martedì 16 settembre 2014

Appunti musicali: alt-J (∆) e J Mascis

 

Fattore J, lettera comune agli alt-J ed a J Mascis che con tre decenni di carriera alle spalle potrebbe essere idealmente loro padre.
Alt-J, ovvero ∆, sono i ragazzi di Leeds che dopo il botto del primo album in tanti stavamo aspettando al varco. 
Per quanto mi riguarda non hanno tradito le aspettative: dallo scorso weekend è in rete e in streaming il loro secondo lavoro, intitolato This is all yours. L'ho già ascoltato tre volte. I singoli avevano fatto ben presagire e devo dire che nonostante una flessione nella parte finale, il livello è alto ed il loro stile inconfondibile (un mix di ritmi, elettronica, folk e ballate malinconiche) resta una delle sorprese musicali più gradevoli degli ultimi anni. Attenzione a non esagerare con i coretti (tipo quelli predominanti nell'intro) che personalmente non mi entusiasmano. Provate però ad ascoltare Nara, la terza canzone: i Radiohead sanno ancora scrivere pezzi così? Commovente!



Una settimana fa mi è arrivato un messaggio da Bologna:
"J Mascis - Tied a star, secondo me ti piace". Non sono stato un fan dei Dinosaur Jr, ma non potevo sottrarmi a questa dritta.
Ho fatto bene perché alla soglia dei cinquant'anni l'ultimo lavoro solista di J Mascis è l'esempio di chi non dorme sugli allori e si rimette in gioco alla grande. Una vena acustica ed elettrica da songwriter alla Neil Young che prima ti spiazza e poi scalda l'anima con quel mix di malinconia e vibrazioni positive. Per me una sorpresa/scoperta doppia, anche perché il consiglio era di mio figlio.

Due dischi che hanno riacceso un 2014 musicalmente abbastanza fiacco.

mercoledì 10 settembre 2014

Belluscone - una storia siciliana


Belluscone - Una storia siciliana non è l'ennesimo racconto moralistico sul caimano, ma un vero trattato di antropologia; un'opera multiforme e autodistruttiva; una visione agghiacciante e paradossalmente carica di calore umano. Più che un film, un finto documentario su un vero film incompiuto e smarrito per strada tra mille difficoltà, nato in origine per raccontare i rapporti tra Berlusconi e la Sicilia, terra fertile di conquista elettorale dopo la discesa in campo del Cavaliere.
Vagando nei quartieri di Palermo, tra feste rionali e tv locali, trash oltre ogni comprensione umana, come ai tempi di Cinico TV, Maresco mette in scena un universo parallelo popolato dai suoi freaks, a cominciare dai cantanti neo-melodici, idolatrati da una moltitudine eterogenea di fans, intervistata a dall'inconfondibile voce fuori campo del regista palermitano. Alla loro guida c'è lo storico impresario locale Ciccio Mira, il vero protagonista e l'anima della storia. Risate amare ed incredulità si alternano mentre il critico Tati Sanguineti tenta di guidarci nei meandri del capoluogo siciliano alla ricerca di Maresco, scomparso dopo due anni di lavoro e decine di ore di riprese, fra cui anche una surreale intervista a Dell'Utri seduto su un trono.
E quando pensi di aver raggiunto il fondo, ovvero il cuore di tenebra dell'anti-stato:
... a un certo punto arriva l’Italia perfetta, quella post-berlusconiana, quella che si accende nel finale con appena due tocchi di pennello: Renzi e la suora (The Voice), l’orrore eccetera. Ancora una volta nei Mira e nelle borgate trovi residui di un’umanità che è infinitamente più umana e infinitamente meno mostruosa di quella che poi si vede per tre secondi nel finale. Questo è quello che a me interessava sostanzialmente.
(Da Conversazione con Franco Maresco del 24 agosto 2014 su Rapporto Confidenziale

In un Paese dove per guadagnare consenso ci si presenta ad Amici con il giubbino di pelle, sosteniamo Maresco e il suo cinema duro e puro, risorto e al tempo stesso vittima delle macerie di un'opera fallita.
Cercate il film nella sale che lo proiettano ancora.

ELENCO SALE
Bari • Splendor
Bergamo • Conca
Bologna • Odeon
Brescia • Moretto
Cagliari • Greenwich
Catania • Alfieri
Ferrara • Boldini
Firenze • Fiorella
Genova • Sivori
Mestre • Dante
Milano • Anteo
Milano • Eliseo
Modena • Astra
Monza • Teodolinda
Napoli • Filangieri
Padova • Astra
Palermo • Arlecchino
Palermo • Politeama
Parma • Edison
Perugia • Zenith
Pisa • Odeon
Pordenone • Zero
Ravenna • Mariani
Reggio • Emilia Rosebud
Rimini • Settebello
Roma • Eden
Roma • Intrastevere
Roma • Maestoso
Roma • Quattro Fontane
Torino • Massimo
Trento • Astra
Treviso • Edera
Trieste • Ariston
Udine • Visionario
Varese • Filmstudio
Venezia • Giorgione

lunedì 8 settembre 2014

La teiera al cinema - visioni estive 2014


Settembre è il mese del cinema. Dopo l'abbuffata di anteprime del festival di Venezia, torna la voglia di immergersi nel buio di una sala. Nell'attesa delle uscite più interessanti, un resoconto di alcune delle ultime visioni.

The Stag - Se sopravvivo mi sposo - 6 irish
John Butler (Irlanda 2013 - uscita 28 agosto 2014)
Commedia dall'anima irlandese e dallo scontato lieto fine; qualche inutile lentezza filosofico-esistenziale e vaghi riferimenti alla crisi economica. Si lascia vedere. Senza infamia né lode.

Under the skin - 6 distante
Jonathan Glazer (USA, Gran Bretagna 2013 - uscita 28 agosto 2014) 
Un'aliena Scarlett Johansson in forma smagliante arriva sulla Terra (chissà perché proprio in Scozia) per predare la razza umana maschile. Visivamente potente e suggestivo, anche se la storia (volutamente?) non decolla e non coinvolge mai.

La gabbia dorata - 7½ autentico
Diego Quemada-Diez (Messico 2013 - uscita novembre 2013)
I film che hanno scarsa distribuzione e poi risultano introvabili in rete (per cui nei blog quasi nessuno ne parla) non godono, come in questo caso, del successo e della visibilità che meriterebbero. Pellicola messicana dell'esordiente Diego Quemada-Diez, già collaboratore di Iñárritu e Ken Loach. Storia durissima di immigrazione, narrata dalla prospettiva di quattro adolescenti (tre maschi e una femmina) che fuggono da una bidonville del Guatemala e attraversano un Messico spietato per raggiungere Los Angeles. Dialoghi scarni, poesia e disperazione negli sguardi dei migranti e nei paesaggi. Un connubio riuscito tra taglio documentaristico e tragico romanzo di formazione. Vincitore del Festival di Giffoni e presente al Festival di Cannes 2013 nella sezione Un certain regard.
Era uscito a novembre 2013 e sono riuscito a recuperarlo al cinema estivo. 

CBGB -  5 parodistico
Randall Miller (Usa 2013)
Delusione! La storia del mitico e storico club dove alla metà degli anni '70 suonavano Patti Smith, Talking Heads, Ramones, Television, Iggy Pop, raccontata in forma di parodia. Un sottobosco di macchiette e situazioni demenziali con l'accento sempre posto sulle schifezze (bagni rotti, vomitate, cacche di cane pestate). Va beh, si raccontano le origini del punk e della new wave newyorkese, però penso che Hilly Kristal e suoi musicisti meritassero qualcosa di meglio. Eccezionali ovviamente le canzoni, anche se ci sono un paio di strafalcioni cronologici imperdonabili. Non distribuito in Italia.

Cattivi vicini - 4 penoso
Una copia, della copia della copia... E ancor peggio, buttata lì in forma semplicistica, una pseudo-riflessione sulla crescita all'età adulta e alle responsabilità di genitori. 
Mi aspettavo almeno qualche risata e invece sono arrivati gli sbadigli. Se aspirava ad essere o diventare Animal House dei nostri tempi, siamo veramente al declino definitivo. Al confronto Una notte da leoni è un capolavoro.

mercoledì 3 settembre 2014

Jah Wobble presents PJ Higgins

Quando cominciai a suonare dal vivo le prime influenze musicali provenivano dalla scena post punk soprattutto inglese che assimilavamo come carta assorbente l'inchiostro. Nella prima esibizione, una delle rare volte in cui suonammo covers, fu scelto anche un brano dei PiL e per la precisione Socialist, probabilmente perché essendo strumentale risolveva il problema del cantato.

Questo breve ricordo per introdurre il nome di Jah Wobble; i vecchi fan e appassionati lo ricorderanno di certo come cofondatore dei PiL e traghettatore alla fine degli anni '70 del post punk verso nuovi e fino allora sconosciuti territori dub e world, uniti all'alienazione urbana incarnata dalla voce di John Lydon. La carriera solista del bassista dei Pil ha avuto alti e bassi ed è stato complicato, soprattutto prima della rete, seguire i suoi progetti musicali. Alla fine degli anni '80 era quasi fuori dal giro e per campare costretto a fare le pulizie nelle stazioni, occupandosi di musica solo nel temo libero.
Dopo innumerevoli collaborazioni con risultati alterni, ora le sue sinuose linee di basso si sono incrociate con la splendida voce di PJ Higgins, cantante del collettivo londinese Dub Colossus. Il risultato è una sorta di dub-reggae notturno con venature trip hop.
Tutta la sua storia e la discografia in un articolo completo su ondarock.
 

lunedì 1 settembre 2014

Teiera vol. 12 - Music for fake summer end

Se ne va mestamente l'ultimo weekend d'agosto dell'estate più piovosa del secolo. Fra un acquazzone e l'altro ho racimolato qualche canzone per la compilation n. 12.
Fra gli album più attesi in settembre il nuovo Alt J (qui il singolo Left Hand Free).




mercoledì 27 agosto 2014

Blonde Readhead e Interpol: lagne assortite e post punk ammuffito

Quest'estate per concerti e cinema all'aperto è stata un waterloo. Dopo la pausa dell'agosto più piovoso che io mi ricordi (per non parlare di luglio) ritorniamo alla teiera, sempre più umida, con un gradito ritorno dopo quattro anni di silenzio.
Il trio italo-giapponese (newyorkese d'adozione) festeggia i vent'anni con il nuovo album intitolato Barragàn che sulla carta, dopo aver ascoltato il secondo singolo intitolato Dripping, prometteva bene. 
Update: Purtroppo l'album è una lagna e Dripping è l'unico pezzo che mi piace. Peccato! Non so se sono diventato io insofferente come il meteo o poco ricettivo, ma negli ultimi sei mesi nel panorama musicale non c'è quasi niente che mi abbia smosso.
Il nuovo Interpol? Ancora peggio: post punk ammuffito e ormai spremuto come un limone.

 

venerdì 1 agosto 2014

Album vissuti: Lucio Battisti - Anima Latina 1974

Giornalista: Perché sei sempre di moda?
Battisti: Perché me ne infischio delle mode.
(Tv Sorrisi e Canzoni, 3 dicembre 1978)


Avevo appena imparato a suonare la chitarra con il metodo che andava per la maggiore: chitarrista in 24 ore. Ovviamente la prima cosa che si imparava erano i tre accordi (LA-RE-MI) de La canzone del sole di Lucio Battisti. Tanti di noi, cresciuti nei primi anni '70, hanno respirato la sua musica per poi allontanarsene per svariati motivi; prima di tutto non faceva più figo ed era etichettata di destra, soprattutto in certi ambienti; inoltre all'epoca pochi capirono la portata e la complessità di un disco clamorosamente avanti sui tempi come Anima Latina
Avevo appena comprato la cassetta e ricordo che una sera, affascinato e al tempo stesso sbigottito per il radicale cambio di rotta, stavo ascoltando l'album nel mio mangianastri. Entrò mio padre incuriosito e attratto dalla voce inconfondibile di Lucio. In casa avevamo quasi tutti i suoi 45 giri (ricordo anche svariate cassette di Fausto Papetti e l'indimenticabile Ho scritto t'amo sulla sabbia di Franco IV e Franco I).  

- Ma è Battisti questo? - 
- Sì, l'ultimo disco. 
- Ma che robaccia si è messo a fare?
Bocciatura istantanea. Se il ricordo non mi tradisce stavo ascoltando Il Salame

Di quell'album riuscii a suonare solo un paio di canzoni: Due Mondi e la title track grazie agli accordi rimediati sull'ultima pagina di un Ciao 2001. Col tempo poi, nel mio giro allargato di amicizie e conoscenze, nel passaggio dall'adolescenza alla maggior età, Battisti non si suonava più; neanche in spiaggia davanti ai falò. Eravamo presi da Guccini, De André, Gaber: La Locomotiva, Il Bombarolo e La Libertà i nostri inni. A un certo punto io cominciai a scartare con De Gregori e Lolli; ancora due anni e il punk avrebbe fatto piazza pulita delle nostre chitarre acustiche e dei nostri credo. Tant'è che quando salii per la prima volta su un palco, lo feci suonando e cantando Psycho Killer.
Comunque mi ci vollero vent'anni per recuperare e comprendere a pieno quello che può essere considerato un capolavoro assoluto della musica italiana.
Scrive Roberto Blatto: ... un album che precede le migliori intuizioni di tutto il rock di quarant'anni a venire. Il tropicalismo "raffreddato", la navigazione ritmica a vista, le acustiche a fianco dei synth, il funk e i fiati solcati dalle percussioni. La voce registrata bassa, talvolta persino filtrata e schiacciata dai suoni per esplicito volere di Battisti stesso, che richiedeva all'ascoltatore un impegno e una partecipazione superiore. (da MyTunes - Come salvare il mondo una canzone alla volta, Baldini & Castoldi).
Ancora adesso è uno di quei pochi dischi degli anni settanta che un paio di volte all'anno sento il bisogno di ascoltare; senza derive nostalgiche, ma semplicemente per godere di qualcosa di bello ed irripetibile; magari per commuovermi immancabilmente al minuto quattro di Anima Latina, quando prende vita il coro che fa da apertura alla entusiasmante galoppata finale tirata da fiati e percussioni.
Quarant'anni portati alla grande: Anima Latina uscì nel dicembre del 1974.

lunedì 28 luglio 2014

Uno così riesce a far fare bella figura perfino a Blatter

Ecco quello che si può definire un fine pensatore. Uno così, che riesce a far fare bella figura perfino a Blatter, dovrebbe dirigere al massimo una bocciofila e invece è candidato alla guida della federcalcio italiana.
Al di là del concetto di razzismo e della solita menata del politically correct che sempre fa insorgere i paladini dell'ipocrisia, sorgono grossi dubbi non solo sull'intelligenza, ma anche sulle capacità di un personaggio (pluricondannato) che ormai certo di avere le chiavi in mano della FIGC, se ne esce con una frase così infelice in un contesto ufficiale. Indicativa dello spessore dell'uomo.
Qualche tempo fa Tavecchio, da saggio dirigente qual è, ha elargito perle di saggezza anche sul calcio femminile: “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili”
Qualche mese fa Donald Sterling, presidente dei Clippers di Los Angeles, è stato sospeso a vita dalla NBA per aver detto alla fidanzata "niente neri alle partite".


domenica 20 luglio 2014

Afghan Whigs ovvero l'irresistibile fascino della metropolitana di NYC

Prendere la metropolitana in estate a New York è un'esperienza affascinante ma estrema: scese le scale l'afa diventa insopportabile, poi una volta saliti sui vagoni si viene investiti da un'ondata di gelo siberiano con uno sbalzo minimo di 20 gradi. Gli abitanti della grande mela non fanno una piega, probabilmente nel corso del tempo hanno avuto una mutazione genetica che gli permette di sopportare qualsiasi temperatura con indifferenza. Per fortuna qualche spettacolo è sempre assicurato: musicisti di ogni genere si esibiscono nei sottopassaggi; una volta ci siamo incantati per più di mezzora ad ascoltare tre ragazzi ai fiati accompagnati da un percussionista strepitoso. Ballerini pronti ad ogni tipo di performance appaiono spesso sui vagoni: una tradizione di New York fin dai primi anni settanta.
Ultimamente però la polizia del nuovo sindaco Bill de Blasio ha messo in atto una campagna repressiva che ha portato all'arresto di più di duecento performers accusati di disturbare viaggiatori. In realtà pare che molte di queste operazioni siano state accompagnate dai sonori booo dei passeggeri che nella maggioranza dei casi, lo dico per esperienza diretta, non hanno nulla in contrario: sono indifferenti oppure tendono a divertirsi.

La copilota della teiera nei meandri della subway

I musicisti di cui sopra












































Gli Afghan Whigs, tornati con un nuovo album dopo sedici anni, hanno realizzato un video con vari ballerini che si esibiscono in un vagone della metropolitana in risposta polemica proprio su questa questione. Tutto da vedere!


giovedì 17 luglio 2014

Johnny Winter

Come accarezzava le corde lui con lo slider ce n'erano pochi. Il suo ultimo Roots è un capolavoro omaggio agli eroi del blues. Se n'è andato a 70 anni uno dei più grandi chitarristi della storia.
Febbraio 1969: Hendrix al basso, Johnny Winter alla chitarra e Buddy Miles alla batteria.

domenica 13 luglio 2014

Arriva la tempesta

Ieri pomeriggio sulle spiagge di Ravenna. Calma piatta e dopo 15 minuti il diluvio.


























Altri titoli a scelta: E la chiamano estate, Here Comes The Rain Again, Stormy Weather, ma soprattutto ...