sabato 30 gennaio 2010

Funky, contaminazioni e meticciato

Breakestra - Dust till down
Pare siano stati ibernati nel 1973 e risvegliati oggi. Funky tutto acustico di qualità sopraffina in puro stile anni settanta. L'unico vero limite forse è proprio questo, però se ascoltandoli non mi viene da muovere almeno un piede significa che siete muerti. Come On Over feat. Afrodyete

Lord Newborn & The Magic Skulls
Per quanto riguarda il genere, è stato definito: meticciato/ funk-psych-lounge.
D'altra parte un trio formato da questi elementi non poteva che partorire un sound indefinibile.
Shawn Lee: batterista e polistrumentista di madre metà libanese, metà nativa americana e padre di origine irlandese. Tony Guerrero, ex-skater professionista e chitarrista di origini messicane ed infine l'ex Beastie Boys Money Mark.



Doug Cox & Salil Bhatt - Slide to Freedom 2: Make a better world
Nella musica la contaminazione è ricchezza: gli esempi sono innumerevoli e fanno parte della storia. Quando ho letto di questo strano connubio mi sono incuriosito, perchè la fusione tra due generi apparentemente così lontani come il blues e la musica tradizionale indiana pare un'alchimia improbabile. Doug Cox è uno dei migliori chitarristi slide in circolazione, ricercatore e studioso di musica roots. Salil Bhatt è un musicista indiano che suona il Satvik Veena, uno strumento con 20 corde inventato dal padre, anch'egli musicista.
Il disco è stato registrato a Nashville.

venerdì 29 gennaio 2010

Ho massacrato i King Crimson


Senza preavviso ieri qualcuno ha introdotto in casa la quinta chitarra. L'ho provata e non ne ho azzeccata una: ho letteralmente massacrato 21st Century Schizoid Man dei King Crimson che con mia sorpresa ho visto nell'elenco dei brani da suonare in Guitar Hero. Divertente, ma non fa per me. Meglio tornare alla mia dodici corde, che basta e avanza: anche qui la ruggine dovuta ai lunghi periodi d'inattività si fa sentire.

giovedì 28 gennaio 2010

Della serie Avatar può aspettare ancora un po'

Una veloce carrellata sui film visti in questo inizio d'anno.


Il mondo dei replicanti - Johnatan Mostow
Ritorna Bruce Willis che a un certo punto si incazza stufandosi del suo ridicolo surrogato con parrucchino facendoci capire dove si andrà a parare. Fantascienza molto standard con qualche buona idea rimasta lì da sviluppare. Uscita 08/01/10

Tra le nuvole - Jason Reitman

Dal regista di Juno un'intelligente e attuale commedia con retrogusto amaro e per niente scontata. Magistrale George Clooney nelle vesti del job killer, licenziatore su commissione. Uscita 22/01/10

Soul Kitchen - Fatih Akin
Bel modo di inaugurare il 2010 al cinema. Ne ho già parlato qui: dalla Germania una commedia trascinante e vitale. Uscita 08/01/10

Francesca - Bobby Paunescu
Dalla Romania il film che ha fatto incazzare il sindaco di Verona e Alessandra Mussolini (citati a ragione in modo poco gradevole) che si è rivolta inutilmente ad un tribunale per impedirne l'uscita in Italia. Il sogno italiano visto dalla prospettiva rumena: idea molto interessante, anche se a lunghi tratti la quotidianità rappresentata diventa noiosa e ripetitiva. Uscita 27/11/09

Baaria - Giuseppe Tornatore
Sentivo di poterne fare a meno, ma l'ho voluto recuperare. Un baraccone ipercarico e pretenzioso. La prospettiva storico-sociale è interessante, ma manca lo spessore; inoltre troppe caricature e macchiette spuntano in continuazione ovunque urlando in una lingua incomprensibile e senza sottotitoli. Uscita, anche no.
La doppia ora - Giuseppe Capotondi
Tra thriller, noir e realtà deformata in stile Lynch, nulla si può dire sulla trama tutta giocata sulla concatenazione degli eventi e su una sceneggiatura ben congegnata. Opera prima che avuto un buon riscontro a Venezia. Uscita 09/10/09

LEGENDA

martedì 26 gennaio 2010

La storia siamo noi?


Sono sempre stato un grande appassionato di Francesco De Gregori; soprattutto il primo, quello di Rimmel e Bufalo Bill. Ho avuto fasi alterne e periodi in cui mi sono allontanato, ma per me è sempre stato, insieme a De André, una delle poche figure di riferimento della musica italiana d'autore, capace di attraversare i decenni con dignità. Una canzone che mi ha sempre commosso è La Storia (Scacchi e Tarocchi, 1985). Mi rendo conto che dopo 25 anni la poesia e la forza di questo brano sono sempre più distanti dalla sensibilità del nostro Paese e mi chiedo quanta verità possano ancora contenere versi come:

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.

lunedì 25 gennaio 2010

Ex-divoratori di libri

Da bambino e adolescente sono stato un divoratore di libri. Complice l'assenza di videogiochi, cellulari, computer e a causa delle lunghe malattie come il morbillo che ti costringevano a letto e in casa per settimane, tanti della mia generazione si sono nutriti con i classici di Salgari, Verne, Dumas e Mark Twain (oltre che della settimana enigmistica).
Ricordo distintamente il fervore che al mattino, appena sveglio, mi faceva rituffare nella storia interrotta alla sera: non vedevo l'ora di riprendere a viaggiare nella testa di Tom Sawyer o scoprire se Fogg ce la faceva ad arrivare a Londra in tempo. Ricordo la sensazione di vuoto, una volta finito un libro, nel temere che un'altra storia così appassionante non potesse esistere: ma poi la magia si ripeteva. Ancora oggi si ripete, seppur molto più raramente; le distrazioni, il lavoro, i tempi spezzati, internet (croce e delizia che ha per sempre modificato le nostre abitudini) e quant'altro, hanno reso quasi impossibile quell'immersione silenziosa e prolungata.
Ho fatto un gioco di memoria: tornando indietro, ho pensato ai libri dell'infanzia e dell'adolescenza che mi sono rimasti più impressi. Tre titoli su tutti: Il giro del mondo in 80 giorni, I ragazzi della via Pal, Le avventure di Tom Sawyer.

giovedì 21 gennaio 2010

LP cover art: Rolling Stones - Some Girls 1978


Furbastri e paraculi come pochi, i Rolling Stones riescono a rilanciarsi commercialmente in piena era disco e punk. Con più di sei milioni di copie, Some Girls è stato il loro album più venduto in USA. Il ritorno di Richards dopo l'arresto e i vari problemi di droga e l'inserimento di Ronnie Wood, diedero nuova linfa ad un gruppo che la critica aveva già marchiato come dinosauri.
Ispirandosi al titolo del disco, Peter Corriston (già autore di memorabili art-work come quello per Physical Graffiti dei Led Zeppelin) cercò di creare una copertina stile giornalino anni '50, con la pubblicità di parrucche con tanto di prezzi. L'intenzione iniziale era di inserire 20 volti femminili del mondo dello spettacolo; questa prima copertina però incontrò subito dei problemi poiché una parte delle interessate non concesse i diritti e minacciò un'azione legale. Si trattava di Lucille Ball, Farrah Fawcett, Raquel Welch, Liza Minelli (per la madre Judy Garland) e i detentori dell'immagine di Marylin Monroe. Da qui l'idea di rimuovere indistintamente tutte le celebrità per sostituirle con le facce intercambiabili degli Stones.
Peter Corriston realizzò le copertine dei successivi tre albun degli Stones, vincendo il Grammy Award per l'artwork di Tatoo You.

martedì 19 gennaio 2010

Le formule del razzismo


Qualche sera fa in concomitanza con i fatti di Rosarno mi ha colpito un filmato del 1994 in cui Beniamino Placido, a colloquio con Montanelli, raccontava con efficacia e leggerezza una storiella di Tolstoj sul concetto di razzismo.
In sintesi. Nel freddo inverno russo una contessa si reca in carrozza a teatro per vedere La capanna dello zio Tom. La nobildonna si indigna e si commuove fino alle lacrime nel vedere le condizioni di miseria e schiavitù degli schiavi; contemporaneamente se ne frega altamente di quel poveraccio di vetturino che fuori a meno 30° sta per morire assiderato.
Morale: il nostro razzismo è inversamente proporzionale alla distanza. Facile solidarizzare via sms o dispiacersi per dei poveracci chi si trovano a migliaia di km di distanza; meno semplice mantenere lo stesso atteggiamento quando i problemi li abbiamo in casa.
La seconda formula è un'uguaglianza e ce la illustra Ascanio Celestini in uno dei suoi monologhi paradossali: il razzismo è come il culo.

lunedì 18 gennaio 2010

Musica e libri: da PJ Harvey a Frank Zappa

Non ho mai considerato lo scrivere canzoni come… un rilassante passatempo. È una cosa che vivo con un senso di paura, di rispetto, perché non so se è un dono che mi lascerà domani. PJ Harvey

PJ Harvey: Musiche, maschere, vita - Stefano Valenti, Ed. Oldoya
Recensione Mucchio Selvaggio




Primo libro sulla song-writer inglese che resta tra le mie preferite di sempre, capace come poche altre di scatenare emozioni e sensazioni. Qui il video della bellissima C'Mon Billy del 1995.
Meritevole e molto interessante questa Oldoya, casa editrice di Bologna, che di recente ha inaugurato una nuova collana musicale con già quattro titoli in catalogo. Altro libro che mi attira è Concept album: i dischi a tema da Sgt. Pepper al nuovo millennio. In uscita invece questo mese: Frank Zappa, il Don Chisciotte elettrico di Neil Slaven.
Per smentire il grandissimo Frank che sosteneva che parlare di musica è come ballare di architettura. Altrimenti qui dovremmo tutti chiudere bottega!

domenica 17 gennaio 2010

Persi fra le montagne del Marocco

Ogni tanto sfogliare l'album dei propri ricordi è un esercizio gradevole. Sono passati trent'anni e la stesura del racconto che segue l'ho rimandato più volte, poi corretto e rivisto, perché ogni tanto emergevano nuovi particolari che la memoria mi restituiva. In certi momenti è stato come scorrere le sequenze di un vecchio film con un protagonista a me quasi estraneo.

Dopo aver viaggiato e anche lavorato per due mesi nel Nord-Europa (Bruxelles, Londra, Amsterdam) per poi trascorrere il Natale a casa, nel gennaio del 1980, con i soldi risparmiati partii con due amici in treno: destinazione Marocco. Ero iscritto al secondo anno di università, ma la voglia di viaggiare era più forte dei richiami al dovere e delle lamentele dei miei genitori. Lo zaino con il sacco a pelo, qualche indumento, un paio di libri e l'avventura poteva cominciare.
Dopo un interminabile trasferimento di quasi due giorni con pause a Malaga e Casablanca, raggiungemmo Marrakech e quindi in autobus Agadir, nel sud del paese a pochi chilometri dalla nostra meta finale: un villaggio di pescatori senza luce, nè acqua corrente di nome Taghazout. Lì affittammo una stanza con una scala che ci permetteva di salire sul tetto dal quale si godeva la splendida vista dell'oceano; il momento più bello era il tramonto, quando il muezzin chiamava i fedeli alla preghiera. Alla partenza, un amico con qualche anno in più, ci aveva raccontato di una valle sperduta fra le montagne, soprannominata Paradise Valley, dove fin dalla metà degli anni '70 si era formata una comunità di ragazzi provenienti da tutta l'Europa. Palme, piscine naturali con cascate e libertà totale. La zona era quella e così una mattina, dopo aver raccolto informazioni sull'itinerario dalla gente del posto, partimmo a piedi verso l'interno montuoso. Si aggregarono a noi un ragazzo e una ragazza austriaci. Di giorno il caldo si faceva sentire, ma l'escursione termica al calare del sole era notevole. Verso sera, dopo una giornata di cammino, un minimo di preoccupazione cominciò a serpeggiare, perché se non ci eravamo proprio persi, poco ci mancava. Decidemmo così di fermarci a dormire sotto due palme e di accendere un fuoco per scaldarci e cuocere delle patate. I rami di palma bruciavano come fiammiferi e ben presto lasciammo perdere il fuoco per tentare di dormire. Con l'avanzare della notte il freddo aumentò e quasi non riuscimmo a chiudere occhio, anche perché Bruno si lamentò tutta notte:- Dove mi avete portato! Voi siete pazzi, io domani me ne torno in Italia e via dicendo. Al mattino i due ragazzi austriaci decisero di tornare indietro, mentre io ero determinato a proseguire: secondo le indicazioni non dovevamo essere distanti. Il problema era la mancanza d'acqua e di anima viva, inoltre la stradina sterrata era ormai diventata un sentiero. Proseguendo stanchi e assetati, nel primo pomeriggio vedemmo dall'alto una valle dove scorreva un torrente; un luogo incantevole con le palme: una fascia in cui la vegetazione tropicale si mischiava alla macchia mediterranea. Scendendo incontrammo un anziano marocchino a dorso di mulo. Cercai a gesti di fargli capire che morivamo dalla sete, ma lui per tutta risposta aizzò l'animale allontanandosi. Per fortuna, spuntarono alcuni ragazzini che dopo alcune spiegazioni, ci condussero ad un pozzo nascosto dalle pietre.
Nel pomeriggio raggiungemmo quella valle: era splendida, il torrente formava una cascata con una pozza in cui fare il bagno. Il problema era che per una qualche ragione da diversi mesi non ci stava più nessuno; ce lo spiegò un hippie olandese che si era materializzato con il suo furgone lungo la ritrovata strada sterrata. Io non ero convinto e insistetti, chiedendogli se era sicuro e se il posto era proprio quello in cui ci trovavamo. Risposta filosofica:- Ogni posto dove stai bene con te stesso è Paradise Valley. A quel punto, affamati e stravolti, gli chiedemmo di riportarci al nostro villaggio, dove avevamo lasciato una parte delle nostre cose. Un po' scocciato accosentì, ma prima avrebbe fatto il bagno con la sua compagna per poi preparare qualcosa da mangiare (il che non ci dispiaceva). Quando ci venne a chiamare per una fetta di torta ci eravamo assopiti all'ombra delle palme dopo un bel bagno ristoratore. Mi sarebbe piaciuto restare, ma senza tenda e la possibilità di spostarsi su un mezzo proprio non avrebbe avuto senso. Il viaggio di ritorno al tramonto fra colori e paesaggi incredibili fu un'esperienza mistica, nonostante gli strapiombi che lungo i tornanti sembravano sul punto di inghiottirci.
Cercando in rete ho scoperto che quei luoghi unici sono diventati meta di trekking all'interno di circuiti turistici. La grande spiaggia del paese dove avevamo affittato la stanza è ora una rinomata zona di surfisti, che vengono da tutta Europa.
Allora c'eravamo solo noi, pochi altri ragazzi tedeschi e qualche freak sopravissuto. Passammo momenti indimenticabili. Quel viaggio e quei luoghi mi sono rimasti nell'anima insieme forse a qualche frammento di quella voglia di libertà che guidava le mie fughe.

venerdì 15 gennaio 2010

Blue Velvet: Candy Colored Clown

Dennis Hopper nei panni dello psicopatico Frank Booth in una mitica scena di Velluto blu (David Lynch,1986).
La canzone che scatena prima la commozione e poi la follia di Frank ("fottutamente soave") si intitola In Dreams, un brano del 1963 di Roy Orbison. La frase finale è storia del cinema.

giovedì 14 gennaio 2010

Space Oddity promo


Il Santo Graal per i collezionisti di David Bowie: il 45 giri promo della Philips di Space Oddity, inciso originariamente nel 1967, ma realizzato l'11 luglio 1969. L'edizione portoghese è stata venduta su ebay alla fine del 2009 per 2,999.99 dollari.

La prima versione originale della canzone si trova anche in un promo (che comprende altre otto canzoni) intitolato Love You Till Tuesday. Bowie lo girò nel 1969. Il video rimase inedito fino al 1984, quando fu pubblicato in VHS per poi essere rimasterizzato in DVD nel 2005. Di questa canzone esiste anche una versione italiana, il cui testo non ci azzecca nulla: la traduzione venne affidata a Mogol; il titolo fu modificato in Ragazzo solo, ragazza sola e il brano cantato dai fratelli Balducci che si facevano chiamare Computers. Lo stesso Bowie fu convinto ad incidere la stessa canzone in italiano con il risultato di assomigliare più a Mal che a se stesso (errori di gioventù). Tutti i particolari della storia qui su Orrore a 33 giri, un sito che ogni tanto merita una visita.