venerdì 21 giugno 2019

Pensatevi liberi!

Un dilagante rigurgito musicale con epicentro nella nostra città. Bologna Rock. Dalle cantine all’asfalto. Così la locandina del mitico evento che il 2 aprile 1979 radunò più di seimila persone al Palasport: un concentrato della scena punk, rock demenziale e new wave bolognese dell’epoca, con band come Skiantos, Wind Open, Luti Chroma, Gaznevada, Bieki, Naphta, Confusional Quartet, Rusk und Brusk, Frigos e molti altri sconosciuti. Dal 17 maggio al 29 settembre 2019 il MAMbo ripercorre quei momenti con la mostra Pensatevi liberi. Bologna Rock 1979 tra vinili, documenti, fumetti, materiali visivi e grafici, strumentazioni dell’epoca e pubblicazioni indipendenti capaci di rappresentare non solo quel particolare fermento musicale, ma anche la nascita e la crescita del ruolo socio-politico di Bologna tra il 1971 e il 1985 nella storia della cultura italiana e non solo. (da zero.eu)

Per me era il primo anno di università a Bologna e nell'inverno del '79 uscendo una sera dal mio appartamento di via Sant'Isaia, scoprii per caso il Punkreas, locale ricavato in una cantina. Era nato sulle ceneri del circolo anarchico La Talpa, in uno scantinato di via de' Grifoni. Dall'esterno apparentemente sembrava una delle tipiche osterie di Bologna, ma mi sbagliavo. Entrai e dopo pochi minuti il locale cominciò ad affollarsi di ragazzi e ragazze che dall'aspetto non parevano i tipici frequentatori di osterie. Quella sera si esibivano i Gaznevada, gruppo bolognese in una delle prime uscite. Suonarono brani dei Ramones ma anche pezzi loro e, malgrado emergessero alcuni limiti tecnici, si intuiva che stava nascendo qualcosa di nuovo ed originale. Era l'onda lunga della Bologna del '77 di Radio Alice, del movimento e della cultura alternativa, ora già post-punk, avviata verso territori comunicativi inesplorati che avrebbero portato alla luce personaggi geniali come Andrea Pazienza e Scozzari e che aveva già fatto emergere un gruppo di culto come gli Skiantos. Era il momento d'oro di una città che culminò con l'evento musicale che vide gli Skiantos presentarsi sul palco del palazzetto con impermeabili, scolapasta e vasi da notte in testa: invece di suonare cucinarono e mangiarono un piatto di spaghetti in diluvio di uova, farina e gavettoni. Erano gli anni de Il Male, il Cannibale, dell'ondata di concerti, dei pomeriggi al Disco D'oro in cerca di vinili... Di lì a poco la creazione del nostro gruppo fece sì che stare in pari con gli esami e frequentare le lezioni diventasse molto complicato.

Confusional Quartet davanti al Punkreas

lunedì 17 giugno 2019

Ambulance songs - Non dimenticare le canzoni che ti hanno salvato la vita

La musica - direbbe Kandinskij - è una necessità interiore, una vocazione spirituale a cui, anche da semplice ascoltatore, non puoi sottrarti. Manderà i suoi emissari un giorno, ma tu ricostruirai il senso di quell'incontro solamente a distanza di tempo. (pag.28)

E a distanza di anni, un brano è tornato a farmi visita e a soccorrermi con le sue parole in occasione della morte improvvisa di un carissimo amico. L'ultima volta l'avevo incontrato alla reunion del mio gruppo; sembrava in gran forma: spaccone e simpatico come al solito. Il nome del blog si deve in buona parte a lui, oltre che ovviamente ai Gong, per un certo periodo la nostra band favorita. Abbiamo viaggiato insieme sulle teiere volanti sognando l'anarchia e una rotta per ogni tipo di libertà.

Buon viaggio G
La luce si fa più forte
E tutti i nostri occhi guardano laggiù
Per vedere cosa sta succedendo
Ma è tutto a posto
Presto sarai fuori vista
E navigherai verso il sole

da I Never Glid Before - Gong

venerdì 7 giugno 2019

Cloache digitali

Qualche anno fa ero indeciso se aprire o meno una pagina facebook: qualche amico cercava di convincermi, qualcun altro (colleghi, conoscenti, ecc..) mi aveva cercato senza risultati. Bazzicando in rete per diletto e per lavoro da vent'anni e avendo un figlio che coi social ci è cresciuto (per fortuna con buon senso e moderazione) vedevo l'andazzo e me ne tenevo alla larga, però sempre con una certa curiosità. Finché per un paio di giorni sono entrato in uno di quei gruppi del tipo Sei di nomedelpaese se; (penso che ormai ogni borgo abbia il suo) un'autentica cloaca di mentecatti che delirano su ogni argomento, insultano, sentenziano e scrivono con un livello di analfabetismo di ritorno preoccupante. Qualcuno con intenzioni costruttive cerca di moderare ma senza risultati apprezzabili.
Siamo a posto così: per gli amici sono più che sufficienti il cellulare e la mail. Sono anche fortunato che il mio figliolo è già grande, perciò mi sono risparmiato quell'altra fogna ormai rappresentata dai gruppi scolastici su whatsapp. Parlavo con una coppia di amici, ironicamente disperati per il livello di demenzialità che pure lì si raggiunge: uscirne pare impossibile, però hanno deciso che finché il figlio andrà a scuola faranno a turno, un anno ciascuno; è sopravvivenza.

giovedì 6 giugno 2019

La fiera dei cialtroni

C'era una volta Berlusconi che annunciava la sconfitta del cancro; Renzi che tra mille proclami è riuscito solo in due cose: far quasi scomparire la sinistra e demolire la scuola; Di Maio che dal balcone inneggiava alla fine della povertà; Salvini che un anno fa assicurava l'espulsione di mezzo milione di clandestini (ne mancano ancora 496 mila).

Cosa prometterà il prossimo cazzaro per farsi votare dagli italiani creduloni?

In Europa almeno avanza un'onda verde e ambientalista, mentre da noi...

   Con questo passo e chiudo

mercoledì 5 giugno 2019

Autobiografia musicale in 100 canzoni: Anima latina

Strano rapporto quello che mi lega a Lucio Battisti, colonna sonora della mia infanzia e della prima adolescenza. Amatissimo, ma in seguito ripudiato e infine rivalutato da adulto dopo aver compreso a pieno il valore di capolavori come Anima Latina e la scelta coraggiosa di sperimentare strade poco battute dopo la rottura con Mogol.  All'epoca in Italia l'intellighenzia lo snobbava considerandolo un canzonettaro disimpegnato, mentre all'estero lo copiavano e lo apprezzavano. Uno come Bowie, per dire, tradusse in inglese Io Vorrei, Non Vorrei, Ma Se Vuoi e Mick Ronson ne incise una cover.
Da un certo punto in avanti la fuga dai media invadenti. Come disse in una delle ultime intervistenon parlerò mai più, perché un artista deve comunicare soltanto per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste, esiste la sua arte.

Sto finendo il libro di Donato Zoppo: Il nostro caro Lucio. Uscito lo scorso anno nel ventennale dalla morte, è un'ottima biografia musicale (con diverse storie anche poco conosciute) che racconta attraverso momenti essenziali della sua carriera, l'evoluzione di un artista incredibile che dal mio punto di vista ha raggiunto l'apice con questo album e questa canzone. Quando la ascolto, non so perché, mi commuovo. 

mercoledì 29 maggio 2019

Gli unici nazionalisti

A parte i genitori, gli amici e le amiche con cui siamo cresciuti, esistono altri uomini e donne che non abbiamo mai incontrato personalmente ma che hanno contribuito, in maniera a volte anche determinante, a farci diventare quello che siamo. Grazie alla loro musica, arte, cinema e letteratura ci innalziamo oltre le brutture dell'esistenza quotidiana. Uno degli ultimi in ordine cronologico è Matthew "Matt" Berninger, la voce di The National: l'unico Nationalista che potrò mai supportare. Col nuovo album, I'm easy to find, è tornato a riscaldarci con la sua voce baritonale e con la sua band di antidivi, questa volta accompagnati da un quintetto femminile d'eccezione: Gail Ann Dorsey (la bassista di Bowie), Lisa Hannigan, Sharon Van Etten, Mina Tindle e Kate Stables.

mercoledì 22 maggio 2019

Un angolo speciale della mia libreria


Nella mia libreria uno scaffale è occupato solo dalle opere del collettivo bolognese Wu Ming. Esattamente vent'anni fa, quando erano ancora Luther Blisset, usciva Q: per me un romanzo storico illuminante, un fottuto capolavoro. A posteriori lo ha certificato anche Libero, un giornale che ha fatto della raffinatezza culturale la sua cifra: «Altai è una boiata, proprio come Q
Da ieri è in libreria con un'edizione speciale illustrata.
Breve post solo per dire grazie per questi anni di storie e di Storia.
Spesso sono criticati per le posizioni estreme, ma è anche grazie a loro se al salone del libro di Torino non si è consumato il definitivo sdoganamento del fascismo. Come disse Pertini: "Essere antifascisti è impedire ai fascisti di manifestare." 

lunedì 20 maggio 2019

A nin pos piò (I can't stand it anymore)

I film con/dei/sui supereroi.

Prendili a casa tua.

Le pubblicità di profumi e auto.

Il tipo che quando passo al mattino ascolta sempre dalla cassa nello zaino della trap di merda.

E sempre a proposito di musica di merda: la Lounge Music
Dall'inglese (atrio o salotto). Genere musicale sfrantamaroni che si propone di evocare negli ascoltatori la sensazione di essere in un posto tranquillo, isole paradisiache o altri spazi, utilizzando temi tranquilli. 
Bene, ero a fare la spesa e in sottofondo c'era una versione lounge di The rythm of the night. La reazione in me suscitata era di procurarmi una mazza e devastare tutti gli scaffali.

"Lo dico da papà"
E' proprio vero che a volte per riconoscere un coglione bastano quattro parole...

Come si dice non ne posso più dalle vostre parti ?

giovedì 16 maggio 2019

Gli altri '80: Clock DVA - Beautiful Losers






















Al netto delle tastiere tamarre, del synth-pop plastificato e del rock da stadio, gli anni '80 (sulla scia della fine del decennio precedente) hanno prodotto nuovi generi e band seminali. Mi riferisco in generale a post punk e new wave in tutte le derivazioni: correnti musicali che in futuro potrebbero confluire in un programma radiofonico, incentrato proprio su una decade spesso valutata in maniera frettolosa e superficiale. Se per la musica italiana del periodo non salvo un granché (Crêuza de mä però è nell'empireo) allargando lo sguardo, si potrebbe cominciare da Talking Heads, David Sylvian, The The, Cure, giusto per fare qualche nome tra i più noti, ma grattando sotto lo strato più superficiale, è bello andare a ripescare altri artisti di valore con una carriera più distante dai riflettori principali, ma non per questo meno interessanti.
  
I Clock DVA, il cui nome fu ispirato dal romanzo di Burgess A Clockwork Orange (da cui anche Arancia meccanica) sono un ottimo esempio di avanguardia e commistione di sonorità: jazz, funk, elettronica e industrial. Siamo a Sheffield all'inizio degli anni '80, la città grigia e alienante delle industrie siderurgiche che ha visto nascere band come ABC, Cabaret Voltaire, Heaven 17 e Human League. Fondatore, leader, paroliere, nonché pianista e trombettista dei Clock DVA è Adi Newton. Dopo il primo album Thirst la band si fece notare anche al di fuori degli ambienti alternativi e fu messa sotto contratto dalla Polydor per il secondo album intitolato Advantage.
“Advantage” resterà la formula perfetta. L’alchimia in grado di traghettare le intuizioni dei pionieri industrial di Sheffield verso un sound moderno e totale, dove ogni steccato di genere veniva definitivamente abbattuto. (onda rock)

  

venerdì 3 maggio 2019

Disintegration, blob e la fine di un decennio

Maggio 1989: da pochi mesi mi ero trasferito sulla teiera volante con la pilota che amavo (e amo tuttora) e il fatto di avere finalmente un posto tutto nostro dove vivere, mi trasmetteva una strana e confusa sensazione. Col senno di poi, immagino che fossero momenti di pura felicità. Dopo una vita di cassette, vinili e puntine, avevo comprato il primo lettore cd e ne ero entusiasta. Mai avrei pensato che appena trent'anni dopo sarebbe andato in pensione, mentre i vinili avrebbero resistito, rimontato e vinto come in una maratona. 
Da poche settimane era comparso su Rai 3 un programma anarchico, capace di ribaltare i significati e crearne di nuovi; era inoltre appena uscito l'album di un gruppo che avevo amato da ragazzino e successivamente perso per strada. I dischi e i film spesso invecchiano male, ma questo, uscito esattamente 30 anni fa, non lo ha fatto; è uno di quelli che ascolto ancora grazie allo sterminato archivio di una chiavetta usb che tengo sempre in macchina e quando parte questa canzone il volume si alza al massimo e partono i brividi. Così come Blob ne sancisce ferocemente la fine, Disintegration è uno degli ultimi frammenti degli anni '80. All'epoca non ce ne siamo resi conto, ma oltre ad essere un ritorno alle radici dark dei Cure, è un album definitivo che rappresenta la fine della giovinezza per Robert Smith e per noi, i suoi coetanei, cresciuti ascoltando quel disco dalla copertina rosa acceso con in primo piano un frigorifero, un'aspirapolvere e una lampada.

mercoledì 24 aprile 2019

Ericailcane e Bastardilla: resistenza e liberazione in un murale

In questi giorni abbiamo seguito in diretta la realizzazione di un murale ad opera della coppia di street artists formata da Bastardilla ed Ericailcane. Un progetto che ha coinvolto le scuole tramite laboratori e Cuma Project, un'associazione che raccoglie fondi per quelle popolazioni indigene le cui storie di resistenza non trovano spazio nei media principali. 

E' stato emozionante vedere il lavoro prendere forma, soprattutto nell'ultima giornata quando sono emerse le simbologie legate ai nostri luoghi, alla loro memoria e alle radici di questa parte della Romagna. Lungo questo fiume il fronte si fermò per tutto un inverno e tra il dicembre 1944 e l'aprile del 1945 vi fu uno degli scontri più cruenti della seconda guerra mondiale con 330 civili morti: a nord dell'argine i tedeschi, dall'altra parte gli alleati. I partigiani un po' ovunque: infatti tante strade, anche la mia, portano i loro nomi. Qui la resistenza e la liberazione sono ancora valori vivi e contemporanei, specie in un momento come quello attuale in cui la crisi economica sta spingendo chi detiene il potere a rispolverare ideologie autoritarie, razziste e neofasciste. Il murale, oltre a dare luce ad un grigio ponte di cemento, rappresenta un urlo di gioia per la libertà ritrovata ed un messaggio da parte chi non dimentica.
Muri puliti, popolo muto. Buon 25 aprile!

"Bastardilla è quello che c'è nella strada ... le sue immagini, nient'altro". Così parla di sè la street artist trentaduenne di Bogotà (Colombia), nota a livello internazionale. Le sue fonti di ispirazione principal sono la percezione e la condizione femminile nel mondo. Le piace raccontare, attraverso le sue opere, la forza delle donne. Spiega che le sue rappresentazioni di donne sono spesso degli autoritratti, tanto dal punto di vista fisico quanto dal punto di vista concettuale. Le piace l'idea di poter restare anonima, in un'epoca incentrata sull'autopromozione della propria immagine. Quello che le interessa è dipingere nelle strade, per poter condividere il suo lavoro con il mondo. Considera la pittura un modo per avvicinarsi alle persone.

Work in progress
 


















































Ultimi ritocchi ai lupi partigiani




















venerdì 19 aprile 2019

Lost & Found: A Certain Ratio, Talking Heads e una cover riemersa 40 anni dopo

A Certain Ratio agli Strawberry Studios con Grace Jones


















A Certain Ratio, storica band di Manchester della Factory Records, festeggia il 40° anniversario quest'anno con un nuovo cofanetto dal titolo ACR: BOX con 20 tracce inedite. Sono allergico ai cofanetti celebrativi, ma in questo c'è la sorpresa come nell'uovo di Pasqua: una cover che unisce due fra le mie più grandi passioni musicali di sempre: A Certain Ratio e Talking Heads
Il brano in questione e uno di quelli che hanno tracciato l'evoluzione della musica negli anni '80 insieme all'album di cui fa parte: sto parlando di House in Motion da Remain in Light. Nel progetto originale doveva esserci la collaborazione di Grace Jones che però all'epoca non completò il suo take, ma ora la traccia è stata conclusa ripescando la registrazione originale e il risultato è stre-pi-to-so, video compreso.

House in Motion - Talking Heads, 1980 (A Certain Ratio cover)

martedì 16 aprile 2019

Visioni: La donna elettrica - Osmosis e la fantascienza inflazionata

Nella Parigi di un futuro prossimo una società ha creato una nuova tecnologia con cui vengono impiantati nel cervello umano dei nano robot che aiutano a trovare l'anima gemella tra milioni di persone.
Osmosis è la conferma che di Black Mirror ce n'è uno solo e che il filone della fantascienza distopica sia parecchio inflazionato, soprattutto quando (in casi come questo) si cerca di seguire una tendenza in modo approssimativo, senza avere una visione originale. Prodotta da Netflix, è una serie francese che affronta tematiche già viste e riviste e che ben presto risulta irritante.



Dall'Islanda arriva il secondo film del regista Benedikt Erlingsson che affronta i temi ambientali in modo originale, in bilico tra dramma e commedia. La solitaria Halla, direttrice del coro del suo paese, combatte una guerra contro una multinazionale cinese che minaccia di stravolgere gli equilibri ambientali della sua isola. Per i toni mi ha ricordato Kaurismaki. La donna elettrica è uscito in sordina a fine 2018: un film utopico e ribelle che non cede mai ad una retorica scontata.
Jodie Foster ne ha acquistato i diritti con l'intenzione di girare una versione americana.


domenica 14 aprile 2019

Autobiografia musicale in 100 canzoni: Summer '68

Primi anni delle superiori. Esplorando la collezione di dischi del padre di un compagno di classe rimasi colpito da una copertina senza scritte con la foto di una mucca. La curiosità fu immediata e si aprì un mondo nuovo. 
La suite orchestrale della facciata A la conoscono tutti e all'epoca mi lasciò sbigottito, facendomi quasi ignorare tutto il resto. Col passare del tempo ho sempre più apprezzato il lato B che contiene vere e proprie perle come questa: una delle più belle ballate scritte dai Pink Floyd scritta e interpretata da Rick Wright.

#3 Summer '68

sabato 6 aprile 2019

Autobiografia musicale in 100 canzoni: #2 Hiroshima Mon Amour

Unici e soprattutto i primi nel panorama inglese di fine anni '70 ad unire il punk con il glam rock e l'elettronica, utilizzando anche il violino. Tutto ciò fino al terzo album Systems of Romance. In seguito, con l'uscita di John Foxx, vi fu una svolta verso un sinth-pop melodico che andò per la maggiore per quasi tutti gli anni '80. I primi tre album degli Ultravox li ho ascoltati infinite volte; il seguito per me è trascurabile.
Hiroshima mon amour è il brano di chiusura del secondo disco Ha Ha Ha, nonché lato B del singolo ROckwrok. Una splendida canzone ritmata dalla drum-machine (la TR 77 della Roland ormai nei musei della musica) e dalla batteria, accompagnata da un basso geometrico e potente e dal synth in primo piano. Il tutto in contrasto con il cantato romantico, quasi decadente. Uno dei loro brani più belli che richiama, non so quanto volutamente, le atmosfere del Bowie berlinese. Come singolo non entrò nella pop charts, ma la Island Records continuò ad avere fiducia nel gruppo. Brian Eno fu il primo produttore.

giovedì 4 aprile 2019

The OA - 2° stagione senza spoiler e senza spiegoni

Difficile comprendere a pieno di che cosa parli questa serie. 
Non tutto funziona, ma va dato atto a Brit Marling di aver avuto coraggio. In questa seconda stagione, dopo un'attesa di quasi tre anni, ci troviamo di fronte ad un'imprevedibile virata verso rischiosi scenari alla Jodorowski con visioni che ricordano (ricordano solo eh) David Lynch. Linee narrative che si sovrappongono, mondi paralleli che si incrociano e collidono in un congegno narrativo che frulla i generi per creare qualcosa di indefinito: tra spiritualismo e fantascienza, razionalità (poca in verità) e sovrannaturale. In più l'indagine di un detective che si trasforma in una specie di viaggio iniziatico lungo le strade di San Francisco. Incredulità, scetticismo e fascino si sono alternati durante la visione; il limite del ridicolo è spesso in agguato e il fatto che si possa o meno ritenere superato, dipende dalla sensibilità di ciascuno. Di certo non ci si annoia, fosse solo per capire fino a che punto hanno il coraggio di spingersi gli autori; nello scorrere della storia emergono alcune ingenuità al pari di intuizioni geniali. Poteva diventare un cult come è stato per Twin Peaks, ma la sensazione è di un'occasione parzialmente sprecata. 
Sono cresciuto con fantascienza a palate e film di culto come La Montagna Sacra e nonostante ciò il polpo telepatico, denominato Vecchia Notte, mi ha lasciato interdetto mandandomi in errore di sistema. What the fuck!?

giovedì 28 marzo 2019

Autobiografia musicale in 100 canzoni: Gioia e Rivoluzione

In quinta elementare scappai di casa, mentre mio cugino incredibilmente riuscì a fuggire da scuola. Eravamo in sezioni diverse, ma avevamo due insegnanti veramente stronzi: dei residuati del fascismo che menavano come fabbri. Io non le avevo mai prese, ma il mio compagno di banco, per aver sbagliato platealmente il cognome, ricevette due ceffoni con tanto di sbruffi di sangue che dal suo naso finirono sul mio quaderno e sul grembiule. Il paradosso è che oggi succede esattamente il contrario, ma sarebbe un lungo discorso.
Sta di fatto che un giorno di primavera, all'alba uscii in punta di piedi e andai a nascondermi in aperta campagna dietro l'argine di un fiume con una scorta di cibo. Si mobilitò tutto il paese e prima di sera mi ritrovarono. Parenti e conoscenti, scandalizzati, consigliarono subito ai miei genitori di mandarmi in collegio, dove nel frattempo erano già finiti i miei cugini. Per fortuna non andò così.
In gioventù ribellarmi alle ingiustizie e al conformismo è stato fisiologico, ma nell'arco dell'esistenza e ad ogni età ci sono sempre mille modi per farlo: dalla rivolta adolescenziale de I 400 colpi a quella senile di Ella & John, in fuga col camper fregandosene delle convenzioni.

Le rivolte del '77 a Bologna sono state una palestra ideale: ero ancora giovanissimo, simpatizzavo con gli indiani metropolitani e con l'ala più libertaria e anarchica del movimento. Cominciai a trasmettere in una radio libera, ma libera veramente.

#1 Gioia e Rivoluzione - Area (Crac! 1975)

venerdì 22 marzo 2019

Appunti musicali: Karen O e il blues contaminato dei Caboose

Fu un colpo di fulmine la prima volta che vidi gli Yeah Yeah Yeahs dal vivo al David Letterman nel 2007: un'esibizione incendiaria per sole chitarra e batteria con la folle e divina Karen O in un punk-blues malato e furioso. Due ottimi album (Fever to tell e Show your bones) e poi si sono persi. Karen O (nome d'arte di Karen Lee Orzołek, madre coreana e padre polacco) è da poco entrata alla corte di Danger Mouse e, appena passati i quaranta, si è data una calmata (si fa per dire). Guardatela in una strepitosa performance al Late Show di Stephen Colbert con la regia di Spike Jonze. Il suo nuovo album si intitola Lux Prima.



Caboose è una band italiana che a gennaio è stata scelta per esibirsi a Memphis alla Blues Foundation, la più grande manifestazione al mondo dedicata ai nuovi talenti di questo genere musicale. Con Hinterland Blues sono all'esordio sulla lunga durata. E che esordio!

L’idea di blues che sta alla base del progetto è in perfetto equilibrio fra tradizione e modernità, evoca i grandi classici del passato nonostante la narrazione abbia i piedi ben piantati nel presente, sviluppando temi sociali e politici che ci riguardano da vicino (disoccupazione, sfruttamento, social media, etc), e contamina il genere arricchendolo con scorie di psichedelia, di spoken word e di un rock sporco e ansiogeno.
La recensione su Loudd



martedì 19 marzo 2019

Love, Death + Robots



















Da vecchio appassionato del genere, i nomi di David Fincher e Miller mi avevano fatto rizzare le antenne, per cui avevo accolto Love, Death & Robots con molta curiosità. In effetti si tratta di un prodotto all'avanguardia che raccoglie il meglio dell'animazione mondiale sotto forma di 18 cortometraggi che spaziano tra fantascienza, fantasy, horror e cyberpunk.
Peccato però che a parte qualche eccezione, narrativamente manchino idee originali. Ai livelli di assoluta eccellenza della grafica, dei disegni e dell'animazione, purtroppo non sempre corrisponde altrettanta raffinatezza nelle sceneggiature, che spesso peccano di prevedibilità. C'è tanta violenza, morte, un po' di sesso e qualche slancio visionario che alza la media, ma senza buone storie da raccontare il risultato non è quello atteso, soprattutto per le aspettative che si erano create. Sui temi proposti le riflessioni sono deja vu, i dialoghi a volte sono imbarazzanti e in generale si spara e si combatte molto, troppo! Alcuni episodi comunque (Three Robots, La testimone, Alternative storiche) sono dei veri gioielli. Va dato merito a Netflix di avere il coraggio di osare, sperimentando narrazioni alternative con generi di certo non popolari.
Per le idee sviluppate e messe in campo, Black Mirror resta diversi gradini sopra, ma anche capolavori di animazione più datati come Akira.


giovedì 14 marzo 2019

Cult album: Alan Sorrenti e gli anni dei cantautori

I più giovani forse conoscono solo la parte di carriera fighetta con il successo commerciale di Figli delle Stelle, ma i primi tre album di Alan Sorrenti (1972-73-74) sono di un livello notevole con fior fiore di musicisti come Jean Luc Ponty (violino) e David Jackson dei Van Der Graaf Generator al flauto. Aria poi fu un esordio visionario: uno dei dischi più alti della stagione prog-folk e cantautorale. Harvest (storica etichetta fondata nel 1969) lo mandò in tour con i Pink Floyd per alcuni concerti. Vorrei incontrarti, prima traccia del lato B, è stata una delle prime canzoni che ho imparato a suonare con la chitarra e resta ancora oggi una delle più belle e toccanti ballate intimiste della musica italiana. Alan Sorrenti può essere considerato un cantautore sui generis, ma volendo fare una panoramica generale su quegli anni centrali del decennio '70, abbiamo una serie di album che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana: una produzione eccezionale che ha nutrito la mia generazione. Si suonava sempre e ovunque, in ogni luogo e situazione; così fino al 1977, anno che rappresenta uno spartiacque oltre che un momento di rottura. Con l'esplosione del punk e di tutto ciò che ne conseguì, si passò in un amen dalla chitarra acustica a quella elettrica. Non dico che rinnegai i cantautori e con loro un'intera stagione, però li dimenticai in un angolo, per poi recuperarne il valore e comprenderne anche meglio i testi in età più adulta.

I miei preferiti di quel periodo
Giorgio Gaber - Far finta di essere sani (1973)
Fabrizio De André - Storia di un impiegato (1973)
Lucio Battisti - Anima Latina (1974)
Francesco De Gregori - Rimmel (1975)
Edoardo Bennato - Io che non sono l'imperatore (1975)
Claudio Lolli - Ho visto anche degli zingari felici (1976)
Francesco Guccini - Via Paolo Fabbri 43 (1976)
Eugenio Finardi - Sugo (1976)
Ivan Graziani - I Lupi (1977)
Lucio Dalla - Com'è profondo il mare (1977)

lunedì 11 marzo 2019

Diventa demente

Dedico un po' di tempo e di parole alle vecchie dolci signore sempre sedute accanto a mia madre. Hanno accolto la sua vivacità come una benedizione.
Trattengo un groppo in gola quando sento Gina dire siamo qui perché noi abbiamo bisogno.

La vita si è allungata, dicono. Ma quale cazzo di vita! 
C'è chi invecchia e diventa demente e c'è chi approda nella terra di mezzo. Lo so, siamo in tanti a dover lavorare con i genitori anziani, i figli che hanno ancora bisogno e magari anche i nipoti. 

Se è vero che è una ruota che gira quando sarà il mio turno, per farmi beffe delle ingiurie del tempo, farò come mia madre che canta tutto il giorno. Solo le canzoni saranno differenti.

giovedì 7 marzo 2019

Kubrick 20: indovina i titoli

- Certo lei non facilita le cose, né agli spettatori, né ai critici. Ha affermato di voler suscitare reazioni emotive nel pubblico. Crea delle emozioni forti, ma si rifiuta di darci risposte semplici.
- É perché non ho risposte semplici.
Stanley Kubrick (intervistato su Rolling Stone 27/8/87)

Sarò un fanatico, ma per me è come esistesse un prima e un dopo Kubrick; è il regista che mi ha fatto amare il cinema più di chiunque altro. La sua filmografia è una sfilata di capolavori pazzeschi e non ha senso stilare una classifica: dico solo che Arancia meccanica è il film che colloco nell'empireo. Se ne avete voglia, ditemi qual è il vostro.
Per chi non l'avesse visto, consiglio la visione del bellissimo documentario di Alex Infascelli S is for Stanley, uscito un paio di anni fa; ne ho già parlato qui nel blog: è un racconto sorprendente che aggiunge tasselli preziosi di conoscenza della biografia e della filmografia di un genio. 

Nel ventennale dalla scomparsa, il primo che indovina i titoli riceverà in premio un litro di latte+ offerto dal Korova Milk Bar, sponsor della teiera volante.

                1                                         2                                        3









              4                                          5                                         6

martedì 5 marzo 2019

Regolina universale e ignoranza globale

Se in rete scrivi una cagata mostrando palese ignoranza o anche solo un'evidente imprecisione sull'argomento trattato, prima o poi qualcuno ti farà le pulci o semplicemente te lo farà notare. L'importante è che sia fatto educatamente e che dall'altra parte si prenda l'occasione per imparare qualcosa. A me in dieci anni di post qualche volta è capitato e ho sempre ringraziato, ma a quanto pare c'è gente piuttosto permalosa.

Sarà il malumore dovuto al colpo della strega, ma visti i recenti sviluppi della società, a volte mi chiedo se era proprio così necessario conquistare la posizione eretta. Sapete quanti mal di schiena ci saremmo risparmiati da quadrupedi?

Per come si snobba la geografia nelle nostre scuole, presto anche noi italiani saremo così capre da non sapere indicare neppure una nazione in un planisfero. In due minuti un concentrato di ignoranza geografica globale.
La prima (high school e college) indica l'America del Sud dicendo che è il Sud Africa e via andare...

mercoledì 27 febbraio 2019

We the animals

L'istinto di sopravvivenza fa superare anche i passaggi più duri, ma le cicatrici restano dentro e spesso rielaborano il nostro percorso di crescita in modi diversi e imprevedibili malgrado le esperienze comuni.
We the animals è un film tratto dal romanzo semi-autobiografico di Justin Torres, che racconta la storia di tre fratelli che alle fine degli anni '80 vivono nelle campagne dello stato di New York completamente trascurati dai giovani genitori. I due, veniamo a sapere, si sono incontrati da adolescenti alle superiori a Brooklyn; la madre è rimasta incinta e poi, forse per motivi economici, si sono ritirati in una esistenza marginale ai limiti della sopravvivenza tra liti e lavori precari. Il padre è il tipico macho carico di testosterone: i figli lo ammirano e tendono a seguirlo.
All'inizio i ragazzini sono indistinguibili l'uno dall'altro: tre fratelli affiatati che passano le giornate da teppisti rurali, tra furti di cibo nei negozi di alimentari e negli orti, giochi pericolosi e visite a un giovane vicino di casa spesso intento a guardare film porno. Ben presto il piccolo Jonah manifesta una sensibilità diversa: osserva in silenzio ciò che gli accade accade intorno: i genitori nell'intimità, il bosco, l'incanto della natura; disegna di nascosto tutto quello che incamera, trasfigurandolo in immagini selvagge e poetiche. Oltre all'arte, l'arrivo della sessualità lo allontanerà dai suoi fratelli e il suo percorso verso la virilità si rivelerà completamente diverso. Zak Mulligan adotta uno stile impressionistico per trasmettere la vita interiore di Jonah, girando dialoghi stringati con la macchina da presa che si muove spesso a livello del suo sguardo. We the  animals è un  film che parla per immagini: crudo e lirico allo stesso tempo. Miglior film d'esordio all'Indipendent Spirit Awards, premio per il cinema indipendente a basso budget.
Se IMDb dice giusto, presto nelle sale, ma non ci giurerei.


lunedì 18 febbraio 2019

Le quote musicali

L'idiozia è dilagante: dopo le polemiche demenziali di Sanremo, è arrivata anche la proposta di legge sulla quota italiana obbligatoria di canzoni alle radio. Già ora io ascolto poco e niente le radio nazionali perché ti ammazzano di musica di merda e pubblicità; infatti, a quanto pare, le cinque principali emittenti già trasmettono il 50% di musica fatta in Italia, per cui come sempre ai piani alti sono anche male informati.
E se anche non fosse? Con una norma del genere si potrebbe ascoltare più musica alternativa e di qualità o dosi ancora più massicce di letame sonoro? Già solo il titolo della proposta di legge sa di ventennio: “Disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana”. Chi ha memoria o ha studiato un po' di storia sa che è successo: si comincia così, poi arriva l'obbligo di utilizzare il termine brioscia invece di brioche, insalata tricolore invece che insalata russa e via dicendo; in un cerchio che si stringe lentamente prima verso l'omologazione e poi in territori abbastanza pericolosi da MinCulPop. E chi non dovesse rispettare le quote? A chi sostiene che in Francia esiste questa forma di tutela, ribatto che l'Italia ahimè non è la Francia; anche se bisogna ammettere che a livello musicale non c'è gara (a nostro vantaggio).

Si è dichiarato favorevole una mente illuminata come Claudio Cecchetto ("Se davvero aiuta i nostri talenti, perché non provarci un po'?") 
Prepariamoci quindi ad una stagione gloriosa con i nuovi Sandy Marton (anche se era di Zagabria l'abbiamo adottato con entusiasmo), Sabrina Salerno, Via Verdi e DJ Francesco, per citare alcuni dei talenti lanciati dall'autore di Gioca jouer.

lunedì 11 febbraio 2019

The Slits - I heard it to the grapevine (Marvin Gaye cover)





















Cover VS Original è una vecchia rubrica della teiera che ogni tanto ricompare.
Fin da quando ho iniziato a suonare non ho mai amato le cover fotocopia o peggio versione karaoke; mi piacciono solo quando si riesce a dare nuova linfa alle canzoni: non sempre basta stravolgerle completamente. I heard it to the grapevine delle Slits è un ottimo esempio di quello che intendo: classico della Motown del 1966 (cantato da Gladys Knight, the Miracles, Credence Clearwater Revival e nella versione più famosa da Marvin Gaye) venne incisa dal gruppo inglese delle Slits nel 1979 come lato B del loro primo singolo. Invece delle solite versioni dei gruppi punk del periodo, abbiamo qui un approccio dub, con un basso pompante e percussioni tribali, in una reinterpretazione completamente nuova ed originale.
Si formarono nel 1976 e fu il primo gruppo punk e post-punk tutto al femminile guidato da Ariane Daniela Forster (Ari Up) vocalist di origine tedesca, morta nel 2010. Furono tra i primi gruppi insieme a PIL e Clash a contaminare il punk con le sonorità dub e si fecero conoscere proprio come supporter dei Clash nel White Riot Tour del 1977. In seguito collaborarono anche con The Pop Group. Comprai il vinile del loro album di debutto, Cut. E' ancora un pugno in faccia a partire dalla copertina, con le tre ragazze che posano insolenti a seno nudo tutte sporche di fango. Un disco che col tempo è diventato un classico post-punk. Raggiunse la trentesima posizione in classifica nel Regno Unito. Ironiche e al tempo stesso riot grrrls incazzate ante litteram: «buy magazines» (“comprano riviste”), «worry about spots» (“si preoccupano dei brufoli”), «don’t create» (“non creano”), «don’t rebel» (“non si ribellano”).  «Who invented the typical girl?» (“Chi ha inventato la ragazza standard?”) così cantano in Typical Girls. Kurt Cobain era un loro grande fan.
All'epoca in Italia avevamo le Kandeggina Gang con Jo Squillo... fate un po' voi!

sabato 2 febbraio 2019

Appunti musicali: Will Driving West, TARM, London Undergorund, Rustin Man

Partito più di dieci anni fa come blog musicale, ultimamente la teiera volante parla poco di musica. L'album dei ricordi ormai è stato ampiamente trattato e riguardo le novità, non so: dipenderà dalla predisposizione dei periodi, però capita sempre più spesso di passare settimane e a volte mesi senza trovare qualcosa di stimolante. Poi tutto ad un tratto, come in questo inizio d'anno, non so da dove iniziare ad ascoltare quello che mi ha colpito. 

Will Driving West. Quintetto canadese di Montréal con una bella alchimia tra due donne e tre uomini. A fine 2018 sono usciti con il quarto album intitolato Silence. Un assaggio live.




Tre Allegri Ragazzi Morti
Gradito ritorno con un disco molto easy dal titolo bellissimo: Sindacato dei sogni. Continuo comunque a preferire Primitivi del futuro e i lavori meno recenti. C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno, è un brano che riporta alla luce quel periodo di furiosa creatività musicale che attraversò l'Italia, in particolare con la new wave bolognese e con il movimento punk che esplose a Pordenone con il nome di The Great Complotto. La canzone è un tributo a quel momento irripetibile. Meravigliosi i contrappunti di sassofono, strumento che ho cominciato ad amare ai tempi di James White e Lounge Lizards (sempre presente nei nostri Reverse).



London Underground
Sono un trio toscano. Four è formato da dodici pezzi esplosivi di acid rock, psichedelia e rock progressivo (cito dal loro sito) a metà tra Atomic Rooster, early Pink Floyd e Gong. In più, un favoloso hammond stile Brian Auger. Molto derivativi; persi in una bolla temporale, però secondo me spaccano. Mi piacerebbe sentirli dal vivo.




Rustin Man
A distanza di parecchi anni dal meraviglioso progetto con Beth Gibbon, ritorna Paul Webb, l'ex bassista dei Talk Talk, con un nuovo album (Drift Code) uscito ieri.

Massimo Volume
Il nuotatore è il titolo del nuovo album del gruppo bolognese.

venerdì 1 febbraio 2019

La Favorita

Aspettative mantenute per uno dei registi che ho più apprezzato negli ultimi anni. Con questo film Lanthimos supera le convenzioni di genere spiazzando per inventiva e originalità, pur mantenendo una connessione stilistica con i migliori in assoluto: la messa in scena e le inquadrature del Peter Greenaway di  Compton House; l'illuminazione naturale che si rifà a Kubrick e al suo capolavoro Barry Lyndon.
Ci si appassiona con gli intrighi di corte e le bassezze morali per accaparrarsi i favori della regina; non di meno per il sarcasmo e i dialoghi taglienti. Il palazzo reale si rivela un ambiente perfetto per esaltare le doti del regista greco nel saper raccontare l'allegoria del potere, la condizione femminile e la perfidia della natura umana. Emma Stone, Rachel Weisz e Olivia Colman sono una meglio dell'altra. 

Per chi non la conosce, andate a recuperare Dogtooth del 2010 (la sua opera migliore) film geniale e concettualmente disturbante premiato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e all'epoca tristemente ignorato dalla distribuzione italiana.

martedì 29 gennaio 2019

David Byrne e la teiera volante su Radiosonora

Stasera alle 22 su Radiosonora nel programma Brazzzwave, va in onda la prima parte dello speciale dedicato a David Byrne e al racconto del concerto di Ravenna, seconda data del tour italiano di American Utopia. 
Si prevede anche una breve (e ahimè nostalgica) escursione nell'album dei ricordi al primo clamoroso live in Italia delle teste parlanti nel lontano 1980. 
In studio il dott. Brazzz supportato da Lucien.

Il link da dove si può scaricare o ascoltare anche il podcast.

venerdì 18 gennaio 2019

1979



Come raccontano gli Smashing Pumpkins, crescendo in una periferia nel 1979 era molto facile annoiarsi (e a volte poteva essere una fortuna) ma di certo non con la musica: ascoltarla ma anche suonarla. Dalla lista pazzesca qui sotto riportata verrebbe da pensare che le annate che finiscono con nove musicalmente siano molto prolifiche... speriamo!
  • Joy Division - Unknown Pleasures
  • The Clash - London Calling
  • The B-52's
  • Talking Heads - Fear of music
  • Public Image Ltd. - Metal Box
  • The Cure - Three Imaginary boys
  • The Police - Reggatta de Blanc
  • The Stranglers - The Raven
E per stare sui classici:
  • Supertramp - Breakfast in America
  • Joni Mitchell - Mingus
  • Fabrizio De Andrè & PFM in concerto
  • Pink Floyd - The Wall
Tre fra le copertine più iconiche di sempre.

giovedì 10 gennaio 2019

Che non ci sono poteri buoni: De André vent'anni dopo

I primi amori non si scordano mai e fra questi c'è Fabrizio De André, complice un viaggio all'estero nella Spagna uscita da poco dal franchismo. Avevo appena dato l'esame di maturità e su quella NSU Prinz imparai a memoria tutti i testi di Non all'amore nè al denaro nè al cielo. Mi innamorai anche di una ragazza basca, bionda dagli occhi azzurri, ma ormai è un ricordo sbiadito, mentre la sua voce mi ha accompagnato attraverso i decenni. Se n'è andato nel 1999 all'alba di internet e in questi vent'anni mi sono sempre chiesto cosa avrebbe detto o scritto di fronte al fenomeno che ha trasformato così radicalmente le nostre esistenze. Lui, che come diceva Don Gallo (riferendosi a La buona novella) ha scritto un quinto Vangelo; lui che ha cantato gli ultimi, i derelitti e le puttane, chissà cosa avrebbe pensato e raccontato di questo nostro presente livoroso. Le cose che più mi urtano da un po' di anni a questa parte sono l'appropriazione, il pressapochismo e la santificazione: fino ad arrivare alla melassa televisiva di Fabio Fazio. Tutti pronti a indossarne un pezzetto fino a rendersi ridicoli. Vedi questo tweet...



L'anarchia e il libertarismo sono sempre stati la sua bussola poetica e Fernanda Pivano lo considerava, per me a ragione, il più grande poeta italiano del Novecento.
Quello che amo in lui è racchiuso in queste sue due frasi:
"...è dal 1957 ( io avevo 17 anni allora), da quando frequentavo i circoli libertari di Genova e di Carrara, che io mi sono schierato in maniera precisa. E da allora non ho mai trovato nessuno schieramento che da un punto di vista sociale e morale mi garantisse qualcosa di meglio".

Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per la giustizia sociale e l’illusione di poter partecipare a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane.

Da quando se n'è andato, purtroppo anche dalla prima ci siamo ulteriormente allontanati.

lunedì 7 gennaio 2019

Il profumo bruciò i suoi occhi

Fin da quando ho cominciato a suonare Lou Reed è uno dei miei numi tutelari: dischi come Berlin, RocknRoll Animal e Trasformer giravano spesso nel mio giradischi Lesa.
Questa premessa per dire quanto sia stato bello iniziare la prima settimana dell'anno con un libro che mi sento di consigliare. 

Michael Imperioli, attore e sceneggiatore americano noto personaggio della serie I Soprano, è all'esordio letterario con un romanzo ambientato a New York nella seconda metà degli anni '70. Romanzo di formazione del giovane Matthew che si trasferisce con la madre dal Queens a Manhattan, dove conosce un'enigmatica e conturbante compagna di classe di nome Veronica.
L'adolescenza in ogni epoca resta sempre un momento cruciale nelle vite di tutti: sono gli anni in cui ci si forma attraverso le letture, il cinema e soprattutto tramite le amicizie. Gli anni in cui ci si sente inadeguati, come il protagonista di questa storia, quando per una serie di coincidenze incontra uno strano personaggio che abita nel suo stesso palazzo:“Un tipo basso, smilzo, tutto vestito di nero con grandi occhiali da sole scuri e capelli cortissimi di un biondo sbiadito era entrato incespicando. Indossava una giacca di pelle nera anche se c'erano più di trenta gradi."
Il titolo del libro è tratto da un verso di Romeo Had Juliette ed è proprio lui, Lou Reed il coprotagonista di questa storia, ritratto nel suo periodo di rifiuto per il successo commerciale di Sally Can't Dance e alle prese con Metal Machine Music; certo non il massimo esempio per un adolescente disorientato e pieno di dubbi, ma che diventa una fonte d'ispirazione formidabile. Un coming-of-age struggente, esilarante, sincero e poetico, narrato dal punto di vista di un ragazzo di 17 anni senza padre che deve crescere in fretta nella grande mela, così come l'amica Veronica, creatura infelice che sembra proprio uscita da una canzone dell'ex Velvet Underground.
Michael Imperioli ha conosciuto e frequentato Lou Reed e l'idea per questo libro gli è venuta nel 2013 quando il grande artista e poeta newyorchese ci ha lasciato. Così racconta in un'intervista:

È vero, Lou Reed è stato per molti versi uno dei primi punk, ha aperto la strada ad uno stile e ad un linguaggio, non solo musicali. Il suo approccio era però diverso dal timbro nichilista, di perdita dell’innocenza che al movimento sarebbe arrivato soprattutto dalla scena inglese, penso in particolare ai Sex Pistols. Il marchio di fabbrica di Lou credo fosse quello di infondere un senso letterario, direi quasi poetico, al rock and roll, mescolando le atmosfere e la vita della strada ad una ricerca più elaborata, non solo istintiva. Amava il pop e immaginava di far incontrare la Beat Generation, Ginsberg, Kerouac, ma anche Hubert Selby e Edgar Alla Poe, con la musica del suo tempo. La sua sfida, e la sua eredità in seno alla scena musicale newyorkese, si misura perciò prima di tutto sul piano estetico.

mercoledì 2 gennaio 2019

Torino

Tre giorni con base nel quartiere di San Salvario. Di certo non bastano per conoscerla a fondo, ma sono sufficienti per innamorarsene. Siamo rimasti affascinati dalla vecchia capitale: tre giorni di camminate, arte, storia e ottimo cibo, accompagnati dalla luce limpida di un tiepido sole invernale con le Alpi ad abbracciare l'orizzonte.






















MUSEO DEL CINEMA
E' stato emozionante ripercorrere la storia della musica nel cinema attraverso la mostra soundframe. Per ogni appassionato è da non perdere: termina il 7 gennaio.


La grande statua del dio Moloch (dal film Cabiria, 1914)


THE ART OF THE BRICK
Incredibile la mostra dell'artista americano Nathan Sawaya che realizza le sue opere utilizzando esclusivamente migliaia di mattoncini lego.

















































































GOTICO E LIBERTY

L'ingresso di Palazzo della Vittoria in Corso Francia (1920)
















Palazzo Fenoglio-Lafleur (1902)
























Casa dei pipistrelli in via Madama Cristina (1876)























Villa Scott (Profondo Rosso). Foto non mia, siamo passati di sera.