lunedì 23 marzo 2009

Guitar heroes #4

Per il quarto capitolo sui grandi chitarristi, un omaggio alla west coast e ad un rock che non c'è più, ma che ha lasciato tracce profonde e indelebili nella storia della musica. Certo fa impressione pensare che solo uno di questi quattro sia ancora al mondo!

Jerry Garcia (Grateful Dead) in una foto del 1981
Rolling Stones best 100 guitarists all time #13


Jorma Kaukoken 1977 (Jefferson Airplain/Hot Tuna)
Rolling Stones #54


John Cipollina (Quicksilver Messenger Service) - Rolling Stones #32


Duane Allman (Allman Brothers Band) con Wilson Pickett - 1969
Rolling Stones #2.
Assieme a Gregg fondatore della band, chitarrista di gran tecnica e improvvisatore da jam session, (per Rolling Stones secondo solo a Jimi). Morì giovanissimo nel 1971 a soli 25 anni schiantandosi con la moto. Sicuramente era un favoloso chitarrista slide, in grado con il suo cilindretto metallico o di vetro, di creare uno stile inimitabile all'interno di una musica che definire southern rock è molto riduttivo.

venerdì 20 marzo 2009

The Decemberists - The hazards of love: dischi così non li fa più nessuno


...o quasi. E non intendo dire banalmente "belli", ma mi riferisco alla passione, al coraggio di rischiare e alla capacità di creare attingendo dalle migliori tradizioni per poi andare oltre.
In piena era mp3/download creare un concept album con tutti i brani collegati da un filo narrativo e musicale, che se li ascolti in un Ipod ti si spezzano, lo trovo quasi commovente.
Un disco di sessanta minuti, che richiede tempo.
Un album i cui brani sono tutti concatenati e risultano allergici ad ogni tipo di playlist.
Che quando cominci ad ascoltarlo devi arrivare fino in fondo, dove ti aspetta la reprise del tema centrale cantato da un coro di bambini e in chiusura una ballata da brividi.
Una fiaba rock d'ispirazione medievale, con le radici piantate nella tradizione folk e prog inglese.
Un sound che suona seventies e moderno allo stesso tempo.
I rischi dell'amore, il quinto album del gruppo di Portland (Oregon) da tre giorni suona quasi ininterrottamente in casa mia.
The Decemberists - The hazards of love

giovedì 19 marzo 2009

Ri/Visti: Simon del deserto - Buñuel 1964

Sempre a proposito di chiesa e religione, in questo periodo mia fonte d'ispirazione (vedi anche post sotto), qualche giorno fa ho rivisto questo medio-metraggio di 45 minuti del regista spagnolo. Per caso molti anni fa capitai in un cineforum di morettiana memoria in cui lo proiettavano e mi rimase molto impresso. Se non fosse per le infinite opportunità della rete, quando mai avrei potuto rivederlo?
Dall'esilio in Messico Buñuel girò la storia del monaco Simon, profeta che decide di vivere in penitenza e meditazione per ben otto anni su una colonna alta 20 metri. Venerato ma a volte anche provocato dalla gente del luogo, Simon è sottoposto a continue tentazioni dal diavolo. A un certo punto il maligno, stanco della sua stoica resistenza, lo trasporta dal V al XX secolo in un locale di New York in cui l'asceta è forzato ad immergersi in un clima di musiche e balli sfrenati.
Il film in realtà fu incompiuto per problemi di produzione: nella seconda parte la sceneggiatura prevedeva che il diavolo tornasse nel Medioevo per sostituirsi a Simon e condurre i fedeli verso il male. Peccato non sia mai stato girato perché sarebbe stato fantastico. Nonostante la mutilazione forzata, il film vinse il premio speciale della critica a Venezia. Lo stile è quello surrealista di Buñuel, dove emergono i temi provocatori della sua filmografia e in questo caso i suoi sberleffi anticlericali attraverso la carica blasfema di Silvia Pinal nelle vesti del demonio.
Il coraggio di rischiare e di mettersi contro i poteri costituiti; la volontà di essere scomodi; lo spessore culturale e artistico, l'anticonformismo di Buñuel: insieme a Kubrick uno dei pilastri del cinema del secolo scorso. Simbolico che il regista spagnolo l'abbia inaugurato, essendo nato proprio nel 1900, mentre Kubrick invece l'abbia chiuso lasciandoci dieci anni fa il 7 marzo 1999.

martedì 17 marzo 2009

Mamma, posso mettere il gatto in lavatrice?


Il Papa ha proprio sempre ragione. Come oggi quando a bordo dell'areo per il suo primo viaggio in Africa ha detto che:
"l'uso dei preservativi non risolve, anzi aumenta i problemi". Specie nelle famiglie.

lunedì 16 marzo 2009

L . P. Cover Art: The Stranglers - The Raven 1979 (3D)


Questo disco con questa copertina, giuro ce l'avevo. Durante il mio primo viaggio a Londra entrai in un negozio di dischi e fu il mio primo acquisto. In Italia l'artwork con il corvo minaccioso in 3D non si riusciva a trovare (era uscito in limited edition) e per me oltretutto aveva un notevole valore affettivo. Purtroppo nello sciagurato e trasandato periodo in cui prestavo e portavo dischi ovunque, questo cult sparì e ora mi devo accontentare della versione CD peraltro molto curata e comprata, ironia della sorte, di nuovo a Londra nel 2002. The Raven è stato l'apice mai più raggiunto da questo gruppo inglese, fondato nel 1974: punk prima del punk e senza nessuna truffa del rock'n'roll.
L'album raggiunse la posizione n.4 delle charts inglesi, mentre Duchess fu il loro primo singolo di successo, da cui fu realizzato anche un video che vedeva gli Stranglers vestiti da chierichetti cantare all'interno di una chiesa: cosa giudicata blasfema dalla BBC che ovviamente lo bandì dalle sue reti. Visto ora è roba da educande.

venerdì 13 marzo 2009

Gratta e forse vinci il futuro

Ho un'amica italiana che ormai vive a San Francisco da parecchi anni (beata lei). Quando ottenne una borsa di studio all'inizio degli anni '90 andò a San Diego e la prima voltà che tornò in Italia mi raccontò che alcuni studenti californiani le avevano chiesto seriamente se in Italia le strade erano asfaltate. Questa la diceva lunga sulla mentalità e sul livello di istruzione di un popolo. E noi allora a sfotterli. Quando l'andai a trovare nel 2001 rimasi però entusiasta oltre che delle bellezze naturali della California anche per la civiltà e la cortesia della gente.
Quasi vent'anni dopo, Obama ha capito che bisogna investire sulla scuola pubblica per continuare ad essere una nazione civile (cosa che stanno facendo tutti i governi avveduti vedi in Svezia il governo di destra) e per fronteggiare le battaglie che il futuro ci riserva.
L'ignoranza dilagante, la mancanza di cultura e senso civico invece sono ormai un dato di fatto per il nostro Paese. Ora purtroppo siamo noi ad essere sfottuti dagli altri. Un altro amico, spesso all'estero per lavoro, ogni volta torna a casa sempre più seccato e avvilito per le battute di colleghi francesi, tedeschi o chicchessia, riferite soprattutto alle gesta del nostro special-one e alla ottusità della maggioranza dei nostri connazionali che continua a sostenerlo.
Negli ultimi anni la scuola è stata oggetto, oltre che di tagli continui, anche di un'opera di discredito da parte della classe politica e di certa opinione pubblica che vedono l'istruzione e i docenti come inutili zavorre. Le conseguenze le ho riscontrate ampiamente su mio figlio che ha ormai attraversato tre ordini di scuola. Devo dire che finora è stato un viaggio allucinante (come il famoso film) all'interno di un organismo che, mano a mano ci si addentra, si rivela sempre più contorto e malato. Eravamo partiti bene con la scuola elementare (ora già molto peggiorata rispetto 10 anni fa) per poi attraversare il limbo mediocre della scuola media ed arrivare ad una scuola superiore totalmente deprimente. Ci manca solo l'Università, se mai ci arriveremo, per completare il percorso formativo di un Paese governato da un ultrasettantenne che crede nel futuro e nei giovani come se si trattasse di un gratta e vinci: con un po' di fortuna le cose miglioreranno e i problemi si risolveranno. Basta essere ottimisti, ci dicono come in uno spot.

mercoledì 11 marzo 2009

La prima cassetta, il primo vinile, il primo CD

edizione portoghese - - - edizione israeliana

Lo so, ogni tanto cado nella trappola del post nostalgico, ma non so resistere. Di questi tempi poi, con la fine dei supporti, sento come la necessità di fissare la memoria su alcuni momenti storici per la mia formazione musicale. Per questioni anagrafiche non sono cresciuto smanettando sul computer, ma l'avvento dell'era digitale e il peer to peer non mi hanno trovato impreparato o passivo: ho usato la rete fin dagli albori (con bollette telefoniche crescenti), però la magia di maneggiare un vinile al posto di un file è insuperabile. Più che altro si tratta di un gioco e di un esercizio di memoria: ricordare quali sono stati la prima cassetta, il primo vinile e il primo CD acquistati.
La prima cassetta originale: Wish were here
Negli anni' 70 il verbo scaricare aveva un altro significato, ma anche allora si doppiavano e si copiavano selvaggiamente audiocassette. Ricordo una trasferta con il cinquantino per andare ad acquistare l'album dei Pink Floyd, che volevo assolutamente avere in originale pur essendo senza giradischi.
Il primo vinile: Ho visto anche degli zingari felici di Claudio Lolli. Appena ebbi il giradischi. Pochi mesi dopo aver sentito il cantautore bolognese dal vivo suonare questo capolavoro con il suo gruppo.
Il primo CD: Remain in light - Talking Heads
Nel 1989 comprai un nuovo impianto con il lettore CD. Avevo già questo disco che aveva girato all'impazzata per tutti gli anni '80 ed era in condizioni pietose.
E ora spazio a chi vuole cimentarsi in questo memory. Mi incuriosisce e mi diverte. Va bene anche uno su tre.

martedì 10 marzo 2009

Nuove uscite e nuovi ascolti

Periodo musicalmente intenso, in cui uscite interessanti e attese si susseguono. Qual è il disco più bello per questi primi due mesi dell'anno? C'è molta carne al fuoco, non saprei dire.
Yeah Yeah Yeahs - It's blitz
Dopo il secondo album, la svolta del gruppo newyorkese era nell'aria, ma mi aspettavo di più. Non basta inserire le tastiere, ci vogliono le idee. La splendida voce di Karen O non graffia più come all'inizio e neppure la chitarra di Nick Zinner. Merita: Shame and fortune.

Anthony Joseph And The Spasm Band - Bird Head Son
Ingredienti: funky, jazz, groove e ritmi tribali miscelati insieme. Ecco ciò che è riuscito a fare con bravura questo poeta/musicista originario di Trinidad. Dovranno incatenarmi per farmi stare fermo con certi brani dal puro sapore funk, preferibili a quelli lenti. Ascoltare Vero per credere.

Ministri - Tempi bui
Nell'era di amici, grandi fratelli, fattori e fattorie ci sono ancora ragazzi portatori sani di incazzatura da riversare in musica. Forse acerbi e un po' ingenui vista l'età, ma freschi e diretti.

U2 - No line on the horizon
Nuova linfa o semplice intervento estetico con l'equipe medica Eno/Lanois? Parevano imbalsamati verso un'inevitabile decadenza, invece danno ancora qualche zampata: Moment of surrender, Stand up comedy. Dopo un paio di ascolti però mi viene voglia di risentire solo quei due-tre pezzi, il resto mi attira meno.

Dan Auerbach - Keep it hide
Blues e country, souni distorti e acidi per la chitarra e voce dei Black Keys. Il tutto con un approccio Lo-Fi e diretto.
The prowl


Julie's Haircut - Our Secret Ceremony

Doppio CD bello e complesso (Liturgy + Sermon) di un gruppo italiano (emiliano) che non conoscevo. Un prodotto coraggioso per il mercato italiano, dal quale traspare una gran voglia di fare musica senza porsi limiti, al di là dei generi. Ci si può trovare space e kraut rock, psichedelia ed anche progressive, vista la durata e l'impostazione di alcuni brani. Alligatore li ha ospitati qualche giorno fa in una un'intervista.
download dal sito ufficiale: Sleepwalk

venerdì 6 marzo 2009

Quando chiude il tuo negozio di dischi


Purtroppo ho appreso che Nannucci, il negozio storico di dischi nel centro di Bologna, chiuderà i battenti. Nato nel 1936, è il più antico d'Italia, noto a molti appassionati di musica non solo della regione; negli anni '70 si fece un nome grazie al vasto catalogo di dischi di importazione. E' stato una mia meta di pellegrinaggio da tempi remoti: a volte si partiva in treno per Bologna con il solo scopo di varcare quella porta e spendere ogni risparmio, ma i soldi non bastavano mai. Durante il periodo dell'università ci passavo pomeriggi interi a stressare le commesse per ascoltare nelle cabine gli LP che non mi potevo permettere. In verità in seguito, quando ho cominciato a guadagnare qualche soldo, ci ho lasciato un discreto patrimonio. A quanto pare Nannucci chiuderà a metà aprile: è già stato firmato un accordo di mobilità con i 9 dipendenti. Certo la rete è fantastica, però tutto questo dà proprio la sensazione della fine di un'era. Fra qualche anno avremo un mondo musicale fatto solo di files? Che tristezza!
Il primo disco acquistato da Nannucci: Q. Are we not men? - Devo. Se la memoria non mi tradisce.

Voci di clienti raccolte in negozio da RCDC

giovedì 5 marzo 2009

Buonumore

A volte ci sono mattine in cui mi sveglio e non so bene perché (forse il pensiero che in giornata farò qualcosa di piacevole) il buon umore prevale sul mio lato oscuro. Se esco, mi viene naturale sorridere o essere gentile con la prima persona che capita. Stamattina, dopo essere andato in banca a versare un acconto per il mio prossimo viaggio in Islanda (ecco forse il motivo), sono entrato in un bar e ho visto seduta una signora, vecchia conoscente di mia madre che non vedevo da vent'anni. Mi ha riconosciuto, indecisa o timorosa se salutarmi o meno. Mi sono avvicinato, l'ho salutata io per primo, abbiamo fatto due chiacchiere e le ho offerto un caffé. Happy go lucky (fin quando è possibile in questa Italia mutilata).

lunedì 2 marzo 2009

La baia dei pirati (come svuotare il mare con un secchiello)

Anche la RAI, a sei anni dalla chiusura di Naspter, si accorge dell'esistenza di una corrente di pensiero che con l'esplosione della libera comunicazione elettronica ritene ormai superato il principio di copyright. In occasione dell'uscita del libro di Luca Neri, La baia dei pirati, TG3 linea notte ha dedicato all'argomento ben cinque minuti di approfondimento. La tesi del giornalista e consulente informatico è molto semplice:
«I principi su cui si basa il copyright sono obsoleti e incompatibili con il fiorire della libera comunicazione elettronica. Ergo: scaricare senza pagare – musica, film, software, videogame, – è non solo giusto, ma anche necessario per la democrazia. VIDEO
Intanto in questi giorni a Stoccolma è in corso il processo contro i quattro responsabili del sito Piratebay (tuttora vivo e vegeto) il cui esito potrebbe avere un certo impatto per il futuro delle reti peer to peer. John Kennedy, ex boss della Universal e ora capo IFPI, l'associazione che sostiene gli interessi delle major, sostiene il principio che ogni download equivale ad un album acquistato in meno. Questa tesi non mi trova per niente concorde. Personalmente da quando esiste la rete ho ampliato le mie conoscenze musicali e acquisto più o meno lo stesso numero di dischi di prima. Semplicemente compro solo ciò che mi piace veramente, mentre sei o sette anni fa mi dovevo fidare a scatola chiusa delle recensioni (cosa molto rischiosa) dell'ascolto di una canzone o del mio intuito. Forse non è così per tutti, però ho l'impressione che il tentativo di bloccare il download mondiale sia come tentare di svuotare il mare con un secchiello. Per approfondimenti sul processo: puntoinformatico.