giovedì 21 dicembre 2017

Gironzolare e perder tempo camminando (The Lovecats)


Gironzolare e perdere tempo camminando è il modo migliore per (ri)scoprire il territorio e far viaggiare i pensieri. 

Il sogno, un giorno, è avere qualche mese di tempo per attraversare l'Italia da nord a sud lungo gli Appennini in luoghi come questo


Hand in hand
Is the only way to land
And always the right way round

Not broken in pieces

mercoledì 20 dicembre 2017

2017 up & down - musica

Come ogni dicembre che si rispetti nei blog e nei siti musicali fioccano i classificoni di fine anno; qui sulla teiera volante mi limito ai quattro album che hanno procurato più gioie ai piloti. Per fortuna c'è sempre più vita oltre X-Factor, Fazio, The Giornalisti, lo pseudo indie pop e il 99% delle radio che propinano la stessa sbobba uniforme.

Black Grape - Pop Voodoo
Una delle delle vere sorprese. A vent'anni di distanza sono ricomparsi i Black Grape con un album bello carico fin dal titolo. Sciabolate funky e cori contagiosi da pub in un reload miracoloso della scena di Madchester che ebbe negli Happy Mondays il gruppo di punta.

Arcade Fire - Everything now
Resta sempre l'annoso problema degli album e degli anni che passano anche e soprattutto per band dagli esordi così folgoranti; è difficile però trovare di meglio parlando di main stream come ormai pare siano avviati a diventare.


Balmorhea - Clear Language
Dopo cinque anni di silenzio è un notevole ritorno quello dell'ensemble texano. Post-rock dalle atmosfere oniriche, senza ridondanze e con un equilibrio mirabile tra sonorità acustiche ed elettroniche. Less is more: la mia musica da meditazione e da sottofondo per quest'inverno appena iniziato.





DISCO ITALIANO

Julie's Haircut - Invocation and Ritual Dance of My Demon Twin
Sulle antiche piste tracciate dei Can. Ipnotici, circolari, psichedelici e soprattutto curiosi di spaziare ed esplorare, senza ansie da prestazione o singoli da lanciare. In Italia pochi hanno il coraggio di spingersi così avanti e contaminare in modo originale l'idea di Kraut Rock.

GRANDE ATTESE PER...
David Byrne con un nuovo disco e udite, udite: tre concerti in Italia. Il biglietto è già in cassaforte!

Johnny Marr (ex chitarra degli Smiths) e il suo nuovo progetto molto interessante.
Qui sotto un'anteprima.

sabato 16 dicembre 2017

L'anno degli idioti

Un idiota è un idiota; due idioti sono due idioti. Diecimila idioti sono un partito politico.
Franz Kafka

Un anno di macelleria bancaria. Di alluvioni, incendi e siccità.
Di muri visibili e invisibili. Di idioti nelle stanze del potere.
Di parchi delle meraviglie aperti h24 dai padroni moderni
per il mercato dei nuovi schiavi/consumatori.
Come questo o quest'altro.

Fra qualche mese andremo anche a votare e penso proprio che stavolta non potrò neanche turarmi il naso. Allora mi tornano in mente i pensieri di un uomo; idee che riescano a darmi una prospettiva più autentica, benché utopica e lontana.

Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopia.
Fabrizio De André




mercoledì 13 dicembre 2017

2017 up & down - Le serie

Annata eccezionale per quantità e qualità. Se vi siete persi qualcosa qui sotto trovate una sintesi in crescendo: dal peggio al meglio.

[down]

Tin Star 
Di solito la presenza di Tim Roth è una garanzia; purtroppo non in questo caso. Una serie per me disastrosa che sembra scimmiottare Fargo, con personaggi artificiosi e un finale ridicolo.

Philip K. Dick’s Electric Dreams
La bibliografia di Philip Dick è ancora un'autentica miniera d'oro e quindi grande era l'aspettativa quanto la delusione. Abbandonata dopo aver visto i primi episodi.

1993
In calo rispetto alla prima stagione che già non era esaltante.

[middle]

Fargo 3
Quando le stagioni si susseguono bisogna avere qualcosa da dire e stavolta in Fargo, a parte qualche scatto geniale, c'è poca sostanza. Poco convincente anche Ewan McGregor nel doppio ruolo, mentre il personaggio di Lorne Malvo della prima stagione a carisma si divora il cattivone Yuri Gurka.

Ozark
Jason Bateman (protagonista, nonché produttore e regista di alcune puntate), è un cinico consulente finanziario che di punto in bianco si trova in guai molto seri sia con l'FBI che con il cartello della droga. Parte in sordina, ma poi si rivela sufficientemente coinvolgente e originale.

The Deuce
Talmente corale da risultare dispersiva. Interessante la ricostruzione storica della Grande Mela agli albori della nascita del porno, tra papponi, bar e prostitute. Taglio realistico e solido, quasi documentaristico, ma purtroppo avaro di emozioni. Basti pensare a Boogie Nights e siamo in un altro pianeta.

Gomorra 3
A suo tempo ho letto il libro e mi era piaciuto, così come il film di Garrone. Bene anche le prime due stagioni; giunti alla terza sto cominciando a perdere interesse.

Better Call Saul 3
Amo Saul, avvocato cialtrone dal cuore d'oro, malgrado stia menando il can per l'aia: d'altra parte sfrutta furbescamente l'onda lunga di Breaking Bad e dei suoi orfani.

[up]

Stranger Things 2

E' svanito l'effetto sorpresa ma non i rimandi agli anni '80 a raffica (la musica, i giochi di ruolo, Stephen King, Spielberg, Zemeckis, Lucas, Carpenter). Dal mio punto di vista ancora molto godibile ma un po' sopravvalutata.

Il Trono di Spade 7
Ormai ci sono affezionato, anche se da quando gli sceneggiatori hanno sopravanzato il romanzo, la serie si sta trasformando sempre più in un lotta convenzionale tra il bene e il male.

Alias Grace
Dalla penna prolifica di Margaret Atwood, una miniserie avvincente in sei puntate.

Big Little Lies
Jean-Marc Vallée

Mindhunter
Accendere la luce sull'orrore, sulle sue cause ed i suoi effetti, può rivelarsi un viaggio senza ritorno. clic

Top of the Lake - China Girl

Da Jane Campion una storia intricata ed intensa, ambientata in una Sydney inedita in cui, ahimè, il genere maschile ne esce con le ossa rotte. clic

Suburra
Non delude la prima serie italiana targata Netflix grazie ad un intreccio narrativo solido e ben costruito.

Dark - I segreti di Winden
In una cittadina della Renania circondata da una foresta si dipana una storia inquietante che partendo con un incipit di Albert Einstein (La distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente) ti cattura inesorabilmente . Quanto gli anni '80 di Stranger Things sono pop, qui siamo proprio nell'oscurità come dice il titolo. Prima serie originale tedesca di Netflix.

The Handmaid's Tale
La serie cult dell'anno. clic

[stand by]

Twin Peaks 3
Le opere di Lynch fin dai primi tempi sono un culto, ma non so se e quando riprendere la visione: diciotto puntate così dure e pure non sono facili da digerire, a parte i live al Roadhouse nel finale di ogni episodio.
Momenti magici così solo da David Lynch.

martedì 5 dicembre 2017

Finché c'è prosecco c'è speranza

Sulle colline del Prosecco, il suicidio teatrale di un conte viticoltore è il primo caso su cui deve indagare il neo ispettore Stucky.

Finalmente siamo riusciti a intercettare questo film in un piccolo cinema. Le aspettative erano discrete grazie al passaparola e per alcuni aspetti sono state mantenute: l'idea è originale e meritevole, come pure (come si diceva un tempo) il messaggio. Incantevole la fotografia agevolata dagli scenari delle colline del prosecco. Quello che spesso manca è il ritmo e in un giallo non è difetto da poco; una storia a tratti sonnacchiosa, (come a volte può essere la vita di provincia), che cuoce a fuoco lento per cento minuti senza grandi colpi di scena. L'intreccio è molto semplice e la formula giallo/indagine forse in realtà è solo un pretesto per realizzare un inno alla lentezza; un invito a saper indugiare sulle bellezze che abbondano nel nostro paese: il vino, il cibo, il paesaggio, elementi che non sappiamo più apprezzare e che purtroppo stiamo smarrendo. Trasferire tali concetti in un film non è cosa banale e può rivelarsi un'arma a doppio taglio, a rischio sbadiglio. In questo caso il pericolo prima serata Rai 1 è sempre latente, ma per fortuna c'è Battiston che nei panni di un ispettore fresco di nomina ci delizia con la sua ironia e la sua bravura accompagnato da alcuni personaggi ben caratterizzati; in particolare Teco Celio che interpreta il matto del paese, figura tipica che anche in provincia dalle mie parti non è mai mancata. I suoi sproloqui davanti alle tombe si protraggono più del dovuto, ma glielo si perdona. 
Un discreto esordio con ampi margini di miglioramento per il regista Antonio Padovan, originario di Conegliano, il quale prendendo spunto dal romanzo omonimo, ha voluto rendere un omaggio alla sua terra. All'età di 22 anni doveva restare a New York qualche mese per uno stage, poi la vincita di una borsa di studio grazie ad un corto che aveva girato, gli ha permesso di partecipare a vari festival di settore e iniziare a lavorare nell'ambito del cinema.




LEGENDA VOTI
@ una cagata pazzesca
@½ pessimo
@@ trascurabile
@@½ passabile
@@@ buono
@@@½ da vedere
@@@@ da non perdere
@@@@½ cult
@@@@@ capolavoro

lunedì 4 dicembre 2017

33 giri - Italian Masters

Sky Arte è l'unico canale che vale quasi da solo un abbonamento.
Con 33 giri - Italian Masters è partito da poco un nuovo affascinante format che racconta gli anni '70 e primi anni '80 attraverso le voci dei musicisti e dei protagonisti che hanno contribuito a realizzare alcuni degli album che hanno segnato la storia della musica italiana. Riaffiorano i miei ricordi di liceale che si affaccia affamato per la prima volta al mondo della musica con la chitarra regalata per il quindicesimo compleanno, insieme al libretto Chitarrista in 24 ore. In effetti dopo un paio di giorni avevo già iniziato a strimpellare i cantautori. Dopo un anno anni ero già lanciato su Neil Young, per passare a breve giro a imbracciare la chitarra elettrica e suonare dal vivo Psycho Killer e una versione allucinata di Socialist dei P.I.L. con una band di pazzi. Un percorso condensato in brevissimo tempo. Gli inizi però non si scordano mai e questo programma ha la capacità e il merito di far rivivere quel periodo a chi l'ha vissuto, oltre a far conoscere album preziosi e spesso dimenticati a chi ha qualche anno in meno.
Tutto inizia davanti a un mixer con l'ascolto delle bobine originali realizzate in studio. Dopo le prime due puntate con Lucio Dalla (Com'è profondo il mare) e Guccini (Radici), sotto, i prossimi appuntamenti. Dispiace solo non trovare Rimmel e Ho visto anche degli zingari felici e notare che sono quasi tutti defunti!

6 dicembre – “Pigro” di Ivan Graziani
13 dicembre – “Creuza de ma” di Fabrizio De André
20 dicembre – “La voce del padrone” di Franco Battiato
27 dicembre – “Far finta di essere sani” di Giorgio Gaber
3 gennaio – “Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano

domenica 26 novembre 2017

Detroit

Ho passato mezz'ora con un senso di frustrazione furiosa come raramente è capitato al cinema e come spesso mi accade di fronte alla violazione dei diritti umani. La stessa sensazione orrenda dell'estate del G8 a Genova, poi riaffiorata dieci anni dopo durante la visione del film Diaz di Daniele Vicari. La vicenda è nota e descrive i giorni della rivolta degli afro-americani che devastò Detroit nell'estate del 1967; ribellione che si trasformò in un vero e proprio massacro con 43 morti, 1189 feriti e più di 7000 arrestati. Dopo un'introduzione storica forse necessaria ma un po' troppo didascalica, si parte per un viaggio che dalla visione d'insieme dell'evento si focalizza sui personaggi, protagonisti di una vicenda le cui ferite ancora oggi non si sono rimarginate. E' un incubo a tratti insostenibile quello che ci investe nella parte centrale del film, dove le stanze di un motel diventano un mattatoio con la polizia fuori controllo alle prese con persone inermi. 

Per una ricostruzione meticolosa degli avvenimenti, oltre a diversi testimoni, la regista ha rintracciato una delle vittime coinvolte: il vero Larry Reed che fino ad oggi non aveva mai parlato; vive ancora a Detroit e all'epoca cantava con The Dramatics, gruppo che raggiunse poi il successo con la Motown.
Per mio gusto personale l'uso massiccio della camera a mano, alla lunga dei 140 minuti (che comunque volano) risulta frastornante. Poco male: ancora una volta, anche se non con la micidiale efficacia di The Hurt Locker, Kathryn Bigelow riesce a raccontare in modo scrupoloso e senza sconti, una storia potente che nonostante i cinquant'anni trascorsi, incide nella carne e nelle nostre coscienze. 



LEGENDA VOTI

@ una cagata pazzesca
@½ pessimo
@@ trascurabile
@@½ passabile
@@@ buono
@@@½ da vedere
@@@@ da non perdere
@@@@½ cult
@@@@@ capolavoro

domenica 19 novembre 2017

The Place (speriamo faccia ridere)

Ogni tentativo che si discosti dai soliti cliché che ingabbiano gran parte del cinema italiano è sempre ben accetto. Una posizione di cui sono convinto ancor prima che le luci si spengano in sala, dopo aver ascoltato i discorsi del gruppo di persone sedute nella fila dietro alla mia: Speriamo che faccia ridere come l'altro. Ci guardiamo perplessi...
Genovese conferma di essere un valido autore e con questo film dimostra di avere il coraggio di sfilarsi dal meritato successo di Perfetti sconosciuti per percorrere una strada assai diversa, ambiziosa e con un potenziale notevole dato dall'ispirazione letterariamente nobile. Inutile accennare alla trama (magari gli spettatori alle mie spalle qualcosa avrebbero dovuto leggere) si punta in alto con un impianto teatrale sorretto da un'ottima prova di tutto il cast, su tutti Mastandrea in versione diavolaccio stanco. Il risultato non è del tutto riuscito: la processione dei personaggi con le loro richieste è intrigante e inizialmente ti cattura, per poi diventare troppo ripetitiva, quasi meccanica. Risulta poi complicato adattare il fascino narrativo di una serie, con i suoi personaggi che acquistano spessore puntata dopo puntata, alla forma cinema che con i tempi molto più ridotti rischia di appiattire e condensare la loro personalità. Intento apprezzabile, risultato non eccezionale ma neanche da sbadigli come mi è capitato di leggere in giro. Di sicuro non lascia indifferenti anche solo per i quesiti morali e le tematiche profonde che solleva. 




LEGENDA VOTI

@ una cagata pazzesca
@½ pessimo
@@ trascurabile
@@½ passabile
@@@ buono
@@@½ da vedere
@@@@ da non perdere
@@@@½ cult
@@@@@ capolavoro

mercoledì 15 novembre 2017

El jardín de bronce

Questa serie in otto puntate ambientata a Buenos Aires, è l'adattamento del romanzo con lo stesso titolo dello scrittore argentino Gustavo Malajovich. La trama è solo in apparenza semplice: Fabián Danubio è un architetto non molto soddisfatto del proprio lavoro e del suo matrimonio con una moglie che soffre di una forte depressione, ma ha una figlia di quattro anni che adora e protegge. Un giorno la bambina e la baby sitter  scompaiono mentre stavano andando ad una festa di compleanno. L'unico indizio che Fabián ha è una misteriosa frase che la bambina stessa ha riferito qualche giorno prima su l'uomo del giardino, misterioso personaggio forse incontrato nel parco dove di solito i genitori l'accompagnavano a giocare. 

Cominciando da True Detective o da Il Trono di Spade, spesso HBO è sinonimo di qualità e anche in questo caso si viene agganciati da una trama dal ritmo lento ma inesorabile, con una storia molto ben interpretata dai vari personaggi; primo fra tutti Cèsar Doberti, detective privato un po' sovrappeso e indolente, dalla mente acuta e dal pensiero divergente. La storia si estende nell'arco di un decennio; con le ricerche della bambina che, tra false tracce e poliziotti inefficienti, arrivano ad un punto morto. Una vera battaglia contro un sistema cinico e corrotto che diventerà l'unica ragione di vita di un padre che dalla metropoli raggiungerà l'Argentina più rurale e misteriosa in un viaggio finale verso un orrore apparentemente incomprensibile.
Il giardino di bronzo: consiglio per gli acquisti per le serie da trasmettere in Italia.

lunedì 6 novembre 2017

Cinema: flop inattesi sulla teiera volante

Premetto che certe categorie di film, come le commedie italiane degli ultimi anni le ho quasi eliminate: mi annoiano a morte e se ne salvano davvero poche. Così quest'anno ho evitato robe come: Questione di Karma, Beata ignoranza, Chi m'ha visto e via dicendo. Capita però che le aspettative vengano disattese e ultimamente è successo più spesso del solito, con successive imprecazioni per aver sprecato tempo che si poteva dedicare a qualcosa di meglio.




Seven Sisters (Tommy Wirkola)
Netflix da un paio d'anni ci prova anche con il cinema. Questo film di (presunta) fantascienza distopica uscirà il 30 novembre al cinema, ma non bastano la presenza di Glenn Close, di un inutile Willem Dafoe e di Noomi Rapace che interpreta tutte e sette le sorelle, a rendere dignitosa una pellicola che ben presto scivola nel solito film d'azione che si auto-alimenta tramite inseguimenti e sparatorie.

The Meyrowitz Stories (Noah Baumbach)
Sono da sempre un fan del regista di Brooklyn; fra le nuove generazioni il predestinato a diventare l'erede Woody Allen.
Un'altra produzione Netflix con molte star ed alcuni camei, ma la noia prende presto il sopravvento sullo scontato sarcasmo dei dialoghi e sulle situazioni familiari che ruotano intorno a Harold Meyerowitz (Dustin Hoffman) docente e scultore newyorkese mai apprezzato negli ambienti che contano. Tutto abbastanza forzato, con l'aggravante di una verbosità estenuante. L'eco di Woody Allen si percepisce, ma è quello dei suoi film meno ispirati.

L'inganno (Sofia Coppola)
Mancanza di nuove idee? E' l'unica spiegazione per un'operazione che non aggiunge niente e toglie molto ad un cult come La calda notte del soldato Jonathan. Per non dire del carisma di Clint Eastwood vs Colin Farrell. Black comedy annacquata che sa di compitino svolto con un filo di gas.

Sole Cuore Amore (Daniele Vicari)
L'ho recuperato con discreta fiducia, vista l'ottima prova del regista, che con Diaz era riuscito a raccontare gli avvenimenti sconvolgenti che a Genova 15 anni fa hanno lordato la nostra democrazia.
In questo film (di denuncia sociale?) che cerca di affrontare temi di scottante attualità, purtroppo non c'è quasi niente di credibile.


Fortunata (Sergio Castellitto)
Flop non tanto per il film (che comunque non affonda solo grazie a una Jasmine Trinca strepitosa) quanto per le recenti dichiarazioni del regista riguardo la mancata candidatura all'Oscar della ditta Castellitto-Mazzantini:
Siamo vittime di un preconcetto perché facciamo cinema popolare ma di qualità. 
Evviva la modestia!

sabato 21 ottobre 2017

Wind River

Partendo da un soggetto classico e apparentemente sfruttato come il mito della frontiera selvaggia, si costruiscono ancora ottimi film come questo: basta saper utilizzare al meglio gli ingredienti giusti: sceneggiatura solida, lo sfondo maestoso della natura e una colonna sonora ispirata, garantita dalla coppia Warren Ellis/Nick Cave. Facile a dirsi! Azzeccare gli attori poi è il passo decisivo e in questo caso la scelta di Elizabeth Olsen e Jeremy Renner si è rivelata efficace.

Dopo le sceneggiature di Sicario e Hell or High Water, Taylor Sheridan debutta alla regia con un ottimo thriller ambientato in una fredda e inospitale riserva indiana del Wyoming. La trama in due righe:
Una ragazza nativa americana è stata ritrovata morta nella neve. Per le indagini da Las Vegas arriva una giovane ed inesperta agente dell'FBI che viene affiancata da un ranger locale, esperto cacciatore della zona. 

Tra paesaggi memorabili, dialoghi poetici ed esplosioni improvvise di violenza, a tratti tornano in mente film come Non è un paese per vecchi e Un gelido inverno, ma anche grandi classici del genere; per dire che il livello è alto. Premio per la miglior regia a Cannes 2017 nella sezione Un Certain Regard, ma ancora non distribuito in Italia.




LEGENDA VOTI

@ una cagata pazzesca
@½ pessimo
@@ trascurabile
@@½ passabile
@@@ buono
@@@½ da vedere
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@@@@½ cult
@@@@@ capolavoro