lunedì 15 dicembre 2014

Il sale della terra





















Vent'anni fa Wim Wenders acquistò in una galleria due fotografie che lo avevano colpito senza sapere chi fosse l'autore. In particolare il ritratto di una donna tuareg cieca scattato in Mali nel 1985. Da qui nacque la sua passione per il lavoro e le opere di Sebastião Salgado.

Wenders è un regista che ho amato tantissimo fino ai primi anni '90, ma che da un certo punto in poi ho smarrito per strada. Non so spiegare il perché, tuttavia sono contento di averlo ritrovato in questo splendido documentario sulle tracce di Salgado, fotografo brasiliano che per decenni ha attraversato il nostro pianeta documentando la condizione umana per poi dedicarsi nell'ultima fase della sua vita alla potenza e alla poesia della natura nel progetto Genesi. Immagini primordiali, di una bellezza che toglie il fiato:
In Genesi vedrete dunque fotografato ciò che noi tutti insieme dobbiamo, e sottolineo dobbiamo, proteggere. Quella parte cioè che resta estremamente viva - forse un 45% - ed è ancora come al tempo della Genesi. 
Quello di Salgado è un percorso monumentale durato quarant'anni e iniziato con Other Americas, il primo viaggio in America Latina intrapreso per descrivere la vita delle comunità indios e contadine più sconosciute, e giunto a compimento con la creazione di Instituto Terra. Quasi un'utopia nata da un'idea della moglie e divenuta realtà nello stato di Minas Gerais, dove l'abbattimento della fore­sta pluviale atlantica aveva portato alla desertificazione di una vasta zona, che comprendeva anche la fattoria della fami­glia Sal­gado. Due milioni di alberi piantati che in soli dodici anni hanno ricreato l'ambiente naturale originale e dato vita ad un centro di educazione ambientale per gli studenti, nonché a un parco nazionale.





Tornando al film, durissima al limite dell'insostenibile, è la parte in cui lo stesso Salgado racconta e mostra il suo lavoro di testimonianza dai luoghi dell'orrore: il primo viaggio in Africa insieme a Medici Senza Frontiere durante la carestia nel Sahel; poi anni dopo, il geno­ci­dio in Rwanda, la guerra nella ex Jugoslavia e infine il Congo nel 1997: esperienze devastanti, faccia a faccia con gli abissi della follia umana che lo fecero ammalare di una profonda depressione.
C'è chi ha criticato Wenders e Salgado stesso di un approccio alla Bono Vox ai problemi del mondo. A me sembrano critiche superficiali o per partito preso; penso che il regista tedesco abbia trovato la chiave giusta per raccontare l'arte di un uomo limpido e intellettualmente onesto, adottando tre punti di vista: il suo, fatto di rispetto e ammirazione; quello del figlio Juliano Ribeiro (co-regista) che ha accompagnato il padre nei suoi ultimi viaggi; infine quello soggettivo del grande fotografo attraverso la storia della sua vita narrata in prima persona. Tutt'al più celebrativo, ma trovo che non ci sia nulla di sbagliato nell'omaggiare un uomo che con immagini di rara potenza è stato in grado immortalare come pochi altri la condizione umana negli eventi della Storia contemporanea. Per me una forte esperienza emotiva e anche una testimonianza che mi ha lasciato un segno profondo. Trailer

“Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.” Tiziano Terzani

Brasile 1986 - Sierra Pelada, 50.000 cercatori d'oro

venerdì 12 dicembre 2014

Ai figli regalate una laurea, non una casa*

Quando eri più piccolo ti dicevamo: "Studia, perché noi non abbiamo nulla di meglio della nostra mente." Niente intrallazzi, né conoscenze o raccomandazioni e neppure l'azienda di famiglia per regalarti un lavoro.

A turno di sera (siccome non dormivi mai) ti leggevamo il GGG, Asterix, Gianni Rodari e qualsiasi altro libro ci capitasse per le mani, pur di riuscire nell'impresa di farti prendere sonno. Fino a quando, per fortuna, hai cominciato a farlo da solo. Ricordi la tua sfida con "Il signore degli anelli? E poi i viaggi, le mostre, il cinema e i concerti per la nostra gioia e per il tuo interesse (almeno così speravamo). 
E la musica...  Possibile che con due genitori "pallinati" non ti venisse voglia di suonare?
I genitori hanno sempre troppa fretta, ma tutto arriva quando meno te lo aspetti o quando sei distratto. 

All'inizio coi figli il tempo sembra rallentare, poi accelera improvvisamente e vola via veloce. E così un giorno ci si ritrova, quasi increduli, alla vigilia di una laurea che dovrebbe sancire la tua specializzazione in Sviluppo e Cooperazione Internazionale con una tesi sull'immigrazione. Beh, visto lo stato della cooperazione in Italia dopo le ultime vicende romane, c'è da mettersi le mani nei capelli. E poi l'hai detto anche tu: - Cos'ho imparato in questi anni? Ho soltanto un po' di cultura in più! Alla domanda di amici e parenti che chiedono cosa sei diventato, rispondo scherzando, ma neanche troppo: "Un nuovo impiegato per i Call Center."

Ecco, allora che si fottano: l'Italia, il lavoro e il 47% di disoccupazione giovanile.
Io oggi sono felice e te lo ripeto ancora: studia, conosci, viaggia; e ricordati di amare sempre la vita e le persone che lo meritano, magari anche lontano dai miasmi di questo paese.

* titolo preso in prestito da un articolo del Sole 24 ore (comunque, coi tempi che corrono, anche una casa non è poi così male).

giovedì 11 dicembre 2014

Cinema e censura: Bella di Giorno

In Italia la censura ha sempre saccheggiato il cinema in un misto di furore bigotto e zelo democristiano; ancor di più quando un film doveva passare in tv. 
Cinecensura.com è un percorso guidato con video-commenti di Tatti Sanguineti suddiviso in quattro tematiche: Sesso, Politica, Religione e Violenza. Tra il 1960 e il 2013 sono stati sottoposti alla revisione cinematografica, con richiesta di riedizione, 1183 film di produzione italiana e 976 di produzione straniera. (La revisione cinematografica e le riedizioni: Maurizio Negri)

Kubrick, Pasolini e Buñuel, ovviamente, tra i registi più tartassati. 

Bella di Giorno, ad esempio, venne trasmesso da Rai 2 nel 1983 a sedici anni dalla sua uscita, ampiamente purgato con un taglio di 30 metri di pellicola, come risulta dal documento redatto da un solerte funzionario molto soddisfatto dall'aver tagliato i 27" di flash back in cui la protagonista da bambina rifiuta l'ostia.
La cosa assurda è che le copie successive del film in vhs e dvd contengono gli stessi tagli dell'edizione televisiva, ostacolando così la visione integrale dell'opera di Buñuel.






















lunedì 8 dicembre 2014

Mommy


Primo film del giovanissimo regista canadese Xavier Dolan ad essere distribuito in Italia.
Tanto hype per i cinefili anche in seguito al premio assegnato dalla Giura di Cannes, Mommy è un'opera intensa e un po' ruffiana (a cominciare dalla colonna sonora) che però trova nell'interpretazione dei tre protagonisti momenti veri di emozione. 
Si parte con titoli di testa che raccontano di una legge approvata in Québec nel Canada del futuro prossimo, con la quale i figli affetti da deficit possono essere lasciati dai genitori in cura in apposite strutture ospedaliere. E' il caso di Steve, adolescente turbolento e psicologicamente instabile con un rapporto di odio/amore al limite del malato nei confronti della madre vedova. Un rapporto ossessivo reso ancor più soffocante dalla scelta coraggiosa del formato 1:1 che imprigiona i volti, spesso in primo piano, in una gabbia virtuale che simboleggia l'impossibilità di uscire da una realtà già segnata. Nascerà uno strano triangolo con la nuova vicina di casa, una professoressa dolce e balbuziente che reduce da un trauma, entra nella loro vita in punta di piedi e in contrasto, apparentemente stridente, con l'esuberanza della madre. Tre loosers alla ricerca di un equilibrio molto complicato.
Un melodramma contemporaneo, un po' sopravvalutato dalla critica, ma che mette in evidenza il grande talento di un regista appena venticinquenne che penso ci riserverà belle sorprese.

martedì 2 dicembre 2014

The Decemberists nella macchina del tempo

Nel nuovo video della band di Portland, Colin Meloy viene teletrasportato nel 1977 in Germania per partecipare allo show musicale The Old Blue Rock Palace Show, dove presenta il nuovo singolo Make you better. Una divertente parodia dei programmi musicali giovanili anni '70.

L'album (il settimo in studio dal 2002) uscirà il 19 gennaio con il titolo di What a Terrible World, What a Beautiful World.
The Decemberists è una delle band che mi manca e che mi piacerebbe sentire dal vivo; dopo otto anni ritornano in Italia, però purtroppo con una sola data, a Milano il primo marzo 2015.

domenica 30 novembre 2014

Visioni - Novembre 2014 (abbuffata prima del tedio natalizio)


E' arrivato dicembre e per il cinema inizia il periodo più piatto dell'anno tra cinepanettoni veri o mascherati, scemi vari di Natale e l'infinita spremuta di Tolkien. Qualcosa di buono però si trova sempre. Poco per la verità: su una trentina di uscite segnalo su tutti Mommy del giovanissimo canadese Xavier Dolan (premio della giuria a Cannes); i nuovi film di David Fincher e Ken Loach; la commedia Pride, anche se mi suona deja vu (gli anni '80 in Inghilterra).

Film visti a novembre
Il giovane favoloso 
Mario Martone (Italia, uscita 16 ottobre)
voto 8½ - abbagliante

Interstellar 
Christopher Nolan (USA, uscita 6 novembre)
voto 8 - denso

Io sto con la sposa 
A. Augugliaro, G. Del Grande, K. Soliman (Italia-Palestina, uscita 9 ottobre)

voto 7½ - vitale

Due giorni, una notte 
Luc e Jean-Pierre Dardenne (Belgio, uscita 13 novembre)
voto 7½ - attuale

Lo sciacallo - The Nightcrawler
Dan Gilroy (USA, uscita 13 novembre)
voto 7 - cinico

Predestination

Michael Spierig (Australia, non uscito)
voto   - intricato 

In ordine di sparizione
Hans Petter Moland (Svezia-Norvegia, uscita 29 maggio)
voto 6½ - cold pulp

La spia - A most wanted man
Anton Corbijn (Germania-UK, uscita 30 ottobre)
voto 6 - cerebrale

These final hours 

Zak Hilditch (Australia, uscita 20 novembre)
voto  5 - mediocre

venerdì 21 novembre 2014

Io sto con la sposa

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un'amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un'Europa sconosciuta. Un'Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell'incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013. Dal sito ufficiale

L'attraversamento abusivo a piedi della frontiera tra Italia e Francia




Finanziato grazie al crowdfounding tramite la piattaforma indiegogo che ha permesso di raccogliere 100 mila euro con il contributo di 2617 persone in 38 Paesi, Io sto con la sposa, più che un film, è un'azione di disubbidienza civile: un pugno in faccia alla sonnacchiosa Europa dei burocrati. 
Dopo lo scoppio della guerra civile in Siria e la conseguente fuga di massa della popolazione dalle bombe e dall'Isis, diciassette Paesi europei hanno dichiarato la loro disponibilità ad accogliere i profughi e concedere loro asilo politico, ma la realtà dei fatti è molto diversa e più complicata, tant'è che l'Italia ormai è solo un transito: la meta principale di questa gente è la Svezia, la nazione che offre loro più garanzie. L'iter per arrivarvi è una corsa ad ostacoli, quasi sempre in mano a contrabbandieri che danno il cambio agli scafisti in una tragica staffetta dello sfruttamento dell'immigrazione. 

Nel corso del racconto si alternano momenti drammatici (le testimonianze dirette delle persone che raccontano quello che hanno visto e ciò che hanno dovuto subire) a veri e propri momenti di festa ogni volta che il gruppo riesce a superare una frontiera. Si attraversa anche qualche fase di stanca; probabilmente inevitabile, visti i lunghi spostamenti in auto, perché non va mai dimenticato che non si tratta di una fiction. L'arrivo a Malmo in treno e il successivo ballo liberatorio nella piazza svedese sulle note del rap di Manar, tredicenne palestinese fuggito col padre dal ghetto di Damasco, non possono lasciare indifferenti. Commozione e grande ammirazione nei confronti di Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry per aver creduto in questa impresa e averci raccontato da che parte si può stare... ovviamente dalla parte della sposa.



Questo film documentario italiano è riuscito a sbarcare al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti ed ora sta raccogliendo consensi e incassi sia in Italia che in Europa. Qui l'elenco sempre aggiornato delle sale in cui viene proiettato. Anche la mia piccola sala da 140 posti ieri sera ha contribuito.

mercoledì 19 novembre 2014

Giovani favolosi


Tanto è stato scritto fin dalla sua uscita al Festival di Venezia, che fresco della visione di ieri sera, provo a sintetizzare con tre aggettivi: intenso, emozionante, abbagliante. E' il ritratto biografico di Leopardi realizzato da Mario Martone ne Il giovane favoloso grazie all'apporto monumentale di Elio Germano e alla strepitosa colonna sonora che alterna l'elettronica di Apparat con Gioacchino Rossini. Come raccontare l'anima di un poeta con rispetto, ma senza didascalismi; con una visione moderna come solo il cinema a volte può fare.

"Leopardi era un uomo libero di pensiero, ironico e socialmente spregiudicato, un ribelle, per questa ragione spesso emarginato dalla società ottocentesca nelle sue varie forme, un poeta che va sottratto una volta e per tutte alla visione retorica che lo dipinge afflitto e triste perché malato. Il Giovane Favoloso vuole essere la storia di un’anima, che ho provato a raccontare, con tutta libertà, con gli strumenti del Cinema." Mario Martone 

Bisogna essere assolutamente moderni scriveva Rimbaud nella Saison en enfer.
Mi piacerebbe che qualcuno fosse in grado di raccontare ai giorni nostri, come meriterebbe, anche la vita e le opere del grande poeta francese. E' grazie a lui, a Dino Campana, Leopardi e Majakovskij (e non certo ai professori avuti a scuola) se durante l'adolescenza cominciai ad amare la poesia. Ricordo la delusione per la piattezza di Poeti dall'inferno, film uscito nel 1995 con un acerbo Leonardo Di Caprio nei panni di Rimbaud.

lunedì 10 novembre 2014

Brevi riflessioni su Interstellar (senza un minimo accenno di spoiler)

Durante un'intervista del 1987 su Rolling Stone, il giornalista di turno fece questa osservazione a Kubrick: Certo lei non facilita le cose, né agli spettatori, né ai critici. Ha affermato di voler suscitare reazioni emotive nel pubblico. Crea delle emozioni forti, ma si rifiuta di darci risposte semplici.
E' perché non ho risposte semplici - fu la replica laconica.
Ecco, se proprio vogliamo trovare il vero limite del nuovo film di Cristopher Nolan, esso sta proprio in questo: nel suscitare tante affascinanti domande e nel volerci condurre per mano, volenti o nolenti, attraverso una sorta di percorso guidato con tanto di disegni e didascalie. D'altra parte stiamo parlando di un blockbuster da 165 milioni di dollari, opera nella cui realizzazione Nolan ha dovuto giocare la partita (facendolo piuttosto bene) tra esigenze di botteghino e aspirazioni autoriali. La chiave forse è tutta qua: sono lontani i tempi in cui un regista come Kubrick aveva carta bianca dagli Studios e se ne fregava dei tempi di produzione. Ovviamente la differenza di spessore tra i due è evidente, ma prima di sparare a zero bisogna anche riflettere su cosa sia diventata la fantascienza ad alto budget nell'ultimo decennio: poca roba veramente, basata sullo squallido slogan il pubblico lo vuole.
Piccoli cedimenti e concessioni, trattando una materia delicata come lo spazio/tempo e i buchi neri, sono sempre dietro l'angolo; quasi inevitabili. Bisogna comunque ammettere che tutta la struttura regge bene, probabilmente grazie anche alla collaborazione del fisico Kip Thorne, uno dei massimi esperti mondiali di astrofisica e relatività.
C'è chi parla di occasione sprecata, chi di smisurata ambizione, chi di spettacolo assicurato ma l'arte è un'altra cosa. Devo dire dopo le tre ore di visione sono uscito dalla sala affascinato e frastornato, come se nello spazio avessi viaggiato anch'io; in generale molto soddisfatto, non aspettandomi un nuovo 2001 Odissea nello Spazio, ma un intrattenimento di alto livello, intenso e visivamente spettacolare come ci hanno abituato i fratelli Nolan fin dai tempi di Memento e The Prestige, quello che continuo a considerare il loro film più riuscito. 

Astronavi a confronto: Discovery (Space Odyssey) e Endurance (Interstellar) 

lunedì 3 novembre 2014

Dieci cose che ho rinunciato ad apprezzare nella vita

















- Le aperture facilitate nelle confezioni
- Il CinemaCity nei weekend
- La depilazione maschile
- Che cosa è indie e che cosa no
- I Queen
- Halloween
- L'ironia di Fabio Fazio
- I discorsi di Grillo (almeno una volta facevano ridere)
- Il ciclismo dopo Marco Pantani
- Un account facebook

giovedì 30 ottobre 2014

Visioni - ottobre 2014


Piccole crepe grossi guai - 6 depressivo
Pierre Salvadori  (Francia - uscita 16 ottobre)
Commedia molto amara; da evitare se si soffre anche minimamente di depressione, male condiviso dai due protagonisti, interpretati egregiamente da Catherine Deneuve e Gustave Kervern. Come al solito un titolo demenziale per la distribuzione italiana. Dans la Cour era quello originale.

Amore, cucina e curry - 6 patinato
Lasse Hallström (USA - uscita 9 ottobre)
Dal regista di Chocolat, un filmetto innocuo che scorre tranquillo a patto di mettere in stand by il cervello. A tratti piacevole e a tratti scontato: una fiaba buonista con allegato odorama di spezie indiane. 

Tutto può cambiare - 7 positivo
John Carney (USA - uscita 16 ottobre)
Altra fiaba metropolitana dai risvolti positivi (ma non sempre scontata) ambientata nel mondo della musica. A mio avviso molto meglio riuscita rispetto al noioso e sopravvalutato Once.

I due volti di gennaio - 5 ammuffito
Hossein Amini (USA, UK, Francia - uscita 9 ottobre)
Lo sceneggiatore di Drive all'esordio nella regia, realizza un film nato in-volontariamente vecchio. Ambientato nei primi anni '60, pare girato negli anni '80 più paludati. Viggo Mortensen sprecato.

Frank - 6½ border line
Lenny Abrahamson (UK, Irlanda - uscita 30 ottobre)
Ostico e surreale; dedicato agli outsider della musica e a chi se ne fotte della popolarità come gli Soronprfbs, band dal nome impronunciabile guidata dall'enigmatico Frank (interpretato da Michael Fassbender perennemente nascosto da un mascherone di cartapesta). Partenza interessante, poi perde slancio lungo la strada di pari passo con la colonna sonora.

Frances Ha - 7  alleniano
Noah Baumbach (USA - uscita 11 settembre)
Piccoli sogni di una ragazza nella grande mela, fotografata mirabilmente in bianco e nero. Ho visto tutti gli ultimi film del regista di Brooklyn (Greenberg, Il matrimonio di mia sorella, Il calamaro e la balena) e questo è il migliore.

Boyhood - 8½ universale
Richard Linklater  (USA - uscita 23 ottobre)
Una storia familiare che sfiora le tre ore, girata in dodici anni per catturare la crescita e l'invecchiamento reale dei protagonisti, è una minaccia potenziale anche per i cinefili più incalliti... Linklater invece firma un quasi capolavoro, dove l'epica del quotidiano diventa protagonista.

Jimi: All Is by My Side 5½ farraginoso
Linklater John Ridley (UK, Irlanda, USA - uscita 18 settembre)
La biografia dei primi anni di carriera di Jimi Hendrix senza la sua musica? Inconcepibile!
L'unica cosa che resta impressa è la sequenza finale quando Jimi, a Londra nel 1967, propose dal vivo e alla sua maniera Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band,  ad appena tre giorni dall'uscita dell'album.