martedì 30 dicembre 2014

Abitudini smarrite

John Atkinson è un vignettista canadese di Ottawa - wronghands1.wordpress.com 























Alcuni sembrano ricordi già talmente lontani da farci un parco storico a tema, ma al massimo saranno passati due decenni. Quante di queste abitudini avete abbandonato o perso per strada? Io tutte, a parte chiacchierare con le persone che incontro e guardare l'orologio. L'ultima in ordine di tempo è il quotidiano all'edicola, pochi anni fa con un briciolo di dispiacere. 
Non sono nostalgico, ma sono sempre stato un ottimo navigatore cartina alla mano (e da sempre un pessimo guidatore). Nel 2001 in camper, di fianco al fidato Ezio alla guida, attraversammo tutta la California senza mai sbagliare una strada, metropoli comprese! Vuoi mettere la soddisfazione?

Belle cose a tutti.

sabato 27 dicembre 2014

Cinema: il meglio e il peggio del 2014



Se è vero come ha detto il grande Alfred che “un film è la vita a cui sono stati tagliate le parti noiose” bisogna ammettere che in questo 2014 non ci siamo annoiati.
Un settantina di film di cui quasi la metà (quelli a priori ritenuti meritevoli) visti al cinema, mentre il resto sulla teiera. Complice il trasloco, qualcosa di buono è umanamente sfuggito e vedremo di rimediare.
Quando si assegnano voti è sempre complicato utilizzare un metro di giudizio coerente: come valutare un tema. La soggettività resta comunque una componente non trascurabile, però quando penso al massimo lo associo automaticamente a grandi e indiscussi capolavori, per esempio Arancia Meccanica, Pulp FictionApocalypse Now, Rashômon, I quattrocento colpi, giusto per fare i primi titoli che mi vengono in mente. Quindi capite bene che prima di regalare un dieci o anche un nove...
Ovviamente si tratta di un gioco e anche di un passatempo che già prima della rete mi divertivo a fare su carta.

IL PODIO

IL SALE DELLA TERRA di W. Wenders e J. R. Salgado - 9 potente

BOYHOOD di Richard Linklater -  8½ universale

IL GIOVANE FAVOLOSO di Mario Martone - 8½ abbagliante 

L'ECCELLENZA

Grand Budapest Hotel di Wes Anderson - 8 inconfondibile
Mud di Jeff Nichols - 8 twainiano
Interstellar di Cristopher Nolan - 8 denso
Belluscone - Una storia siciliana di Franco Maresco - 8 antropologico
American Hustle di David O. Russel - 8 consistente
The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese - 8 debordante
Smetto quando voglio di Sydney Sibilia -  7½ spassoso
Mommy di Xavier Dolan - 7½   intenso
Due giorni, una notte di F.lli Dardenne -  7½ attuale
Il capitale umano di Paolo Virzì - 7½ emblematico
Io sto con la sposa  7½ vitale
Pride di Matthew Warchus - 7½  brillante
Lo sciacallo - The Nightcrawler di Dan Gilroy - 7½ cinico 

DA VEDERE

Tutto può cambiare 7 positivo
The Congress 7 visionario
Gone Girl 7 inquietante
Il treno va a Mosca 7 prezioso
Nebraska 7 agrodolce
La sedia della felicità 7 leggero
Snowpiercer 7 steampunk
12 anni schiavo 7 crudo
Dallas Buyers Club 7 solido
Frances Ha 7  alleniano

SI PUO' VEDERE

Predestination 6½ intricato
I Origins 6½ bipolare
St. Vincent 6½ simpatico
Le meraviglie 6½ bucolico
A proposito di Davis 6½ malinconico
Frank 6½ border line
I guardiani della galassia 6½ godibile
Storia di una ladra di libri 6½
Quel che sapeva Maisie 6½ toccante
We are the best 6½ delicato
Storie pazzesche 6½
Nottetempo 6 frammentato
La ragazza del dipinto 6 politically correct
Chef - La ricetta perfetta 6
La spia - A most wanted man 6 cerebrale
Ida 6 austero
Piccole crepe grossi guai 6 deprimente
Solo gli amanti sopravvivono 6 pallido
Amore, cucina e curry 6 patinato
The railway man 6 convenzionale
Under the skin 6 distante
The Stag 6 irish
Escape from tomorrow 6 delirante
I segreti di Osage County 6 verboso
Disconnect 6 prevedibile
The Butler 6 filo-oscar
Divergent 6 adolescenziale
Non dico altro 6 garbato
Magic in the Moonlight 6 ordinario

ANCHE NO/DA EVITARE

C'era una volta a New York 5½ scarico
Pazza idea 5½ gonfiato
Jimi: All Is by My Side 5½ farraginoso
The Rover 5½ inconcludente
Le week-end 5½ mono-tono
CBGB 5½ parodistico
Baby Sitting 5½ fracassone
Anarchia La notte del giudizio 5½ scontato
Instructions not included 5 forzato
Party girl 5 sciatto
I due volti di gennaio 5 ammuffito
These final hours 5 mediocre
Gigolo per caso 5 fiacco
Anita B. 5 scialbo
The Counselor-Il procuratore 5 falso
Monument Men 5 approssimativo
Un milione di modi di morire nel west 4½ trito
Cattivi vicini 4 penoso

martedì 23 dicembre 2014

Pride per evitare i cinepanettoni



Sono passati trent'anni da quando nel 1984 il pugno duro della Thatcher si abbatté sui minatori del Galles con la chiusura programmata di venti siti estrattivi di carbone; un provvedimento che equivaleva alla perdita di 20 mila posti di lavoro. Iniziò uno sciopero a oltranza che diede vita al più grande scontro di classe nell'Inghilterra del dopoguerra. Una lotta durissima durata più di un anno e costata due morti, quasi 2000 feriti, migliaia di arresti e licenziamenti per rappresaglia. La sconfitta di quelle lotte portò poi al liberismo sfrenato che generò sì ricchezza, ma anche grande disparità sociale. 
Una parte della storia è raccontata in Pride da un'angolazione particolare partendo da un episodio realmente accaduto, quello che vide due minoranze solidarizzare in maniera imprevedibile: i minatori del Galles insieme al movimento LGSM (Lesbians & Gays Support Miners) che per supportare le lotte dei lavoratori gallesi promosse una raccolta di fondi culminata con il concerto del 10 dicembre 1984 all'Electric Ballroom di Camden. (Sting ed Helton John declinarono l'invito che invece fu accettato da Jimmy Somerville dei Bronski Beat).

Il regista Matthew Warchus confeziona un film coinvolgente, raccontato con il classico stile inglese dove i momenti di drammatici e quelli divertenti si alternano con ritmo. Trattandosi di una commedia gli si perdonano i passaggi più ruffiani e superficiali, anche perché la storia è in grado di restituire in maniera intatta il mood di quegli anni grazie ad una strepitosa colonna sonora e a scene esilaranti come questa. Tra i coming out dei figli della buona borghesia inglese e lo spettro incombente dell'Aids, un film corale che descrive con leggerezza il modo in cui si possono spezzare le barriere del pregiudizio. Giovani e anziani, gay ed etero, radicali e proletari uniti per una battaglia che coniugava il diritto al lavoro con i diritti civili.
Incredibile a dirsi, i rudi minatori gallesi nel 1985 si unirono alla testa del corteo del Gay Pride a Londra. In seguito le Unions inglesi accettarono per la prima volta di includere nel loro statuto i diritti dei gay proprio su pressione dei minatori.
Distribuzione fuori dai circuiti maggiori per uno dei pochi film usciti a Natale che merita di essere visto in mezzo alla solita invasione di cine-panettoni.

Voto


  

lunedì 15 dicembre 2014

Il sale della terra





















Vent'anni fa Wim Wenders acquistò in una galleria due fotografie che lo avevano colpito senza sapere chi fosse l'autore. In particolare il ritratto di una donna tuareg cieca scattato in Mali nel 1985. Da qui nacque la sua passione per il lavoro e le opere di Sebastião Salgado.

Wenders è un regista che ho amato tantissimo fino ai primi anni '90, ma che da un certo punto in poi ho smarrito per strada. Non so spiegare il perché, tuttavia sono contento di averlo ritrovato in questo splendido documentario sulle tracce di Salgado, fotografo brasiliano che per decenni ha attraversato il nostro pianeta documentando la condizione umana per poi dedicarsi nell'ultima fase della sua vita alla potenza e alla poesia della natura nel progetto Genesi. Immagini primordiali, di una bellezza che toglie il fiato:
In Genesi vedrete dunque fotografato ciò che noi tutti insieme dobbiamo, e sottolineo dobbiamo, proteggere. Quella parte cioè che resta estremamente viva - forse un 45% - ed è ancora come al tempo della Genesi. 
Quello di Salgado è un percorso monumentale durato quarant'anni e iniziato con Other Americas, il primo viaggio in America Latina intrapreso per descrivere la vita delle comunità indios e contadine più sconosciute, e giunto a compimento con la creazione di Instituto Terra. Quasi un'utopia nata da un'idea della moglie e divenuta realtà nello stato di Minas Gerais, dove l'abbattimento della fore­sta pluviale atlantica aveva portato alla desertificazione di una vasta zona, che comprendeva anche la fattoria della fami­glia Sal­gado. Due milioni di alberi piantati che in soli dodici anni hanno ricreato l'ambiente naturale originale e dato vita ad un centro di educazione ambientale per gli studenti, nonché a un parco nazionale.





Tornando al film, durissima al limite dell'insostenibile, è la parte in cui lo stesso Salgado racconta e mostra il suo lavoro di testimonianza dai luoghi dell'orrore: il primo viaggio in Africa insieme a Medici Senza Frontiere durante la carestia nel Sahel; poi anni dopo, il geno­ci­dio in Rwanda, la guerra nella ex Jugoslavia e infine il Congo nel 1997: esperienze devastanti, faccia a faccia con gli abissi della follia umana che lo fecero ammalare di una profonda depressione.
C'è chi ha criticato Wenders e Salgado stesso di un approccio alla Bono Vox ai problemi del mondo. A me sembrano critiche superficiali o per partito preso; penso che il regista tedesco abbia trovato la chiave giusta per raccontare l'arte di un uomo limpido e intellettualmente onesto, adottando tre punti di vista: il suo, fatto di rispetto e ammirazione; quello del figlio Juliano Ribeiro (co-regista) che ha accompagnato il padre nei suoi ultimi viaggi; infine quello soggettivo del grande fotografo attraverso la storia della sua vita narrata in prima persona. Tutt'al più celebrativo, ma trovo che non ci sia nulla di sbagliato nell'omaggiare un uomo che con immagini di rara potenza è stato in grado immortalare come pochi altri la condizione umana negli eventi della Storia contemporanea. Per me una forte esperienza emotiva e anche una testimonianza che mi ha lasciato un segno profondo. Trailer

“Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.” Tiziano Terzani

Brasile 1986 - Sierra Pelada, 50.000 cercatori d'oro

venerdì 12 dicembre 2014

Ai figli regalate una laurea, non una casa*

Quando eri più piccolo ti dicevamo: "Studia, perché noi non abbiamo nulla di meglio della nostra mente." Niente intrallazzi, né conoscenze o raccomandazioni e neppure l'azienda di famiglia per regalarti un lavoro.

A turno di sera (siccome non dormivi mai) ti leggevamo il GGG, Asterix, Gianni Rodari e qualsiasi altro libro ci capitasse per le mani, pur di riuscire nell'impresa di farti prendere sonno. Fino a quando, per fortuna, hai cominciato a farlo da solo. Ricordi la tua sfida con "Il signore degli anelli? E poi i viaggi, le mostre, il cinema e i concerti per la nostra gioia e per il tuo interesse (almeno così speravamo). 
E la musica...  Possibile che con due genitori "pallinati" non ti venisse voglia di suonare?
I genitori hanno sempre troppa fretta, ma tutto arriva quando meno te lo aspetti o quando sei distratto. 

All'inizio coi figli il tempo sembra rallentare, poi accelera improvvisamente e vola via veloce. E così un giorno ci si ritrova, quasi increduli, alla vigilia di una laurea che dovrebbe sancire la tua specializzazione in Sviluppo e Cooperazione Internazionale con una tesi sull'immigrazione. Beh, visto lo stato della cooperazione in Italia dopo le ultime vicende romane, c'è da mettersi le mani nei capelli. E poi l'hai detto anche tu: - Cos'ho imparato in questi anni? Ho soltanto un po' di cultura in più! Alla domanda di amici e parenti che chiedono cosa sei diventato, rispondo scherzando, ma neanche troppo: "Un nuovo impiegato per i Call Center."

Ecco, allora che si fottano: l'Italia, il lavoro e il 47% di disoccupazione giovanile.
Io oggi sono felice e te lo ripeto ancora: studia, conosci, viaggia; e ricordati di amare sempre la vita e le persone che lo meritano, magari anche lontano dai miasmi di questo paese.

* titolo preso in prestito da un articolo del Sole 24 ore (comunque, coi tempi che corrono, anche una casa non è poi così male).

giovedì 11 dicembre 2014

Cinema e censura: Bella di Giorno

In Italia la censura ha sempre saccheggiato il cinema in un misto di furore bigotto e zelo democristiano; ancor di più quando un film doveva passare in tv. 
Cinecensura.com è un percorso guidato con video-commenti di Tatti Sanguineti suddiviso in quattro tematiche: Sesso, Politica, Religione e Violenza. Tra il 1960 e il 2013 sono stati sottoposti alla revisione cinematografica, con richiesta di riedizione, 1183 film di produzione italiana e 976 di produzione straniera. (La revisione cinematografica e le riedizioni: Maurizio Negri)

Kubrick, Pasolini e Buñuel, ovviamente, tra i registi più tartassati. 

Bella di Giorno, ad esempio, venne trasmesso da Rai 2 nel 1983 a sedici anni dalla sua uscita, ampiamente purgato con un taglio di 30 metri di pellicola, come risulta dal documento redatto da un solerte funzionario molto soddisfatto dall'aver tagliato i 27" di flash back in cui la protagonista da bambina rifiuta l'ostia.
La cosa assurda è che le copie successive del film in vhs e dvd contengono gli stessi tagli dell'edizione televisiva, ostacolando così la visione integrale dell'opera di Buñuel.






















lunedì 8 dicembre 2014

Mommy


Primo film del giovanissimo regista canadese Xavier Dolan ad essere distribuito in Italia.
Tanto hype per i cinefili anche in seguito al premio assegnato dalla Giura di Cannes, Mommy è un'opera intensa e un po' ruffiana (a cominciare dalla colonna sonora) che però trova nell'interpretazione dei tre protagonisti momenti veri di emozione. 
Si parte con titoli di testa che raccontano di una legge approvata in Québec nel Canada del futuro prossimo, con la quale i figli affetti da deficit possono essere lasciati dai genitori in cura in apposite strutture ospedaliere. E' il caso di Steve, adolescente turbolento e psicologicamente instabile con un rapporto di odio/amore al limite del malato nei confronti della madre vedova. Un rapporto ossessivo reso ancor più soffocante dalla scelta coraggiosa del formato 1:1 che imprigiona i volti, spesso in primo piano, in una gabbia virtuale che simboleggia l'impossibilità di uscire da una realtà già segnata. Nascerà uno strano triangolo con la nuova vicina di casa, una professoressa dolce e balbuziente che reduce da un trauma, entra nella loro vita in punta di piedi e in contrasto, apparentemente stridente, con l'esuberanza della madre. Tre loosers alla ricerca di un equilibrio molto complicato.
Un melodramma contemporaneo, un po' sopravvalutato dalla critica, ma che mette in evidenza il grande talento di un regista appena venticinquenne che penso ci riserverà belle sorprese.

martedì 2 dicembre 2014

The Decemberists nella macchina del tempo

Nel nuovo video della band di Portland, Colin Meloy viene teletrasportato nel 1977 in Germania per partecipare allo show musicale The Old Blue Rock Palace Show, dove presenta il nuovo singolo Make you better. Una divertente parodia dei programmi musicali giovanili anni '70.

L'album (il settimo in studio dal 2002) uscirà il 19 gennaio con il titolo di What a Terrible World, What a Beautiful World.
The Decemberists è una delle band che mi manca e che mi piacerebbe sentire dal vivo; dopo otto anni ritornano in Italia, però purtroppo con una sola data, a Milano il primo marzo 2015.

domenica 30 novembre 2014

Visioni - Novembre 2014 (abbuffata prima del tedio natalizio)


E' arrivato dicembre e per il cinema inizia il periodo più piatto dell'anno tra cinepanettoni veri o mascherati, scemi vari di Natale e l'infinita spremuta di Tolkien. Qualcosa di buono però si trova sempre. Poco per la verità: su una trentina di uscite segnalo su tutti Mommy del giovanissimo canadese Xavier Dolan (premio della giuria a Cannes); i nuovi film di David Fincher e Ken Loach; la commedia Pride, anche se mi suona deja vu (gli anni '80 in Inghilterra).

Film visti a novembre
Il giovane favoloso 
Mario Martone (Italia, uscita 16 ottobre)
voto 8½ - abbagliante

Interstellar 
Christopher Nolan (USA, uscita 6 novembre)
voto 8 - denso

Io sto con la sposa 
A. Augugliaro, G. Del Grande, K. Soliman (Italia-Palestina, uscita 9 ottobre)

voto 7½ - vitale

Due giorni, una notte 
Luc e Jean-Pierre Dardenne (Belgio, uscita 13 novembre)
voto 7½ - attuale

Lo sciacallo - The Nightcrawler
Dan Gilroy (USA, uscita 13 novembre)
voto 7 - cinico

Predestination

Michael Spierig (Australia, non uscito)
voto   - intricato 

In ordine di sparizione
Hans Petter Moland (Svezia-Norvegia, uscita 29 maggio)
voto 6½ - cold pulp

La spia - A most wanted man
Anton Corbijn (Germania-UK, uscita 30 ottobre)
voto 6 - cerebrale

These final hours 

Zak Hilditch (Australia, uscita 20 novembre)
voto  5 - mediocre

venerdì 21 novembre 2014

Io sto con la sposa

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un'amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un'Europa sconosciuta. Un'Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell'incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013. Dal sito ufficiale

L'attraversamento abusivo a piedi della frontiera tra Italia e Francia




Finanziato grazie al crowdfounding tramite la piattaforma indiegogo che ha permesso di raccogliere 100 mila euro con il contributo di 2617 persone in 38 Paesi, Io sto con la sposa, più che un film, è un'azione di disubbidienza civile: un pugno in faccia alla sonnacchiosa Europa dei burocrati. 
Dopo lo scoppio della guerra civile in Siria e la conseguente fuga di massa della popolazione dalle bombe e dall'Isis, diciassette Paesi europei hanno dichiarato la loro disponibilità ad accogliere i profughi e concedere loro asilo politico, ma la realtà dei fatti è molto diversa e più complicata, tant'è che l'Italia ormai è solo un transito: la meta principale di questa gente è la Svezia, la nazione che offre loro più garanzie. L'iter per arrivarvi è una corsa ad ostacoli, quasi sempre in mano a contrabbandieri che danno il cambio agli scafisti in una tragica staffetta dello sfruttamento dell'immigrazione. 

Nel corso del racconto si alternano momenti drammatici (le testimonianze dirette delle persone che raccontano quello che hanno visto e ciò che hanno dovuto subire) a veri e propri momenti di festa ogni volta che il gruppo riesce a superare una frontiera. Si attraversa anche qualche fase di stanca; probabilmente inevitabile, visti i lunghi spostamenti in auto, perché non va mai dimenticato che non si tratta di una fiction. L'arrivo a Malmo in treno e il successivo ballo liberatorio nella piazza svedese sulle note del rap di Manar, tredicenne palestinese fuggito col padre dal ghetto di Damasco, non possono lasciare indifferenti. Commozione e grande ammirazione nei confronti di Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry per aver creduto in questa impresa e averci raccontato da che parte si può stare... ovviamente dalla parte della sposa.



Questo film documentario italiano è riuscito a sbarcare al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti ed ora sta raccogliendo consensi e incassi sia in Italia che in Europa. Qui l'elenco sempre aggiornato delle sale in cui viene proiettato. Anche la mia piccola sala da 140 posti ieri sera ha contribuito.

mercoledì 19 novembre 2014

Giovani favolosi


Tanto è stato scritto fin dalla sua uscita al Festival di Venezia, che fresco della visione di ieri sera, provo a sintetizzare con tre aggettivi: intenso, emozionante, abbagliante. E' il ritratto biografico di Leopardi realizzato da Mario Martone ne Il giovane favoloso grazie all'apporto monumentale di Elio Germano e alla strepitosa colonna sonora che alterna l'elettronica di Apparat con Gioacchino Rossini. Come raccontare l'anima di un poeta con rispetto, ma senza didascalismi; con una visione moderna come solo il cinema a volte può fare.

"Leopardi era un uomo libero di pensiero, ironico e socialmente spregiudicato, un ribelle, per questa ragione spesso emarginato dalla società ottocentesca nelle sue varie forme, un poeta che va sottratto una volta e per tutte alla visione retorica che lo dipinge afflitto e triste perché malato. Il Giovane Favoloso vuole essere la storia di un’anima, che ho provato a raccontare, con tutta libertà, con gli strumenti del Cinema." Mario Martone 

Bisogna essere assolutamente moderni scriveva Rimbaud nella Saison en enfer.
Mi piacerebbe che qualcuno fosse in grado di raccontare ai giorni nostri, come meriterebbe, anche la vita e le opere del grande poeta francese. E' grazie a lui, a Dino Campana, Leopardi e Majakovskij (e non certo ai professori avuti a scuola) se durante l'adolescenza cominciai ad amare la poesia. Ricordo la delusione per la piattezza di Poeti dall'inferno, film uscito nel 1995 con un acerbo Leonardo Di Caprio nei panni di Rimbaud.

lunedì 10 novembre 2014

Brevi riflessioni su Interstellar (senza un minimo accenno di spoiler)

Durante un'intervista del 1987 su Rolling Stone, il giornalista di turno fece questa osservazione a Kubrick: Certo lei non facilita le cose, né agli spettatori, né ai critici. Ha affermato di voler suscitare reazioni emotive nel pubblico. Crea delle emozioni forti, ma si rifiuta di darci risposte semplici.
E' perché non ho risposte semplici - fu la replica laconica.
Ecco, se proprio vogliamo trovare il vero limite del nuovo film di Cristopher Nolan, esso sta proprio in questo: nel suscitare tante affascinanti domande e nel volerci condurre per mano, volenti o nolenti, attraverso una sorta di percorso guidato con tanto di disegni e didascalie. D'altra parte stiamo parlando di un blockbuster da 165 milioni di dollari, opera nella cui realizzazione Nolan ha dovuto giocare la partita (facendolo piuttosto bene) tra esigenze di botteghino e aspirazioni autoriali. La chiave forse è tutta qua: sono lontani i tempi in cui un regista come Kubrick aveva carta bianca dagli Studios e se ne fregava dei tempi di produzione. Ovviamente la differenza di spessore tra i due è evidente, ma prima di sparare a zero bisogna anche riflettere su cosa sia diventata la fantascienza ad alto budget nell'ultimo decennio: poca roba veramente, basata sullo squallido slogan il pubblico lo vuole.
Piccoli cedimenti e concessioni, trattando una materia delicata come lo spazio/tempo e i buchi neri, sono sempre dietro l'angolo; quasi inevitabili. Bisogna comunque ammettere che tutta la struttura regge bene, probabilmente grazie anche alla collaborazione del fisico Kip Thorne, uno dei massimi esperti mondiali di astrofisica e relatività.
C'è chi parla di occasione sprecata, chi di smisurata ambizione, chi di spettacolo assicurato ma l'arte è un'altra cosa. Devo dire dopo le tre ore di visione sono uscito dalla sala affascinato e frastornato, come se nello spazio avessi viaggiato anch'io; in generale molto soddisfatto, non aspettandomi un nuovo 2001 Odissea nello Spazio, ma un intrattenimento di alto livello, intenso e visivamente spettacolare come ci hanno abituato i fratelli Nolan fin dai tempi di Memento e The Prestige, quello che continuo a considerare il loro film più riuscito. 


Astronavi a confronto: Discovery (Space Odyssey) e Endurance (Interstellar) 

lunedì 3 novembre 2014

Dieci cose che ho rinunciato ad apprezzare nella vita

















- Le aperture facilitate nelle confezioni
- Il CinemaCity nei weekend
- La depilazione maschile
- Che cosa è indie e che cosa no
- I Queen
- Halloween
- L'ironia di Fabio Fazio
- I discorsi di Grillo (almeno una volta facevano ridere)
- Il ciclismo dopo Marco Pantani
- Un account facebook

giovedì 30 ottobre 2014

Visioni - ottobre 2014


Piccole crepe grossi guai - 6 depressivo
Pierre Salvadori  (Francia - uscita 16 ottobre)
Commedia molto amara; da evitare se si soffre anche minimamente di depressione, male condiviso dai due protagonisti, interpretati egregiamente da Catherine Deneuve e Gustave Kervern. Come al solito un titolo demenziale per la distribuzione italiana. Dans la Cour era quello originale.

Amore, cucina e curry - 6 patinato
Lasse Hallström (USA - uscita 9 ottobre)
Dal regista di Chocolat, un filmetto innocuo che scorre tranquillo a patto di mettere in stand by il cervello. A tratti piacevole e a tratti scontato: una fiaba buonista con allegato odorama di spezie indiane. 

Tutto può cambiare - 7 positivo
John Carney (USA - uscita 16 ottobre)
Altra fiaba metropolitana dai risvolti positivi (ma non sempre scontata) ambientata nel mondo della musica. A mio avviso molto meglio riuscita rispetto al noioso e sopravvalutato Once.

I due volti di gennaio - 5 ammuffito
Hossein Amini (USA, UK, Francia - uscita 9 ottobre)
Lo sceneggiatore di Drive all'esordio nella regia, realizza un film nato in-volontariamente vecchio. Ambientato nei primi anni '60, pare girato negli anni '80 più paludati. Viggo Mortensen sprecato.

Frank - 6½ border line
Lenny Abrahamson (UK, Irlanda - uscita 30 ottobre)
Ostico e surreale; dedicato agli outsider della musica e a chi se ne fotte della popolarità come gli Soronprfbs, band dal nome impronunciabile guidata dall'enigmatico Frank (interpretato da Michael Fassbender perennemente nascosto da un mascherone di cartapesta). Partenza interessante, poi perde slancio lungo la strada di pari passo con la colonna sonora.

Frances Ha - 7  alleniano
Noah Baumbach (USA - uscita 11 settembre)
Piccoli sogni di una ragazza nella grande mela, fotografata mirabilmente in bianco e nero. Ho visto tutti gli ultimi film del regista di Brooklyn (Greenberg, Il matrimonio di mia sorella, Il calamaro e la balena) e questo è il migliore.

Boyhood - 8½ universale
Richard Linklater  (USA - uscita 23 ottobre)
Una storia familiare che sfiora le tre ore, girata in dodici anni per catturare la crescita e l'invecchiamento reale dei protagonisti, è una minaccia potenziale anche per i cinefili più incalliti... Linklater invece firma un quasi capolavoro, dove l'epica del quotidiano diventa protagonista.

Jimi: All Is by My Side 5½ farraginoso
Linklater John Ridley (UK, Irlanda, USA - uscita 18 settembre)
La biografia dei primi anni di carriera di Jimi Hendrix senza la sua musica? Inconcepibile!
L'unica cosa che resta impressa è la sequenza finale quando Jimi, a Londra nel 1967, propose dal vivo e alla sua maniera Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band,  ad appena tre giorni dall'uscita dell'album.

lunedì 27 ottobre 2014

What A Terrible World, What A Beautiful World

Venerdì scorso Colin Meloy, frontman dei Decemberists, si è esibito stile busker, vicino all'ingresso della metropolitana nel quartiere di Williamsburg (N.Y.) per promuovere l'uscita del nuovo album della band di Portland (vedi il titolo del post). Solita barba e voce inconfondibile, ha cantato e suonato diversi brani fra cui due nuove canzoni e una cover intramontabile di Morrissey. Alle sue spalle il murale dell'artwork del nuovo lavoro che dovrebbe uscire all'inizio del 2015. Inutile dire che mi aspetto sempre tanto da uno dei gruppi che ho più amato a partire dal 2000, anno della loro formazione.


venerdì 24 ottobre 2014

Post numero 1000: momenti di gioia e libertà sulla Terra
























La guerra con le cerbottane
Gli indiani metropolitani
Vagabondare nei paesi abbandonati dell'Appennino
Radio Graal e Radio Alice
Le case occupate di Amsterdam
L'amore e gli strapiombi della Corsica
La nascita di un figlio
L'alba e il tramonto nel Mojave e a Joshua Tree
Il tè e il blues dei Tuareg intorno al fuoco
Il sole e la luna che si rincorrono a mezzanotte
Le balene nell'oceano
I gatti da accarezzare
Karma Police dal vivo
Il bagno nel cratere del vulcano
Le onde sulla spiaggia di Sagres
Le urla dei lemuri nella foresta pluviale
Paradise Valley, Marocco
Le Illuminazioni di Rimbaud
Remain in Light

La libertà dello spirito non ha prezzo, ma questo mondo vuole imporne uno a ogni cosa.
Q, pag.160 - Luther Blisset (Wu Ming)

Landmannalaugar, Islanda - luglio 2009


mercoledì 22 ottobre 2014

La Teiera al cinema: da non perdere (promemoria)


La stagione autunnale cinematografica è iniziata in sordina: dalla fine dell'estate non sono riuscito a vedere niente che mi abbia anche minimamente esaltato. Unici film a cui posso dare più della sufficienza sono stati Frances Ha di Noah Baumbach e Tutto può cambiare di John Carney, (decisamente meglio del tedioso e sopravvalutato Once).

Nonostante la delusione per la bocciatura di Ravenna come capitale europea della cultura, dalle mie parti c'è la notizia positiva della riapertura definitiva di una multisala d'essai dove c'è poca confusione, proiettano buoni film e non ti assegnano i posti: ti siedi dove cavolo ti pare.

Tante vale proiettarsi nelle uscite più allettanti dei prossimi mesi. Nei titoli i link di approfondimento.

OTTOBRE

Boyhood
Il mio coetaneo Richard Linklater (School of Rock) esce questo weekend con una storia girata a spezzoni in dodici anni di tempo, accompagnando la crescita reale di Mason, un bambino di otto anni e della sua famiglia. Interessante esperimento che procede di pari passo con l'evoluzione della tecnologia e gli avvenimenti dell'ultimo decennio.


NOVEMBRE

Interstellar (6 novembre)
E' il nuovo film di fantascienza firmato da Cristopher Nolan con Matthew McConaughey. Può bastare!

Sils Maria (6 novembre)
Prima di vedere lo splendido Qualcosa nell'aria, uscito l'anno scorso, conoscevo poco le opere del regista parigino. Mi sono ripromesso di non perdere più niente di Olivier Assayas. Ed ecco in uscita il suo nuovo film che ha come protagonista Juliette Binoche.

DICEMBRE

L'amore bugiardo - Gone Girls (18 dicembre)
Un altro pezzo da novanta, cioè David Fincher, ha girato questo film con Ben Affleck e Rosamund Pike, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice americana Flynn Gillian. Non so, ma sento odore di fregatura. Chissà! Il regista di Seven comunque finora ne ha sbagliati pochissimi.

2015 

Vizio di forma (febbraio)
Settimo film di Paul Thomas Anderson... California fine anni '60, J. Phoenix è Larry "Doc" Sportello, un investigatore privato
tossicodipendente...

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet
Riusciremo a vedere in Italia il nuovo film dell'estroso e geniale Jeunet? (Delicatessen, Il magico mondo di Amelie)

venerdì 10 ottobre 2014

John De Leo - IL Grande Abarasse

John De Leo con la voce è un fenomeno: un artista capace come pochi di portare il proprio talento al servizio della sperimentazione. L'ho conosciuto di persona e visto diverse volte dal vivo fin dai tempi dei Quintorigo. L'ho sentito cantare e fare cose incredibili. Il verbo "fare" non è casuale, perché con la sua voce-orchestra lui dialoga realmente con ogni strumento, riuscendo a costruire ed esplorare zone ignote: territori dove passeggiava normalmente gente come Demetrio Stratos.
Dopo sei anni di progetti vari arriva Il Grande Abarasse, secondo album solista di John De Leo, accompagnato in alcuni brani dall'Orchestra Filarmonica di Bologna.
Stefano Benni, che ha lavorato con lui, l'ha ironicamente definito alla sua maniera: fa del jazz ma non è jazzista; fa musica contemporanea, ma sembra Rasputin; ha suonato con Uri Caine ma non si ricorda perché è completamente pazzo. Lo hanno avvicinato a Demetrio Stratos e Tim Buckley ma lui si sente vicino a Willy Coyote.
Il titolo dell'album è volutamente enigmatico, un po' come le composizioni che mischiano la poesia con i toni grotteschi, la musica colta con la mazurka, il pop con l'avanguardia. Prima dell'uscita è partito l'invito verso i frequentatori del suo sito a dare una definizione su che cosa poteva essere Il Grande Abarasse, con tanto di copia premio per coloro che davano le risposte più originali.  

Ogni canzone è una soggettiva all'interno dei pensieri dei vari personaggi che popolano un fantomatico condominio, fra cui ad esempio l'anziano de La Mazurka del Misantropo, che sproloquia con una badante dell'Est di nome Tania. Il paragone visivo più azzeccato che ho letto e che è venuto in mente anche a me, è quello con le atmosfere di Delicatessen, il surreale film di Jeunet e Caro ambientato proprio all'interno di un palazzo abitato da inquilini stralunati. 
Nell'insieme il disco è a tratti piuttosto spiazzante e certamente non facile da approcciare; io lo preferisco comunque nella sua funambolica dimensione live accompagnato da mini orchestra o anche in duo con Fabrizio Tarroni alla chitarra, capace come pochi con la sua duttilità di assecondare e supportare il talento puro di John. D'altra parte lui è stato molto chiaro e diretto nel dire:
"Pasolini diceva che lo spettatore deve fare tanta fatica quanta ne faceva lui per concepire i film. Ecco, io non dico che un ascoltatore debba faticare, però non voglio neanche cantare quel che la gente s'aspetta di sentire. Sarebbe noioso, se non offensivo. Prendi Björk: non fa dischi esattamente canticchiabili, però dietro c'è un pensiero musicale, un concetto stimolante. Il rispetto per il pubblico non sta nell'accontentarlo".

giovedì 9 ottobre 2014

Siamo stati bene insieme

Sedici anni da gatto vero (e non da soprammobile casalingo) a caccia di passerotti, merli e lucertole che a volte, preso da pietà, ti portavo via. Avevi reagito alla grande al trasloco; anzi, eri tu quella della famiglia ad essere subito a suo agio con molti più posti da esplorare e in cui nasconderti.
Te ne sei andata senza un lamento con una dignità felina commovente; da animale nobile qual eri.

Ciao Matula, bela gatona.







Da cucciola




Va bene la casa nuova, ma almeno datemi da bere!






mercoledì 8 ottobre 2014

Butterfly Effect: il ritorno di A Toys Orchestra

Nel 2010, ai tempi di Midnight Talk, era stato amore al primo ascolto, confermato poi dal vivo. Quell'anno furono premiati come miglior gruppo indipendente italiano grazie ad un pop cristallino d'ispirazione brit a dir poco raro nel panorama nostrano. Ad una settimana dall'uscita ufficiale del nuovo album, intitolato Butterfly Effect, la band di Agropoli poche ore fa ha postato lo streaming integrale. Speriamo bene.
Buon ascolto!

lunedì 22 settembre 2014

Tagli

Tagli di capelli che si fanno in casa.
Tagli ai quotidiani (cartacei).
Taglio ai pacchetti di sky.
Taglio alla benzina (se è possibile, sempre a piedi o in bici).
Nessun taglio alla cultura che dà da mangiare.

Le uniche cose su cui non si lesina sulla Teiera sono il cinema, la musica e... le bionde o le rosse delle mie zone!

la bionda
la rossa

martedì 16 settembre 2014

Appunti musicali: alt-J (∆) e J Mascis

 

Fattore J, lettera comune agli alt-J ed a J Mascis che con tre decenni di carriera alle spalle potrebbe essere idealmente loro padre.
Alt-J, ovvero ∆, sono i ragazzi di Leeds che dopo il botto del primo album in tanti stavamo aspettando al varco. 
Per quanto mi riguarda non hanno tradito le aspettative: dallo scorso weekend è in rete e in streaming il loro secondo lavoro, intitolato This is all yours. L'ho già ascoltato tre volte. I singoli avevano fatto ben presagire e devo dire che nonostante una flessione nella parte finale, il livello è alto ed il loro stile inconfondibile (un mix di ritmi, elettronica, folk e ballate malinconiche) resta una delle sorprese musicali più gradevoli degli ultimi anni. Attenzione a non esagerare con i coretti (tipo quelli predominanti nell'intro) che personalmente non mi entusiasmano. Provate però ad ascoltare Nara, la terza canzone: i Radiohead sanno ancora scrivere pezzi così? Commovente!



Una settimana fa mi è arrivato un messaggio da Bologna:
"J Mascis - Tied a star, secondo me ti piace". Non sono stato un fan dei Dinosaur Jr, ma non potevo sottrarmi a questa dritta.
Ho fatto bene perché alla soglia dei cinquant'anni l'ultimo lavoro solista di J Mascis è l'esempio di chi non dorme sugli allori e si rimette in gioco alla grande. Una vena acustica ed elettrica da songwriter alla Neil Young che prima ti spiazza e poi scalda l'anima con quel mix di malinconia e vibrazioni positive. Per me una sorpresa/scoperta doppia, anche perché il consiglio era di mio figlio.

Due dischi che hanno riacceso un 2014 musicalmente abbastanza fiacco.

mercoledì 10 settembre 2014

Belluscone - una storia siciliana


Belluscone - Una storia siciliana non è l'ennesimo racconto moralistico sul caimano, ma un vero trattato di antropologia; un'opera multiforme e autodistruttiva; una visione agghiacciante e paradossalmente carica di calore umano. Più che un film, un finto documentario su un vero film incompiuto e smarrito per strada tra mille difficoltà, nato in origine per raccontare i rapporti tra Berlusconi e la Sicilia, terra fertile di conquista elettorale dopo la discesa in campo del Cavaliere.
Vagando nei quartieri di Palermo, tra feste rionali e tv locali, trash oltre ogni comprensione umana, come ai tempi di Cinico TV, Maresco mette in scena un universo parallelo popolato dai suoi freaks, a cominciare dai cantanti neo-melodici, idolatrati da una moltitudine eterogenea di fans, intervistata a dall'inconfondibile voce fuori campo del regista palermitano. Alla loro guida c'è lo storico impresario locale Ciccio Mira, il vero protagonista e l'anima della storia. Risate amare ed incredulità si alternano mentre il critico Tati Sanguineti tenta di guidarci nei meandri del capoluogo siciliano alla ricerca di Maresco, scomparso dopo due anni di lavoro e decine di ore di riprese, fra cui anche una surreale intervista a Dell'Utri seduto su un trono.
E quando pensi di aver raggiunto il fondo, ovvero il cuore di tenebra dell'anti-stato:
... a un certo punto arriva l’Italia perfetta, quella post-berlusconiana, quella che si accende nel finale con appena due tocchi di pennello: Renzi e la suora (The Voice), l’orrore eccetera. Ancora una volta nei Mira e nelle borgate trovi residui di un’umanità che è infinitamente più umana e infinitamente meno mostruosa di quella che poi si vede per tre secondi nel finale. Questo è quello che a me interessava sostanzialmente.
(Da Conversazione con Franco Maresco del 24 agosto 2014 su Rapporto Confidenziale

In un Paese dove per guadagnare consenso ci si presenta ad Amici con il giubbino di pelle, sosteniamo Maresco e il suo cinema duro e puro, risorto e al tempo stesso vittima delle macerie di un'opera fallita.
Cercate il film nella sale che lo proiettano ancora.

lunedì 8 settembre 2014

La teiera al cinema - visioni estive 2014


Settembre è il mese del cinema. Dopo l'abbuffata di anteprime del festival di Venezia, torna la voglia di immergersi nel buio di una sala. Nell'attesa delle uscite più interessanti, un resoconto di alcune delle ultime visioni.

The Stag - Se sopravvivo mi sposo - 6 irish
John Butler (Irlanda 2013 - uscita 28 agosto 2014)
Commedia dall'anima irlandese e dallo scontato lieto fine; qualche inutile lentezza filosofico-esistenziale e vaghi riferimenti alla crisi economica. Si lascia vedere. Senza infamia né lode.

Under the skin - 6 distante
Jonathan Glazer (USA, Gran Bretagna 2013 - uscita 28 agosto 2014) 
Un'aliena Scarlett Johansson in forma smagliante arriva sulla Terra (chissà perché proprio in Scozia) per predare la razza umana maschile. Visivamente potente e suggestivo, anche se la storia (volutamente?) non decolla e non coinvolge mai.

La gabbia dorata - 8 autentico
Diego Quemada-Diez (Messico 2013 - uscita novembre 2013)
I film che hanno scarsa distribuzione e poi risultano introvabili in rete (per cui nei blog quasi nessuno ne parla) non godono, come in questo caso, del successo e della visibilità che meriterebbero. Pellicola messicana dell'esordiente Diego Quemada-Diez, già collaboratore di Iñárritu e Ken Loach. Storia durissima di immigrazione, narrata dalla prospettiva di quattro adolescenti (tre maschi e una femmina) che fuggono da una bidonville del Guatemala e attraversano un Messico spietato per raggiungere Los Angeles. Dialoghi scarni, poesia e disperazione negli sguardi dei migranti e nei paesaggi. Un connubio riuscito tra taglio documentaristico e tragico romanzo di formazione. Vincitore del Festival di Giffoni e presente al Festival di Cannes 2013 nella sezione Un certain regard.
Era uscito a novembre 2013 e sono riuscito a recuperarlo al cinema estivo. 

CBGB -  5½ parodistico
Randall Miller (Usa 2013)
Delusione! La storia del mitico e storico club dove alla metà degli anni '70 suonavano Patti Smith, Talking Heads, Ramones, Television, Iggy Pop, raccontata in forma di parodia. Un sottobosco di macchiette e situazioni demenziali con l'accento sempre posto sulle schifezze (bagni rotti, vomitate, cacche di cane pestate). Va beh, si raccontano le origini del punk e della new wave newyorkese, però penso che Hilly Kristal e suoi musicisti meritassero qualcosa di meglio. Eccezionali ovviamente le canzoni, anche se ci sono un paio di strafalcioni cronologici imperdonabili. Non distribuito in Italia.

Cattivi vicini - 4 penoso
Una copia, della copia della copia... E ancor peggio, buttata lì in forma semplicistica, una pseudo-riflessione sulla crescita all'età adulta e alle responsabilità di genitori. 
Mi aspettavo almeno qualche risata e invece sono arrivati gli sbadigli. Se aspirava ad essere o diventare Animal House dei nostri tempi, siamo veramente al declino definitivo. Al confronto Una notte da leoni è un capolavoro.

mercoledì 3 settembre 2014

Jah Wobble presents PJ Higgins

Quando cominciai a suonare dal vivo le prime influenze musicali provenivano dalla scena post punk soprattutto inglese che assimilavamo come carta assorbente l'inchiostro. Nella prima esibizione, una delle rare volte in cui suonammo covers, fu scelto anche un brano dei PiL e per la precisione Socialist, probabilmente perché essendo strumentale risolveva il problema del cantato.

Questo breve ricordo per introdurre il nome di Jah Wobble; i vecchi fan e appassionati lo ricorderanno di certo come cofondatore dei PiL e traghettatore alla fine degli anni '70 del post punk verso nuovi e fino allora sconosciuti territori dub e world, uniti all'alienazione urbana incarnata dalla voce di John Lydon. La carriera solista del bassista dei Pil ha avuto alti e bassi ed è stato complicato, soprattutto prima della rete, seguire i suoi progetti musicali. Alla fine degli anni '80 era quasi fuori dal giro e per campare costretto a fare le pulizie nelle stazioni, occupandosi di musica solo nel temo libero.
Dopo innumerevoli collaborazioni con risultati alterni, ora le sue sinuose linee di basso si sono incrociate con la splendida voce di PJ Higgins, cantante del collettivo londinese Dub Colossus. Il risultato è una sorta di dub-reggae notturno con venature trip hop.
Tutta la sua storia e la discografia in un articolo completo su ondarock.
 

lunedì 1 settembre 2014

Teiera vol. 12 - Music for fake summer end

Se ne va mestamente l'ultimo weekend d'agosto dell'estate più piovosa del secolo. Fra un acquazzone e l'altro ho racimolato qualche canzone per la compilation n. 12.
Fra gli album più attesi in settembre il nuovo Alt J (qui il singolo Left Hand Free).




mercoledì 27 agosto 2014

Blonde Readhead e Interpol: lagne assortite e post punk ammuffito

Quest'estate per concerti e cinema all'aperto è stata un waterloo. Dopo la pausa dell'agosto più piovoso che io mi ricordi (per non parlare di luglio) ritorniamo alla teiera, sempre più umida, con un gradito ritorno dopo quattro anni di silenzio.
Il trio italo-giapponese (newyorkese d'adozione) festeggia i vent'anni con il nuovo album intitolato Barragàn che sulla carta, dopo aver ascoltato il secondo singolo intitolato Dripping, prometteva bene. 
Update: Purtroppo l'album è una lagna e Dripping è l'unico pezzo che mi piace. Peccato! Non so se sono diventato io insofferente come il meteo o poco ricettivo, ma negli ultimi sei mesi nel panorama musicale non c'è quasi niente che mi abbia smosso.
Il nuovo Interpol? Ancora peggio: post punk ammuffito e ormai spremuto come un limone.

 

venerdì 1 agosto 2014

Album vissuti: Lucio Battisti - Anima Latina 1974

Giornalista: Perché sei sempre di moda?
Battisti: Perché me ne infischio delle mode.
(Tv Sorrisi e Canzoni, 3 dicembre 1978)


Avevo appena imparato a suonare la chitarra con il metodo che andava per la maggiore: chitarrista in 24 ore. Ovviamente la prima cosa che si imparava erano i tre accordi (LA-RE-MI) de La canzone del sole di Lucio Battisti. Tanti di noi, cresciuti nei primi anni '70, hanno respirato la sua musica per poi allontanarsene per svariati motivi; prima di tutto non faceva più figo ed era etichettata di destra, soprattutto in certi ambienti; inoltre all'epoca pochi capirono la portata e la complessità di un disco clamorosamente avanti sui tempi come Anima Latina
Avevo appena comprato la cassetta e ricordo che una sera, affascinato e al tempo stesso sbigottito per il radicale cambio di rotta, stavo ascoltando l'album nel mio mangianastri. Entrò mio padre incuriosito e attratto dalla voce inconfondibile. In casa avevamo quasi tutti i suoi 45 giri (ricordo anche svariate cassette di Fausto Papetti e l'indimenticabile Ho scritto t'amo sulla sabbia di Franco IV e Franco I).  

- Ma è Battisti questo? - 
- Sì, l'ultimo disco. 
- Ma che robaccia si è messo a fare?
Bocciatura istantanea. Se il ricordo non mi tradisce stavo ascoltando Il Salame

Di quell'album riuscii a suonare solo un paio di canzoni: Due Mondi e la title track grazie agli accordi rimediati sull'ultima pagina di un Ciao 2001. Col tempo poi, nel passaggio dall'adolescenza alla maggior età, Battisti non si suonava più; neanche in spiaggia davanti ai falò. Eravamo presi da Guccini, De André, Gaber: La Locomotiva, Il Bombarolo e La Libertà i nostri inni. A un certo punto io cominciai a scartare con De Gregori e Lolli; ancora due anni e il punk avrebbe fatto piazza pulita delle nostre chitarre acustiche e dei nostri credo. Tant'è che quando salii per la prima volta su un palco, lo feci suonando e cantando Psycho Killer.
Comunque mi ci vollero vent'anni per recuperare e comprendere a pieno quello che può essere considerato un capolavoro assoluto della musica italiana.
Scrive Roberto Blatto: ... un album che precede le migliori intuizioni di tutto il rock di quarant'anni a venire. Il tropicalismo "raffreddato", la navigazione ritmica a vista, le acustiche a fianco dei synth, il funk e i fiati solcati dalle percussioni. La voce registrata bassa, talvolta persino filtrata e schiacciata dai suoni per esplicito volere di Battisti stesso, che richiedeva all'ascoltatore un impegno e una partecipazione superiore. (da MyTunes - Come salvare il mondo una canzone alla volta, Baldini & Castoldi).
Ancora adesso è uno di quei pochi dischi degli anni settanta che un paio di volte all'anno sento il bisogno di ascoltare; senza derive nostalgiche, ma semplicemente per godere di qualcosa di bello ed irripetibile; magari per commuovermi immancabilmente al minuto quattro di Anima Latina, quando prende vita il coro che fa da apertura alla entusiasmante galoppata finale tirata da fiati e percussioni.
Quarant'anni portati alla grande: Anima Latina uscì nel dicembre del 1974.

lunedì 28 luglio 2014

Uno così riesce a far fare bella figura perfino a Blatter

Ecco quello che si può definire un fine pensatore. Uno così, che riesce a far fare bella figura perfino a Blatter, dovrebbe dirigere al massimo una bocciofila e invece è candidato alla guida della federcalcio italiana.
Al di là del concetto di razzismo e della solita menata del politically correct che sempre fa insorgere i paladini dell'ipocrisia, sorgono grossi dubbi non solo sull'intelligenza, ma anche sulle capacità di un personaggio (pluricondannato) che ormai certo di avere le chiavi in mano della FIGC, se ne esce con una frase così infelice in un contesto ufficiale. Indicativa dello spessore dell'uomo.
Qualche tempo fa Tavecchio, da saggio dirigente qual è, ha elargito perle di saggezza anche sul calcio femminile: “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili”
Qualche mese fa Donald Sterling, presidente dei Clippers di Los Angeles, è stato sospeso a vita dalla NBA per aver detto alla fidanzata "niente neri alle partite".


domenica 20 luglio 2014

Afghan Whigs ovvero l'irresistibile fascino della metropolitana di NYC

Prendere la metropolitana in estate a New York è un'esperienza affascinante ma estrema: scese le scale l'afa diventa insopportabile, poi una volta saliti sui vagoni si viene investiti da un'ondata di gelo siberiano con uno sbalzo minimo di 20 gradi. Gli abitanti della grande mela non fanno una piega, probabilmente nel corso del tempo hanno avuto una mutazione genetica che gli permette di sopportare qualsiasi temperatura con indifferenza. Per fortuna qualche spettacolo è sempre assicurato: musicisti di ogni genere si esibiscono nei sottopassaggi; una volta ci siamo incantati per più di mezzora ad ascoltare tre ragazzi ai fiati accompagnati da un percussionista strepitoso. Ballerini pronti ad ogni tipo di performance appaiono spesso sui vagoni: una tradizione di New York fin dai primi anni settanta.
Ultimamente però la polizia del nuovo sindaco Bill de Blasio ha messo in atto una campagna repressiva che ha portato all'arresto di più di duecento performers accusati di disturbare viaggiatori. In realtà pare che molte di queste operazioni siano state accompagnate dai sonori booo dei passeggeri che nella maggioranza dei casi, lo dico per esperienza diretta, non hanno nulla in contrario: sono indifferenti oppure tendono a divertirsi.

La copilota della teiera nei meandri della subway

I musicisti di cui sopra












































Gli Afghan Whigs, tornati con un nuovo album dopo sedici anni, hanno realizzato un video con vari ballerini che si esibiscono in un vagone della metropolitana in risposta polemica proprio su questa questione. Tutto da vedere!


giovedì 17 luglio 2014

Johnny Winter

Come accarezzava le corde lui con lo slider ce n'erano pochi. Il suo ultimo Roots è un capolavoro omaggio agli eroi del blues. Se n'è andato a 70 anni uno dei più grandi chitarristi della storia.
Febbraio 1969: Hendrix al basso, Johnny Winter alla chitarra e Buddy Miles alla batteria.

domenica 13 luglio 2014

Arriva la tempesta

Ieri pomeriggio sulle spiagge di Ravenna. Calma piatta e dopo 15 minuti il diluvio.


























Altri titoli a scelta: E la chiamano estate, Here Comes The Rain Again, Stormy Weather, ma soprattutto ...

venerdì 11 luglio 2014

Titoli di testa: The Bridge

La suggestiva sigla iniziale della serie crime scandinava Bron/Broen (già ricopiata in versione americana con il titolo The Bridge) è opera del compositore e chitarrista greco-danese Jannis Noya Makrigiannis. Attorno al suo progetto denominato Choir of Young Believers ruotano diversi musicisti. In realtà l'ultimo album Rhine Gold, datato 2012, non è che mi abbia entusiasmato; di certo non quanto l'intrigante serie tv in questione: una coproduzione svedese e danese che cattura l'attenzione a partire dagli opening titles.
Con un'estate così, dal clima quasi autunnale, tanto vale immergersi nelle cupe atmosfere scandinave, visti anche i molti scarti nelle uscite cinematografiche ed un mondiale di calcio assai deludente sia come qualità del gioco che come spettacolo.
Per saperne di più, l'ottima recensione di bradipofilms.



Il brano completo

giovedì 3 luglio 2014

Top of the Lake



















Una ragazzina di dodici anni tenta di togliersi la vita sulle rive di un lago; viene salvata e le analisi rivelano che è in stato di gravidanza. Tui è il nome dell'adolescente che si chiude in un mutismo ostinato limitandosi a scrivere in un foglietto "No one". E' l'incipit di Top of the Lake. 
Dopo Breaking Bad un'altra mini-serie (di soli sette episodi) da guardare tutta d'un fiato. Spesso, a causa della prolissità, difficilmente mi faccio coinvolgere da questo genere, ma quando entrano in campo una regista come Jane Campion, attori come Peter Mullan e in più gli scenari incontaminati della Nuova Zelanda, impossibile non immergersi a capofitto nelle sette puntate. Nonostante la violenza che permea la natura e gli animi umani, non si pensi ad una serie d'azione con inseguimenti e sparatorie; chi conosce la regista lo può già immaginare: i temi a lei cari qui affiorano prepotentemente (la violenza sulle donne, la complessità dell'animo umano, la contrapposizione tra natura e civiltà, tra generi maschile e femminile) in quello che risulta essere vero e proprio cinema d'autore.
Su tutti spiccano Peter Mullan, nei panni di un padre padrone dilaniato dai sensi di colpa, vittima e carnefice della sua stessa violenza; la guru Holly Hunter (Lezioni di piano), che sotto il nome di GJ guida in modo enigmatico una squinternata comune femminile che si è accampata sulle rive del lago; la protagonista Elisabeth Moss, giovane detective esperta di casi infantili, che ritorna dall'Australia alla sua terra d'origine per seguire il caso della ragazzina: un intreccio che la porterà a scoperchiare il suo passato e un mondo ai margini della civiltà, fatto di omertà, abusi e giustizia sospesa. Temi universali già ampiamente esplorati sia nel cinema che in letteratura, che qui però trovano la loro forza nella suggestione dei paesaggi mozzafiato, nei dialoghi dilatati, nei personaggi memorabili e in una trama tentacolare che coinvolge inesorabilmente fino ad un vero e proprio finale. “Mi piaceva questo mondo, ma non per 20 episodi” ha dichiarato la regista.

giovedì 26 giugno 2014

Glass Animals - Pools

Un debutto convincente quello dei Glass Animals, inglesi di Oxford, con il primo album intitolato Zaba.

lunedì 23 giugno 2014

I miei anni ottanta: 1983 playlist

Nasce lo swatch, icona degli anni '80; esce Zelig, il capolavoro in cui Woody Allen "disegna una società stupida e banale che prima idolatra Zelig, poi lo dimentica, poi lo mercifica e quindi lo bistratta". (filmscoop). Trionfa il trasformismo, inizia l'era di Craxi e la new wave è ai titoli di coda.