Afghanistan, Iraq, Uganda e Rep. Democratica del Congo. I responsabili di Warchild hanno chiesto a 15 icone del rock di scegliere una loro canzone e indicare un nuovo interprete che a loro giudizio avrebbe potuto renderla al meglio. Qui sotto c'è il risultato: che ve ne pare? Io il disco lo comprerò di certo. Nel frattempo su streogum.com è possibile sentire la cover di Heroes (siamo alla 50° cover) fatta dai Tv on the Radio e Transmission (pezzo impegnativo) rifatta dagli Hot Chip. Tracklist: 1- Beck (Bob Dylan: Leopard-Skin Pill-Box Hat) 2 - Scissor Sisters (Roxy Music: Do The Strand) 3 - Lily Allen (The Clash: Straight To Hell) 4 - Duffy (Paul McCartney: Live And Let Die) 5 - Elbow (U2: Running To Stand Still) 6 - TV On The Radio (David Bowie: Heroes)7 - Hot Chip (Joy Division: Transmission) 8 - The Kooks (The Kinks: Victoria) 9 - Estelle (Stevie Wonder: Superstition) 10 - Rufus Wainwright (Brian Wilson: Wonderful/ Song For Children) 11 - Peaches (Iggy Pop: Search And Destroy) 12 - The Hold Steady (Bruce Springsteen: Atlantic City) 13 - The Like (Elvis Costello: You Belong To Me) 14 - Yeah Yeah Yeahs (The Ramones: Sheena Is A Punk Rocker) 15 - Franz Ferdinand (Blondie: Call Me)
Coloro che hanno l'abitudine di fare una capatina dalle mie parti sanno che Musica e Cinema sono le mie grandi passioni. Il musical ha la capacità di unire queste due arti, a volte in modo sublime. Il primo visto in assoluto fu Jesus Christ Superstar (fuori gara). Ormai di tempo ne è passato parecchio, ma la potenza di quelle immagini su un ragazzino ancora timorato di Dio sortirono un certo effetto. Da allora quando sento pronunciare la parola musical la mia attenzione viene catturata. Peccato che Broadway e Londra non siano dietro l'angolo e allora ci si accontenta del cinema. L'unico musical live che ho visto a teatro è stata una bella versione in lingua originale di Hair. Ecco allora il mio omaggio a questo genere sotto forma di classifica per quelli usciti dagli anni settanta in poi. Illustre escluso Mamma mia: non che sia inguardabile, ma c'è di molto meglio.
1. The Rocky Horror Picture Show - Jim Sharman 1973: "Touch me, touch me, touch me I wanna be dirty". Stracult, inutile aggiungere commenti.
2. The Blues Brothers - John Landis 1980: Quante volte l'avete visto? 3. Hair - Milos Forman 1979: Il musical più hippie e pacifista della storia del cinema. Esordì a Broadway nel 1968, scandalizzando per i temi affrontati (droghe e sessualità) e contribuendo a diffondere in America e nel mondo la cultura pacifista e l'opposizione alla guerra in Vietnam. Da qui è nato il concetto stesso di musical rock. Dopo aver realizzato quel capolavoro che è Qualcuno volò sul nido del cuculo, Forman girò la riduzione cinematografica del musical.Curiosità: al casting parteciparono anche Madonna e Springsteen, ma non furono scelti. Temimusicali che sono entrati nella storia del cinema e della musica.Let the sun shine in &fuck the wars. 4. Across the universe - Julie Taymor 2007: Forse lo sopravvaluto perché la sua visione è recente e l'entusiasmo è ancora fresco. Comunque dal punto di vista visivo e musicale è una manna per occhi e orecchie. Le canzoni dei Beatles sono riarrangiate da dio. Destinato a diventare un cult. 5. Tommy - Ken Russel 1975: L'ho rivisto da poco e specie nella seconda parte, quando cerca di lanciare messaggi risulta oggi un po' troppo retorico, ma l'impatto lisergico-sonoro è ancora pazzesco. Da rivedere Tina Turner che canta The acid queen o Elton John con i trampoli in Pinball Wizard. 6. Pink Floyd The wall - Alan Parker 1982: Ho amato molto di più il disco del film per motivi che è difficile e complicato spiegare, però non può mancare in questa classifica un'opera che ha fatto storia e la musica non si discute. 7. Moulin Rouge - Baz Luhrmann 2001: Geniale creazione del regista australiano. La storia d'amore è un pretesto per dare vita ad un baraccone kitsch, grottesco, a volte eccessivo, ma trascinante e con cover molto belle e originali di classici del rock: su tutti Diamond Dogs, rifatta da Beck. Nicole Kidman (bella come non mai) e Ewan Mc Gregor cantano veramente bene. 8. Nightmare Before Christmas - Tim Burton/H. Selick 1993: Una splendida favola dark, animata con la tecnica stop-motion in modo magistrale. Un unico neo: personalmente non sopporto la voce di Renato Zero, scelto nella versione italiana per cantare le canzoni. Per fortuna c'è Babbo Nachele che ha una marcia in più. Si consiglia la visione in lingua originale. 9.Il fantasma del palcoscenico - Brian de Palma 1974: Una rielaborazione del fantasma dell'opera e del Faust in chiave rock. Un classico del genere creato da un maestro del cinema. 10. Dancer in the dark - Lars von Trier 2000: Un po' di sano masochismo. Bisognerebbe frustare il regista danese per la cattiveria con cui si accanisce sulla povera Bjork, però il fascino del Dogma (e anche della sfiga) ti cattura fino alla fine.
In questo periodo di recessione durante i dibattiti si sentono sempre le solite voci dire che bisogna rilanciare i consumi: pensano che non sia ancora il caso di fermarsi e che il giochino possa durare per sempre. Dovremmo quindi, che so, spendere di più di quanto si faccia già ora in cellulari? Facciamo un esempio. Conosco persone (middle class come il sottoscritto) che spendono fino a 150/200 € al mese nel cellulare. Una volta una di loro mi ha chiesto esterrefatta: - Ma voi come fate a permettervi dei viaggi? Semplice, ho pensato senza rispondere, basta fare 200 x 12= 2400 € (togliamo pure 100 € che un po' lo uso anch'io). Ognuno ha le sue priorità!
Nel 2007 ho realizzato un mio vecchio sogno: il Madagascar. Una volta tornati, una parente ci ha chiesto quanto ci era costato e quasi scandalizzata ha sostenuto che lei tutti quei soldi per un viaggio non li spenderebbe mai. Certo, meglio passarsi tutti i weekend negli ipermercati della regione riempendo carrelli fino alla tracimazione. Dopo decenni di martellamento la tossicità del consumismo ci entrata nelle vene a tutti, nessuno escluso. Ritengo però salutare non superare i limiti del buon senso. Alcuni esempi di rincoglionimento? Case trasformate in gigantesche sale giochi per figli unici, schermi al plasma da 50 pollici piazzati in salotti di 8 metri quadrati, bambini di sette anni dotati di proprio telefono cellulare, giusto per raccontare alcune situazioni che conosco. Se non è abbastanza trovatemi qualche esempio ancora più demenziale. Nel frattempo...
Conosco le abitudini so i prezzi e non voglio comperare né essere comprato Attratto fortemente attratto Civilizzato sì civilizzato Comodo ma come dire poca soddisfazione Comodo ma come dire poca soddisfazione Soddisfazione Signore . . .
All'interno della categoria Thriller/Suspencer ormai è nato un nuovo sottogenere che, come anticipato nel titolo, potremmo definire così: "Persone in balia di pazzi sadici all'interno di un edificio isolato". Filone che non so quanto possa ancora essere esplorato dopo film terrificanti come Funny Games o il francese Them. Ci prova Bryan Bertino al suo primo lungometraggio, dimostrando una certa maestria nel far montare lentamente la tensione con un gioco di inquadrature, particolari e rumori che generano prima ansia, poi paura, infine terrore nella coppia isolata in una casa di campagna e coinvolgimento emotivo nello spettatore. In fondo è ciò che si chiede a questo genere di film, però sinceramente il tema comincia ad essere abusato. La cosa che mi fa irritare è il riproporre senza varianti la solita situazione che vede l'onnipotenza dei persecutori (bisognosi di un urgente T.S.O.) contrapposta alla goffagine delle vittime che, seppure in buona salute, muniti di fucili a cartuccioni, pistole o qualsiasi arma di distruzione di massa, nulla sono in grado di fare se non recitare la parte dell'agnello sacrificale. In questo caso all'inizio del film ci si premunisce avvisando lo spettatore che la storia si ispira a un episodio di cronaca del 2005, ma la sostanza non cambia. Un dialogo che mi ha colpito: Liv Tyler nel momento clouchiede ad una delle persecutrici "Perché ci fate questo? Risposta: "Perché eravate in casa!" Una motivazione incontestabile. Happy go lucky - Mike Leigh(GBR)(05/12/08) Leigh spiazza tutti con un film apparentemente leggero, ma in realtà sostanzioso e profondo. Il ritratto di Poppy, insegnante felice e ottimista, se all'inizio desta qualche perplessità, poi diventa progressivamente contagioso e ti convince. Sally Hawkins orso d'oro a Berlino come interprete femminile. LEGENDA
Diverse nuove uscite in questo weekend. Alcune interessanti.
A Certain Ratio - A mind made up: Chissà cos'hanno combinato. Mi incuriosisce molto perché all'inizio degli anni '80 avevo una vera e propria passione per questo gruppo funk/post punk di Manchester: furono i primi a firmare per la Factory, ancora prima dei Joy Division. Ai loro esordi con To each venne coniato il termine tribalismo urbano, in seguito con Sextet la componente funk prese il sopravvento e prese forma un tipo di sonorità originalissimo che univa il dark inglese alla black music: due mondi in apparenza estranei. Il cantante Simon Topping aveva una voce che ricordava Ian Curtis, però meno cupa; infatti una volta fu chiamato a sostituire la voce dei Joy Division dal vivo perché il cantante si era sentito male. Gli ACR sono sempre rimasti un gruppo di nicchia ma hanno lasciato un solco, specie nella musica inglese, che poi in tanti hanno seguito e sviluppato. Sul loro myspace si può sentire qualche brano del nuovo lavoro.
Esce oggi ufficialmente Tonight, il nuovo Franz Ferdinand, ma pare che già in tanti l'abbiano già ascoltato e apprezzato. Magie del peer to peer.
Phantom Band - Checkmate Savage: Disco d'esordio di questo sestetto scozzese. Mojo sul numero di Gennaio 2009 lo segnala come uno dei gruppi nuovi su cui puntare il prossimo anno. The Music Magazine gli assegna un 8, mentre Ondarock lo stronca quasi nettamente con un 5. Lo sto ascoltando proprio ora: non mi sembra male e starei a metà tra questi dei due estremi.
Probabilmente dopo i Beatles e Bob Dylan, Neil Young è uno tra i musicisti più coverizzati, oltre che uno dei miei preferiti di sempre. Guarda caso il primo post di questo blog, partorito all'inizio dell'estate è proprio a lui dedicato.
Annie Lennox ha superato la prova con lode grazie alle sue straordinarie doti interpretative. Nel 1995 con l'uscita di Medusa, il suo album di covers, ha sfoderato una versione superba e molto originale di Don't let bring you down, uno dei miei pezzi preferiti del geniale canadese. Una canzone magica che senza esagerare avrò suonato centinaia di volte. Questa cover fu inserita anche nella colonna sonora di American Beauty. L'interpretazione di Annie Lennox è da brividi: un misto di sensualità e dolcezza che scorre come miele e che a tratti nel finale assume venature soul grazie ai cori femminili.
Nel paese dove sono nato e cresciuto c'erano tre cinema, ormai chiusi da vent'anni. Io abitavo di fianco ad uno di essi: il glorioso Cinema Italia. Da questa vicinanza nacque la mia passione per la settima arte, che ha preceduto di qualche anno quella musicale. Tutte le domeniche pomeriggio doppia proiezione: sempre un western, seguito da un film di altro genere. Dopo gli otto anni cominciai ad andare da solo, il gestore era amico dei miei genitori e mi conoscevano tutti, dal bigliettaio all'omino che vendeva ceci e brustoline. Bastava uscire di casa e girare l'angolo per ritrovarsi nella galleria coperta dove c'era l'ingresso del cinema. Era una specie di porticato che collegava due strade del centro, sempre tappezzato con i manifesti dei film in programmazione: uno dei luoghi prediletti della mia infanzia, insieme alle case abbandonate o in costruzione. Nei pomeriggi di noia, mi ritrovavo spesso a fantasticare davanti alle suggestive immagini dei manifesti che mi parevano enormi. Leggevo tutto: i titoli, i nomi degli attori, le presentazioni e spesso mi immaginavo le trame film che forse avrei visto. I titoli più famosi erano segnalati da un cartoncino rettangolare con la scritta GRANDE SUCCESSO. Ogni tanto qualche buontempone si divertiva a modificare la scritta, strappando dalla parola "successo" le prime tre lettere. OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA (The Omega man) lo vidi quando facevo le medie. Ne rimasi così esaltato ma anche impressionato che la sera a letto non riuscii a prendere sonno e continuai a meditare per ore su quella storia, un misto di fantascienza e horror. Nel gruppo dei miei amici diventò un vero e proprio cult: l'uomo che rimane solo sulla Terra e deve sopravvivere. Ci sbizzarrivamo ad inventare situazioni, possibilità, sottotrame, soluzioni ai problemi di sopravvivenza. Con estrema curiosità l'anno scorso sono perciò andato a vedere Io sono leggenda, anch'esso tratto dal romanzo di Mathison del 1954 da cui nel 1963 era stato tratto anche L'ultimo uomo sulla Terra con Vincent Price. Il film con Will Smith non è che mi abbia entusiasmato e per rimanere su un genere che continuo ad amare, molto meglio 28 giorni dopo di Danny Boyle. Per chi come me è un appassionato di fantascienza apocalittica consiglio una pagina di wikipedia con tutta la filmografia del genere.
Tornando al discorso relativo alla chiusura dei cinema, oggi non c'è che da prendere atto che dopo gli ipermercati anche le multisale hanno preso il sopravvento (con i loro pro e contro). Dove abito però c'è ancora un piccolo cinema che con le unghie e con i denti resiste alle spallate di questo monopolio. Ritornerò prossimamente su questo argomento.
Claudio Lolli - Il primo concerto in assoluto. Lo stupore di un bambino che si è visto suonare davanti un disco epocale come Ho visto anche degli zingari felici appena uscito. Poi una seconda volta. dopo l'uscita di Disoccupate le strade dai sogni.
Francesco De Gregori - Il prediletto, quello visto più volte. Ho perso il conto.
Edoardo Bennato - Quando se ne accorse, si mise a ridere. Io e Francesco stavamo a un metro dalla pedana rialzata da cui suonava con block notes e biro per segnarci gli accordi di ogni canzone. Non c'era ancora Internet e gli spartiti erano cari.
Francesco Guccini - Da ragazzino quante volte ho suonato l'Avvelenata, era liberatorio quel turpiloquio. Io e un amico comprammo lo spartito in società. Era il Guccini che preferivo. Dal vivo l'ho visto qualche anno dopo.
Vasco Rossi - Quando era ancora uno sconosciuto ad una festa dell'Unità di un paese. Non mi ha mai entusiasmato.
Gaznevada - Frequentavo l'università a Bologna e scoprii questo locale underground di nome Punkreas a poche centinaia di metri dal mio appartamento. Una delle loro primissime apparizioni. Il post punk stava esplodendo a Bologna.
Skiantos - Idem come sopra. Li vidi quando erano ancora degli sconosciuti.
Giorgio Gaber - A teatro con tutto il suo carisma.
Litfiba - Li andai a vedere con curiosità penso nel 1985 o '86. Qualche anno prima avevamo suonato, entrambi da sconosciuti, nello stesso festival a Ravenna.
Diaframma -Avrebbero meritato più successo dei Litfiba ma erano molto meno commerciali.
CCCP -Fatur, l’Artista Del Popolo che spasso.
Elio e le storie tese - Ottimi musicisti.
Ustmamo - Gradevole sorpresa, però sono spariti.
Quintorigo - Grande tecnica, inventiva e la magica voce di John era la ciliegina sulla torta: peccato se ne sia andato.
Baustelle - Dal vivo perdono il 50% del loro fascino. Bianconi è un bravissimo autore, ma la voce purtroppo...
Verdena - Con la scusa di accompagnare mio figlio al suo primo concerto, me li sono visti anch'io. Dal vivo fanno la loro figura, un notevole muro di suono e Ferrari ha un voce incredibile.
E' giunta l'ora di dare sfogo alla mia passione per la chitarra. In casa ne abbiamo quattro: una 12 corde, un'acustica e due elettriche, per la gioia (o la disperazione) dei vicini. Però devo dire che in tanti anni mai avuto problemi. Certo non suoniamo al volume utilizzato dagli amici qui sotto!
Jimmy Page, NYC, 1975 (Bob Gruen)
Pete Townshend 1973 - (Bob Gruen)
Jimi Hendrix - Monterey 1967
Joe Strummer - Londra 1978 (Janette Beckman) Di certo Strummer non può essere considerato un chitarrista al livello dei mostri sopra, ma questa foto meritava. Inoltre i Clash a mio giudiziosono la band che insieme ai Talking Heads ha dato uno scossone micidiale al rock alla fine degli anni settanta, portandolo verso i territori della contaminazione.Ne mancano ancora diversi all'appello ma rimedieremo nelle prossime puntate.
L'11 gennaio del 1984 il DJ della BBC Mike Read stava trasmettendo il singolo di debutto dei FGTH. Quando notò la copertina provocatoria del disco disegnata da Yvonne Gilbert ascoltò con più attenzione il testo: Relax, non farlo quando vorresti andarci relax non farlo quando vuoi venire relax non farlo quando vuoi succhiarlo relax non farlo quando vuoi venire venire- oh oh oh
Da quel giorno la BBC bandì il disco da tutti i suoi programmi radio e TV, contribuendo involontariamente al suo successo. La canzone balzò al primo posto in classifica dove rimase per cinque settimane. Ai bacchettoni la lezione di God save the queen non era bastata: quasi due milioni di copie vendute solo in UK. William Holly Johnson, il cantante, alla fine a Hollywood ci andò sul serio perché fu chiamato da Brian de Palma per un cameo in Omicidio a luci rosse. Ad un certo punto compare e canta Relax nel set di un film a luci rosse dove il protagonista si aggira confuso e smarrito per poi rianimarsi tra le braccia (si fa per dire) di una Melanie Griffith in piena forma. La pellicola fu vietata ai 18. Per tutto il 1984 la canzone fu un tormentone infinito e un riempipiste, suonato in tutti i locali, bar, pub, ecc. Alla fine non se ne poteva più.