mercoledì 13 maggio 2009

Quando sui barconi ci stavamo noi

New York, inizio anni '20

Ieri sera a "Parla con me" ospite della Dandini era Laura Boldrini, portavoce per l'Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. E' stato letto un passo tratto dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani, ottobre 1912.
Ho cercato in rete questo testo perché merita una lettura.
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro..."

10 commenti:

  1. Firmato
    Mr. Maroni Robert
    :-)

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  2. Resistere! Resistere! Resistere!

    grazie del contributo,
    a presto,
    borguez

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  3. e questo va ricordato si, che mica tutti se lo ricordano

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  4. Urca, siam mica tanto cambiati dal 1912!

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  5. ho seguito anch'io la trasmissione.
    Che memoria corta abbiamo! Grande Laura Boldrini.
    Buona serata

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  6. Purtroppo è la specialità di noi italiani insieme a quella di salire sul carro del vincitore.

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  7. So io chi ci metterei sui barconi...
    ciao Luka

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  8. Uno dei problemi di noi italiani è che non conosciamo la nostra storia.
    L'altro, evidente in questo periodo, è che alla fine della 2° guerra mondiale non abbiamo fatto un nostro processo di Norimberga.
    Non si bara con la storia: ora è arrivato il conto. Parecchio salato, mi sembra.
    ciao, silvano.

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  9. Questo significa che tra cento anni saremo come gli americani.
    Forse un po' son contento che non ci sarò più :-)

    J.lo

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  10. ho inserito in youtube un breve video con la lettera pubblicata da repubblica e correttamente riportata nel blog in maniera da diffondere il più possibile questo testo così sorprendentemente attuale.
    Questo è il link
    http://www.youtube.com/watch?v=78wZIh6l6QM
    spero venga letto da più persone possibili....
    ciao

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