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Un titolo come un pugno nella faccia quello che gli Area scelsero per il loro primo disco. Un inizio dolcissimo con la voce di una ragazza palestinese che recita in arabo una poesia di pace e d'amore, per poi lasciare campo alla potenza di Demetrio Stratos che canta sull'aria di un motivo popolare macedone:
In copertina appare in primo piano un manichino di legno imprigionato da un grosso lucchetto e da un casco rudimentale; la chiave stretta tra le dita a simboleggiare la possibilità di liberarsi. La scultura angosciante è opera di Edoardo Sivelli.
All'interno del disco i componenti del gruppo seduti e distesi in mezzo a una serie di simboli: la falce e il martello, una pistola, un angelo in volo e la foto dell'ingresso del campo di concentramento con la famigerata frase.
Raccontava Demetrio Stratos in un intervista del 1974:- In radio non ci hanno mai trasmessi, chiaramente tutti avevano dei blocchi morali, si scandalizzavano perché abbiamo fatto un pezzo che si chiamava 'Settembre Nero'. Non c'è bisogno oggi di spiegare questo tipo di musica: ci sono solo cinque musicisti che hanno una rabbia repressa perché hanno suonato per tanti anni quello che volevano i padroni.
Non mi pare che la situazione della musica in Italia per quanto riguarda i media tradizionali sia migliorata, anzi! Per fortuna da dieci anni si può contare sulla rete, l'unico mezzo di comunicazione con il quale oggi gruppi come gli Area potrebbero farsi conoscere.
Non mi pare che la situazione della musica in Italia per quanto riguarda i media tradizionali sia migliorata, anzi! Per fortuna da dieci anni si può contare sulla rete, l'unico mezzo di comunicazione con il quale oggi gruppi come gli Area potrebbero farsi conoscere.
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