La suggestiva sigla iniziale della serie crime scandinava Bron/Broen (già ricopiata in versione americana con il titolo The Bridge) è opera del compositore e chitarrista greco-danese Jannis Noya Makrigiannis. Attorno al suo progetto denominato Choir of Young Believers ruotano diversi musicisti. In realtà l'ultimo album Rhine Gold, datato 2012, non è che mi abbia entusiasmato; di certo non quanto l'intrigante serie tv in questione: una coproduzione svedese e danese che cattura l'attenzione a partire dagli opening titles.
Con un'estate così, dal clima quasi autunnale, tanto vale immergersi nelle cupe atmosfere scandinave, visti anche i molti scarti nelle uscite cinematografiche ed un mondiale di calcio assai deludente sia come qualità del gioco che come spettacolo.
Per saperne di più, l'ottima recensione di bradipofilms.
Il brano completo
Benvenuti a bordo. Suoni, visioni e liberi pensieri dall'universo musicale e da altri mondi paralleli . . . . . .
venerdì 11 luglio 2014
giovedì 3 luglio 2014
Top of the Lake
Una ragazzina di dodici anni tenta di togliersi la vita sulle rive di un lago; viene salvata e le analisi rivelano che è in stato di gravidanza. Tui è il nome dell'adolescente che si chiude in un mutismo ostinato limitandosi a scrivere in un foglietto "No one". E' l'incipit di Top of the Lake.
Dopo Breaking Bad un'altra mini-serie (di soli sette episodi) da guardare tutta d'un fiato. Spesso, a causa della prolissità, difficilmente mi faccio coinvolgere da questo genere, ma quando entrano in campo una regista come Jane Campion, attori come Peter Mullan e in più gli scenari incontaminati della Nuova Zelanda, impossibile non immergersi a capofitto nelle sette puntate. Nonostante la violenza che permea la natura e gli animi umani, non si pensi ad una serie d'azione con inseguimenti e sparatorie; chi conosce la regista lo può già immaginare: i temi a lei cari qui affiorano prepotentemente (la violenza sulle donne, la complessità dell'animo umano, la contrapposizione tra natura e civiltà, tra generi maschile e femminile) in quello che risulta essere vero e proprio cinema d'autore.
Su tutti spiccano Peter Mullan, nei panni di un padre padrone dilaniato dai sensi di colpa, vittima e carnefice della sua stessa violenza; la guru Holly Hunter (Lezioni di piano), che sotto il nome di GJ guida in modo enigmatico una squinternata comune femminile che si è accampata sulle rive del lago; la protagonista Elisabeth Moss, giovane detective esperta di casi infantili, che ritorna dall'Australia alla sua terra d'origine per seguire il caso della ragazzina: un intreccio che la porterà a scoperchiare il suo passato e un mondo ai margini della civiltà, fatto di omertà, abusi e giustizia sospesa. Temi universali già ampiamente esplorati sia nel cinema che in letteratura, che qui però trovano la loro forza nella suggestione dei paesaggi mozzafiato, nei dialoghi dilatati, nei personaggi memorabili e in una trama tentacolare che coinvolge inesorabilmente fino ad un vero e proprio finale. “Mi piaceva questo mondo, ma non per 20 episodi” ha dichiarato la regista.
lunedì 23 giugno 2014
I miei anni ottanta: 1983 playlist
Nasce lo swatch, icona degli anni '80; esce Zelig, il capolavoro in cui Woody Allen "disegna una società stupida e banale che prima idolatra Zelig, poi lo dimentica, poi lo mercifica e quindi lo bistratta". (filmscoop). Trionfa il trasformismo, inizia l'era di Craxi e la new wave è ai titoli di coda.
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sabato 21 giugno 2014
Wild Beasts - Mecca
Uno degli album più interessanti di questi primi sei mesi del 2014. Present Tense è il quarto lavoro degli inglesi Wild Beasts. Qualche giorno fa è uscito il video di Mecca.
Fra le varie definizioni di genere, quella che compare in modo più ricorrente riguardo la loro musica è art-rock o art-pop.
Ormai le etichette sono diventate un giungla inestricabile, però mi pare valida una definizione che ho trovato e tradotto da rateyourmusic, che così ho sintetizzato: un genere che fonde le melodie della musica pop con elementi non convenzionali o sperimentali come l'uso di strutture progressive, cambi di tempo repentini, sperimentazione vocale, frequente aggiunta di diversi elementi elettronici o sinfonici...
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domenica 15 giugno 2014
Unknown Pleasures
Trentacinque anni fa, il 15 giugno 1979 usciva Unknown Pleasures.
Fu stampato in diecimila copie senza singoli promozionali. All'inizio le vendite furono piuttosto fiacche fino all'uscita, qualche mese dopo, di Transmission: la miccia che contribuì a far decollare un album destinato col tempo a diventare un cult con una copertina tramutata in icona.
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martedì 3 giugno 2014
I miei anni ottanta: 1982 playlist
Periodo oscuro, l'anno di Blade Runner. Una visione che ci fulminò proiettandoci in un futuro distopico. Mi sentivo anch'io un replicante; senza meta e senza collocazione vagavo come Ranxerox nei livelli più sotterranei della società. La musica che ascoltavamo e che suonavamo cominciava ad avere i suoi luoghi di culto.
L'Aleph Club era un locale nato nel 1980 a Gabicce e non era solo un posto dove ascoltare la miglior musica new wave, dark, sperimentale di quegli anni. L'Aleph era un locale davvero speciale, aperto a tutte le nuove tendenze del periodo, dalla musica alla grafica, dalla moda all'arte - affascinante già dal suo aspetto così underground, perché sembrava davvero di essere in una metropolitana o in un rifugio antiaereo, niente da invidiare ai locali londinesi o berlinesi di quel periodo. goth.it
L'Aleph Club era un locale nato nel 1980 a Gabicce e non era solo un posto dove ascoltare la miglior musica new wave, dark, sperimentale di quegli anni. L'Aleph era un locale davvero speciale, aperto a tutte le nuove tendenze del periodo, dalla musica alla grafica, dalla moda all'arte - affascinante già dal suo aspetto così underground, perché sembrava davvero di essere in una metropolitana o in un rifugio antiaereo, niente da invidiare ai locali londinesi o berlinesi di quel periodo. goth.it
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giovedì 29 maggio 2014
Most promising band of '77
Anno incendiario in cui fece capolino un gruppo apparentemente anonimo e misurato che in realtà si rivelò essere uno dei progetti più radicali e all'avanguardia concepiti all'interno di quel magma musicale che prese il nome di new wave.
I primi ad immettere pura linfa nera nella musica bianca e cerebrale.
giovedì 22 maggio 2014
Quando il videoclip diventa (quasi) cinema
Non ho una particolare passione per i videoclip musicali a parte quando alla qualità del brano si abbina una storia che sconfina in veri e propri ambiti cinematografici.
E' quello che accade con l'ultimo video degli Arcade Fire (We Exist) e ancor di più nei sette minuti di Around Town (secondo singolo del prossimo album dei Kooks da Brighton) dichiaratamente ispirati a Luc Besson e Tarantino nel raccontare le gesta di una giovanissima e spietata criminale, assoldata dal boss dopo un iniziale colloquio di lavoro. Gran ritmo, con basso pompante e l'aggiunta di cori gospel che donano un tocco di sacralità blasfema.
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martedì 13 maggio 2014
I miei anni ottanta: 1981 playlist
Intanto però...
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venerdì 9 maggio 2014
Smetto quando voglio
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L'autore l'ha definita "una sorta de I soliti ignoti al tempo di Ocean's eleven, The Big Bang theory e Breaking bad". Riuscire a realizzare una commedia in Italia ben congegnata, originale, senza moralismi e volgarità, è già una notizia; se poi si aggiunge il fatto che ho riso di gusto come non capitava da anni, è più che sufficiente per consigliare questo film, opera prima del salernitano Sidney Sibilla. Una specie di stoner comedy all'americana (Una notte da leoni) attualizzata nella crisi della società italiana e innestata su una storia alla Romanzo Criminale, però in versione comico-amara. I protagonisti sono infatti un gruppo ricercatori universitari sfruttati e malpagati che decidono di utilizzare le loro intelligenze per delinquere nel mondo delle droghe sintetiche fino alle estreme conseguenze.
Gag a profusione e ritmo incalzante: su tutti Stefano Fresi, alias Alberto Petrelli, chimico computazionale.
Così il regista racconta la genesi del film, uscito nelle sale il 6 febbraio: "Tutto comincia da un articolo di giornale. La prima fonte di ispirazione è stato un trafiletto su un quotidiano che titolava ‘Quei netturbini con la laurea da 110 e lode'. In pratica si parlava di due ragazzi laureati in filosofia con tanto di master, che lavoravano per l'AMA, la società che si occupa della pulizia delle strade di Roma. Due netturbini che all'alba, mentre spazzano il marciapiede, discutono della critica della ragion pura è stata la prima, e per molto tempo unica, immagine del film. Era la primavera del 2010... in testa avevo solo i due netturbini filosofi. In realtà quell'immagine era però una sintesi di quello che stava accadendo in quei giorni. Le prime pagine dei giornali erano piene di articoli sui tagli alla ricerca, e sulle conseguenti manifestazioni di ragazzi che per una vita avevano sempre e solo studiato e che ora si ritrovavano, quasi quarantenni, senza un lavoro e senza una prospettiva. Nessuno sembrava accorgersi del paradosso che le persone più intelligenti del paese venivano messe ai margini. E se avessero deciso di ribellarsi? E se a delinquere adesso fossero le menti più brillanti in circolazione? Se si coalizzassero?".
Gag a profusione e ritmo incalzante: su tutti Stefano Fresi, alias Alberto Petrelli, chimico computazionale.
Così il regista racconta la genesi del film, uscito nelle sale il 6 febbraio: "Tutto comincia da un articolo di giornale. La prima fonte di ispirazione è stato un trafiletto su un quotidiano che titolava ‘Quei netturbini con la laurea da 110 e lode'. In pratica si parlava di due ragazzi laureati in filosofia con tanto di master, che lavoravano per l'AMA, la società che si occupa della pulizia delle strade di Roma. Due netturbini che all'alba, mentre spazzano il marciapiede, discutono della critica della ragion pura è stata la prima, e per molto tempo unica, immagine del film. Era la primavera del 2010... in testa avevo solo i due netturbini filosofi. In realtà quell'immagine era però una sintesi di quello che stava accadendo in quei giorni. Le prime pagine dei giornali erano piene di articoli sui tagli alla ricerca, e sulle conseguenti manifestazioni di ragazzi che per una vita avevano sempre e solo studiato e che ora si ritrovavano, quasi quarantenni, senza un lavoro e senza una prospettiva. Nessuno sembrava accorgersi del paradosso che le persone più intelligenti del paese venivano messe ai margini. E se avessero deciso di ribellarsi? E se a delinquere adesso fossero le menti più brillanti in circolazione? Se si coalizzassero?".
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lunedì 5 maggio 2014
Quando eravamo zingari felici
Da un'altra era è pervenuto questo flash di trenta secondi; è tratto da una delle nostre performance scovata e riportata alla luce dall'amico Hans, incredibile cacciatore di ricordi. In prima linea, il futuro pilota della teiera volante con il fisico da culturista denutrito. Non ricordo cosa stessimo ballando; forse ognuno aveva la sua musica in testa e probabilmente anche la sua libertà e la sua ribellione. Chi frequentava l'università ma studiava da indiano metropolitano; chi già inseguiva la musica punk e chi l'arte; chi voleva vivere suonando o viaggiando sulle orme di Rimbaud; chi creava fumetti; chi manifestava con rabbia per le strade di Bologna.
Ricordo ancora più struggente perché qualcuno non c'è più.
“Oggi gli zingari non sono ben visti, abbiamo un prezzo imposto, per sopravvivere dobbiamo mimetizzarci da brave persone... Ma sul nostro sorriso non si può mentire”. Claudio Lolli
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