giovedì 29 marzo 2012

Io, il punkoide e le radio libere

Negli anni in cui internet era ancora fantascienza per un ragazzo riuscire a comunicare attraverso i microfoni di una radio le proprie idee e la propria passione musicale era una fantastica opportunità.
Tutto era nato grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale del 1975 che dichiarava illegittimo il monopolio statale dei programmi via etere. Di lì a poco l'Italia fu inondata da migliaia stazioni locali in quella che fu la stagione la stagione delle radio libere: un laboratorio di comunicazione che coinvolse decine di migliaia di giovani appassionati. Nel 1980 la RAI aveva dimezzato gli ascolti.

Il punkoide era il suo soprannome beffardo. Come umanoide sta ad umano, punkoide stava a punk forse per sottolineare la carenza di attributi che ricordassero la sua appartenenza a tale movimento. Si distingueva da lontano per il caratteristico casco di capelli ricci, l'abbigliamento da bravo ragazzo e la pelle scura. Non so bene perché diventammo amici; frequentavamo lo stesso bar e sicuramente accadde per la comune passione per la musica. Mi stava simpatico perché a differenza di certi suoi coetanei (aveva un paio d'anni meno di me) non si atteggiava con divise d'ordinanza postdatate e spilline varie. Il punkoide era semplicemente un fanatico della musica e soprattutto del punk in tutte le sue declinazioni: dai Sex Pistols ai Dead Kennedys. Io avevo già dato e voltato pagina: era il periodo in cui ero fissato con la new wave contaminata con il funk (A Certain Ratio, Pop Group, Medium Medium, ecc...). Insieme mettemmo su questo programma settimanale di un'ora in una delle radio più squinternate della bassa romagna; certo non si può dire che non fosse libera. Si partiva con una borsa piena di vinili per iniziare alle 14 in punto; la sigla era dei Ramones ed il format era che si sceglieva alternativamente un brano a testa: lui punk ed io new wave, con tutto il seguito di discussioni e finte accuse infamanti reciproche. Finita l'ora, dovevamo rimettere in onda il nastro di canzoni a ciclo continuo (interrotte da saltuarie inserzioni di triste pubblicità locale), che serviva a tappare i buchi della programmazione pomeridiana.
Durante la trasmissione ricevevamo qualche telefonata. Ricordo che una volta venni accusato da un ascoltatore duro e puro e con le idee poco chiare di proporre della disco di merda; in un'altra occasione chiamarono due ragazze che volevano conoscerci. Il punkoide, perennemente arrapato, fissò un appuntamento per il pomeriggio della settimana seguente a fine trasmissione. Fuori dalla radio ci trovammo di fronte due ragazzine aspiranti punk con la ridarella. Quello stesso anno ci furono momenti di gloria quando la radio organizzò due concerti: Tuxedomoon (fantastici, oltre che superdisponibili) e Section 25. Dopo pochi mesi la radio chiuse: era la seconda volta che mi capitava; di Radio Graal, la radio fricchettona che ho frequentato da giovanissimo, ho già raccontato qualche tempo fa.

8 commenti:

  1. Ma che bello, Lucien! Io invece, dall'alto della mia venerabile età (eheh!) sto facendola adesso questa esperienza radiofonica 'libera'. Quanto amo la radio, è così retrò! Certo, tra le varie cose che prima o poi nella vita vorrei fare ci sarebbe pure una webradio, ma non saprei da dove partire, né come gestire questioni dei diritti ecc. Chissà se tu o qualche tuo lettore mi sapreste suggerire link o indicazioni?
    [Hurrà per i Dead Kennedys, ovviamente! :-D]

    RispondiElimina
  2. Quella che racconti comincia ad essere Storia..
    L'improvvisazione e la casualità che dominavano in quei momenti,oggi nell'epoca del 'planning' e del 'management', sono considerate alla stregua di un virus...

    RispondiElimina
  3. quanto mi manca radio Varese...

    RispondiElimina
  4. carina come storia..e quanto entusiasmo,quanta voglia avevamo...ma il punkoide?...

    RispondiElimina
  5. @ Minerva:
    Sulla webradio non ho conoscenze precise, ma penso che in rete puoi trovare tutte le informazioni che ti servono.

    @ Mr Hyde:
    Di radio che "meritano" di essere ascoltate dalle mie parti se ne captano pochine, inoltre non sopporto la pubblicità. Quando giro in auto preferisco ascoltare i miei CD e se capita, Hollywood party o il Ruggito del Coniglio

    @ Unwise:
    L'ultima che ascoltavo era Radio Rock, poi l'hanno chiusa!

    @ Brazz:
    Sarà vent'anni che non lo vedo. Da quando ho cambiato casa e paese!

    RispondiElimina
  6. Le radio libere sono state un momento alto della controcultura del periodo, e molto indicativo mi sembra il tuo racconto. Ma con le ragazze aspiranti punk? Dai, dai ... ;)

    RispondiElimina
  7. Grande periodo, grandi ricordi.
    Un mondo ormai purtroppo da museo, di cui sento sempre di più una nostalgia mortale.

    Un abbraccio

    RispondiElimina
  8. @ Alligatore:
    Eh eh, poi ci vorrebbe il bollino rosso. ;)

    @ Granduca:
    E' vero, però almeno c'è la rete e altre possibilità:
    "Bisogna moltiplicare le idee in modo che non ci siano guardiani sufficienti per controllarle". Stanislaw Jerzy

    RispondiElimina

Welcome