parte in flashback ambientata nella bidonville e giocata su piani temporali differenti è splendida nella sua crudezza e nel percorrere un breve spaccato di storia dell'India, contemporaneamente alla crescita e alle peripezie dei due fratelli, filmate con il solito talento visionario. La seconda parte assume sempre più i toni della fiaba moderna assumendo le caratteristiche della tradizione di Bollywood (l'industria del cinema indiano) dove spesso i temi centrali diventano l'amore o il riscatto sociale del protagonista. Trascinanti le musiche nell'arco di tutta la storia. Se resisterà ancora nelle sale, questo è il vero film di Natale, degno erede della tradizione alla Frank Capra (eresia?). Non sono proprio un amante del genere, ma ogni tanto ci vuole!
Rolling Stone l'ha definito il più bel film dell'anno; questo mi sembra eccessivo, io metterei davanti
Into the wild e Gomorra.
LEGENDA