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martedì 27 aprile 2010

Scherzi da bar #3 - Il ghiacciolo alla cipolla

Uno dei due bar che ho frequentato era gestito da una signora che amava produrre artigianalmente ghiaccioli che hanno deliziato più di una generazione. Dentro c'era veramente la frutta a pezzi e nei mesi estivi erano un'autentica goduria: alla pesca, al melone, alla macedonia, alla fragola, i gusti più richiesti.
Come ben sa chi ha frequentato il bar di paese, una delle figure tipiche e onnipresenti è quella del rompicoglioni, a volte simpatico, altre volte un po' meno. Filo per fortuna apparteneva alla prima categoria, però una volta scelta una vittima, aveva la tendenza a reiterare i suoi scherzi e le sue menate in maniera ossessiva. Per mesi, forse anche per un paio anni, ogni volta che si presentava al bar aveva continuato a perseguitare la barista chiedendole i ghiaccioli dai gusti più strani, dimostrando un'insistenza particolare per il ghiacciolo alla cipolla. La barista abbozzava, aveva altro a cui pensare, ma in un paio di occasioni qualcuno l'aveva sentita farfugliare tra i denti in dialetto: - Ades ona ad stal volt! (adesso una di queste volte) Me al feg però ta tl'è da magnê. Conoscendo il suo carattere mansueto e per niente incline allo scherzo, nessuno ci aveva creduto, ma finalmente venne il giorno. Filo si presentava sempre nel primo pomeriggio per il caffé e quella volta il suo desiderio fu esaudito: con un ghigno di soddisfazione la vecchia barista, all'ennesima richiesta, aprì il frigorifero e gli porse il ghiacciolo alla cipolla con pezzi di cipolla, che fu mangiato quasi per intero. Fine del tormentone e crampi alla pancia dalle risate.

lunedì 19 aprile 2010

Scherzi da bar #2 - Il palo del compleanno

Viste le richieste, con un po' di ritardo, ecco il secondo episodio.

Nel bar di paese, la noia dei pomeriggi da disoccupati o da studenti di provincia poco volenterosi, portava spesso all'invenzione di passatempi goliardici e scherzi ignoranti.
Il palo del compleanno più che uno scherzo era un supplizio riservato solo ai tirchi che ostinatamente tentavano di sottrarsi alla tradizione di offrire da bere in occasione del proprio compleanno. Il palo in questione era quello del divieto di sosta a pochi metri dal bar. La vittima, una volta catturata, veniva trasportata in posizione orizzontale a gambe ben divaricate e spinta avanti e indietro contro il palo un numero di volte equivalente agli anni compiuti. Questo scherzo, a differenza dell'appeso, me lo sono risparmiato, anche se era una tortura simbolica (o quasi).
A breve: Il ghiacciolo alla cipolla.

lunedì 8 febbraio 2010

Scherzi da bar: l'appeso

I bar di paese aprivano all'alba e chiudevano a notte fonda. Non erano ancora spuntati i wine bar o quei locali anonimi con le bariste gnocche che chiudono alle otto di sera. Il bar era un luogo ruspante, palestra quotidiana di goliardia e maschilismo, ma anche di confronto tra generazioni. Nel suo Bar Sport Stefano Benni ne ha colto l'essenza. Altrettanto ha fatto Ligabue in Radio Freccia, con Guccini nella parte del barista finto cinico e una galleria di personaggi tipici: dal pazzo del paese al puttaniere, oltre che ovviamente al gruppo di giovinastri irrequieti.
Nel corso principale del paese in cui sono cresciuto, lungo il porticato vicino alll'ingresso del bar c'erano delle sbarre orizzontali che attraversavano gli archi. Un pomeriggio mi fu chiesto se fossi stato in grado di aggrapparmi con un salto ad una di esse per fare non so quante flessioni, perché... mica tutti ce la fanno! Non sospettai di nulla e con una certa aria di superiorità, facendo valere la mia statura, mi appesi alla sbarra con sospetta facilità .
Immediatamente sentii da dietro quattro braccia prendermi le gambe e tirarle con forza; mi ritrovai così in trazione in posizione obliqua: lasciare la presa significava farsi tanto male, per cui era obbligatorio resistere. Nel frattempo altre mani provvedevano (in pieno giorno e in centro) a calarmi jeans e mutande fino alle caviglie. Il mio patetico tentativo di coprirmi con una mano, non migliorò di molto la situazione, che si protrasse per un interminabile minuto. La presi sul ridere e seppi subito dopo che lo stesso battesimo ero toccato alla maggior parte dei nuovi giovani frequentatori del bar. Già pregustavo il momento della rivalsa, che avvenne qualche tempo dopo: solo che il coglione di turno, preso dal panico o dalla vergogna lasciò le mani e si spaccò un polso! Fine di questo gioco. Ma ce n'erano altri...