mercoledì 30 dicembre 2015

Star Wars - Il Risveglio della Forza in un tweet e ½

Se n'è già parlato tantissimo, perciò chiudo l'anno con estrema sintesi.

Sequel, newquel, reboot, remake, mera operazione commerciale...
Al netto del martellante e fastidioso tam tam mediatico, una mirabolante creatura cinematografica in cui immergersi piacevolmente, sospesi tra revival e rinnovamento.




Legenda voti
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@½ pessimo
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@@@ buono
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@@@@ da non perdere
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martedì 29 dicembre 2015

Cinema: il meglio, il peggio e le scene cult del 2015



Come tutti gli anni vi tocca il classificone. Per i primi tre c'è anche il link con relativo post.

IL PODIO


VIZIO DI FORMA (P. Thomas Anderson)


BIRDMAN (Alejandro González Iñárritu)


NON ESSERE CATTIVO (Claudio Calegari)



FLOP

Humandorid
Tutto quello che non piace della fantascienza. Peccato, perché su Neil Blomkamp contavo parecchio dopo l'ottimo esordio di District 9.

Samba
Non che mi aspettassi un capolavoro, ma dopo il divertente Quasi amici, una prova totalmente incolore per Olivier Nakache ed Éric Toledano, coppia di registi parigini. Retorica e didascalismo à go go su temi come immigrazione e integrazione. Tutto quello che non mi piace in un film (in questo caso francese).


L'ECCELLENZA

Mustang (Francia)
Beasts of no nation (Usa)
Suburra (Italia)
American Sniper (Usa)
Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza (Svezia)
Il segreto del suo volto (Germania)
Il racconto dei racconti (Italia)
Musarañas (Spagna)
Timbuktu (Francia - Mauritania)
Hungry Hearts (Italia)
Blue Ruin (Usa)
Babadook - (Australia)
Youth - La Giovinezza (Coproduzione)
Jodorowsky's Dune (Usa)

DA VEDERE


The imitation game (UK - Usa)
The Drop - Chi è senza colpa (Usa)
Gemma Bovery (Francia)
Selma - La strada per la libertà (Usa)
La Isla Minima (Spagna)
Calvario (Uk)
Wild (Usa)
Corri ragazzo corri (Germania - Francia - Polonia)
Mia madre (Italia)
Noi e la Giulia (Italia)
Giovani si diventa (Usa)
Louisiana - The Other Side (Italia - Francia)
Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (Francia)
Who am I (Germania)
Big Bad Wolves (Israele)
E' arrivata mia figlia (Brasile)
Sicario (Usa)
Ritorno alla vita (Coproduzione)
La felicità è un sistema complesso (Italia)
Quel fantastico peggior anno della mia vita (Usa)
'71 (Uk)
Vulcano - Ixcanul (Francia - Guatemala)
Ex-Machina (UK - Usa)
Diamante nero (Francia)
Dio esiste e vive a Bruxelles (Belgio - Francia)
Irrational man (Usa)
Star Wars - Il Risveglio della Forza (Usa)
Il ponte delle spie (Usa)

SCENE CULT (Link)

Vizio di forma: l'urlo di Joaquin Phoenix




La felicità è un sistema complesso: Il tuffo in piscina

venerdì 25 dicembre 2015

Natale a Montevideo

Passaggi di consegne.
Quell'estate scrissi la tesi su Dino Campana. Per la mia sete di viaggiare la poesia che più amavo era Viaggio a Montevideo.

Ora proprio là, sul Rio de la Plata, si trova mio figlio; per la prima volta così lontano e mai così vicino allo spirito che ha animato la nostra gioventù.


Quando
In una baia profonda di un'isola equatoriale
In una baia tranquilla e profonda assai più del cielo notturno
Noi vedemmo sorgere nella luce incantata
Una bianca città addormentata
Ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti
Nel soffio torbido dell'equatore...


Intanto 
in Uruguay, mentre da noi si soffoca con le polveri sottili... 
Nel giro di dieci anni sono arrivati all’84% di energia rinnovabile nel 2014 secondo dati ufficiali del Ministero dell’Industria, Energia e Miniere del paese. Uno strabiliante 84% in dieci anni. Da dove arriva questa energia? Dal solare, dall’idroelettrico, dalle biomasse agricole e dal vento. Tutto fatto in casa. Alla base di tutto una parola sconosciuta a tutti i governanti italiani: la programmazione.  fonte

martedì 22 dicembre 2015

Infinite Sun

Qui dalle mie parti sarebbe più giusto parlare di infinite fog. La nebbia sta stagnando da un mese, per cui ben venga ad asciugarci un po' le ossa questa canzone dei Kula Shaker che anticipa l'uscita a febbraio del nuovo album K 2.0.

Negli anni '90 per chi viaggiava in auto con il sottoscritto era facile beccarsi Govinda a manetta. K, il loro album d'esordio, è stata una delle migliori rivisitazioni del rock psichedelico anni '60.
Ora che ci penso era il '96... sono passati già vent'anni!

mercoledì 16 dicembre 2015

May the Force be with you (anche a cappella)

Tutto il cast (umano e non) di Star Wars con The Roots in una favolosa versione a cappella della celeberrima colonna sonora. Nel finale anche Mr. Harrison Ford.

Io comunque non sono un fanatico della serie: aspetterò il 2016 e forse l'Epifania per evitare la ressa.

lunedì 14 dicembre 2015

Cinema in bustina: La felicità è un sistema complesso



Enrico Giusti (Valerio Mastandrea) si è inventato un mestiere unico: convincere dirigenti irresponsabili di aziende a dimettersi evitando così il fallimento e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Ma, come racconta il regista Gianni Zanasi (già apprezzato per il precedente Non pensarci): "la vita lo prende in contropiede, per cui avrà degli incontri inaspettati che lo metteranno in crisi”. 

La latente carica sovversiva del protagonista e dei due giovani fratelli in contrapposizione alla casta manageriale che sta rovinando l'Italia, al capitalismo malato e all'ipocrisia alto borghese.
Mastandrea in grande forma, tocca tutti i registri: dal comico al drammatico.
La scena cult in piscina.
Ottima colonna sonora (a parte l'inascoltabile Torta di noi)

La trama spesso piegata a ripetuti videoclip slow motion. Certi sono notevoli, altri di troppo.
Un sovraccarico di tanti ingredienti: la famiglia, il lavoro, la società globalizzata e lo scontro generazionale (il tema secondo me più interessante) senza particolare profondità.




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venerdì 11 dicembre 2015

Cinema in bustina: The (boring) Walk


TRAMA:
La mattina del 7 agosto 1974 Philippe Petit passeggia tra le torri gemelle ancora in costruzione dopo averle collegate tramite un cavo d'acciaio.

- Messa in scena sbalorditiva nella vertigine della Grande Mela.
- La vertigine della camminata finale.
- La bravura di Joseph Gordon-Levitt.

- Più retorica che phatos: è molto più esaltante il racconto del vero Philippe Petit.
- Sarà che si conosce già la storia, ma a parte la camminata finale, due ore piuttosto noiose,   intervallate dai commenti autoreferenziali del protagonista.
- Le origini di Petit liquidate frettolosamente in una Parigi oleografica.




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mercoledì 9 dicembre 2015

Cinema in bustina: The Visit

TRAMA
Due fratelli adolescenti: la quindicenne Becca e il fratello tredicenne Tyler vanno per la prima volta a trovare i nonni in una fattoria isolata della Pennsylvania armati di videocamere digitali per girare una specie di documentario sulla storia della famiglia materna.








- I due vecchi sono veramente inquietanti, specie la nonna.
- Dopo deludenti produzioni main stream come After Earth, l'inversione di tendenza con un genere horror low budget.

- Shyamalan non si smentisce: vuole sempre sorprendere e fare il fenomeno, ma la solita sciamanata risulta presto evidente.
- Gli sproloqui dei ragazzini davanti alla videocamera.
- I colpi improvvisi, le grattate alla porta e il tipico repertorio horror.
- Anche basta coi falsi documentari.




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lunedì 7 dicembre 2015

Cinema in bustina: Mustang

TRAMA
In un paese della Turchia dei nostri giorni è l'ultimo giorno di scuola. Cinque sorelle adolescenti e orfane festeggiano in spiaggia con gli amici. La conseguenza è che vengono segregate in casa in un villaggio sperduto sulla costa del Mar Nero: un isolamento deciso dalla nonna e dallo zio dispotico per il loro comportamento giudicato scandaloso. La soluzione che si prospetta per le ragazze è quella odiosa dei matrimoni combinati. 
L'esuberanza dell'adolescenza però è dura da domare e i tentativi per fuggire dall'abitazione, trasformata in una prigione, si susseguono. 
- La freschezza dell'opera prima: Deniz Gamze Erguven, è una regista turca residente in Francia.
- Uno sguardo lucido sulla condizione femminile nella Turchia periferica.
- La vitalità delle cinque protagoniste nei confronti di un mondo oppressivo e retrogrado. In particolare quella della più piccola Lale, voce narrante dal temperamento indomabile.

- Ragazzine incantevoli e telegeniche,  forse un po' troppo...
- Qualche ingenuità narrativa e alcune scene di gruppo costruite in maniera artificiosa.




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sabato 5 dicembre 2015

Anche Scott Weiland se n'è andato

Gli Afterhours hanno cantato Non si esce vivi dagli anni '80ma a quanto pare anche i '90 non scherzano. Dopo Kurt Cobain e Layne Staley se n'è andato anche Scott Weiland.

Così avevo scritto qualche tempo fa.
Nella storia di ogni gruppo c'è quasi sempre un momento magico che spesso corrisponde ai primi anni di attività: un arco temporale in cui la libertà creativa non è stata ancora contaminata dalle pressioni, dai compromessi, dalle aspettative dei fans e dalle ambizioni individuali. Con Purple (giugno 1994) gli Stone Temple Pilots dimostrarono che l'etichetta grunge, affibbiata dopo l'uscita del primo disco Core, stava loro stretta. Non che il gruppo di San Diego non rientrasse in quel filone, ma gli elementi introdotti nelle canzoni che compongono questo album andavano oltre, verso orizzonti più ampi: dalla psichedelia di Silversun Superman e Lounge Fly, agli echi blues e southern di Big Empty; da una classica ballata on the road come Interstate Love Song, con il suo memorabile riff d'apertura, al folk psichedelico di Pretty Penny. Negli anni a seguire le smanie personalistiche e l'abuso di droghe di Scott Weiland (gran voce, ma carattere insopportabile) hanno segnato negativamente il destino del gruppo.
Oggi purtroppo l'epilogo a soli 48 anni. #RIPScottWeiland

Sotto, una delle mie preferite. L'altra è Lady Picture Show: mi fa venire in mente le estati spensierate degli anni '90 e i viaggi con mio figlio piccolo in macchina che ascoltava e cantava con noi. Commovente come la musica si leghi alle nostre esistenze e resti un ricordo vivo per sempre. 

mercoledì 2 dicembre 2015

Crimson Peak - Ovvero: ricca, ingenua e romantica fanciulla cercasi...

... da truffare.
Nei primi quindici minuti si capisce già tutto l'intrigo: non perché siamo particolarmente intelligenti, ma per la scontatezza della sceneggiatura. 
Unica nota di merito, l'ambientazione gotico-vintage da ghost story anglosassone in cui Guillermo Del Toro dimostra il suo talento. Tutto il resto è noia, compresi gli infiniti spifferi della casa maledetta. Rivoglio il regista de Il labirinto del fauno.


lunedì 30 novembre 2015

Peaky Blinders 2° stagione



Come ho già segnalato, la serie inglese Peaky Blinders (1° stagione su Netflix) ha una colonna sonora strepitosa. Volutamente anacronistica (vista l'ambientazione negli anni successivi la prima guerra mondiale a Birmingham) ma incredibilmente efficace. Abbiamo appena finito la seconda serie sottotitolata e ci sentiamo come in astinenza.
Nella seconda stagione, ai vari Tom Waits, Nick Cave, White Stripes, si sono aggiunti PJ Harvey e Arctic Monkeys. Per me nel suo genere è un capolavoro. Tanto di cappello a Steven Knight, regista e sceneggiatore di Birmingham che nel contesto di una serie crime, è riuscito anche a raccontare un periodo storico complesso che ha visto la nascita dell'IRA, la diffusione del comunismo e dei movimenti operai, la crisi dell'industria inglese e la conseguente disoccupazione di massa. Sono anni di crisi in cui la delinquenza prolifera con i furti, il contrabbando di armi, alcolici, tabacco e soprattutto con le scommesse clandestine, il ramo dove si è specializzata la famiglia Shelby: una gang di fratelli e parenti metà gyspy e metà irlandesi. Il più sveglio di tutti, il fratello di mezzo Thomas, tenterà la scalata al crimine prima fra le gang di Birmingham per poi spostarsi a Londra sfidando la mafia  e gli ebrei che si sono spartiti le attività illegali della città. Si fanno chiamare Peaky Blinders per via delle lame nascoste nel risvolto della coppola per sfregiare gli avversari. Gang effettivamente esistita e attiva Birmingham in quel periodo.
I veri Peaky Blinders in una foto d'epoca



















Nel cast il gangster dagli occhi di ghiaccio interpretato da Cillian Murphy, opposto al feroce poliziotto interpretato da Sam Neill.

Voto IMDB:









Voto teiera:



domenica 29 novembre 2015

Visioni in pillole - Novembre 2015

















E' stato un mese dove sulla teiera ci siamo dedicati più alle serie con Narcos e Peaky Blinders.
Ecco la lista delle visioni.

Teneramente folle
Maya Forbes (USA, uscita 10 settembre)
Sotto forma di commedia, il racconto dell'infanzia di due bambini con un padre affetto da un disturbo bipolare. Ambientato nel 1978 con un ottimo Mark Ruffalo e una bella colonna sonora.



Beasts of no nation
Cary Fukunaga  (USA, Netflix ottobre)
Dopo il cuore di tenebra dell'America di True Detective, Fukunaga adatta per il cinema il romanzo di Uzodinma Iweala che racconta la terribile realtà dei bambini soldato in Africa. Parecchio tosto.



Tutto può accadere a Broadway
Peter Bogdanovic  (USA, uscita 29 ottobre)
Ironica commedia dall'andamento altalenante fra situazioni e dialoghi serrati: a volte brillanti e a volte scontati.


'71
Yann Demange (UK, uscita 9 luglio)
La guerra a Belfast negli anni '70, bruta, sporca e cattiva. Presentato allo scorso festival di Torino con buone recensioni. Prima mezz'ora notevole, poi gli intrecci e uno sviluppo un po' contorto fanno scendere la tensione. Comunque una promettente opera prima dal regista della serie Dead Set.



Non essere cattivo
Claudio Caligari (Italia, uscita 8 settembre)
Capolavoro di cui si è già parlato qua.

Mister Holmes - Il mistero del caso irrisolto
Bill Condon (UK -USA, uscita 19 novembre)
Nel 1947 Holmes è ancora vivo e lotta insieme a noi, però ha 93 anni, è piuttosto rincoglionito e alleva api in una fattoria del Sussex. A tratti noioso nonostante il carisma di Gandalf aka Ian McKellen.


Gli ultimi saranno gli ultimi
Massimiliano Bruno (Italia, uscita 12 novembre)
Diverse ingenuità nonostante la sincerità della scrittura e il coraggio di affrontare temi di scottante attualità. Un finale a dir poco improbabile in cui si salva Quello che non c'è degli Afterhours. 



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mercoledì 25 novembre 2015

Giochiamo all'ISIS?

Non c’è giornalista o testata che non celebri l’orrendo rituale della reiterazione dell’orrore e della paura senza soluzione di continuità e indifferente al senso del limite. Carmilla - Verrà L'Islam e avrà i tuoi occhi

Non so. Di certo sarà a causa del bombardamento mediatico e di tutti quei video mostrati ad ogni ora e sicuramente assorbiti senza filtri, ma vedere dei ragazzini giocare ingenuamente ad emulare i tagliagole come in un videogioco vivente, mi ha lasciato interdetto. We need to talk.  
I maschi, si sa, crescono sempre più tardi e si divertono a giocare alla guerra. Io da piccolo mi costruivo le spade e facevo combattere interminabili guerre ai miei soldatini, poi con l'adolescenza leggendo libri e ascoltando certa musica ho velocemente cambiato prospettiva. Speriamo sempre bene.
Che tempacci per i bambini di oggi!


giovedì 19 novembre 2015

Musica e Cinema: dieci scene indimenticabili

Difficile trovare qualcosa che riesca ad emozionarmi, esaltarmi o commuovermi come il cinema in quei momenti unici dove le parole si fermano e la musica assume il ruolo di protagonista fino a diventare, in certi casi, il motore narrativo.
Dieci scene musicali da vedere, rivedere (e ascoltare).
  1. Easy Rider - Dennis Hopper 1969
    Born to be wild - Steppenwolf
    Scelta scontata, ma obbligatoria per un film-manifesto della cultura alternativa. Inizio a palla con i titoli di testa: Peter Fonda getta in terra l'orologio e i due amici partono in viaggio per gli States a cavallo dei loro choppers.
  2. Zabriskie Point - Michelangelo Antonioni 1970
    Careful with that axe, Eugene - Pink Floyd
    L'esplosione finale della rabbia rappresentata dalla villa con i simboli del benessere che fluttuano disintegrati in slow motion.
  3. Apocalypse Now - Francis Ford Coppola 1979
    Cavalcata delle Walkirie - Wagner
    La scena memorabile con gli elicotteri che arrivano dal mare.
  4. Blue Velvet - David Lynch 1986
    In Dreams - Roy Orbison
    I'll fuck anything that moves! Meglio non contraddire uno psicopatico Hopper quando si eccita ascoltando questa canzone del 1963.
  5. Trainspotting - Danny Boyle 1986
    Lust for Life - Iggy Pop
    Partenza che è tutto un programma.
  6. Dead Man - Jim Jarmush 1995
    Dead Man Theme - Neil Young
  7. Magnolia - Paul Thomas Anderson 1999
    Wise up - Aimee Mann 
    Pensieri notturni cantati nei momenti di solitudine. 
  8. Donnie Darko - Richard Kelly 2001
    Mad World - Gary Jules 
    Il finale tragico ed enigmatico sulle note dolci e malinconiche della cover dei Tears For Fears.
  9. Into the wild - Sean Penn 2007
    No Ceiling - Eddie Vedder
    Due minuti che racchiudono magicamente l'essenza del film: le speranze, l'utopia, il coraggio e le illusioni.
  10. Inglourious Bastards - Quentin Tarantino 2009
    Cat People (Putting out the fire) - David Bowie (purtroppo niente video)
    Un'idea geniale per raccontare la preparazione della vendetta di Shoshanna contro i nazisti.

mercoledì 18 novembre 2015

Netflix, Narcos e Peaky Blinders

Nel titolo del post tre nomi ricorrenti nelle ultime settimane sulla teiera volante. Non sono mai stato un divoratore di serie televisive (da giovane posso citare solo Twin Peaks e X-files), ma negli ultimi anni la qualità e la varietà si sono alzate a tal punto da non poterle ignorare, spesso a discapito di qualche visione filmica che non mi convince. Tra le più recenti come non citare: True Detective, Fargo, Il Trono di spade, Top of the lake, Better Call Saul, Breaking Bad e ultimamente Narcos e Peaky Blinders trasmesse in Italia con l'arrivo di Netflix, il network che ha aperto una sfida diretta con Sky.

In Narcos la parabola di Pablo Escobar viene raccontata magistralmente, circoscrivendo la fiction in una cornice realistica che comprende anche le immagini e i filmati di un'epoca che in pratica portò la guerra civile in Colombia, inondò gli Stati Uniti e in seguito tutto il pianeta di cocaina. Un romanzo criminale che parte dalla fine degli anni'70, attraversa tutti gli anni '80, per concludersi nei primi anni '90. Una guerra che ha visto da una parte una delle più feroci organizzazioni criminali del ventesimo secolo, opposta al governo colombiano e all'America. Si resta incollati alla storia in maniera febbrile per tutte e dieci le puntate.

Un sorpresa gradita si sta rivelando la prima serie di Peaky Blinders. Insolita l'ambientazione a Birmingham (seconda città del Regno Unito) negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, dove la famiglia Shelby si fa strada scalando il mondo della malavita e delle scommesse clandestine. Interprete principale un ottimo Cillian Murphy: dei tre fratelli delinquenti quello più ambizioso e carismatico. Anche in questo caso grande qualità (BBC2) unita ad originalità.
Ciliegina sulla torta, la fantastica colonna sonora a base di Nick Cave, White Stripes e Tom Waits. Date un'occhiata qua


giovedì 12 novembre 2015

Canzoni commoventi

Quali sono i meccanismi soggettivi che portano ad emozionarsi o addirittura a commuoversi ascoltando una canzone? Sicuramente i ricordi ad essa legati, capaci di creare quel mix di nostalgia e rimpianto; poi c'è il testo, con le riflessioni e le sensazioni che suscita; un binomio classico sono le immagini associate alla musica: a molti sarà capitato guardando un film; infine l'umore e la situazione del momento: perché la stessa canzone ci può investire oppure in altri casi scorre via senza lasciare particolari emozioni. Cos'altro non saprei, se non scrivere alcune delle mie canzoni. Tutte di seguito però non le ascolterò mai.

Claudio Lolli - Michel 
Le amicizie della prima adolescenza sono assolute e sembra impossibile che possano spezzarsi. Questa canzone ne coglie l'essenza in maniera struggente.
Francesco De Gregori - Sempre e per sempre
Trasformare in musica e poesia certi concetti è un'operazione complicata e ad alto rischio retorico. De Gregori ci riesce con due strofe, in maniera commovente.
Fabrizio De André - Fiume Sand Creek
Da piccoli giocavamo con i soldatini, quasi sempre indiani e cowboy; poi uscirono film come Soldato Blu e Piccolo grande uomo e ci fecero capire perché istintivamente avevamo sempre parteggiato per i pellerossa.
Nico - The fairest of the seasons
Non a caso utilizzata da Van Sant per il finale tragico e poetico del suo ultimo film Restless.
Lou Reed - Perfect day
L'illusione di un giorno perfetto che sembra cancellare i periodi bui che prima o poi attraversano la nostra esistenza.
Eddie Vedder - No Ceiling
Splendida colonna sonora di Into the Wild che mi ricorda le fughe giovanili e la voglia di mollare tutto.
Pink Floyd - The great gig in the sky
Vocalizzo magico, forse il più famoso della storia del rock, che nella versione live del 1994 con le tre coriste fa venire il groppo alla gola.
David Sylvian - Nostalgia
E poi arriva l'assolo di tromba...
Patti Smith - Pissing in a river
In questa ballatona il piano e la voce toccante di Patti Smith sono protagonisti, ma il colpo di grazia arriva con l'assolo di chitarra. Nick Hornby l'ha inserita fra le 31 canzoni colonna sonora della sua vita.
Radiohead - Lucky
Irresistibile incedere tra dolcezza e malinconia blues.
Smiths - There is a light that never goes out
Avete mai vissuto momenti così felici, intensi o romantici da fottervene di tutto? Morrisey con la musica e le parole descrive perfettamente questa sensazione.
The Cure - Picture of you
La foto di una persona cara.
Johnny Cash - Hurt
Ma che cosa sono diventato?
Caro amico mio
Alla fine tutti quelli che conosco se ne sono andati.

venerdì 6 novembre 2015

Non essere cattivo: il cinema in via d'estinzione

« Perdi due, tre anni su un’idea, non ci riesci a farla, prendi un’altra idea, ci stai due, tre anni, non riesci a realizzare nemmeno questa, e così via, ed è così che passano quindici anni.»
Claudio Caligari


Senza farlo apposta, ci si ricollega al post precedente riguardante la polemica su Muccino e il suo giudizio nei riguardi di Pasolini. Ci sono personaggi mediocri (di cui si farebbe tranquillamente a meno) che hanno girato decine di film, mentre uno come Claudio Caligari è riuscito a completarne appena tre in una vita. L'ultimo, grazie soprattutto a Valerio Mastandrea.



Ieri sera finalmente sono andato a vedere il film che rappresenterà l'Italia agli Oscar. Un titolo che sembra una raccomandazione per un'opera che è una lezione di cinema e di onestà intellettuale.
Un metodo che parte da lontano, proprio da intellettuali come Pasolini, di cui il regista era un grande ammiratore, con uno uno stile che fa riferimento a modelli alti come Mean Streets di Martin Scorsese, citato esplicitamente da Calegari. Ancora in fase di realizzazione Mastandrea aveva anche scritto una lettera appello al regista americano per chiedere una mano, perché la mancanza di fondi stava facendo naufragare il progetto. Nonostante l'assenza di una risposta, la situazione si è poi sbloccata e il film è stato presentato fuori concorso a Venezia.



Anche in questa sua terza opera lo sguardo è focalizzato su quelle periferie dove le prospettive di un futuro minimamente dignitoso sono destinate a fallire. Il punto di partenza è la Ostia del 1995, anno sicuramente scelto non a caso, in quanto confine temporale del passaggio definitivo dall'eroina alla cocaina e alle droghe sintetiche. Due ragazzi, cresciuti come fratelli, affrontano la vita d'istinto arrangiandosi tra piccoli furti e spaccio muovendosi dal bar alla spiaggia, ai locali di quartiere. Non racconto altro della trama, ma sappiate che siamo di fronte ad un'opera viscerale e potente: un romanzo popolare che ha qualcosa di raro e che piano piano ti scava dentro lasciando un nodo in gola e la sensazione finale di trovarsi di fronte ad un cinema purtroppo ormai in via d'estinzione. 
Mostruosi i due protagonisti. Luca Martinelli, personaggio da fumetto divenuto carne e sangue: una sorta di Zanardi di Andrea Pazienza in versione borgatara; nervosissimo e schizzato. Alessandro Borghi, già visto in Suburra, anche lui in un'interpretazione memorabile.

La declinazione dell’amore è sempre presente nel film e, come sempre, i personaggi che lo animano non vengono mai giudicati. Perché, in fondo, Non essere cattivo racconta una grande storia d’amicizia: Claudio ha voluto ancora una volta raccontare una storia piccola, un’amicizia sullo sfondo di un contesto sociale che ti stritola.
Giordano Meacci, cosceneggiatore


mercoledì 4 novembre 2015

Su Pasolini difendo Muccino anche se i suoi film fanno cagare

Io con Muccino ho deciso di chiudere dopo la sofferenza a cui mi sono sottoposto con la visione di Sette Anime: uno dei film più noiosi e ruffiani del nuovo millennio. Lo considero un regista piacione e presuntuoso. 
Però c'è un'altra cosa che non sopporto ed è lo squadrismo e gli insulti che si scatenano ogni volta che sui social  qualcuno esprime un'opinione, certamente criticabile come ha fatto lui, stroncando Pasolini. Lo stesso Fellini non ne aveva una grande considerazione come regista, ma questi sono pareri e discutere civilmente è sempre una base di partenza fondamentale senza la quale internet diventa una merda.

Mentre di Pasolini intellettuale ho una sconfinata ammirazione, sul regista non ho un'opinione netta. Alcune sue opere come La Ricotta le adoro; altre, come Uccellacci e Uccellini non le ho capite (sarà stata la gioventù); infine certe, come Salò, mi hanno devastato (non reggerei un'altra visione).

Certo che... A Muccì, ce sei annato giù pesante!

Qui e qui tutta la polemica.

sabato 31 ottobre 2015

Ispirazioni musicali

Due esempi di come la musica sia sempre un'incredibile fonte di ispirazione. A tutti i livelli: dalla scuola di base fino ai piani più alti...
Snjog!

Così un docente tedesco di scuola elementare fa reinterpretare ai suoi alunni Die Roboter dei Kraftwerk.


Kye Smith, un batterista australiano, omaggia in cinque minuti la discografia dei Beatles. Ovviamente sul tetto di un palazzo.

venerdì 30 ottobre 2015

Visioni - Ottobre 2015


Dopo una pausa prolungata riprendono le visioni sulla teiera. Aggiornamenti in itinere.


Dove eravamo rimasti
Jonathan Demme (USA, uscita 10 settembre)
Prevedile seppur godibile commedia retta sulle spalle delle sempre brava Meryl Streep. Senza scomodare Il silenzio degli innocenti o Philadelphia, tra i suoi ultimi film ho comunque preferito Rachel sta per sposarsi.  


La vita è facile a occhi chiusi 
David Trueba  (Spagna, uscita 8 ottobre)

Molto osannato in patria, dove lo scorso anno ha vinto parecchi premi Goya (il massimo riconoscimento per il cinema spagnolo). Un on the road abbastanza furbetto senza particolari slanci. Molto abile il regista nel toccare con ruffianeria le corde giuste attraverso i tre protagonisti: il professore politically correct e cultore dei Beatles che nel 1966 tenta di incontrare John Lennon in Almeria; la ragazza madre in cerca di aiuto; il ragazzino ribelle dai capelli troppo lunghi. Comunque carino. 



Black Mass - L'ultimo gangster
Scott Cooper  (USA, uscita 8 ottobre)
Gangster movie che si trascina anonimo e non decolla mai, nonostante la buona performance di J. Depp. Non lascerà nessuna traccia neanche nel genere.



Wim Wenders - Ritorno alla vita
Wim Wenders (uscita 26 settembre)
Un buon ritorno alla fiction dopo il documentario capolavoro Il sale della terra (se n'è parlato qui). Un film sull'imprevedibilità della vita e sul senso di colpa che si snoda nell'arco di dodici anni.



Sicario
Denis Villeneuve (USA, uscita 26 settembre)
Il regista canadese aveva già lasciato un'ottima impronta nelle ultime prove (Prisoners e La donna che canta). Stavolta siamo un pelino sotto, ma anche questo action thriller ambientato alla frontiera tra Messico e Arizona è sopra la media.



Suburra
Stefano Sollima  (Italia, uscita 14 ottobre)
Sorpresa, il film di genere in Italia è vivo e vegeto e forse può insegnare ancora qualcosa all'estero. Crime story come non si vedeva da qualche anno (la sparatoria al supermercato è già un cult da manuale del cinema). D'altra parte la materia prima a Roma non manca e Sollima ha già dimostrato di saperci fare; qui c'è anche il merito di aver anticipato l'attualità (Casamonica, Mafia capitale e compagnia danzante).



Quel fantastico peggior anno della mia vita
Alfonso Gomez-Rejon (USA, prima uscita giugno 2015)
Ormai i cancer movies, specie quelli giovanili, sono diventati un vero e proprio filone. Questo film, (che dovrebbe presto uscire in Italia) rispetto ad altri suoi predecessori, si salva per la freschezza e l'originalità, anche se francamente mi è parso eccessivo il Gran Premio della giuria al Sundance del 2015. Il titolo originale è Me & Earl & the Dying Girl.