venerdì 4 dicembre 2009

Anticipazioni musicali 2010


Stereogum ha pubblicato la lista dei 25 album più attesi per il 2010. Quelli che personalmente sono più curioso di sentire sono cinque:
THE NATIONAL - senza titolo
Sembra impossibile che riescano a fare ancora meglio o a livello di Boxer, ma ci si spera.
CHARLOTTE GAINSBOURG & BECK - IRM
Il primo singolo non è niente male. Uscita ufficiale a gennaio.
MGMT - CONGRATULATIONS
Horacular Spectacular mi era piaciuto. Ai due ragazzi di Brooklyn (assai pompati dalla critica) il talento non manca.
INTERPOL - senza titolo
Lunga vita alla wave.
MASSIVE ATTACK - HELIGOLAND
L'otto febbraio, pare. Era ora! I nuovi brani ascoltati al concerto mi erano parsi fortissimi; molto meno il recente E.P. Sapranno stupirci ancora?

E in Italia? Ho letto dei Baustelle in sala d'incisione. Poi per ora non vedo nient'altro di interessante all'orizzonte.

giovedì 3 dicembre 2009

Reality reale

Mi è capitato un paio di volte di fermarmi in un bar a bere un caffè e di osservare da vicino questa recente de-evoluzione di una parte della specie umana maschile: bizzarri soggetti lampadati che perfino nella penombra di una giornata nebbiosa indossano imperterriti i loro occhialoni supertamarri. Se poi scatta l'intorto verso la barista bonazza di turno e ci aggiungiamo l'orrido sottofondo musicale, il quadro è completo: ecco il set di uno sfigatissimo reality di periferia. A volte non basta spegnere la televisione o cambiare canale.

martedì 1 dicembre 2009

Anni zero: I dieci film più belli del decennio

Da parecchi anni ho l'abitudine di appuntarmi giudizi e valutazioni sui film che vedo in una sorta di blog casalingo pre-rete. Ci sono alcuni buchi temporali, ma devo dire che ho avuto una certa costanza; per cui, direttamente dal quadernino, ecco i miei magnifici dieci in ordine cronologico:
  • Magnolia (Paul Thomas Anderson 2000)
  • Mulholland drive (David Linch 2001)
  • Il signore degli anelli (trilogia P. Jackson 2001-04)
  • Il pianista (Roman Polanski 2002)
  • Big fish (Tim Burton 2003)
  • Million dollar baby (Clint Eastwood 2004)
  • Le vite degli altri (H. von Donnersmarck2006)
  • Non è un paese per vecchi (F.lli Coen 2007)
  • Across the universe (Julie Taymor 2007)
  • Into the wild (Sean Penn 2007-08)
Mi è dispiaciuto lasciare fuori due film di Spike Lee molto belli (La 25° ora e Inside Man), l'ultimo di Tarantino e lo struggente Mare dentro di Amenabar. Prima della classifica ero indeciso se attendere o meno il nuovo film dei fratelli Coen (A serious man) che esce venerdì e mi ispira assai. Vedremo.

ITALIANI
  • I cento passi (Marco Tullio Giordana 2000)
  • L'imbalsamatore (Matteo Garrone 2002)
  • La meglio gioventù (Marco Tullio Giordana 2003)
  • Buongiorno notte (Marco Bellocchio 2003)
  • La finestra di fronte (Ferzan Ozpetek 2003)
  • Lavorare con lentezza (Guido Chiesa 2004)
  • Le conseguenze dell'amore (Claudio Sorrentino 2004)
  • Il Caimano (Nanni Moretti 2006)
  • Il divo (Claudio Sorrentino 2008)
  • Gomorra (Matteo Garrone 2008)
Rendetevi conto: non ce n'è uno, non dico allegro, ma almeno che si avvicini alla commedia (lasciando perdere i vari manuali d'amore, della serie la commedia all'italiana è morta). Paradossalmente quello meno scuro alla fine è il Divo, che parla di Andreotti. Non so se è solo colpa delle mie scelte o se effettivamente in Italia negli ultimi dieci anni c'è poco da stare allegri.

lunedì 30 novembre 2009

Funeral singers


L'anno si sta avviando alla conclusione e le classifiche cominciano a fioccare. All my friend are funeral singers dei Califone, per quello che ho visto finora, non sembra essere preso in gran considerazione, ma sarà sicuramente in cima alla mia lista. Un lavoro difficilmente inquadrabile come tutta la musica del gruppo di Chicago, capace di fondere più stili partendo dalla tradizione folk e utilizzando una varietà incredibile di strumenti: sia acustici (banjo, ukulele e mandolino) che elettronici. Un disco di cui è impossibile stancarsi, fatto di grandi canzoni che conquistano ascolto dopo ascolto e di splendide ballate in crescendo come questa.


venerdì 27 novembre 2009

Michael Haneke vs Lars von Trier




Della serie continuiamo così, facciamoci del male! Quando si va a vedere un film di questi due signori, ci si deve preparare psicologicamente; bisogna essere consapevoli del fatto che non sarà un'esperienza leggera.
Breve indagine per due grandi registi con i quali ho un rapporto di odio-amore, per assegnare simbolicamente l'Oscar della crudeltà (in particolare nei confronti della donna) e del pessimismo.
Dopo il calvario di Funny Games (nipote moderno di Arancia Meccanica senza però il talento visionario del capolavoro di Kubrick), prima di vedere Il nastro bianco, l'ultimo film di Haneke, temevo un'altra tortura psicologica. La mia metà mi aveva quasi odiato per averla sottoposta al film remake del regista austriaco: un'opera in cui la violenza psicologica, ma anche fisica, appare talmente devastante e fine a se stessa da farti pensare di desistere. Stavolta è stata una visione solitaria. Il nastro bianco ha vinto la palma d'oro a Cannes, ma anche qui c'è poco da stare allegri. Episodi inspiegabilmente crudeli si susseguono in un villaggio protestante nella Germania del 1910, fino a quando emerge un'inquietante verità che è meglio oscurare. Una società che ignara sta crescendo i germi del nazismo. Un film lucido, di un pessimismo cupo, girato in uno splendido bianco e nero.
Scorrendo indietro di qualche anno, come non citare La pianista, con la grande Isabelle Huppert. In questa storia la misoginia di Haneke si accanisce sull'attrice francese umiliandola in tutti i modi, cucendole addosso un'interpretazione che le è valsa il premio come migliore attrice protagonista a Cannes 2001.
Passando a Lars von Trier, non ho ancora visto Antichrist, ma in ogni caso nelle opere precedenti c'è solo l'imbarazzo della scelta . La discesa all'inferno di Nicole Kidman, vittima della crudeltà collettiva di un villaggio (Dogville); la sfiga cosmica di Bjork in quel capolavoro straziante che è Dancer in the dark; i patimenti autopunitivi di Emily Watson (Le onde del destino).
Visti tutti e sei di seguito in una rassegna sarebbe una roba da suicidio, o da patibolo per l'ideatore. Presi singolarmente, alcuni sono dei capolavori. Difficile assegnare il premio, aspetterei il prossimo film per la consacrazione definitiva.

giovedì 26 novembre 2009

Zaffiro e Acciaio

Forse è stato il telefilm più estremo ed ermetico mai trasmesso in tv. Sorretto da un'idea narrativa geniale: non sono i personaggi a viaggiare nel tempo ma è il Tempo stesso ad irrompere nella realtà creando paradossi e situazioni anomale. Tra la fantascienza e il thriller psicologico, questa seria fu prodotta in Inghilterra tra il 1979 e il 1982. Zaffiro e Acciaio sono due agenti dotati di poteri paranormali inviati sulla Terra da non si sa quale entità per risolvere le distorsioni spazio-temporali, che avvengono in tempi e luoghi diversi, attraverso i loro poteri paranormali. Il tutto si svolge in set quasi teatrali con tempi lunghissimi, in cui la tensione monta in modo quasi impercettibile, fino ad arrivare a situazioni assurde, incomprensibili, spesso agghiaccianti e paurose. Le prime puntate furono trasmesse su RAI 1 a partire dall'ottobre 1980. Mi colpì fin dall'inizio e rimasi sorpreso nel sentire come sigla un brano di John Foxx tratto da Metamatic, il primo album solista dell'ex cantante degli Ultravox che avevo da poco comprato. Il pezzo era New kind of man.
Tempo fa la Yamato video ha fatto uscire su DVD tutte le puntate. Con un po' di pazienza qualcosa si trovava anche in rete.

mercoledì 25 novembre 2009

Foto di Lynn Goldsmith

Lynn Goldsmith, classe 1948. Fotografa e grande amica del boss. Più di 100 foto di copertine di album: alcune memorabili (Easter - Patty Smith) altre un po' meno, come questa.


Bruce Springteen driving - 1978


Police al mixer - Monserrat 1981


Frank Zappa - New York 1984


Michael Jackson & Andy Warhol - 1981

martedì 24 novembre 2009

Le sette cose

Le 7 cose che da anni rendono la mia vita più gradevole. Una per ogni giorno della settimana (ovviamente esclusi gli affetti).




  • la musica (si era capito?)
  • il cinema
  • internet
  • la birra
  • il basket
  • gli scacchi (ahimé ultimamente trascurati)
  • i libri
All'opposto sette cose di cui faccio o farei volentieri a meno.
  • Berlusconi (e ribadisco cose, perché per me resta una cosa aliena)
  • la Chiesa Cattolica
  • il freddo
  • i suv
  • il piano bar
  • i centri commerciali
  • le sagre

lunedì 23 novembre 2009

Joni Mitchell - The Hissing of summer lawns 1975

A certi dischi si resta legati da un filo invisibile, attraverso strani meccanismi tra cui spesso quelli affettivi.
Nel 2002 ero in vacanza a Londra e stavo spulciando i CD in un negozietto a Greenvich Village, quando riscoprii dopo più di vent'anni di oblio questo disco. Lo comprai subito in preda ad un mix di ricordi e nostalgia: lo collegai istintivamente a due cari amici ormai lontani (fratello e sorella) miei compagni di viaggio e d'avventura e come me grandi appassionati di musica. A suo tempo mi piaceva, ma mi sembrava troppo freddo e preferivo il più classico Blue. Una volta tornato a casa, nel riascoltarlo ne sono rimasto affascinato. Un disco che - non solo a mio modo di vedere - ha precorso i tempi ed è ancora oggi di una modernità incredibile. Forse per questo all'epoca non fu particolarmente apprezzato: nè dalla critica, nè dai fan (vendite bassissime). Un uso magico del piano elettrico Rhodes, il contributo dei migliori strumentisti della West Coast dell'epoca (John Guerin, Joe Sample, Larry Carlton, Robben Ford, Jeff Baxter, Chuck Findley, Victor Feldman) e la voce di Joni Mitchell, hanno prodotto uno scrigno di raffinatezze. Fin dal primo brano, In France they kiss on main street, che vede la presenza vocale di Crosby, Nash e James Taylor, si viene colpiti dall'originalità delle armonie e dalla qualità degli arrangiamenti. Questo è l'album che segna il passaggio dalla fase folk, allo sviluppo di nuove sonorità, in primis il jazz, ma anche sperimentazioni fra cui ad esempio il campionamento di tamburi tribali del Burundi (Jungle line). Lost and found.

sabato 21 novembre 2009

Non si uccidono così i giovani lettori?

Abbiamo fatto il possibile per fare amare la lettura a nostro figlio e ci siamo (quasi) riusciti. Mi ricordo in particolare le serate passate a leggergli Roald Dahl, un sano divertimento anche per noi. Le nostre frecce di carta erano riuscite a far scoccare la passione: leggere Il signore degli anelli (in versione originale) a 13 anni, non è da tutti.
Poi, inspiegabilmente, in prima liceo gli sono stati imposti con tanto di recensione obbligatoria: Le ultime lettere di Jacopo Ortis e Cronache di poveri amanti, testo assolutamente inadatto per un ragazzino di 14 anni. Mi ricordo che per la stizza gli scaricai il film di Lizzani e glielo feci vedere in alternativa alla lettura. Come stroncare sul nascere la passione di un giovane lettore. Ora legge pochissimo, certo non solo per l'episodio descritto, ma spero che la fiammella sia rimasta accesa.

venerdì 20 novembre 2009

Deadgirl

Prendi una donna zombie, trattala male; anzi, falla diventare una schiava del sesso, poi vedrai che quando si libera sono cazzi tuoi. (Ferradini spinto all'estremo). All'inizio, con mio dispetto, sembra un teen-horror, invece è qualcosa di molto più guasto e malato. Io comunque ci casco sempre: l'idea è anche interessante, ma come capita spesso negli horror di ultima generazione, manca la sostanza.
Non è ancora uscito in Italia e l'ho visto in lingua originale. In America ha ottenuto la R di Restricted (per una volta direi giustamente).
Da non perdere: la scena in cui i due sfigati tentano di rapire una donna.