Parte once-in-a-lifetime e tutti in piedi a ballare.— Lucien (@lateieravolante) 19 luglio 2018
Concerto memorabile. #DavidByrne #Ravennafestival pic.twitter.com/UmZVwYfMJV
Benvenuti a bordo. Suoni, visioni e liberi pensieri dall'universo musicale e da altri mondi paralleli . . . . . .
venerdì 20 luglio 2018
Un fottuto genio
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lunedì 16 luglio 2018
Il feroce mondo dei tweet
Non se ne può più di social e polemiche ridicole. La più recente è quella sul tifo ai mondiali: Francia multietnica contro Croazia nazionalista. E giù mazzate e insulti in rete!
Ancora più assurda la baraonda che si è generata attorno a un tweet inutile di Enrico Ruggeri (che coi tempi che corrono se la va a cercare).
A me è capitato spesso nel bagno dove di solito ceniamo al mare: basta dire gentilmente "non compro niente, grazie", invece che fare lo spilorcio con le monetine e poi pubblicare un tweet insulso. Ciò non giustifica gli insulti.
Ancora più assurda la baraonda che si è generata attorno a un tweet inutile di Enrico Ruggeri (che coi tempi che corrono se la va a cercare).
martedì 10 luglio 2018
Santiago Gamboa - Ritorno alla buia valle
Con l'estate è tornata la voglia di immergersi nelle letture che avevo in sospeso. In pochi pomeriggi, sotto il pergolato del mio cortile, ho finito questo libro che mi ha appassionato. Quando c'è di mezzo Arthur Rimbaud (amore incontenibile che mi spinse a viaggiare all'avventura tra l'Europa e il Nord Africa) non posso resistere.
La potenza della poesia e il coraggio di affrontare le sfide che l'esistenza ci sottopone; l'arte della fuga e del ritorno sulle tracce del poeta maledetto per eccellenza, fanno da contrappunto alle vite dei protagonisti di questo romanzo avvincente. Quattro storie parallele, narrate ciascuna in prima persona, che si incrociano per convergere verso un'unica destinazione: dall'Europa alla Colombia odierna tra guerriglia e pacificazione. Ritorno alla buia valle mi ha conquistato per i temi contemporanei e universali che affronta: il terrorismo islamico, la globalizzazione, il narcotraffico, la xenofobia, la violenza nei confronti delle donne.
La poesia protegge le persone e le salva... ma accade che i poeti vengano ascoltati sempre di meno. La letteratura ci consente di moltiplicare quella meravigliosa sensazione di vivere, e anche di farlo in tutte le direzioni: verso il passato o il futuro, in altre regioni, lasciandoci cambiare genere, storia o condizione.
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giovedì 5 luglio 2018
Barry, una serie da non perdere
Sempre più difficile orientarsi in un mondo che si sta espandendo a dismisura come quello delle serie, ma con un po' di intuito si riescono a pescare delle chicche come questa, consigliata a chi ama i Coen e la contaminazione tra generi: noir, commedia, grottesco. Un'operazione che per riuscire bene richiede notevoli capacità autoriali.
Attenzione per i fanatici: piccolo e innocuo spoiler. Trattasi solo dei 10/15 minuti iniziali.
Barry torna dalla guerra con una sindrome da stress post traumatico e avendo imparato a sparare molto bene, accetta l'ingaggio come sicario al soldo di svariate organizzazioni criminali. Barry esegue il suo lavoro in maniera apatica e distaccata, come stesse svolgendo una pratica burocratica. Quando viene mandato a Los Angeles per una delle solite commissioni, pedinando la vittima predestinata entra in una scuola di recitazione e lì avviene la folgorazione: Barry scopre un nuovo scopo nella vita, una passione che lo attrae in modo irresistibile e lo trasforma, ma la sua esistenza si complica terribilmente. Autore, produttore, nonché protagonista è Bill Hader, membro del cast del Saturday Night Live per una decina di anni.
Attenzione per i fanatici: piccolo e innocuo spoiler. Trattasi solo dei 10/15 minuti iniziali.
Barry torna dalla guerra con una sindrome da stress post traumatico e avendo imparato a sparare molto bene, accetta l'ingaggio come sicario al soldo di svariate organizzazioni criminali. Barry esegue il suo lavoro in maniera apatica e distaccata, come stesse svolgendo una pratica burocratica. Quando viene mandato a Los Angeles per una delle solite commissioni, pedinando la vittima predestinata entra in una scuola di recitazione e lì avviene la folgorazione: Barry scopre un nuovo scopo nella vita, una passione che lo attrae in modo irresistibile e lo trasforma, ma la sua esistenza si complica terribilmente. Autore, produttore, nonché protagonista è Bill Hader, membro del cast del Saturday Night Live per una decina di anni.
Questa nuova serie HBO è una scommessa vinta malgrado un coefficiente di difficoltà elevato per via del registro che alterna con estrema naturalezza momenti drammatici e situazioni comiche. Sono otto veloci episodi da 30 minuti che frantumano i generi per miscelarli in qualcosa di originale. I dialoghi sono scoppiettanti e i personaggi indimenticabili come i mafiosi ceceni e il riesumato Henry Winkler (Fonzie) nei panni del maestro di recitazione marpione. Man mano che la storia si evolve, Barry vivrà in maniera sempre più dissonante la sua passione e il legame che si crea con gli amici di recitazione che sognano il successo e trattano tutto come se fosse questione di vita o di morte.
Le qualità superiori di questa serie:
- Innovativa e politicamente scorretta.
- Il tema del reduce di guerra lontano dai soliti stereotipi.
- La presa per il culo del machismo militare e del mondo dello show business.
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lunedì 2 luglio 2018
Paralisi musicale: quando si smette di cercare musica?
Da ricerche recenti commissionate dalla piattaforma Deezer su un campione di mille persone, emerge che dopo i trent'anni si smette di cercare nuova musica restando legati a quello che si è ascoltato ed apprezzato in precedenza. Viene definita paralisi musicale. Fra le cause principali ci sono la nascita dei figli, gli impegni di lavoro e la difficoltà ad orientarsi nella mole immensa di proposte che ci invadano da ogni fronte. Il picco della curiosità si avrebbe intorno ai 24 anni. Modestamente non mi ci ritrovo in queste conclusioni e coloro che hanno seguito la teiera in tutti questi anni lo possono confermare. Sarà che l'esplosione del download e dello streaming è avvenuta quando avevo già superato l'età presa in considerazione; inoltre sono cresciuto con la frustrazione di non poter ascoltare e comprare tutto quello che mi interessava. Con gli anni (devo ammetterlo) la curiosità è diminuita, ma non ho mai smesso di cercare. Ovvio che gli amori fondamentali restino indelebili, ma per quanto mi riguarda è anche sano e normale non mitizzare certi ascolti di merda di quando eravamo brufolosi.
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domenica 1 luglio 2018
Uruguay tutta la vita
Concedetemi una breve ed unica parentesi sui mondiali di calcio in Russia.
Nonostante la scarsa simpatia di Suarez, come si fa a non tifare per una squadra guidata da un uomo così? Un allenatore che ha trasformato la Garra sudamericana in qualcosa di nobile e poetico e la sua malattia in forza.
lunedì 25 giugno 2018
Uccidi Paul Breitner: quella maglia color arancione utopia
I primi istanti della finale della Coppa del mondo del 1974.
In campo Germania Ovest e Olanda. Dal calcio d'inizio i giocatori in maglia arancione toccano la palla quattordici volte di seguito con quattordici giocatori in continuo movimento e in perenne interscambio di posizioni tra loro, fino a quando il quindicesimo giocatore che poi indossa il numero quattordici e risponde al nome solenne di Johan Cruijff, al termine di un'improvvisa progressione individuale entra in area ed è atterrato dal difensore tedesco Uli Hoeneß. L'arbitro fischia rigore. É passato meno di un minuto. La Germania Ovest non ha ancora toccato la palla. É il momento più alto e sublime del "calcio totale".
“Uccidi Paul Breitner” di Luca Pisapia (Alegre, pag. 285)
In tanti credono di saper raccontare di calcio, ma è una dote che in pochi hanno: in questo libro Luca Pisapia lo fa in una maniera affascinante, evitando l'onanismo del pur bravo Federico Buffa e la spocchia dei tecnici pallonari e filosofi che salgono in cattedra. Partendo da Argentina 1978: i mondiali della colpa (quando i desaparecidos venivano torturati e assassinati nei bunker di regime) e della marmellata peruviana, fino alla più recente edizione in Brasile grondante corruzione, una narrazione che mette in luce i grandi eretici e i visionari del pallone senza tralasciare i contesti socio-politici. Da sempre, fin dall'inizio del XX secolo, le dittature, la politica ed i potentati economici hanno trovato nello sport e nel calcio in particolare uno dei loro principali strumenti di propaganda. L'altra faccia della medaglia, quella più moderna, è quella dove il calcio è potere, declinato nella corruzione fondamento delle democrazie capitaliste. É l'evoluzione di un apparato ideologico utile a produrre consensi e che nella declinazione berlusconiana raggiungerà una delle sue massime espressioni, per poi essere a sua volta superato da una globalizzazione sempre più vorace che sta portando i prossimi mondiali in Qatar.
Pagina dopo pagina, fiction e realtà storica scorrono su binari paralleli per poi intrecciarsi in modo avvincente. Una controstoria a tratti struggente, che scava nel profondo ed emoziona chi come me da ragazzino aveva pianto di rabbia nel vedere l'Olanda scippata del titolo che avrebbe meritato esattamente 40 anni fa in una finale nella quale l'arbitro italiano Gonella permise di tutto all'Argentina del dittatore Videla. Dieci anni dopo la nostra folle squadra amatoriale avrebbe avuto come divisa quella stessa maglia color arancione utopia.
venerdì 22 giugno 2018
E intanto in Ungheria cancellano il musical Billy Elliot...
L’Opera nazionale di Budapest ha annullato 15 repliche del musical Billy Elliot dopo le accuse del giornale filo-governativo Magyar Idők di “voler convertire all'omosessualità i giovani spettatori". Qua
Se avevo qualche dubbio riguardo un eventuale viaggio in Ungheria e in particolare a Budapest, questa notizia mi ha definitivamente chiarito le idee. Non è un caso che nel 2010 sia stato inaugurato un Consiglio per i media che ha trasformato l’editoria pubblica in un mezzo di propaganda. Che bel posto sta diventando l'Europa! Specie quella dell'est tanto presa ad esempio da alcuni nostri politici.
L'intro del film sulle note dei T. Rex.
Se avevo qualche dubbio riguardo un eventuale viaggio in Ungheria e in particolare a Budapest, questa notizia mi ha definitivamente chiarito le idee. Non è un caso che nel 2010 sia stato inaugurato un Consiglio per i media che ha trasformato l’editoria pubblica in un mezzo di propaganda. Che bel posto sta diventando l'Europa! Specie quella dell'est tanto presa ad esempio da alcuni nostri politici.
L'intro del film sulle note dei T. Rex.
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lunedì 18 giugno 2018
A Very English Scandal: Frears, Polanski, le serie e il cinema
Le serie stanno togliendo spazio al cinema. Questo mi dispiace, perché il fascino del buio di una sala è insostituibile, ma è un dato di fatto che spesso riescano ad imporsi grazie alla qualità delle produzioni. E' il caso di A Very English Scandal, miniserie in tre episodi prodotta da BBC e Amazon Studios che ha rilanciato alla grande Stephen Frears, un regista che ho molto amato soprattutto in passato (basti ricordare My Beautiful Laundrette, Le relazioni pericolose, Alta Fedeltà). Nel raccontare le vicende dello scandalo che travolse il leader liberale Jeremy Thorpe, il regista inglese ritrova tutta la sua verve sarcastica rappresentando in modo magistrale l'ipocrisia della società a cavallo fra due decenni: gli anni '60 quando l'omosessualità nel Regno Unito era ancora un reato, fino alla fine degli anni '70.
Ben Whishaw e Hugh Grant sono i due protagonisti di una storia poco conosciuta fuori dall'Inghilterra, ma che ebbe una grande eco a livello mediatico facendo emergere oltre agli aspetti pruriginosi della loro relazione segreta, altre questioni più serie e sempre attuali come la corruzione della politica, l'omofobia e il rapporto di forza sproporzionato tra il cittadino comune e le stanze del potere.

Delusione invece per l'ultimo film di Polanski (altro regista molto amato) dal quale mi aspettavo di più. Quello che non so di lei, nonostante la collaborazione con Assayas ricalca senza sussulti il tema prevedibile del doppio, come avesse inserito il pilota automatico. Mancano la scintilla e lo stile corrosivo di opere come Carnage, per parlare solo di uno dei suoi film più recenti.


Delusione invece per l'ultimo film di Polanski (altro regista molto amato) dal quale mi aspettavo di più. Quello che non so di lei, nonostante la collaborazione con Assayas ricalca senza sussulti il tema prevedibile del doppio, come avesse inserito il pilota automatico. Mancano la scintilla e lo stile corrosivo di opere come Carnage, per parlare solo di uno dei suoi film più recenti.

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venerdì 15 giugno 2018
Paz 1988 - 2018
Da I dolori del giovane Paz (Ed. Milieu - Roberto Farina, 2016)
Le generazioni di oggi sentono ancora la disperazione e l'inquietudine che sentivamo noi, ma noi trovavamo in esse un valore aggiunto e le raccontavamo senza vergogna, con coraggio. Oggi invece tutti sono obbligati a essere felici. Questo è terribile.
Claudio Lolli
Pazienza mi ha aiutato a capire che la cattiveria che avevo dentro poteva essere tirata fuori in modo creativo.
Daniele Luttazzi
L'associazione immediata è con i poeti maledetti, ma non aiuta, perché lui era solare.
Jacopo Fo
Paz è agli antipodi della coglionaggine ottimistica che c'è in giro e di cui i media sono pieni, con tutta quella gente che fa finta di essere allegra per qualcosa che non merita neanche un secondo di attenzione.
Bifo
Individuava, in questa massa di coglioni, quello che poteva dargli denaro. Sono di questa cerchia l'80% dei vari direttori di riviste che prendeva per il culo mollandogli lavori minori in cambio di un sacco di soldi.
Vincenzo Sparagna - su linkiesta una sua intervista interessante.
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venerdì 8 giugno 2018
Dieci anni dopo
Dieci anni che sono volati, ma per i tempi della rete è come se fosse passata un'era geologica.
Nel giugno del 2008 tentava i primi decolli La Teiera Volante. Avevo tante cose da raccontare e forse altre ancora ne racconterò, perché come disse Pavese: è bello scrivere perché riunisce due gioie: parlare da solo e parlare a una folla. In questo il blog è l'evoluzione perfetta per una passione che ho sempre avuto fin da ragazzino, quando sul diario di scuola inventavo classifiche musicali e fumetti o quando più grande riempivo pagine di racconti, sceneggiature improbabili e appunti per le trasmissioni alla radio. Poi un buco di parecchi anni, fino alla scoperta di quella che considero ancora una splendida opportunità nonostante molti la ritengano superata da altre forme più veloci e immediate.
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