sabato 12 maggio 2018

Distopie presenti e future: The Rain, Westworld, The Crossing, The Handmaid's Tale, 3%

Dopo un periodo poco prolifico, grazie alle serie, la fantascienza negli ultimi anni è tornata vitale. A volte pure troppo! Infatti non tutto quel che luccica è oro; notevole ad esempio è stata la delusione per Altered Carbon.
Nelle prossime settimane inizierò comunque a seguire diverse storie, per poi decidere quali meritano di essere portate a termine. Con calma. Al momento, dopo appena quattro puntate, sono immerso in una delle cose migliori prodotte nell'ultimo decennio insieme a Breaking Bad: si tratta di The handmaid's tale. Chi volesse approfondire, ne ho già parlato qua. Sulle altre ci torneremo più avanti, forse. 
Dico forse, perché anche se in questi giorni mi è tornata la voglia di scrivere, la carenza di sonno dovuta ad un disturbo notturno di cui mi sto lentamente liberando, di giorno mi fa quasi assopire e (senza quasi) incazzare; specie se capita quando mi siedo davanti ad una tastiera. Forse i dieci anni di blog (fra un mese il compleanno) si fanno sentire? Chissà! 
Nel frattempo, chi è appassionato del genere butti un occhio su:

- The Rain (serie danese) Netflix
aggiornamento: Dopo poche puntate si è capito che siamo nel filone young adult, però con attori mediocri e dialoghi di una banalità sconcertante. Peccato, perché l'idea di partenza e l'ambientazione non sono male.

- 3% (serie brasiliana 2 stagione) Netflix

- Westworld 2 (Sky Atlantic) - Per ora non si capisce una mazza, ma il fascino resta inalterato.

- The Crossing (serie ABC) ora su Amazon. Forse la meno promettente, anche se in realtà la trama sembra intrigante. 

ps:  Senza bisogno di spingerci troppo nel futuro abbiamo già le nostre realtà più o meno distopiche...  Dipende dalla prospettiva da cui si guarda, ma dalla caduta del muro di Berlino in poi fino ad arrivare a Trump, a Putin e all'Europa attuale, qualcosa è andato storto.

mercoledì 9 maggio 2018

Quello che lasciamo


Spesso me lo sono chiesto, perché quando pensavo ai miei genitori e in particolare a mio padre mi assaliva l'angoscia di ritrovarmi nella stessa situazione. Quando sono cresciuto io, la frattura generazionale era talmente netta che andando a frugare nei ricordi delle mie esperienze, non c'è quasi di nulla di condiviso o che mi sia stato trasmesso. Suonare, la passione per la musica, per i fumetti, i miei viaggi, le letture per cui mi entusiasmavo: un universo sconosciuto. Chi non ha avuto i genitori nati nel periodo della guerra forse non si rende conto delle distanze di cui sto parlando. Non ne faccio nessuna colpa, ma è un dato di fatto. Questi pensieri si sono di nuovo messi in moto nell'ascoltare mio figlio che proponeva la sua musica alla radio. 
Pensieri ben presto di soddisfazione, perché qualcosa (o forse più) è passato. Il tanto tempo trascorso insieme giocando, leggendo libri, viaggiando e poi discutendo di cinema e musica, è stato un periodo straordinario nonostante i problemi e i litigi fisiologici. Un percorso da equilibristi, in bilico tra la tentazione di proteggere, l'entusiasmo di trasmettere le proprie passioni e la necessità di trovare le giuste distanze. I nostri vinili sono diventati i suoi, ma la strada intrapresa ormai è solo sua. 

martedì 8 maggio 2018

I Zimbra

Un brano che ha ormai quarant'anni ma che (come conferma questa esibizione live di David Byrne) non li dimostra. D'altra parte, associare una ritmica africana ad un poema dadaista è un'operazione che non proprio tutti sono in grado di fare.
Così disse in un intervista Jerry Harrison dei Talking Heads: We also knew that our next album would be a further exploration of what we had begun with "I Zimbra". 
Fear of music è l'album della svolta e delle prime contaminazioni per le teste parlanti. Uno di quelli che non ti stanchi mai di ascoltare.


lunedì 30 aprile 2018

A Toys Orchestra - Lub Dub

Sono passati otto anni da quando li vidi dal vivo e da quando nel 2010 furono premiati come miglior gruppo indipendente. Dopo due anni di tour con Nada, A Toys Orchestra si confermano ancora come una delle più felici realtà del panorama musicale italiano. Sono rimasti coerenti, continuano a cantare in inglese e a proporre il loro pop in una formula che è solo la loro, ben distante dalle sonorità che fanno tristemente tendenza. Lub Dub è il titolo del nuovo album appena uscito; forse non avrà la freschezza di Midnight Talks o la carica del precedente Technicolor Dreams, ma fin dal primo ascolto le melodie delle undici canzoni, intimiste e dal sapore un po' malinconico ti catturano immediatamente.

mercoledì 25 aprile 2018

Gli Appennini di Dino Campana, The National, The Handmaid's Tale

Il disco che preferisco di The National. Un album che ho amato alla follia e che per me è una delle cose più belle e poetiche degli ultimi dieci anni. In realtà ormai sono undici, perché The Boxer è uscito nel 2007.
Liberare la mente camminando o con la musica. Proprio oggi, di ritorno dai boschi dell'Appennino tosco-romagnolo, scopro che per il Record Store Day è uscita la versione live registrata a Bruxelles. Riascoltarlo è il modo migliore per concludere questo 25 aprile. E domani parte la seconda stagione di Handmaid's Tale. La mia assenza prolungata dice che sto passando un periodo no, però queste tre cose di oggi mi hanno un po' risollevato. Ci sono ancora.

Il paesaggio dalle parti dell'eremo di Gamogna (Marradi). Purtroppo non siamo riusciti a raggiungerlo perché con le nevicate di marzo il sentiero è in parte franato. Ci torneremo. Sulle tracce di Dino Campana.

giovedì 5 aprile 2018

The Terror, la geografia, il fascino dei luoghi incontaminati

Da sempre bistrattata a scuola e insegnata malamente, la geografia mi ha sempre appassionato fin da bambino, come pure  tutti viaggi d'esplorazione nei luoghi estremi della Terra. Il deserto e anche l'Islanda (prima che andasse di moda) sono state alcune delle mete che non dimenticherò mai. Non sempre si possono raggiungere ambienti remoti, allora anche i nostri appennini mantengono intatto il loro fascino. Restare isolati in mezzo alla natura incontaminata è una delle emozioni più intense che si possano provare.

Non è un caso che tra le tante serie d'inizio anno mi abbia colpito The Terror, dal 26 marzo su Amazon prime. La storia è il resoconto immaginato del viaggio di due navi rompighiaccio della flotta britannica (Erebus e Terror appunto) che nel 1845 partirono alla ricerca del famoso Passaggio a Nord-Ovest attraverso l'Oceano Artico. Non fecero mai ritorno e il destino di tutto l'equipaggio è ancora avvolto nel mistero. Le squadre di ricerca trovarono resti di scheletri, intervistarono testimoni inuit e cercarono di ricostruire gli eventi. Bloccati dai ghiacci per due inverni consecutivi, i sopravvissuti decisero di camminare per centinaia di chilometri fino al più vicino avamposto senza mai raggiungerlo. I relitti delle navi sono stati ritrovati solamente due anni fa. L'ambiente e una natura ostile, rappresentati in modo efficace, fungono come da personaggio principale attorno al quale ruotano le vicende umane di ufficiali e marinai in balia degli eventi e al cospetto di una sfida quasi impossibile. Nonostante gli spazi immensi, spesso ripresi dall'alto, (in realtà ricostruiti perfettamente in uno studio a Budapest) un senso claustrofobico di intrappolamento prende gradualmente il sopravvento. La follia serpeggia. Dopo i primi episodi ne sono sono stato catturato anch'io. Da ciò che ho letto sul romanzo da cui è tratto, speriamo non degeneri in un horror puro.

La luna a mezzanotte. Islanda, un po' di anni fa...

giovedì 22 marzo 2018

Album vissuti: Hail to the Thief - Radiohead, 2003

All'inizio del 2003 c'era grande attesa per l'uscita di questo disco. Dopo le sperimentazioni di Kid A e Amnesiac circolava la notizia (oltre a svariati mp3 in rete) che i Radiohead fossero tornati alle atmosfere di OK Computer. Dopo aver resistito ad ogni tentazione, il giorno dell'uscita comprai l'album a scatola chiusa; cose che ormai non succedono più.
Non intendo fare la millesima recensione: dico semplicemente che questo disco è un capolavoro e che i Radiohead quindici anni fa ci hanno regalato qualcosa che non appartiene all'industria discografica e neanche in senso stretto alla musica. Appartiene alla bellezza, come tutte quelle cose a cui abbiamo dato il nome di arte. (Luca Valtorta)
Dopo un'ascolto ininterrotto di parecchie settimane, comprammo subito i biglietti per il concerto al Castello di Ferrara del 12 luglio 2003, l'anno del caldo pazzesco. I concerti sono strani: a volte hai grandi aspettative e poi, per qualche motivo, capita che resti deluso. Ricordo ancora lo sconforto quando nel '90 David Bowie, dopo poche canzoni, ebbe un calo di voce fino a restare quasi del tutto afono. Era l'ultima volta in cui cantava tutto il vecchio repertorio; un'incredibile occasione sfumata proprio mentre iniziava il divertimento. Quella sera invece la realtà superò ogni aspettativa: due ore di pura magia abbinata ad un livello tecnico ed esecutivo stratosferico. Brividi fin dall'inizio (con l'introduzione delle percussioni tribali di There There) al gran finale, con i bis di Sit Down Stand Up e Karma Police cantata in coro. Ne uscimmo spossati (il caldo era veramente terribile), ma entusiasti e carichi di emozioni che continuarono a riaffiorare anche nei giorni successivi.

venerdì 16 marzo 2018

David Byrne

Un'anteprima strepitosa dello spettacolo che ci aspetta dal vivo al Ravenna Festival, quando tredici musicisti suoneranno e si muoveranno liberi tra il pubblico all'interno di un grande spazio luminoso. American Utopia non sarà l'album dei miei sogni (3/4 brani sono comunque notevoli) ma quest'uomo a 66 anni dà ancora la paga a un sacco di artisti.

We're only tourists in this life
Only tourists but the view is nice

martedì 13 marzo 2018

Album vissuti: R.E.M. - Out of Time


Nel marzo del 1991: usciva Out of time. Un anno e un disco speciali.

Dopo i primi terribili due mesi con la Guerra del Golfo e il mio ricovero in ospedale per seri problemi di salute, l'anno non si annunciava tra i più promettenti. L'attesa per la nascita di mio figlio, prevista in agosto, era l'unico pensiero positivo, anche se aleggiava una certo pessimismo per un mondo in guerra e per le mie condizioni poco rassicuranti. Dopo la Tempesta nel Deserto, il 28 febbraio la guerra si concluse e nelle settimane successive al ricovero, il mio corpo cominciò a reagire positivamente ad una cura da cavallo. In primavera il nostro stato d'animo era più sereno e la gioia per l'imminente evento sempre più palpabile. L'estate poi fu caldissima e passammo giugno e luglio al mare in totale relax. Lei stava benissimo: ho ancora il flash del suo pancione che esce dall'acqua mentre si fa cullare dalla corrente appena due giorni prima di partorire. La colonna sonora di quei momenti fu questo disco dei R.E.M. Ancora oggi se lo ascolto mi prende un filo di nostalgia, ma di quella positiva per un periodo indimenticabile: la guarigione, l'estate, il mare, la nascita di nostro figlio. Ovviamente non posso non citare Shiny Happy People, brano sintonizzato sulle nostre frequenze interiori che Michael Stipe cantò con la partecipazione di Kate Pierson dei B-52's. Nel video qui sotto la versione con i Muppets, la passione di mio figlio da piccolo. Certo pensando all'Italia incarognita di oggi, tutto può venire in mente tranne "Shiny happy people holding hands". Qualcuno ha scritto che il futuro non è più quello di una volta, tuttavia malgrado analisi e previsioni ci funestino quotidianamente, può riservare cose impreviste e non per forza sempre negative. Mantenere un minimo di positività e al tempo stesso abituarsi ad un una vita più sobria (non da intendere senza alcol), può essere la maniera per vivere meglio questo presente.

domenica 11 marzo 2018

Guidare piangendo e sorridendo

Pensieri opposti si accavallano e si rincorrono mentre guido sotto un cielo che promette pioggia o sole; ancora non si capisce. Come il mio stato d'animo sospeso, che non sa quale lato della medaglia guardare: il sorriso incontenibile per la laurea e il nuovo lavoro di mio figlio o la desolazione per l'alzheimer di mia madre che nei primi mesi dell'anno è avanzato inesorabile. Poi arriva una canzone e smetto di pensare; l'emozione e una lacrima prendono il sopravvento.
Amo questo disco e la voce di questa donna.

Come spesso capita, nulla è mai a caso.
Holly Miranda - Mutual Horse. Il disco è dedicato alla madre Gina, che è morta quasi un mese prima del sua uscita. "Questo non vuol dire che sia una dolorosa esperienza d'ascolto", ha raccontato Miranda a Billboard. "Direi che è una delle cose più gioiose e divertenti che abbia mai fatto, ma ci sono alcune tracce che sarà difficile per me cantare dal vivo."  

sabato 10 marzo 2018

L.P. Cover art: Devo - Q: Are we not men? 1978

Prodotto da Brian Eno, usciva quarant'anni fa questa pietra miliare della new wave. La copertina riflette il tipico stile demenziale del gruppo che all'epoca si presentò con una cover memorabile di Satisfaction.
Teorizzarono la de-evolution, cioè il processo che avrebbe portato gli americani a regredire allo stadio di vegetali, rappresentati da loro stessi in scena sotto forma di patate giganti o altri travestimenti, simbolo di regressione e idiozia. In copertina è infatti disegnato un volto con il ghigno ebete dell'americano medio. Col senno di poi, forse non si erano sbagliati di molto.

Io e miei amici fummo folgorati dai Devo: ci pareva di aver messo un piede nel futuro e impazzimmo alla notizia che avrebbero suonato a Bologna; è stato uno dei miei primi concerti in assoluto.
Sotto, il video dell'esibizione al Saturday Night Live del 1978.