giovedì 26 settembre 2019

Forse non capisco le nuove frontiere dell'horror d'autore

Tanto tempo fa (eh sì, questo blog è decrepito) scrissi un post intitolato La mia rassegna di horror d'autore dove mi divertivo a selezionare dieci titoli capolavoro e a raccontare il mio strano rapporto con questo genere. Sono passati dieci anni e torno sull'argomento perché, spinto dalla curiosità, ho visto di recente Midsommer - Il villaggio dei dannati. Non fatevi infinocchiare dalle recensioni dei vari siti horror hipster-cinefili: Midsommer è un film estenuante sotto ogni punto di vista. Quasi due ore e mezza interminabili, ambientate nelle lande di una Svezia verde e bucolica, in cui il regista si fa prendere la mano come un Shyamalan allucinato e definitivamente fuori controllo. Impatto visivo notevole, ma pretenziosità a tonnellate e ansia da prestazione. Ari Aster già non mi aveva del tutto convinto con Hereditary (anch'esso peraltro lunghissimo) e se questi sono i livelli dell'horror d'autore attuale, mi sa che la mia lista rimarrà identica per altri dieci anni.

...Per tacere, del décor bucolico, popolato da sosia di Benny Hill, infestato da mammane e ingentilito da epigoni della Manson Family: ti aspetti, questo sì, che qualcuno se ne venga fuori con un “ricoolaaa!”, davvero non sfigurerebbe. (cinematografo)


domenica 22 settembre 2019

The Magnificent Seven

Ho avuto una botta di nostalgia di quelle forti e mi sono sparato un'ora di Sandinista a tutto volume. Avevo dimenticato l'inizio col botto: The Magnificent Seven è un capolavoro. Il brano fu creato su un giro di Norman Roy-Watts, bassista dei Blockheads di Ian Dury e modellato su quello che si definisce stream-of-consciousness: un flusso torrenziale di ritmo e parole che hanno lasciato il segno nella storia della musica. Si tratta di un racconto sarcastico e surreale della quotidianità lavorativa di una persona, attraverso l'automazione dei gesti quotidiani, il consumismo e la manipolazione dei media. Un testo zibaldone che oggi suona quasi come una sorta di precognizione sul libero mercato e la globalizzazione.

Ring! Ring! It’s 7:00 A.M.!                            Sveglia! Sveglia! Sono le 07:00!
Move y’self to go again                                Muoviti per andare di nuovo
Cold water in the face                                 L’acqua fredda in faccia
Brings you back to this awful place              Ti riporta a questo posto orribile
Knuckle merchants and you bankers, too      Di nobili mercanti e banchieri


Oltre che dal dub, all'epoca i Clash erano stati conquistati da uno dei gruppi pionieri del rap, di cui aprirono il concerto a New York nel 1981: Grandmaster Flash e Furious Five.

Il video combina la versione in studio del 1980 con immagini dal vivo della performance al Tom Synder Show, giugno 1981.

venerdì 13 settembre 2019

Il boss della lingua

In questa mia estate travagliata ho scoperto a mie spese (è il proprio il caso di dirlo) che la stomatologia è la disciplina medica che si occupa delle patologie del cavo orale. 
Da circa un anno soffro di un disturbo fastidioso alla lingua che ciclicamente si spella e mi brucia per poi lentamente rimarginarsi e ricominciare da capo. La trafila è partita dal medico di base, poi da un otorino (che non ci ha capito una mazza) fino al mio dentista che, con onestà, mi ha indirizzato da un luminare di sua conoscenza, già autore di 250 pubblicazioni in materia, più cattedre universitarie varie e ovviamente ambulatorio privato dove alla fine mi sono convinto ad andare. Dieci minuti di visita per sentirmi dire che soffro della sindrome della lingua a carta geografica o glossite benigna migratoria, per la quale non c'è cura, se non, in sostanza, darsi una calmata e forse passerà... Pensate che studiando per conto mio era stata la prima ipotesi che però nessuno ha preso in considerazione.
Alla fine ero sollevato che non fosse niente di grave e poi ho pensato: vista la durata della visita, forse avranno pietà e non mi chiederanno tutti i 200 euro. Errore! Il boss esige la sua tariffa intera e mentre la bionda segretaria russa incassa la parcella, lui ti fornisce due buste eleganti: nella prima scrive la diagnosi e la cura (inesistente) per il medico di base; il contenuto della seconda invece è misterioso, perché risulta sigillata con la gentile richiesta di consegnarla al dentista. Hanno voluto sapere fin dalla prima telefonata chi mi mandava. 
Al ritorno da Bologna ci si scherzava: che cosa conterrà? Una quota del lauto cachet, un ringraziamento, simboli medici esoterici oppure un biglietto con la scritta: Coglione! Ti avevamo chiesto di consegnarla, non di aprirla e leggere. La mia copilota mi sfotteva bonariamente sulla stranezza delle mie patologie, non ultima quella che ho descritto. L'unica stupida risposta che mi è venuta è che non ho bisogno del navigatore per viaggiare: ho la carta geografica stradale in bocca.

domenica 8 settembre 2019

Martin Eden: occhi, cuore e cervello

Uscire dal cinema con una sensazione di appagamento; purtroppo non capita più molto spesso. Dopo la visione di Martin Eden la sensazione è stata questa: suddivisa in tre parti eguali tra occhi, cuore e cervello. Ispirandosi liberamente al romanzo omonimo di Jack London, il regista casertano Pietro Marcella realizza un'opera universale, mostrando l'evoluzione del protagonista da ragazzo a uomo attraverso l'emancipazione che si riesce a conquistare grazie alla cultura e all'istruzione. Lo fa, dal mio punto di vista, in una prospettiva che non assomiglia a niente di già visto al cinema. Dalla San Francisco di inizio novecento la storia viene riadattata in una Napoli dei primi decenni del secolo in cui l'orizzonte temporale viene disseminato con elementi anacronistici (arredi, auto moderne, oggetti appartenenti ad epoche differenti) e filmati d'archivio. Un campo d'azione dilatato che ha per protagonista un'incredibile Luca Marinelli nei panni di Martin Eden, marinaio semi-analfabeta affamato di conoscenza, che cresciuto nella miseria, investe tutte le sue risorse umane per colmare il divario intellettuale che lo divide dalla famiglia alto-borghese della ragazza di cui si è innamorato. Saranno proprio la consapevolezza acquisita e la comprensione delle questioni politico-sociali che hanno attraversato tutto il novecento, che lo porteranno ad una sorta di disillusione nonostante il nuovo status sociale ed intellettuale raggiunto attraverso il successo letterario.

“Adesso tutti mi cercate. Ma prima scrivevo le stesse cose e non mi voleva nessuno. Erano le stesse cose!