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giovedì 16 aprile 2020

Life songs - Canzoni della vita

Essendo nato nel '60, questo disastroso 2020 rappresenta un giro di boa significativo. Visto il momento, bilanci direi che non è il caso di farne e guardo avanti perché non so ancora quanto mi toccherà lavorare. E così ho scelto dieci canzoni, non necessariamente le più belle, ma quelle che rappresentano la colonna sonora dei periodi e dei momenti più significativi della mia vita. In parte le ho scelte io, ma quasi sempre sono state loro a scegliere me.

Patti Smith - Gloria
Bologna 1979, il mio primo concerto.

R.E.M. - Shiny happy people
Dopo la guarigione da una grave malattia, l'estate 1991 la trascorsi tutta al mare aspettando la nascita di nostro figlio e ascoltando Out of Time.

Talking Heads - Psycho Killer
Primi anni '80: l'esordio su un palco con la cover di questa canzone.

Claudio Lolli - Ho visto anche degli zingari felici
La fine dell'adolescenza, le radio libere, le rivolte di Bologna del 1977 e la certezza di far parte di una minoranza.

The Cure - The Lovecats
1984: dopo un periodo buio, un lungo viaggio in camper fatale per i piloti di questa teiera volante.
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David Sylvian - Orpheus
Alla fine degli anni '80 siamo andati a vivere insieme e il sottofondo era questo: l'ultimo disco solista di Sylvian; l'ho amato e ascoltato a ripetizione.

Radiohead - Lucky
I nostri tempi richiamano alla mente i personaggi di Walt Disney quando corrono sull'orlo di un baratro senza rendersene conto. (Thom Yorke, a proposito del verso We are standing on the edge che chiude la canzone.)
Mai attuale come ora, ma in realtà questa canzone (anche per il titolo) è l'emblema di un periodo spensierato di viaggi in auto ascoltando della gran musica per tutti gli anni '90. Gli ultimi con le cassette.

Police - Message in a bottle
Autunno 1979: Finite le superiori, fuga da casa per vagabondare nell'Europa del nord finendo a fare lo squatter e, per mantenermi, il lavapiatti in un ristorante di lusso sul Mare del Nord. Tutte le sere passava in radio.

Tre allegri ragazzi morti - La mia vita senza te
2012: Una canzone che mi strappa il cuore, perché coincide con la prima volta in cui ho dovuto affrontare la scomparsa di una persona cara.

The Shins - Phantom Limb
Madagascar 2007, colonna sonora (per caso) di un viaggio solitario e indimenticabile in mezzo alla natura primordiale. Gruppo poco noto in Italia, ma portatore di un pop sopraffino.

venerdì 13 marzo 2020

Riascoltare vecchi dischi

Visti i tempi, è anche l'occasione per riascoltare dischi non vecchissimi, ma dimenticati troppo in fretta. Il 13 marzo 1995, esattamente venticinque, anni fa usciva The Bends, il secondo album dei Radiohead.
L'ho riascoltato tutto: era ed è ancora un fottuto capolavoro.

Fake plastic tree fu il terzo singolo e malgrado il disco non fosse andato molto bene nelle vendite, raggiunse il 20° posto in UK. Pochi accordi con la chitarra acustica bastarono a Thom Yorke per fare esplodere tutta la sua vocazione lirica. In studio registrò voce e chitarra in una sola sessione, lasciando poi le rifiniture agli altri. La dolcezza del brano stride spesso con il testo, a tratti lugubre, a tratti surreale: "She lives with a broken man/ A cracked polystyrene man who just crumbles and burn" (Lei vive con un uomo a pezzi / Un uomo di polistirolo marcio che si sbriciola e brucia)
L'albero finto di plastica del titolo si può interpretare come una metafora della finzione umana, anche se pare che Thom Yorke abbia scritto il testo pensando al consumismo e alla massificazione della società. Così l'incipit:
Il suo innaffiatoio di plastica verde
Per la sua piantina di gomma cinese finta
Nella terra di plastica finta 
Che ha comprato da un uomo di gomma

In una città piena di piani di gomma

sabato 30 novembre 2019

Pink Floyd, The Wall, ricordi e cambiamenti

Il 30 novembre del 1979, esattamente 40 anni fa, stavo sbavando davanti alla vetrina di un negozio di dischi ad Amsterdam (dove da un paio di mesi lavoravo come lavapiatti) in attesa della paga per comprarlo. Abitavo in uno squat ed ero passato di lì per caso; fu una sorpresa assoluta, non ne sapevo nulla: un tempo le notizie giravano poco. All'epoca ne avevo appena compiuti diciannove. Tempo e musica sono un'accoppiata bastarda, perché con l'andar degli anni i gusti cambiano; nel mio caso non so dire se in meglio o in peggio. Un dato di fatto è che The Wall non l'ascolto più da una vita. Col tempo ho apprezzato altre cose dei Pink Floyd, soprattutto i primi album e brani come questo.

domenica 22 settembre 2019

The Magnificent Seven

Ho avuto una botta di nostalgia di quelle forti e mi sono sparato un'ora di Sandinista a tutto volume. Avevo dimenticato l'inizio col botto: The Magnificent Seven è un capolavoro. Il brano fu creato su un giro di Norman Roy-Watts, bassista dei Blockheads di Ian Dury e modellato su quello che si definisce stream-of-consciousness: un flusso torrenziale di ritmo e parole che hanno lasciato il segno nella storia della musica. Si tratta di un racconto sarcastico e surreale della quotidianità lavorativa di una persona, attraverso l'automazione dei gesti quotidiani, il consumismo e la manipolazione dei media. Un testo zibaldone che oggi suona quasi come una sorta di precognizione sul libero mercato e la globalizzazione.

Ring! Ring! It’s 7:00 A.M.!                            Sveglia! Sveglia! Sono le 07:00!
Move y’self to go again                                Muoviti per andare di nuovo
Cold water in the face                                 L’acqua fredda in faccia
Brings you back to this awful place              Ti riporta a questo posto orribile
Knuckle merchants and you bankers, too      Di nobili mercanti e banchieri


Oltre che dal dub, all'epoca i Clash erano stati conquistati da uno dei gruppi pionieri del rap, di cui aprirono il concerto a New York nel 1981: Grandmaster Flash e Furious Five.

Il video combina la versione in studio del 1980 con immagini dal vivo della performance al Tom Synder Show, giugno 1981.

giovedì 28 marzo 2019

Autobiografia musicale in 100 canzoni: Gioia e Rivoluzione

In quinta elementare scappai di casa, mentre mio cugino incredibilmente riuscì a fuggire da scuola. Eravamo in sezioni diverse, ma avevamo due insegnanti veramente stronzi: dei residuati del fascismo che menavano come fabbri. Io non le avevo mai prese, ma il mio compagno di banco, per aver sbagliato platealmente il cognome, ricevette due ceffoni con tanto di sbruffi di sangue che dal suo naso finirono sul mio quaderno e sul grembiule. Il paradosso è che oggi succede esattamente il contrario, ma sarebbe un lungo discorso.
Sta di fatto che un giorno di primavera, all'alba uscii in punta di piedi e andai a nascondermi in aperta campagna dietro l'argine di un fiume con una scorta di cibo. Si mobilitò tutto il paese e prima di sera mi ritrovarono. Parenti e conoscenti, scandalizzati, consigliarono subito ai miei genitori di mandarmi in collegio, dove nel frattempo erano già finiti i miei cugini. Per fortuna non andò così.
In gioventù ribellarmi alle ingiustizie e al conformismo è stato fisiologico, ma nell'arco dell'esistenza e ad ogni età ci sono sempre mille modi per farlo: dalla rivolta adolescenziale de I 400 colpi a quella senile di Ella & John, in fuga col camper fregandosene delle convenzioni.

Le rivolte del '77 a Bologna sono state una palestra ideale: ero ancora giovanissimo, simpatizzavo con gli indiani metropolitani e con l'ala più libertaria e anarchica del movimento. Cominciai a trasmettere in una radio libera, ma libera veramente.

#1 Gioia e Rivoluzione - Area (Crac! 1975)

sabato 15 dicembre 2018

2018 in musica: canzoni, album, concerto dell'anno

Da quando c'è la rete qui sulla teiera mi piace condividere novità interessanti (a volte anche entusiasmanti) purtroppo però non mi sono mai annoiato come quest'anno nell'ascoltare nuove uscite. Tutta la rete e milioni di ascolti a disposizione, però (parafrasando Forma e Sostanza di C.S.I.) Comodo ma come dire poca soddisfazione. Siccome ho bisogno della mia dose giornaliera, negli ultimi mesi sono spesso andato a ripescare nel passato recuperando ascolti molto datati ma sempre eccezionali: in particolare Traffic, Soft Machine, Brand X e ovviamente Gong.
Tornando comunque al 2018, qualcosa si salva e merita.

LA CANZONE
L'ultimo lavoro degli Editors non mi ha esaltato, diciamo un 6½ di stima. La versione elettronica della title track ha un fascino vintage irresistibile, ma quella acustica ha qualcosa di magico e potente.




IL CONCERTO
American Utopia non passerà alla storia come un album fondamentale, ma per come sa rappresentare la sua musica dal vivo David Byrne è uno degli ultimi artisti geniali ancora in circolazione.




















ALBUM

Rhye - Blood
Sembra Sade, ma è Mike Milosh, voce maschile del duo canadese Rhye. Mischiano con raffinatezza R&B a dream-pop.










Dopo gli esordi punk-hardcore ha messo il suo talento al servizio della melodia componendo due album di ballate acustiche dal sapore beatlesiano con echi di Simon & Garfunkel. Siamo abituati alla ridondanza, ai cofanetti deluxe e anch'io in un primo momento sono rimasto spiazzato dalla brevità di dieci brani che non superano i due minuti e mezzo: sono come miniclips d'autore che condensano il meglio in poche immagini. Mai come in questo caso il motto less is more risulta azzeccato. Qua



J. Mascis - Elastic Days

Classe '65 e ancora tanta classe da vendere.









Me lo ricordo in The Commitmens di Alan Parker ambientato a Dublino; un ragazzino dai capelli rossi. Ha iniziato a suonare per le strade della capitale irlandese a 13 anni e dopo tanti anni ha ancora qualcosa da dire. Disco caldo come un abbraccio grazie anche all'uso di Hammond e fiati. Qua







Impossibile non apprezzare l'electro-soul di James Mathé:  songwriter, producer, e musicista londinese che usa lo pseudonimo di Barbarossa. Poco conosciuto in Italia.

Don't Enter Fear


IL VIDEO
Valerio Mastandrea si presta ad una spassosa pantomima. Da notare intorno al minuto 2:30 le due locandine di Non essere cattivo, di cui una mezza strappata.


DISCHI ITALIANI
Guarda un po' chi si rivede!

Ustmamò - Il Giardino che non vedi
Disco autoprodotto tramite crownfunding sulla piattaforma musicraiser.

Massimo Zamboni - Sonata a Kreuzberg
Qua il nuovo progetto dell'ex C.C.C.P - C.S.I. con Angela Baraldi incentrato su Berlino.
Qui si può ascoltare/scaricare.

martedì 20 novembre 2018

Autumn blues e rifugi musicali: Portishead - Roads

I primi freddi, insieme al buio al mattino che ti sorprende in modo ancora più avvilente nel pomeriggio, portano d'istinto a rifugiarsi in certa musica, oltre che nel vino e nelle castagne.
Dummy è l'album di debutto dei Portishead, un cult degli anni '90. Un mix raffinato tra avanguardia e retrò: una babele di stili musicali che ha segnato l'apice e anche l'inizio del tramonto del genere trip hop. Bellissima la definizione che ho letto su musicletter: la musica dei Portishead faceva penetrare le lacrime del blues attraverso le crepe della musica elettronica.
Questa è Roads, una delle gemme del disco, qui suonata dal vivo con orchestra e soprattutto con la voce unica di Beth Gibbons. 
Di lei consiglio di recuperare Out of season, lavoro da solista uscito nel 2002 con la collaborazione di Paul Webb, ex Talk Talk nonché suo compagno.



Non sono un amante dei remix, ma questo è un ottimo lavoro.

lunedì 15 ottobre 2018

Futuro invisibile

Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
De André - Amico Fragile

All'inizio di questa storia si racconta della sparizione di un'intera città. Si fanno chiamare Invisibili. Hanno imparato a muoversi tra le pieghe della società civile come fantasmi, abitando le aree abbandonate del territorio reale. Il libro è la prima parte de “La trilogia degli evaporati" 

Visionario e con spunti parecchio stimolanti. A volte succede che un libro che all'improvviso accenda lampadine che se ne stavano lì pronte in un angolo della mente, in attesa di qualcuno o qualcosa che premesse l'interruttore. Un'illuminazione per far prendere forma a concetti intangibili che diventano parole nitide in grado di riflettere ciò che hai elaborato dopo tanti anni di lavoro.
Non è stato per modestia e né per scarsa voglia che sono voluto ritornare ad essere un soldato semplice, ma solo perché così il tempo improduttivo è tornato ad essere mio alleato. Il mito della crescita infinita... che si fottano! Come ultimo atto, terminata questa pantomima, bisognerebbe proprio trovare la strada e il coraggio per ritirarsi; sempre più underground, non catalogabili. Fino a diventare un giorno invisibili. Forse l'unica utopia ancora immaginabile per ribellarsi alla società in cui stiamo vivendo. 

Viviamo in un'epoca di grandi cambiamenti, un'epoca in cui la tecnologia è sempre più pervasiva e la nostra identità, la nostra vita, sempre meno private. Entriamo in un negozio e dopo qualche minuto Facebook ci propone pubblicità dei prodotti che erano in vendita in quel negozio. Ci tracciano, ci ascoltano, sanno tutto di noi e noi diciamo loro tutto, tramite i social, tramite le nostre tracce elettroniche. Allora forse la vera rivolta, il vero sovvertimento del sistema non sarà opporsi alla globalizzazione, opporsi alla finanza, opporsi all'autorità, ma semplicemente sparire. Diventare invisibili al sistema, non lasciare più tracce, costruirsi una vita non solo fuori dagli schemi, ma proprio del tutto fuori dal sistema.
da fantascienza.com


martedì 11 settembre 2018

Blob di fine estate: Il Selvaggio, Wu Ming, J Mascis, Thom York, Serena Williams

Uno Stato non è migliore di chi lo guida – Philip K. Dick (La svastica sul sole)

Sarà la fine dell'estate o l'effetto taser di un governo che mi anestetizza, ma sono strani giorni in cui non riesco a concentrarmi su niente; tantomeno scrivere. Mi estraneo leggendo questo libro durissimo per la carica di violenza e disperazione che trasmette. Al tempo stesso però è anche di una vitalità incredibile: non riesco a staccarmi. Arriaga racconta due storie parallele: una (in parte anche autobiografica) ambientata nella sua Città del Messico, l'altra nello Yukon, la regione nordoccidentale del Canada. Juan Guillermo, il protagonista, è un adolescente che impara ad arrangiarsi crescendo sui tetti della città in un quartiere malfamato con il mito del fratello maggiore Carlos, cane sciolto colto e indipendente che si fa beffe della polizia messicana. 


Thom Yorke ha curato la colonna sonora di Suspiria. Questa ballata solo per piano e voce è un gioiello.




Così come questa canzone di J. Mascis che precede il suo nuovo lavoro che uscirà a novembre a tre anni di distanza da Tied a Star: un album che ho amato e ascoltato all'infinito.




The End of the F***ing World
Una delle serie più belle e sorprendenti della scorsa stagione avrà un seguito.



















Il politically correct portato all'estremo sta diventando un'ossessione in tutti i campi e rischia definitivamente di perdere significato. Agli Us Open una sconfitta netta e clamorosa si è trasformata a livello mediatico in una ridicola questione di genere. Serena Williams, campionessa di antisportività, ha oscurato con il suo psicodramma la vittoria della giovanissima Osaka, con l'aggravante dell'odiosa affermazione (che in Italia ben conosciamo in versione salviniana) urlata all'arbitro: "Io non baro, ho una figlia, non puoi farmi questo." Della serie: lo dico da mamma!



















Per ora l'unica consolazione della fine dell'estate è l'uscita di questo libro il 23 ottobre.


mercoledì 1 agosto 2018

L'imprevedibile potere della musica

La Roux, nome d'arte di Elly Jackson, è arrivata al successo giovanissima nel 2009, forse troppo velocemente. Tant'è che a un certo punto si era smarrita in una specie di burn out da sovraesposizione.
"Era come se questa grande palla di tensione nella mia gola si fosse chiusa e io non ne avessi il controllo. Non ho potuto cantare per circa un anno". 
Ci sono canzoni, a volte anche recenti, che in modo sorprendente innescano nel cervello un meccanismo che ci riporta indietro: è un fenomeno studiato ed è relativo alla produzione di dopamina collegata ai ricordi piacevoli della nostra vita. Let me down gently è per me uno di quei brani. Non so come o perché, ma ha il potere di trasportarmi emotivamente in una bolla di nostalgia ad un'estate spensierata e allo stesso tempo malinconica verso la fine degli anni '80 che ha avuto come sottofondo True Faith, Sign O' The TimeThere Is A Light That Never Goes Out e la dolcissima Orpheus di David Sylvian. Gli ultimi mesi prima della stagione adulta delle responsabilità e del distacco definitivo dai genitori.
In questa versione live mi fa impazzire, compreso l'assolo finale di sax vintage. La Roux è al lavoro per il terzo album.

giovedì 21 dicembre 2017

Gironzolare e perder tempo camminando (The Lovecats)


Gironzolare e perdere tempo camminando è il modo migliore per (ri)scoprire il territorio e far viaggiare i pensieri. 

Il sogno, un giorno, è avere qualche mese di tempo per attraversare l'Italia da nord a sud lungo gli Appennini in luoghi come questo


Hand in hand
Is the only way to land
And always the right way round

Not broken in pieces

domenica 6 agosto 2017

Arcade Fire - Everything Now

Gli esordi di Funeral sembrano in realtà più distanti dei 13 anni passati. Everything Now sarà anche un sogno di una notte di mezz’estate e nulla più come lo hanno definito su sentireascoltare, ma come fan della prima ora, non sono così deluso. Basta prenderlo così, un po' più alla leggera. Tanto il concetto di indie band in generale si è ormai svuotato di significato e ci ha anche frantumato i cosiddetti. Ci sarebbe invece da ridire sulle trovate promozionali: un'esposizione eccessiva, un po' squinternata e francamente controproducente; i Radiohead a confronto sono avanti anni luce. 
Senza ombra di dubbio il loro meglio resta ancora The Suburbs, però quando sento brani funk come Good God Damn con quel basso strepitoso e mi giungono alle orecchie echi di Sandinista e Talking Heads, io mi esalto. La (temporanea?) svolta pop e main stream è innegabile: a molti fa storcere il naso (spesso con giudizi affrettati e non giustificati), ma il loro pop è più bello degli altri. (deerwaves)
Magari al prossimo giro ci stupiranno, ma resta sempre l'annoso problema degli anni che passano anche e soprattutto per band dagli esordi così folgoranti come gli Arcade Fire. Prendiamo l'esempio dei Beirut (visti a Ferrara nel 2011) che al quarto album si sono fossilizzati nel tentativo di restare fedeli ad un formula ormai logora che dieci anni prima li aveva fatti diventare un gruppo di culto. 

sabato 1 luglio 2017

Teiera volante vol.15

Immagini e musica da una Romagna che si sta tropicalizzando (come il resto d'Italia). Subito sotto, due foto dell'impressionante tempesta dell'altro ieri, arrivata dopo una settimana torrida... e poi la Teiera #15: con Paul Weller, Texas, Karen Elson, Portugal. the man, Thievery Corporation, Fergeby? (unica presenza italiana), The Killers, The National, Arcade Fire, Manchester Orchestra, PJ Harvey, Slowdive.
Che cosa aggiungere se non buon ascolto a chi fosse interessato e buona estate.




















giovedì 18 maggio 2017

Black Hole Sun

Oggi la notizia: in un albergo di Detroit è morto anche Chris Cornell. Un buco nero ha ormai risucchiato tutti i front-man del quintetto grunge che nella prima metà degli anni '90, dopo la sbornia di elettronica, mi riportò felicemente sulle strade del rock più puro. 
Cinque voci uniche, pazzesche, di cui resta il solo Eddie Vedder e se fossi in lui una toccatina me la darei. 
Cinque gruppi: Nirvana, Stone Temple Pilots,  Alice in Chains, Soundgarden e Pearl Jam che hanno saputo riscrivere l'ultima grande stagione del rock con il secolo quasi ai titoli di coda. Dischi che ho divorato, in particolar modo: Unplugged dei Nirvana, Purple, Vs e i due E.P. di Alice in Chains. 

Black Hole Sun in una recente versione acustica su CBS.

lunedì 13 febbraio 2017

A day in the life

Cinquant'anni fa, tra gennaio e febbraio del 1967 negli studi di Abbey Road, i Beatles composero il capolavoro che chiude Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.
Nell'arco degli anni ci sono state diverse canzoni dei Fab Four che ho amato, ma questa è quella che sceglierei definitivamente. C'è la melodia senza un vero ritornello, la sperimentazione, un testo enigmatico e per la prima volta un'orchestra di 41 elementi. Fu Paul a insistere con George Martin per inserire la parte orchestrale nonostante le resistenze della Emi. La mia immaginazione si era infiammata: un'orchestra sinfonica!  Capii subito che il risultato sarebbe stato magnifico. 

Il quinto Beatles si mise al lavoro e scrisse una partitura che consegnò ai musicisti con una raccomandazione, come racconta lo stesso Martin nel suo libro L'estate di Sgt. Pepper:
Voglio che ognuno vada per conto proprio e ignori tutto ciò che gli succede accanto; badate soltanto al vostro suono. Risero: metà di loro pensò che eravamo completamente pazzi e l'altra metà che la situazione era uno spasso.
La registrazione fu un vero e proprio happening con la presenza in studio di amici e musicisti come Mick Jagger, Marianne Faithfull, Brian Jones e Graham Nash. 
Il risultato fu questa meraviglia, con un finale che (come il brano) è entrato nella storia della musica per il potentissimo accordo in Mi maggiore eseguito su tre pianoforti che spezza il crescendo infernale dell'orchestra.
Una sola canzone dei Beatles da portare in un'altra vita: quale scegliereste?

lunedì 22 agosto 2016

Portishead - Roads (live and remix)

Proprio oggi, il 22 agosto del 1994, usciva Dummy, l'album di debutto dei Portishead e questa è Roads, una delle gemme del disco, suonata dal vivo con orchestra e soprattutto con la voce da brividi di Beth Gibbons. 
Di lei consiglio di recuperare Out of season, lavoro da solista che del 2002 con la collaborazione di Paul Webb, ex Talk Talk, nonché suo compagno.



Non sono un amante dei remix, ma questo è un ottimo lavoro.

martedì 9 agosto 2016

Michael Kiwanuka - Cold Little Heart

Prendetevi dieci minuti di pausa da qualsiasi cosa per ascoltare questa meraviglia di Michael Kiwanuka, cantautore londinese figlio di rifugiati ugandesi.
Un'introduzione Hammond accompagnata da una chitarra slide alla Gilmour, si trasforma in una ballata soul da brividi grazie ai cori e ad una voce che evoca coloro che hanno fatto la storia della black music. Per me, finora, canzone dell'anno. 

giovedì 30 giugno 2016

Portishead - SOS

Nelle ultime settimane qualcosa mi ha sottratto la voglia di scrivere, oltre che il buonumore. Fra un paio di settimane siamo in partenza per Berlino, ma non sento quell'entusiasmo che di solito precede la partenza per vedere qualcosa di nuovo. 
Sarà quello che accade nel mondo, il futuro incerto dei figli, i genitori che invecchiano e hanno sempre più bisogno, il lavoro che un tempo mi piaceva e nel frattempo è diventato una discreta merda. Passerà... spero presto.

Proprio Berlino. Ricordo l'eccitazione, in quel novembre alla fine degli anni ottanta, di fronte alle immagini del muro che cadeva in coincidenza con il mio compleanno. Non avevo ancora trent'anni.
Ora, a volte, ho l'impressione di vivere una realtà distopica, come in uno di quei film di fantascienza con cui sono cresciuto.

La cover tributo di Beth Gibbons (Portishead) a Joe Cox. Una versione nello stesso tempo dolce e spettrale della canzone degli Abba.

mercoledì 24 febbraio 2016

Titoli di testa e soundtrack: Trainspotting

Princes Street, Edimburgo. Vi dice niente? E' la strada in cui fu girata la prima scena (quella della fuga sulle note incalzanti di Lust for Life di Iggy Pop) di Trainspotting.
Esattamente vent'anni fa usciva in UK il film di Danny Boyle, in Italia sarebbe poi arrivato solo in ottobre. Una pellicola ormai storica che merita un omaggio con i titoli di testa originali, dove uno per uno vengono presentati tutti i protagonisti. Da sottolineare la favolosa colonna sonora: da Brian Eno a Lou Reed passando da Blondie
I sequel rappresentano sempre un terreno insidioso, ma in questo caso mi affido al talento del regista inglese che sta lavorando al seguito intitolato Porno dal romanzo di Irvine Welsh che riprende il filo del discorso con gli stessi personaggi. 

"Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo di stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa cosí? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?"


martedì 22 dicembre 2015

Infinite Sun

Qui dalle mie parti sarebbe più giusto parlare di infinite fog. La nebbia sta stagnando da un mese, per cui ben venga ad asciugarci un po' le ossa questa canzone dei Kula Shaker che anticipa l'uscita a febbraio del nuovo album K 2.0.

Negli anni '90 per chi viaggiava in auto con il sottoscritto era facile beccarsi Govinda a manetta. K, il loro album d'esordio, è stata una delle migliori rivisitazioni del rock psichedelico anni '60.
Ora che ci penso era il '96... sono passati già vent'anni!