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lunedì 8 luglio 2019

Black Keys + Black Pumas

Rientro forzato dalla mini vacanza. In una Napoli infuocata prendiamo al volo un taxi con una fretta pazzesca, superagitati per paura di perdere l'ultimo treno utile per Bologna. Il tassista: "Statè cheti, arriviàm in nu' attimò". Pensate a un'infrazione qualsiasi del codice della strada: lui l'ha commessa. Un mito!


Una settimana difficile e la musica aiuta a riprendersi con due dischi arrivati al momento giusto.

Black Keys - Lets'rock
Il rock è invecchiato (spesso male) ma qualcuno riesce ancora a divertire. Ondarock lo stronca, ma per me Let's Rock è già disco dell'estate. Quel filo di tamarragine spensierata che non guasta e la chitarra elettrica protagonista: timbri, riff e ritmi da bignami della musica. Da ascoltare in auto a tutto volume coi finestrini aperti per le strade di campagna.

Black Pumas - ST
Un grande esordio: in questo album c'è l'anima Motown. Eric Burton e Adrian Quesada hanno il tocco magico.



Wimbledon
Prendersela con Fognini non è moralismo: è talmente ignorante e maleducato che se non avesse avuto la fortuna di saper giocare a tennis, manco a zappare sarebbe idoneo. Sarebbe capace di perdere tempo ad insultare perfino le zolle di terra. clic











I confini pattugliati e le barriere decisamente no; salvare le persone in mare sempre e comunque, ma fra tutti gli esempi possibili quello del kebab a Edimburgo non è che sia proprio il massimo da sbandierare.

martedì 11 settembre 2018

Blob di fine estate: Il Selvaggio, Wu Ming, J Mascis, Thom York, Serena Williams

Uno Stato non è migliore di chi lo guida – Philip K. Dick (La svastica sul sole)

Sarà la fine dell'estate o l'effetto taser di un governo che mi anestetizza, ma sono strani giorni in cui non riesco a concentrarmi su niente; tantomeno scrivere. Mi estraneo leggendo questo libro durissimo per la carica di violenza e disperazione che trasmette. Al tempo stesso però è anche di una vitalità incredibile: non riesco a staccarmi. Arriaga racconta due storie parallele: una (in parte anche autobiografica) ambientata nella sua Città del Messico, l'altra nello Yukon, la regione nordoccidentale del Canada. Juan Guillermo, il protagonista, è un adolescente che impara ad arrangiarsi crescendo sui tetti della città in un quartiere malfamato con il mito del fratello maggiore Carlos, cane sciolto colto e indipendente che si fa beffe della polizia messicana. 


Thom Yorke ha curato la colonna sonora di Suspiria. Questa ballata solo per piano e voce è un gioiello.




Così come questa canzone di J. Mascis che precede il suo nuovo lavoro che uscirà a novembre a tre anni di distanza da Tied a Star: un album che ho amato e ascoltato all'infinito.




The End of the F***ing World
Una delle serie più belle e sorprendenti della scorsa stagione avrà un seguito.



















Il politically correct portato all'estremo sta diventando un'ossessione in tutti i campi e rischia definitivamente di perdere significato. Agli Us Open una sconfitta netta e clamorosa si è trasformata a livello mediatico in una ridicola questione di genere. Serena Williams, campionessa di antisportività, ha oscurato con il suo psicodramma la vittoria della giovanissima Osaka, con l'aggravante dell'odiosa affermazione (che in Italia ben conosciamo in versione salviniana) urlata all'arbitro: "Io non baro, ho una figlia, non puoi farmi questo." Della serie: lo dico da mamma!



















Per ora l'unica consolazione della fine dell'estate è l'uscita di questo libro il 23 ottobre.


domenica 1 luglio 2018

Uruguay tutta la vita

Concedetemi una breve ed unica parentesi sui mondiali di calcio in Russia.

Nonostante la scarsa simpatia di Suarez, come si fa a non tifare per una squadra guidata da un uomo così? Un allenatore che ha trasformato la Garra sudamericana in qualcosa di nobile e poetico e la sua malattia in forza.




Ne ‘Il libro degli abbracci’, Eduardo Galeano racconta che c’è un uomo che parla con Utopia e questa, man mano che lui si avvicina, continua ad allontanarsi. Un terzo gli chiede: perché la insegui se non puoi raggiungerla? E lui risponde: perché solo così cammino.”  Óscar Washington Tabárez

lunedì 25 giugno 2018

Uccidi Paul Breitner: quella maglia color arancione utopia

I primi istanti della finale della Coppa del mondo del 1974.
In campo Germania Ovest e Olanda. Dal calcio d'inizio i giocatori in maglia arancione toccano la palla quattordici volte di seguito con quattordici giocatori in continuo movimento e in perenne interscambio di posizioni tra loro, fino a quando il quindicesimo giocatore che poi indossa il numero quattordici e risponde al nome solenne di Johan Cruijff, al termine di un'improvvisa progressione individuale entra in area ed è atterrato dal difensore tedesco Uli Hoeneß. L'arbitro fischia rigore. É passato meno di un minuto. La Germania Ovest non ha ancora toccato la palla. É il momento più alto e sublime del "calcio totale".


“Uccidi Paul Breitner” di Luca Pisapia (Alegre, pag. 285)


In tanti credono di saper raccontare di calcio, ma è una dote che in pochi hanno: in questo libro Luca Pisapia lo fa in una maniera affascinante, evitando l'onanismo del pur bravo Federico Buffa e la spocchia dei tecnici pallonari e filosofi che salgono in cattedra. Partendo da Argentina 1978: i mondiali della colpa (quando i desaparecidos venivano torturati e assassinati nei bunker di regime) e della marmellata peruviana, fino alla più recente edizione in Brasile grondante corruzione, una narrazione che mette in luce i grandi eretici e i visionari del pallone senza tralasciare i contesti socio-politici. Da sempre, fin dall'inizio del XX secolo, le dittature, la politica ed i potentati economici hanno trovato nello sport e nel calcio in particolare uno dei loro principali strumenti di propaganda. L'altra faccia della medaglia, quella più moderna, è quella dove il calcio è potere, declinato nella corruzione fondamento delle democrazie capitaliste. É l'evoluzione di un apparato ideologico utile a produrre consensi e che nella declinazione berlusconiana raggiungerà una delle sue massime espressioni, per poi essere a sua volta superato da una globalizzazione sempre più vorace che sta portando i prossimi mondiali in Qatar.
Pagina dopo pagina, fiction e realtà storica scorrono su binari paralleli per poi intrecciarsi in modo avvincente. Una controstoria a tratti struggente, che scava nel profondo ed emoziona chi come me da ragazzino aveva pianto di rabbia nel vedere l'Olanda scippata del titolo che avrebbe meritato esattamente 40 anni fa in una finale nella quale l'arbitro italiano Gonella permise di tutto all'Argentina del dittatore Videla. Dieci anni dopo la nostra folle squadra amatoriale avrebbe avuto come divisa quella stessa maglia color arancione utopia.

domenica 24 settembre 2017

L'Abatino, Comunardo Niccolai, lo sciagurato Egidio: post nostalgico sul calcio che non c'è più

Quando anche Verona e Sampdoria vincevano lo scudetto.

Quando il falso nueve si chiamava centravanti di manovra.

Quando alla Spagna rompevamo regolarmente il culo.

Quando i numeri sulla maglia avevano un senso.

La disfida tra Gianni Rivera e Concetto Lo Bello.

Il Torino di Pulici e Graziani.

I favolosi neologismi di Gianni Brera che però non capì il Milan di Sacchi. Su Repubblica fu pubblicato un mio intervento sulla questione, al quale replicò puntuale.

I primi bidoni stranieri degli anni '80:
«Diventerà più forte di me»
(Diego Armando Maradona sul fratello Hugo che fu preso dall'Ascoli)

«Platini ha segnato diciotto gol. Milan, io ne infilerò di più! Diventerò l’idolo dei giovani»
(Luther Blissett, Attaccante Milan)

Niccolai, stopper nel Cagliari di Gigi Riva: battezzato Comunardo dal padre antifascista ed ex portiere del Livorno, in onore della Comune di Parigi.

Le telecronache di Nando Martellini.

Il tifo sfrenato di un ragazzino per l'Olanda ai mondiali del 1974 e del 1978.

I gol mangiati di Calloni (ribattezzato da Brera lo sciagurato Egidio di manzoniana memoria).

La schedina del totocalcio con gli amici al bar.

Paolo Sollier che esultava a pugno chiuso.
«Il calcio di oggi? Non mi dispiace quello che si vede in campo, il resto m’infastidisce. 

Schedina 13-5-84

sabato 12 agosto 2017

Italia che affonda anche nell'atletica


Atletica antica passione. Nessun altro sport sa darmi le stesse emozioni. Fin da bambino non perdo un'olimpiade, un europeo o un mondiale ed è veramente triste vedere l'Italia così ridotta: una comparsa in un film in cui tutti gli altri sono protagonisti. A un giorno dalla fine dei mondiali di Londra siamo a 0 medaglie e soprattutto nessun atleta che abbia raggiunto una finale. La regina dello sport come metafora del nostro declino.

giovedì 14 aprile 2016

Brutti, sporchi e cattivi del calcio

Nostalgici del calcio di un tempo, quando potevano vincere un titolo anche il Verona di Bagnoli e la Samp di Boskov? Non resta che aggrapparsi all'Atletico Madrid e al Leicester di Ranieri.
Ieri sera, che gusto vedere i brutti e cattivi dell'Atletico far fuori i marziani milionari del Barça. Nella squadra del cholo Simeone non ce n'è uno che non sembri un pregiudicato, tutti alle dipendenze di un geniale stratega che li fa correre e randellare come invasati. Il tiki taka fighetto di Messi e compagni demolito da una squadra tutto cuore, corsa e organizzazione. La sintesi perfetta nell'immagine sotto.
Per i romantici del calcio è bello ogni tanto ricordarsi che trattasi di uno sport di squadra dove non bastano solo i miliardi.




sabato 12 settembre 2015

Il sapore di una vittoria imprevista


Com'è il sapore di una vittoria, soprattutto quando è inaspettata? Dolcissimo ed esaltante, una sensazione che ti pervade e ti trasporta dentro una bolla fluttuante e leggera.
L'orchessa ruggiva furiosa, ma è andata fuori giri sfiorando la crisi isterica di fronte a quello scricciolo pugliese che con intelligenza e classe ha corroso le sue fondamenta fino a fare crollare le certezze della numero uno WTA, spesso anche campionessa di presunzione.
L'unico cruccio è non poterle vedere tutte e due sul gradino più alto di New York. Nel 2013 eravamo a Flushing Meadows; le ho viste giocare entrambe (ero proprio seduto vicino a Barazzutti e a Cinà e mi divertivo a sentire i loro commenti su una nerboruta tennista ungherese che tentava invano di abbattare la Vinci a pallate). Se qualcuno mi avesse raccontato che due anni dopo la finale femminile se la sarebbero giocata Piccola Penna e Roberta Vinci mi sarei messo a ridere (ma avete visto il suo polpaccio vicino a quello della Williams?)
E' il bello dello sport e del tennis, un gioco anche di testa capace di mandare al manicomio ogni pronostico. L'ultimo tocco durante il match point è poesia.

Per completare la gioia bisognava avere un po' di lucida follia e buttarci un euro, visto che Robertina in finale veniva data 1 a 300.

lunedì 28 luglio 2014

Uno così riesce a far fare bella figura perfino a Blatter

Ecco quello che si può definire un fine pensatore. Uno così, che riesce a far fare bella figura perfino a Blatter, dovrebbe dirigere al massimo una bocciofila e invece è candidato alla guida della federcalcio italiana.
Al di là del concetto di razzismo e della solita menata del politically correct che sempre fa insorgere i paladini dell'ipocrisia, sorgono grossi dubbi non solo sull'intelligenza, ma anche sulle capacità di un personaggio (pluricondannato) che ormai certo di avere le chiavi in mano della FIGC, se ne esce con una frase così infelice in un contesto ufficiale. Indicativa dello spessore dell'uomo.
Qualche tempo fa Tavecchio, da saggio dirigente qual è, ha elargito perle di saggezza anche sul calcio femminile: “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili”
Qualche mese fa Donald Sterling, presidente dei Clippers di Los Angeles, è stato sospeso a vita dalla NBA per aver detto alla fidanzata "niente neri alle partite".


giovedì 5 settembre 2013

La teiera volante a New York: 3 - US Open

Il paese dei balocchi per gli appassionati di tennis. Non ti crescono le orecchie da asino ma la punizione consiste nel prosciugarti la carta di credito!
Viste le ottime previsioni decidiamo per la seconda giornata anche perché giocano tante italiane e Federer nel centrale al primo turno. Si prende la linea 7 che va nel Queens e si scende alla penultima fermata. Nella prima settimana di torneo, basta arrivare un po' presto e si può fare un biglietto giornaliero (costo 62$) che dà diritto all'ingresso sia nei campi principali che in quelli secondari, dove si possono vedere i giocatori da molto vicino. Può capitare come a noi di ritrovarsi seduti di fianco Barazzutti e al simpatico allenatore di Roberta Vinci che alla mia domanda sul valore dell'avversaria ungherese (stazza doppia dell'italiana) ha commentato dicendo che più che una giocatrice di tennis si trattava di una lottatrice di sumo. Roberta ne esce vincente grazie alla sua classe in grado di fronteggiare senza problemi le mazzate della magiara dall'urlo feroce.
Impressionante il colpo d'occhio all'Arthur Ash dove Federer ha strapazzato un giocatore sloveno (poi Roger se n'è uscito mestamente agli ottavi). 
















L'ultimo set perso da Dimitrov: astro nascente, nonché martellatore sciagurato.

Classe, testa e un gran rovescio in back.


Bella e brava... ma ogni tanto serve anche un piano B.


Ho visto una Pennetta in forma smagliante, infatti...

giovedì 21 marzo 2013

19"72: un altro pezzo d'Italia che se va

Da ragazzino cominciai a fare atletica proprio per emulare le sue gesta e quelle di Fiasconaro. Tenevo un taccuino con annotati tutti i record personali: dalla velocità fino ai 400 e a tutti i tipi di salti. Quando avevo 18 anni provai i brividi nel vedere quel cronometro fermarsi a 19"72.
Mennea a 61 anni, Demetrio Stratos 34, Berlinguer 62, Battisti 55, Pasolini 53, De André 59, Magnus 57, Gianni Rodari 60... Chissà perché se ne sono andati così in fretta tanti personaggi favolosi, eroi della nostra infanzia e giovinezza!
Mentre altri camperanno fino a 90 e passa solo a rompere i coglioni. Fare nomi non sarebbe carino.

Incredibile: azzeccato con il cronometro del mio cellulare al primo tentativo

lunedì 13 agosto 2012

Blob Olimpiadi

Le peggiori divise: 
Senza ombra di dubbio quella della Russia. (Made in Prato, il marchio di abbigliamento di Montezemolo).
Orrendo anche l'abito viola delle hostess durante le premiazioni.

La peggior disfatta:
Impossibile riuscire a fare peggio di così. Per la RAI è stata una vera e propria Caporetto. Imbarazzanti!

Brand più potenti:
Mi sono divertito e verificare nell'atletica i marchi più presenti. Strapotere della Nike (Usa, Russia, Germania,Cina, Brasile, Nigeria, Kenya, ecc.); segue a ruota Adidas (Gran Bretagna, Francia, Australia, Etiopia, Cuba); tutti gli altri distanziati, come ad esempio Asics (Giappone, Italia, Olanda) e Puma che però sponsorizza la Giamaica.

La sfiga:
La sella rotta di Fontana nella gara di Mountain Bike.

Le gare più emozionanti:
Come sempre nell'atletica: 100, 200, la clamorosa finale degli 800 corsa da Rudisha (lepre di se stesso) con il record del mondo; livello alto anche nel salto con l'asta maschile.

La noia:
Nelle cerimonie di apertura e chiusura alcuni passaggi sono stati divertenti e spettacolari, ma per i miei gusti troppo lunghe, pacchiane, costosissime e con la grave colpa di aver fatto riunire le Spice Girls.

Non se ne può più:
Di certi sport in cui la vittoria è totalmente in mano al giudizio degli arbitri (ad esempio il pugilato) e dove vengono spesso favoriti spudoratamente gli atleti di casa.

Il dono della sintesi:
"Grillo è un patacca" Josefa Idem.

Imperdibile:
Quello che ho capito degli sport olimpici (Spinoza)

venerdì 29 giugno 2012

Pensieri sparsi sul calcio e sulla nazionale

Sono cresciuto con il mito di Italia-Germania 4 a 3. E' stata la mia prima emozione sportiva: avevo nove anni e giocavo nei pulcini; mio padre mi svegliava di notte per vedere le partite del mondiale in Messico e ho ancora nitidissimo il ricordo di quella incredibile semifinale in cui Gianni Rivera, il mio idolo da bambino, segnò il goal decisivo.
In verità oggi un po' mi dispiace per i giovani tedeschi (gravati da un complesso di inferiorità durato 40 anni che progressivamente si è trasformato in un macigno), uccellati con un uno-due micidiale da Balotelli*. Quando furono loro a vincere il mondiale a Italia 90 (ingiustamente) pensai dentro di me che avremmo fatto lo stesso appena fosse toccato a loro ad organizzare il torneo. Con calma, dopo un quarto di secolo, sono stato accontentato. 
Una rivalità storica che ha sempre dato enormi soddisfazioni. Poveracci: ci detestano e li capisco. Avevo un conoscente tedesco che viveva in Romagna: persona educatissima e pacata, però ogni volta che si toccava l'argomento calcio cominciava a schiumare rabbia e risentimento (comprensibili); mi ricordava Stielike nella mitica finale del 1982 con Pertini in tribuna. Meglio non toccare l'argomento.
Nel 2006 vendetta compiuta anche contro i francesi dello spocchioso e incompetente Domenech.

Ora non mi dispiacerebbe dare una lezione anche agli spagnoli il cui gioco, nelle ultime partite, è apparso piuttosto sbiadito: col Portogallo hanno fatto sbadigliare e non hanno propriamente meritato. Certo che noi italiani per tradizione siamo specializzati nel complicarci la vita, anche quando dominiamo. In ogni caso sono incomprensibili le sceneggiate di Buffon: hai vinto, sei in semifinale e non festeggi? Non mi sembra a posto e rischia il ridicolo.

Rimpiango gli anni romantici in cui potevano vincere lo scudetto il Verona e la Sampdoria. Ultimamente, ad un calcio sempre più involuto e in mano agli sceicchi, preferisco il basket e l'atletica. Onore comunque a Prandelli: è merito suo se piano, piano ho ricominciato a guardare le partite della nazionale. 

Per finire, ci attende un weekend torrido che di certo passerò al mare in cerca di brezza ristoratrice e con il racchettone in mano in attesa della finale. Unico dubbio è se vedere la partita in spiaggia o tornare a casa per starmene in solitudine come per la semifinale. Un bel dilemma esistenziale!

*Questo ragazzo si chiama Italia. Perché l’Italia adesso è anche un nero con l’accento bresciano. Nato a Palermo da genitori ghanesi. 
(Maurizio Crosetti, La Repubblica 29/06/12)

CONCLUSIONE

"Tre settimane vissute pericolosamente, dunque, che ci lasciano qualche certezza: Prandelli è bravo, la Rai no; qualche azzurro è gay, Cassano no; Balotelli è italianissimo, Dossena, almeno da come parla, sembrerebbe di no."  Domenico Naso

lunedì 5 settembre 2011

Basket, atletica e calcio ci tirano su di morale

Da appassionato di atletica (sport che in gioventù ho anche praticato) non mi sono perso il mondiale coreano, nonostante l'Italia sia ormai sprofondata in un baratro senza fine.
Intervista su eurosport: Mondiali di Atletica - Arese "Non bisogna deprimersi". Ah no? Zero medaglie a Berlino due anni fa; un bronzo stavolta, grazie al salto in alto femminile.
Imbarazzanti! Anche Saint Kitts and Nevis (40.000 abitanti) ha fatto meglio di noi.

LE ASTUTE STRATEGIE DELLA RAI
Sono in corso gli europei di basket (ieri Italia-Francia). Grazie ai canali digitali, Rai Sport finalmente copre tutto l'evento. Ultimamente però il digitale fa le bizze e il segnale sparisce.... Per fortuna c'è sempre il canale satellitare 227! Ma la RAI, furba, che fa? Cripta!! E così gli appassionati di basket non vedono una mazza: due canali, due piattaforme e nessuna partita. Dei geni!
Poco male, siamo stati quasi delle comparse anche in questo sport: eliminati nonostante la prova d'orgoglio contro i francesi, subito compensata oggi pomeriggio da una grottesca partita contro Israele, persa ai supplementari. La rabbia di Pianigiani.
Un tempo con giocatori più scarsi e senza NBA siamo arrivati alla finale olimpica (Atene 2004). Nel calcio in compenso andiamo sempre forte: abbiamo battuto 0-1 le Isole Fær Øer a casa loro.

lunedì 18 aprile 2011

I miei anni '70

Avvertenza: post totalmente nostalgico per evadere la realtà, soprattutto per i nati nella prima metà degli anni '60.

Hit Parade alla radio e le classifiche musicali rielaborate nel diario Till.
Alto Gradimento al ritorno da scuola.
La lotta per rimanere svegli alla sera ad ascoltare Supersonic e Popoff.

L'austerity e le gare con i pattini nelle strade deserte.

La sfida del secolo tra Spassky e Fisher e la scoperta della bellezza degli scacchi.

23 marzo 1975: tutta l'Italia davanti alla tv per lo slalom parallelo decisivo per l'assegnazione della coppa del mondo. Thoeni vs Stenmark

Il coro beffardo dei miei compagni di classe il giorno dopo Verona-Milan 5 a 3. La voce di Nando Martellini. Il tifo per l'Olanda ai mondiali del 1974 e del 1978.

I gol mangiati da Calloni (ribattezzato da Brera Lo sciagurato Egidio).

I fumetti di Alan Ford e della Marvel (ma anche Jacula, Jolanda, Isabella).

Il poeta e il contadino, Spazio 1999, Rischiatutto, Gianni e il magico Alvermann.
I film osè di TeleCapodistria.
Le prove tecniche di trasmissione della RAI e la TV a colori.

La scoperta dei poeti maledetti, di Dino Campana, Hermann Hesse e Nietzsche.
I Canti di Maldoror e Le Illuminazioni di Rimbaud, ma anche Bar Sport di Stefano Benni e (ok, confesso) Porci con le ali.

La passione per i film post-apocalittici (la serie de Il Pianeta delle Scimmie, 1974: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Zardoz).
Le opere rock: Jesus Christ Superstar, Tommy, Il Fantasma del palcoscenico.

Ciao 2001 > Muzak > Re Nudo > Il Male che mi pubblicò un racconto (recuperato grazie a mr.Hyde) e le beffe agli anziani del bar. Il Cannibale.

Viaggiare in autostop.

Il 1977: l'assassinio di Lo Russo, la rabbia e le manifestazioni; gli indiani metropolitani e i volti dipinti; le trasmissioni delle radio libere. Disoccupate le strade dai sogni.

Mennea 19"72, record mondiale nei 200 metri a Città del Messico.

I miei anni settanta si chiudono con il concerto di Patti Smith e la fuga a Londra.

martedì 1 febbraio 2011

Arrighe e il Presidente

Ai tempi del Milan di Gullit e Van Basten conoscevo bene alcune persone vicine a Sacchi e mi raccontarono questo aneddoto. Quando Arrighe tornava al paese gli amici gli chiedevano del cavaliere: come era di persona, gli acquisti del Milan, ecc...
Una delle prime cose che raccontò fu di come fosse complicato discutere di calcio con lui: non solo per le divergenze di opinione (ricorderete la diatriba Borghi vs Rijkaard) ma perché, tempo dieci minuti e automaticamente partiva per la tangente; la discussione si spostava su un altro argomento, sempre e solo quello... Indovinate quale?

venerdì 27 agosto 2010

St. Pauli: colpo di fulmine


Il suo presidente è un impresario teatrale dichiaratamente gay (il grande tabù del calcio).

Sotto il suo stemma campeggia una scritta che più o meno si può tradurre: non integrati nel sistema.

La sua bandiera è il jolly roger, vessillo pirata donato alla squadra vent'anni fa da un gruppo di squatters.

E' Gemellata con Celtic, Livorno e i freak brothers della Ternana.

Allo stadio si festeggiano i goal sulle note di Song 2 dei Blur.

Ha organizzato il mondiale per nazioni non riconosciute e un torneo per rifugiati politici.

I tifosi hanno convinto la dirigenza a rifiutare la sponsorizzazione dello stadio.

Questo è più che sufficiente per amare e tifare St. Pauli, la seconda squadra di Amburgo con sede sociale nella zona del porto, (ex) famigerato quartiere multietnico e a luci rosse, ma anche scena culturale alternativa e artistica della città. Fino agli anni '80 è stata una squadra per lo più regionale e di secondo piano, poi gradualmente è entrata nel cuore delle minoranze cittadine che hanno cominciato a riempire lo stadio portando, oltre allo spirito goliardico, anche una precisa identità basata sull'antirazzismo, sull'antagonismo sociopolitico.
Dopo otto anni la squadra è tornata in Bundesliga e ha festeggiato vincendo la prima partita in trasferta. Oggi mi compro la maglietta bianco-marrone.

giovedì 24 giugno 2010

Mister Arroganza e i suoi fantasmi

vignetta da direttanews.it
Mi è uscito di getto; è il primo e l'unico post che scriverò sui mondiali in Sudafrica.
La storia calcistica non ha insegnato nulla. Nel 1986 Bearzot fu grato al gruppo che quattro anni prima aveva vinto i mondiali in Spagna, ma una squadra stanca e senza qualità non andò oltre gli ottavi di finale, con la differenza che il burbero allenatore friulano era dieci volte più simpatico di Cippo Lippi.
E così si è consumata l'eliminazione della nostra nazionale (arrivata addiritura ultima nel suo girone) guidata da un uomo presuntuoso, arrogante e forse appagato. I segnali di un imminente naufragio erano stati molteplici, ma il nostro condottiero ha continuato per mesi a dare risposte piccate, indispettendosi nei confronti di chiunque osasse mettere in dubbio la bontà del suo santo uffizio.
Se si decide di lasciare a casa senza validi motivi gli unici tre giocatori italiani (Balotelli, Cassano, Miccoli) in grado di saltare l'uomo e fare un po' di differenza a discapito di gente bollita e modesti pedatori (clamoroso il liscio finale di Pepe) non ci si può meravigliare di questa eliminazione umiliante. Sarebbe stata comunque inevitabile? Non lo sapremo mai; magari perdere agli ottavi dall'Olanda sarebbe stato più dignitoso, ma è stato giusto così.
Un'ultima considerazione. Oltre alla determinazione e allo spirito di squadra: ma che culo abbiamo avuto nel 2006?

venerdì 4 giugno 2010

La leonessa e le rane dalla bocca larga

Al Roland Garros c'è chi a 30 anni pensa a giocare, vincere ed entusiasmare...

Mentre a Milanello c'è chi invece di calciare una palla, straparla e le palle le fa cadere per terra.

Naturalmente, come da copione è seguita la smentita con le scuse.

martedì 25 maggio 2010

La partita del secolo


Così è stata definita nella targa affissa allo stadio Azteca di Città del Messico, quel capolavoro di partita che fu Italia-Germania 4-3, semifinale dei mondiali del 1970.
E' uno dei ricordi più vivi della mia mia infanzia. Non avevo ancora compiuto 10 anni e come tutti i bambini passavo le giornate per strada, nei giardini e al campo sportivo a calciare in un pallone o a sparare con la cerbottana. Tifoso del Milan di Rivera e folle collezionista delle figurine Panini, vivevo coscientemente il mio primo Campionato del Mondo. Per via del fuso orario le partite spesso venivano trasmesse la sera tardi, per cui dopo Carosello me ne andavo a letto per poi essere richiamato alle ventitré o a mezzanotte da mia madre. Il ricordo comincia ad essere confuso, però risento ancora la gelida delusione dopo il pareggio di Schnellinger; il cuore in gola per la folle altalena durante i tempi supplementari... e poi, dopo il gol decisivo di Rivera, quella voce rauca e sfinita dall'emozione che interferisce in sottofondo con la telecronaca del mitico Nando Martellini urlando a ripetizione: Vinciamo, vinciamo, vinciamo... (minuto 6'30").
Lo sport a volte sa essere sublime e feroce allo stesso tempo.
Ormai è tempo di mondiali e io ogni quattro anni partite così sogno sempre di rivederle, anche se con il calcio in generale e con l'Italia sparagnina e conservatrice di Lippi ho sempre meno feeling.