sabato 15 dicembre 2018

2018 in musica: canzoni, album, concerto dell'anno

Da quando c'è la rete qui sulla teiera mi piace condividere novità interessanti (a volte anche entusiasmanti) purtroppo però non mi sono mai annoiato come quest'anno nell'ascoltare nuove uscite. Tutta la rete e milioni di ascolti a disposizione, però (parafrasando Forma e Sostanza di C.S.I.) Comodo ma come dire poca soddisfazione. Siccome ho bisogno della mia dose giornaliera, negli ultimi mesi sono spesso andato a ripescare nel passato recuperando ascolti molto datati ma sempre eccezionali: in particolare Traffic, Soft Machine, Brand X e ovviamente Gong.
Tornando comunque al 2018, qualcosa si salva e merita.

LA CANZONE
L'ultimo lavoro degli Editors non mi ha esaltato, diciamo un 6½ di stima. La versione elettronica della title track ha un fascino vintage irresistibile, ma quella acustica ha qualcosa di magico e potente.




IL CONCERTO
American Utopia non passerà alla storia come un album fondamentale, ma per come sa rappresentare la sua musica dal vivo David Byrne è uno degli ultimi artisti geniali ancora in circolazione.




















ALBUM

Rhye - Blood
Sembra Sade, ma è Mike Milosh, voce maschile del duo canadese Rhye. Mischiano con raffinatezza R&B a dream-pop.










Dopo gli esordi punk-hardcore ha messo il suo talento al servizio della melodia componendo due album di ballate acustiche dal sapore beatlesiano con echi di Simon & Garfunkel. Siamo abituati alla ridondanza, ai cofanetti deluxe e anch'io in un primo momento sono rimasto spiazzato dalla brevità di dieci brani che non superano i due minuti e mezzo: sono come miniclips d'autore che condensano il meglio in poche immagini. Mai come in questo caso il motto less is more risulta azzeccato. Qua



J. Mascis - Elastic Days

Classe '65 e ancora tanta classe da vendere.









Me lo ricordo in The Commitmens di Alan Parker ambientato a Dublino; un ragazzino dai capelli rossi. Ha iniziato a suonare per le strade della capitale irlandese a 13 anni e dopo tanti anni ha ancora qualcosa da dire. Disco caldo come un abbraccio grazie anche all'uso di Hammond e fiati. Qua







Impossibile non apprezzare l'electro-soul di James Mathé:  songwriter, producer, e musicista londinese che usa lo pseudonimo di Barbarossa. Poco conosciuto in Italia.

Don't Enter Fear


IL VIDEO
Valerio Mastandrea si presta ad una spassosa pantomima. Da notare intorno al minuto 2:30 le due locandine di Non essere cattivo, di cui una mezza strappata.


DISCHI ITALIANI
Guarda un po' chi si rivede!

Ustmamò - Il Giardino che non vedi
Disco autoprodotto tramite crownfunding sulla piattaforma musicraiser.

Massimo Zamboni - Sonata a Kreuzberg
Qua il nuovo progetto dell'ex C.C.C.P - C.S.I. con Angela Baraldi incentrato su Berlino.
Qui si può ascoltare/scaricare.

giovedì 6 dicembre 2018

Album vissuti: Gong, la trilogia e un viaggio in Marocco


Passare oltre gli innumerevoli mondi 
L'eterna ruota
Le incessanti maree di ego  
Che ti passano sempre davanti gli occhi...  
   
Tutta la luce vitale che ho visto  

Qui davanti a me.


Finita l'era dei grandi riti collettivi e smascherata l'ipocrita equazione: peace + love + music = business, all'inizio degli  anni '70 i Gong diedero vita ad un progetto originale ed irripetibile in cui fecero convergere psichedelia, progressive, underground, sperimentazioni e jazz-rock, trasgredendo come pochi altri il nuovo ordinamento costituito dell'industria discografica.
La trilogia Radio Gnome Invisible, oltre ad essere un concept album e una pietra miliare, è un inno al libero pensiero che partendo dall'ingenuità flower power, realizzò almeno in musica quel sogno adattandolo ad una sensibilità europea. Alcuni fra i miei dischi più consumati sono questi. Fu proprio sull'onda di quel tipo di anarchia che abbandonai definitivamente gli studi universitari per un lungo viaggio che con ogni mezzo mi portò ad attraversare Francia e Spagna per poi fermarmi a Malaga; e poi ancora ripartire per il Marocco fino a raggiungerne la parte più meridionale a 20 km da Agadir. Lì mi stabilii in un villaggio di pescatori dove presi in affitto una stanza da una famiglia locale per due mesi, senza acqua corrente e senza elettricità. L'oceano e la natura a farmi da compagni, le Illuminazioni di Rimbaud come lettura e un quaderno di appunti che doveva diventare un libro (mai finito). Volevo solo viaggiare, scrivere e assaporare un tipo di libertà sconosciuta. Assaggiai per la prima volta il cous cous, mangiai pesce squisito e arance deliziose. Al mattino si faceva colazione in un tavolone comune di fronte ad una bottega, mischiati agli abitanti del paese e a qualche altro europeo (soprattutto tedeschi). Un giorno, affascinato dai racconti di chi c'era già stato, partii insieme ad una coppia di ragazzi austriaci per una specie di trekking nelle montagne dell'Atlante alla ricerca di quella che era stata definita Paradise Valley. Dopo una giornata di cammino, verso sera ci ritrovammo dispersi e lontani da qualsiasi luogo abitato: fummo costretti a passare la notte accampati sotto due palme con i nostri sacchi a pelo, soffrendo non poco l'escursione termica. Il giorno dopo, esausti e dopo diverse ore di cammino, raggiungemmo un luogo da fiaba. Vicino ad un bosco scorreva un torrente limpido costeggiato da palme e oleandri; poco più avanti una cascata formava un laghetto in cui ci si poteva tuffare e fare il bagno: era il luogo magico che ci avevano descritto. Poco distante c'era un villaggio con poche povere case dove i contadini ci diedero da bere e qualcosa da mangiare. Avremmo voluto restare in quell'eden, ma c'erano troppi problemi logistici e i dubbi furono risolti quando, verso sera, da una strada sterrata comparve un vecchio furgone Volkswagen guidato da un olandese che, dopo aver filosofeggiato a lungo con stronzate pseudo hippie, finalmente ci diede un passaggio riportandoci distrutti e affamati al nostro villaggio. Facendo ricerche in rete ho scoperto che questo villaggio di nome Taghazout, è ora una meta famosa tra i surfisti europei e si è, manco a dirlo, turisticizzato.

Il tramonto sull'oceano dalla spiaggia del villaggio
















Gong est mort... vive Gong

Il 28 maggio 1977 con un'ultimo concerto a Parigi si concluse l'avventura dei Gong. David Allen intuì che era il suo tempo era passato: la new wave di lì a poco avrebbe invaso l'Europa.

lunedì 3 dicembre 2018

The Little Drummer Girl: una nuova serie e una strana nostalgia

Siamo nel 1979 quando una bomba esplode nella Germania ovest nell'abitazione di un diplomatico israeliano. I servizi segreti per fermare una serie di attentati ad opera di una cellula terroristica palestinese, pianificano una complicata operazione di spionaggio per infiltrare una giovanissima e inizialmente ignara attrice inglese a cui dovrà essere affidato il compito di scoprire gli obiettivi futuri.

Michael Shannon, nei panni di un agente del Mossad, e Florence Pough, nei panni della giovanissima Charlie, attrice dalle idee radicali, sono tra i protagonisti di questa mini-serie BBC in sei episodi ancora inedita in Italia, che ha debuttato negli Usa su Amc il 19 novembre e nel Regno Unito dal 28 ottobre.
Park Chan-wook (Old Boy) fa il suo esordio nel mondo delle serie con una storia tratta dal thriller di John Le Carré portando la sua personalità con una regia formalmente impeccabile che ricostruisce alla perfezione le atmosfere dell'epoca. E' proprio il regista coreano il valore aggiunto di questa spy story dal taglio classico che rispolvera il fascino intramontabile della vecchia Europa: agenti sotto copertura, doppi giochi, inganni e messaggi cifrati; il tutto nel contesto storico della guerra fredda e del terrorismo internazionale dieci anni prima della caduta del muro di Berlino. Una storia a tratti macchinosa dove si viaggia tra Europa e Medio Oriente con ritmi anche troppo troppo dilatati, ma una volta che la tensione aumenta e si intensifica, diventa avvincente.



P.S.
Sulla rampa delle scale c'è appesa una grande carta geografica del 1988. Quando mi fermo a guardarla mi prende sempre una strana nostalgia: non so se semplicemente della giovinezza o se anche di quell'Europa dove c'erano ancora le due Germanie, la Cecoslovacchia, la Jugoslavia e l'URSS. E ancor prima l'Europa in bianco e nero della trilogia berlinese di Bowie e poi di gruppi come i Joy Division immortalati con le splendide foto di Anton Corbijn. Confrontando quella cartina con l'Europa di oggi, sembra sia passato un secolo.

domenica 25 novembre 2018

Produci e consuma anche con le pezze al culo

Prima era un giorno, ora una settimana, il prossimo anno sarà tutto novembre... Colonizzati da Halloween e dal Black Friday, presto festeggeremo anche il Thanksgiving. Ho un account amazon e come tutti ci sono dentro fino al collo, ma quest'anno ho avuto il rigetto e non compro nulla da nessuna parte. Non è una posa, ma solo nausea e il conseguente rigetto a partecipare a questa nuova forma di totalitarismo che ci martella a raffica in ogni dove.

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. (Pasolini, Corriere della Sera - 9 settembre 1973)

giovedì 22 novembre 2018

Murder ballads dai fratelli Coen

Come ha detto il grande Monicelli: Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. 
Sembrava solo una battuta, invece si sta rivelando una frase quasi profetica.
Da ex accanito frequentatore dei cinema non voglio generalizzare, ma spesso, leggendo la programmazione della multisala più vicina a casa, mi prende lo sconforto. Qualche volta trovo qualcosa di interessante ma mi passa la voglia. Un film che deve iniziare alle 15, comincia alle 15.25 dopo una valanga di pubblicità più svariati trailers. Stessa musica, con minutaggio inferiore tra il primo e il secondo tempo. Allora vaffanculo: a queste condizioni me ne sto a casa.
Ed è quello che ho fatto con l'ultimo film dei fratelli Coen, purtroppo distribuito solo su Netflix. Forse sarà grazie a gente come loro se il cinema continuerà a sopravvivere anche fuori dalle sale. Peccato solo non poterlo vedere in uno schermo adeguatamente grande, perché La Ballata di Buster Scruggs segna il ritorno al western dei due fratelli con sei episodi in cui tra il tragico e il comico, il destino degli esseri umani segna il suo corso, ma come spesso accade per vie imprevedibili. La pagina di un vecchio libro apre gli episodi che scorrono così tra pistoleri logorroici, ladri di banche, attori freaks, cercatori d'oro, ragazzine ingenue e i passeggeri di un'inquietante carrozza, l'humour nero dei Coen si scatena in tutte le sue sfaccettature: un marchio di fabbrica che, come raccontava il cowboy de Il Grande Lebowski, non fa altro che mettere in scena la dannata commedia umana che procede e si perpetua.

martedì 20 novembre 2018

Autumn blues e rifugi musicali: Portishead - Roads

I primi freddi, insieme al buio al mattino che ti sorprende in modo ancora più avvilente nel pomeriggio, portano d'istinto a rifugiarsi in certa musica, oltre che nel vino e nelle castagne.
Dummy è l'album di debutto dei Portishead, un cult degli anni '90. Un mix raffinato tra avanguardia e retrò: una babele di stili musicali che ha segnato l'apice e anche l'inizio del tramonto del genere trip hop. Bellissima la definizione che ho letto su musicletter: la musica dei Portishead faceva penetrare le lacrime del blues attraverso le crepe della musica elettronica.
Questa è Roads, una delle gemme del disco, qui suonata dal vivo con orchestra e soprattutto con la voce unica di Beth Gibbons. 
Di lei consiglio di recuperare Out of season, lavoro da solista uscito nel 2002 con la collaborazione di Paul Webb, ex Talk Talk nonché suo compagno.



Non sono un amante dei remix, ma questo è un ottimo lavoro.

lunedì 12 novembre 2018

Blues dei 90 anni

Antonio, detto Totò per la discreta somiglianza con il principe De Curtis, abita all'inizio della mia strada. Classe 1928 (coetaneo di Piero Angela ed Ennio Morricone) ha da poco compiuto novant'anni e come regalo di compleanno i parenti gli hanno preso un computer nuovo. Farei la firma per mantenere la lucidità e la curiosità della sua mente, oltre che lo spirito. E' vedovo da diversi anni e quando passo davanti casa sua, mi fermo sempre volentieri a chiacchierare e a scambiare opinioni. Mi appassionano i suoi racconti, come blues che sanno di radici, tribolazione e riscatto, però sempre con un immancabile sfondo d'ironia. Come tanti della sua generazione, Antonio viene dalla miseria, quella nera. Da ragazzino ha vissuto il fascismo, la guerra e le bombe, patendo la fame con tutta la sua famiglia. In questa parte della Romagna il fronte rimase fermo per cinque lunghi mesi con tedeschi e alleati separati solo dall'argine di un fiume. Alla fine si vedevano soltanto macerie, ma aveva 17 anni e una vita davanti.
Il suo percorso è l'esempio di come l'animo umano possa, con la forza di volontà e l'intelligenza, affrancarsi dalla miseria e dalla mancanza di cultura. In poche parole elevarsi dalle brutture. Antonio dopo la guerra si fa una cultura da autodidatta, sposa una maestra, poi con il suo lavoro la mantiene all'università per darle la possibilità di fare il concorso e insegnare alla scuola secondaria. Ben presto inizia a viaggiare all'estero, spesso nei paesi dell'Est dove ci sono milioni di chilometri di strade da asfaltare e lui un po' alla volta diventa responsabile delle squadre di romagnoli inviate dalla ditta locale per svolgere questo lavoro.

LA GRATICOLA
Sabato mattina me ne ha raccontata un'altra.
Siamo alla fine degli anni '50 in Jugoslavia, in una zona molto arretrata vicino ai confini con Grecia e Bulgaria. I locali parlano un dialetto slavo incomprensibile; vicino al cantiere il nulla e per mangiare c'è solamente una bettola in un villaggio. Quando vanno per pranzare, col cameriere non c'è modo di capirsi, Totò allora con la sua mimica irresistibile inizia a fare i versi di vari animali e tutto il locale a ridere. Lo prendono in simpatia e viene accompagnato in cucina dove la cuoca, un donnone di due quintali, sta mescolando una zuppa di gulash nauseabonda in un grande paiolo. Non ci siamo! Allora gli aprono il frigorifero da dove spunta ogni ben di dio: pomodori giganti, ma soprattutto pezzi di carne da acquolina in bocca. Antonio sigla una sorta di contratto e poi torna soddisfatto al cantiere, dove chiama un operaio e gli fa costruire una graticola gigante. Tutti i giorni alle undici qualcuno avrebbe staccato dal lavoro per preparare il fuoco per cuocere alla brace la carne e le verdure fornite dal locale. Due o tre anni dopo, passando sempre per lavoro da quelle parti, Antonio si ferma a salutare i proprietari del locale e scopre che avevano ancora la sua graticola e la usavano per cucinare. Gli dico ridendo che se si fosse fermato ancora un po' l'avrebbero fatto prima capo cuoco e poi sindaco del villaggio.

lunedì 29 ottobre 2018

Album vissuti: Bruxelles, Londra, Amsterdam 1979 - Regatta de Blanc

Ero da poco iscritto all'università di Bologna quando nell'autunno del 1979, con i soldi della vendemmia, partii solitario per un viaggio nelle capitali nord europee. Bruxelles, Londra ed infine Amsterdam, dove mi ero messo in testa di cercare Sante, un amico partito diversi mesi prima e dato per disperso anche dalla famiglia. In un'epoca in cui i cellulari non esistevano neppure nei libri di fantascienza, ebbi una botta di culo notevole e per una serie di circostanze casuali riuscii a scovarlo: viveva in un ex-brefotrofio occupato più che altro da olandesi e tedeschi. Anch'io, dopo due notti passate in un ostello, decisi di trasferirmi lì e di prolungare il viaggio. 
Finiti i soldi e le gozzoviglie, riuscimmo a trovare lavoro in un ristorante di lusso sul Mare del Nord. E' rimasto indelebile il ricordo della radio olandese che quasi tutte le sere, mentre lavoravamo, trasmetteva Message in a bottle o Walking on the Moon. Io e Sante eravamo stati assunti in nero per stare in cucina insieme a due egiziani. Io mi occupavo dei piatti che i camerieri portavano dalla sala: li vuotavo, li sciacquavo e li mettevo nella lavastoviglie. La giornata lavorativa iniziava verso le 17: mangiavamo e quindi ci si metteva al lavoro. C'era un ottimo pasticcere e ogni sera potevo assaggiare diversi tipi di dolce che a volte i clienti del ristorante neppure sfioravano. Le serate libere spesso le passavamo dai nostri vicini di stanza, sempre forniti di cibo e birra: un tedesco e un inglese di nome Terry. Il tedesco era di poche parole, lo chiamavamo l'uomo di Neanderthal perché aveva i capelli lunghi, barba incolta e biondiccia, naso da pugile; prendeva le bottiglie di birra, toglieva il tappo con i denti e le scolava. Terry invece era un personaggio da film: scuro di pelle, tutto tatuato; era stato nella legione straniera e in giro per il mondo. Ogni sera ci raccontava storie incredibili ed anche se a prima vista sembrava un po' inquietante, ci aveva come adottato ed era sempre cordiale e protettivo nei nostri confronti. Entrambi lavoravano come muratori e Terry, per sottolineare la durezza del lavoro, ci ricordava spesso, battendo le nocche nel muro: "The wall is concreet", mentre il tedesco annuiva scimmiescamente in segno di approvazione. Ai primi di dicembre fummo licenziati senza preavviso e venimmo a sapere da un cameriere italiano che ci avevano sostituito con altri due egiziani: sicuramente avevano accettato il lavoro per una paga inferiore. Ormai era Natale e con grande sollievo dei miei genitori, ma gran dispiacere di Terry, decisi di tornare a casa; ritornò in Italia anche Sante, ma col tempo prendemmo strade molto diverse. Lo rividi raramente, si stava perdendo e rimasi gelato quando, alcuni anni dopo, venni a sapere che ci aveva tragicamente lasciato.

Anche se non sono stato un fan accanito dei Police, questo loro secondo album mi è rimasto nel cuore: oltre a piacermi ancora un sacco, mi commuove, perché ricorda l'amico col quale ho condiviso un periodo pazzesco della mia vita. Un disco dove Sting, Copeland e Summers, se proprio non inventano un genere, ci vanno molto vicini, creando un sound unico e impossibile da non riconoscere: un vero marchio di fabbrica. In certi ambienti veniva criticato e perfino sbeffeggiato (come ricordo di aver visto fare dai Damned dal vivo). In piena era post-punk appariva troppo leggero e commerciale. Io stesso preferivo i Joy Division che lo stesso anno (pochi mesi prima) erano usciti con Unknown Pleasure, ma come in tutti i dualismi che si rispettino, ombra e luce coesistono e si alternano a seconda dei periodi ed entrambi questi album sono nella lista di quelli che porterei sulla classica isola deserta.

giovedì 18 ottobre 2018

Cinque libri che mi piacerebbe vedere sullo schermo

Q è il libro che ho in mente da più tempo. Fu una folgorazione che è ancora viva vent'anni dopo. Complesso e coinvolgente, il primo romanzo del collettivo Wu Ming (all'epoca Luther Blisset), meriterebbe una serie proprio per l'ampiezza e la profondità dei temi trattati. Qualche anno fa c'era stato un approccio di cui gli autori hanno dato conto nel loro blog, ma a quanto pare il progetto si è arenato.







Ci hanno provato con Le Correzioni, ma dopo una puntata pilota non si è realizzato. Poi è stata la volta dello straordinario Purity; Franzen si era impegnato anche nella sceneggiatura e Daniel Craig, era stato incluso fra i potenziali protagonisti della serie. Le riprese avrebbero dovuto iniziare all’inizio del 2017 ma la produzione si è fermata. Alla fine forse è meglio così, perché per far rendere in video il libro di Franzen servirebbe alla regia una mente altrettanto brillante: non dico un Kubrick, che non ne esistono più, ma almeno qualcuno tipo Paul Thomas Anderson. E come ha dichiarato lo stesso autore:“Una buona parte di me sarebbe molto orgogliosa di non vedere mai realizzato un adattamento dei miei libri, perché se volete un’esperienza vera, c’è solo un modo per averla. Dovete leggere”.
Un virus si diffonde sulla Terra, ma colpisce e uccide solamente la popolazione adulta. I giovanissimi che sopravvivono devono riorganizzare la società, ma il modello ricorda quello feroce de Il signore delle mosche. Il viaggio di Anna e del fratellino, attraverso una Sicilia devastata dal ritorno al tribalismo e dalla mancanza di risorse, è il fulcro del racconto. Un mondo dove l’istinto vince sulla ragione e dove ci si scanna per una merendina. Sembra scritto apposta per essere filmato.  








L'avevo già scritto quando uscì qualche anno fa: mentre lo leggevo, immaginavo già le scene di un film con tanto di colonna sonora diegetica. L'amico Nicola ha il dono del saper raccontare e Quattro soli a motore è sorretto da una scrittura ironica e pungente che non annoia mai. Il racconto in prima persona delle vicende di Corradino nell'estate del 1978, durante il passaggio cruciale tra infanzia e adolescenza, ha qualcosa di familiare e universale. Si incontrano una serie di personaggi che si stampano subito nella memoria grazie a  poche e incisive pennellate che delineano ritratti indimenticabili, come l'odiosa zia ammazza-gatti; il misterioso centenario Kestenholz, la bigotta De Ropp, lo sgradevole prete Nocche Pelose e tanti altri. 




..ballate di paranoia e alienazione strappata dal petto di un uomo che – bastava guardarlo per capirlo – non aveva mai posseduto una pagina o un profilo o un nickname o un microportatile, che non era nella banca dati di nessuno, un uomo che per tutti quegli anni era vissuto negli interstizi, dimenticato e rabbioso, in un modo che ora risultava puro. Incontaminato. 
Una decina di personaggi incrociano le loro vite su diversi piani temporali ed in età differenti. Dal passato (siamo alla fine degli anni '70 in piena furia punk) verso un futuro prossimo asettico e uniformato. La musica e i suoi mutamenti nella società a fare da filo conduttore. Una storia che al cinema nelle mani giuste e con una colonna sonora da paura (che ho già in mente) potrebbe diventare un capolavoro. Scotty, ex chitarrista dei Flamingo Dildo, lo immagino con le fattezze di John Frusciante.

lunedì 15 ottobre 2018

Futuro invisibile

Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
De André - Amico Fragile

All'inizio di questa storia si racconta della sparizione di un'intera città. Si fanno chiamare Invisibili. Hanno imparato a muoversi tra le pieghe della società civile come fantasmi, abitando le aree abbandonate del territorio reale. Il libro è la prima parte de “La trilogia degli evaporati" 

Visionario e con spunti parecchio stimolanti. A volte succede che un libro che all'improvviso accenda lampadine che se ne stavano lì pronte in un angolo della mente, in attesa di qualcuno o qualcosa che premesse l'interruttore. Un'illuminazione per far prendere forma a concetti intangibili che diventano parole nitide in grado di riflettere ciò che hai elaborato dopo tanti anni di lavoro.
Non è stato per modestia e né per scarsa voglia che sono voluto ritornare ad essere un soldato semplice, ma solo perché così il tempo improduttivo è tornato ad essere mio alleato. Il mito della crescita infinita... che si fottano! Come ultimo atto, terminata questa pantomima, bisognerebbe proprio trovare la strada e il coraggio per ritirarsi; sempre più underground, non catalogabili. Fino a diventare un giorno invisibili. Forse l'unica utopia ancora immaginabile per ribellarsi alla società in cui stiamo vivendo. 

Viviamo in un'epoca di grandi cambiamenti, un'epoca in cui la tecnologia è sempre più pervasiva e la nostra identità, la nostra vita, sempre meno private. Entriamo in un negozio e dopo qualche minuto Facebook ci propone pubblicità dei prodotti che erano in vendita in quel negozio. Ci tracciano, ci ascoltano, sanno tutto di noi e noi diciamo loro tutto, tramite i social, tramite le nostre tracce elettroniche. Allora forse la vera rivolta, il vero sovvertimento del sistema non sarà opporsi alla globalizzazione, opporsi alla finanza, opporsi all'autorità, ma semplicemente sparire. Diventare invisibili al sistema, non lasciare più tracce, costruirsi una vita non solo fuori dagli schemi, ma proprio del tutto fuori dal sistema.
da fantascienza.com


giovedì 4 ottobre 2018

Effetto serie / effetto cinema

Avere sempre più possibilità di scelta da molteplici piattaforme, sta creando un effetto bulimico e un aumento della difficoltà nell'andarsi a cercare le serie migliori. La luna di miele iniziata ormai dieci anni fa con Breaking Bad e continuata con True Detective, si è fermata con Barry: l'ultima cosa che mi ha veramente convinto e divertito. Sto diventando sempre più selettivo ma nonostante ciò le ultime tre serie che ho visto mi hanno deluso o annoiato. Puntavo parecchio su Maniac () ma alla fine, molta forma e poca sostanza: a tratti un esercizio di stile quasi irritante. Dopo le vette sublimi di True Detective, un Fukunaga incomprensibile. Dopo un inizio fulminante, anche Castle Rock (@@) è andato alla deriva in uno stallo privo di interesse con una trama inconsistente. La seconda stagione di Ozark (@@½) è stata un riempitivo senza infamia, né lode. La pilota di questa teiera ieri sera è tornata entusiasta dall'anteprima al cinema de L'amica geniale (a parte il furto di 12 euro). Speriamo bene, visto che spesso i nostri gusti coincidono.
Con la fine dell'estate è tornata prepotente la voglia di cinema: la mia lista si allunga di giorno in giorno (Spike Lee, Gus Van Sant, Terry Gilliam). Oltretutto ho sempre tante lacune da colmare: film di culto consigliati da amici (La morte corre lungo il fiume) e curiosità varie, come i film meno noti di registi che adoro (tipo Kaurismäki) che sono lì in attesa. 
Stay tuned, sempre che vi vada. Lo so, questa teiera dopo dieci anni comincia a mostrare la sua età e a perdere qualche colpo, ma più di tre o quattro post al mese sono la dose che posso reggere senza forzare un'ispirazione che va e che a volte viene. 

giovedì 20 settembre 2018

Sulla nostra pelle

Ho visto Sulla mia pelle: devastante e al tempo stesso coinvolgente e sincero. Senza sconti per nessuno, Cucchi compreso. Non mi piace la definizione di film necessario, quello che conta è che ti fa vedere con una lente d'ingrandimento come la stupidità della burocrazia e la violenza di uno Stato, unite all'indifferenza dei suoi rappresentanti, possono annientare la vita delle persone. A tutti prima o poi sarà capitato di provare sulla propria pelle la rabbia e la frustrazione nel trovarsi di fronte a un muro di gomma; una barriera eretta da funzionari di qualsiasi settore si voglia; ottusi rappresentanti di un apparato statale che verrebbe voglia di radere al suolo per ricostruire da zero. C'è chi ne è uscito ammaccato moralmente e/o fisicamente, ma c'è anche chi come il povero Cucchi, ci ha lasciato le penne.



E come troppo spesso accade in Italia, è stato nauseante l'atteggiamento di condanna del film da parte di certi settori delle forze dell'ordine, che continuano ancora a giustificare e a difendere l'indifendibile: Aldrovandi, G7 e compagnia bella. Va bene solo Don Matteo.


martedì 18 settembre 2018

Anni ottanta: Surprize

Il fermento musicale (e non solo) di Bologna alla fine degli anni '70 era un'avanguardia che portò alla nascita di tantissimi gruppi di cui purtroppo si è persa traccia. Non solo Skiantos e Gaznevada: un band favolosa, che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo, erano i Surprize. Suonavano un genere molto simile a quello che tentavo di portare avanti con i miei Reverse, solo che loro lo facevano molto meglio.

Dal sito beatstream ho sintetizzato la loro bio, ma prima consiglio l'ascolto del brano.

La Base Records di Bologna, che pubblicava per il mercato italiano artisti del calibro di Joy Division o Pere Ubu, decise di iniziare le stampe di materiale italiano. I Surprize risultarono i più accreditati per dare il via a questa decisione discografica. The secret lies in rhythm (1982) flirtava coi ritmi tribali, col dub, con una sezione fiati da far paura. La musica della band era avanti anni luce rispetto al suono imperante in Italia. Infatti nella nostra penisola pochi se ne accorsero. Una copia del disco arrivò però negli uffici della Factory Benelux. Chi ascoltò il vinile ne rimase colpito. La band intanto aprì i concerti italiani dei New Order e degli Spandau Ballet, anzi in questo ultimo concerto i Surprize divennero l’attrazione principale, in considerazione del fatto che il gruppo inglese non arrivò mai al palazzo dello sport di Piazza Azzarita. La Factory Benelux chiamò quindi i ragazzi in quel di Manchester per registrare i brani da inserire nel nuovo disco.“In movimento” (1984) divenne un disco molto importante per la musica indipendente italiana, oltre al valore artistico delle tracce presenti, rappresentò il tentativo da parte di un gruppo italiano di esportare la “nostra” musica oltre i patri confini. Un luminoso futuro si spalancava davanti ai Surprize. Purtroppo continui litigi in seno alla band portarono all’inevitabile scioglimento. Oggi rimane un solo rammarico: i Surprize potevano diventare un grande gruppo. Il primo di Bologna che tentò la carta internazionale.

martedì 11 settembre 2018

Blob di fine estate: Il Selvaggio, Wu Ming, J Mascis, Thom York, Serena Williams

Uno Stato non è migliore di chi lo guida – Philip K. Dick (La svastica sul sole)

Sarà la fine dell'estate o l'effetto taser di un governo che mi anestetizza, ma sono strani giorni in cui non riesco a concentrarmi su niente; tantomeno scrivere. Mi estraneo leggendo questo libro durissimo per la carica di violenza e disperazione che trasmette. Al tempo stesso però è anche di una vitalità incredibile: non riesco a staccarmi. Arriaga racconta due storie parallele: una (in parte anche autobiografica) ambientata nella sua Città del Messico, l'altra nello Yukon, la regione nordoccidentale del Canada. Juan Guillermo, il protagonista, è un adolescente che impara ad arrangiarsi crescendo sui tetti della città in un quartiere malfamato con il mito del fratello maggiore Carlos, cane sciolto colto e indipendente che si fa beffe della polizia messicana. 


Thom Yorke ha curato la colonna sonora di Suspiria. Questa ballata solo per piano e voce è un gioiello.




Così come questa canzone di J. Mascis che precede il suo nuovo lavoro che uscirà a novembre a tre anni di distanza da Tied a Star: un album che ho amato e ascoltato all'infinito.




The End of the F***ing World
Una delle serie più belle e sorprendenti della scorsa stagione avrà un seguito.



















Il politically correct portato all'estremo sta diventando un'ossessione in tutti i campi e rischia definitivamente di perdere significato. Agli Us Open una sconfitta netta e clamorosa si è trasformata a livello mediatico in una ridicola questione di genere. Serena Williams, campionessa di antisportività, ha oscurato con il suo psicodramma la vittoria della giovanissima Osaka, con l'aggravante dell'odiosa affermazione (che in Italia ben conosciamo in versione salviniana) urlata all'arbitro: "Io non baro, ho una figlia, non puoi farmi questo." Della serie: lo dico da mamma!



















Per ora l'unica consolazione della fine dell'estate è l'uscita di questo libro il 23 ottobre.


lunedì 27 agosto 2018

Le acque del Nord ed altre letture estive

Dopo un periodo di appannamento, quest'estate è tornata la voglia di leggere. Di alcuni ho già scritto: libri che mi hanno sorpreso, commosso e in questo caso perfino fatto ritornare ragazzino, grazie ad un romanzo d'avventura sullo stile di quelli che a suo tempo durante l'infanzia e l'adolescenza ebbero il potere speciale di farci viaggiare nello spazio e nel tempo. Ciò che cambia è la crudezza che a volte in questa storia è davvero un pugno nello stomaco. Le acque del nord trasporta in un'altra dimensione, oltre che in un'altra era: quella che vede il tramonto della caccia alle balene. Ian McGuire potremmo definirlo come un epigono di Melville o di Conrad fuori tempo massimo, ma ha il merito di aver scritto, con una padronanza notevole, una storia epica che tiene incollati dalla prima all'ultima pagina. La BBC ne ricaverà una serie. 


Sumner: “Le parole sono tutto quello che abbiamo, se ci rinunciamo, non siamo migliori delle bestie.”


1859, Patrick Sumner è un giovane medico che ha servito nell’esercito inglese durante l’assedio di Delhi. Ma nel suo passato militare c’è un evento oscuro che l’ha costretto alle dimissioni e il cui ricordo lo perseguita. Rimasto senza un soldo e in fuga dai propri fantasmi, decide di imbarcarsi come chirurgo di bordo su una nave baleniera, la Volunteer. Nel nord della baia di Baffin, tra il Canada e la Groenlandia, scoprirà cos’è l’inferno. Del resto sembra già una nave di dannati: a bordo della baleniera, Sumner si ritrova di fronte un’umanità perduta e violenta. Ma soprattutto si ritrova di fronte un uomo brutale, che sembra essere l’incarnazione stessa del male: Henry Drax, il ramponiere.

sabato 18 agosto 2018

Ho fatto in tempo ad essere uno di quegli zingari felici














Seconda metà degli anni settanta: un ragazzino partiva di nascosto in motorino per andare al suo primo concerto al Festival della Gioventù: De Gregori, Napoli Centrale e Claudio Lolli che presentava per la prima volta Ho visto anche degli zingari felici. 

I miei amici li ho chiamati piedi,
perché ero felice solo
quando si partiva.
Ed il mio mare l'ho chiamato cielo,
perché le mie onde arrivavano
troppo lontano.

(Analfabetizzazione - Disoccupate le strade dai sogni, 1977)

Ho fatto in tempo a vagabondare per l'Europa in autostop
ho fatto in tempo ad abitare nelle case occupate
ho fatto in tempo ad ubriacarmi di luna in Piazza Maggiore
ho fatto in tempo a conoscere un poeta senza compromessi come Claudio Lolli.

Dopo quell'incontro e quel concerto ho iniziato a suonare mettendo in pratica, senza ancora conoscerla, una sua frase detta in un'intervista molti anni dopo: “La musica mi ha salvato la vita dalla banalità”. In seguito ho conosciuto e ascoltato di tutto: dal punk all'elettronica, però una fiammella è sempre rimasta accesa. Era nato dieci anni prima di me; grazie anche a lui ed ai suoi versi non ho mai disoccupato le strade dai sogni e ho cominciato a guardare la realtà con occhi diversi. Gli stessi occhi degli studenti che hanno avuto la fortuna di averlo come insegnante al liceo.

E’ stato snobbato da tv, da critici e dal grande pubblico, ma siamo certi: quell’anima anarchica si prenderà il posto che gli spetta nel cuore dei grandi ideali, delle parole che animano idee, speranze e il grande cuore di chi non si arrende per cambiare.
E quanti hanno avuto fortuna e costanza di ascoltare le sue canzoni, o di conoscerlo, da oggi hanno un motivo in più per ricordarlo e ringraziarlo. 
Un bellissimo ricordo, prosegue qua. 

lunedì 6 agosto 2018

- = + Tormentoni estivi e per fortuna Tony Molina

Come ogni estate è difficile sfuggire ai tormentoni musicali. Gironzolando qua e là ho avuto la disgrazia di sentire un paio di volte Amore e capoeira e devo ammettere che non ne sono uscito bene. Roba da far sembrare Un'estate al mare alta letteratura. Un filo meglio Felicità puttana, nonostante quel verso raccapricciante: ... e tutti ci vogliamo nuotare. Il giorno dopo l'incontro con David Byrne però le parole del ritornello mi ronzavano nella testa implacabili (potenza demenziale dei tormentoni estivi)

Ma quanto è puttana
Questa felicità
Che dura un minuto
Ma che botta ci dà


In realtà, qualche giorno dopo, la botta l'abbiamo ricevuta dalla sfiga con un ritorno a casa da incubo, con l'aggiunta di una sosta prolungata in un pronto soccorso in Croazia, devo dire abbastanza efficiente nonostante l'aspetto poco rassicurante dell'ospedale. Alla fine tutto si è risolto per il meglio e nei giorni successivi ci siamo rilassati con in sottofondo Tony Molina.
Questo musicista californiano (classe 1985) dal tocco magico, è una scoperta recente. Dopo gli esordi punk-hardcore ha messo il suo talento al servizio della melodia componendo due album di ballate acustiche dal sapore beatlesiano con echi folk alla Simon & Garfunkel. Siamo abituati alla ridondanza, ai cofanetti deluxe e anch'io in un primo momento sono rimasto spiazzato dalla brevità di dieci brani che non superano i due minuti e mezzo: sono come miniclips d'autore che condensano il meglio in poche immagini. Preziose miniature pop che stanno accompagnando queste roventi giornate estive. Mai come in questo caso il motto less is more risulta azzeccato. Ci troviamo alla presenza di un song writer dalle qualità eccelse. Link dell'album


giovedì 2 agosto 2018

Trieste story: incontri casuali di un certo livello

Due giorni dopo il concerto di David Byrne a Ravenna, succede che siamo in visita alla città di Trieste e nel pomeriggio andiamo al Museo Revoltella che ospita una splendida galleria d'arte moderna nell'omonimo palazzo del centro storico. Finito il giro, saliamo sulla terrazza panoramica completamente deserta e ci sediamo in un angolo appartato ad ammirare il golfo di Trieste.
Ad un certo punto compare lui con una compagna... dopo qualche secondo di sbigottimento lo chiamo e si gira verso di me: Hey, David Byrne!!  I was in Ravenna two days ago: what an amazing show! I danced all the time like you on stage. Sorride e sembra ancora più stupito di me! Gli stringo la mano e gli chiedo se possiamo fare una foto. E' uno degli artisti che più mi ha ispirato, soprattutto negli anni '80: non sarà un caso se la mia prima canzone suonata dal vivo è stata Psycho Killer. Mia moglie, sentendomi cantarla, anni dopo scherzando mi ha confessato di aver pensato: Se non posso avere l'originale mi accontenterò di lui. Prima di lasciarlo alla sua visita, gli racconto che la prima volta che i Talking Heads vennero in Italia a Bologna per il tour di Remain in Light, io c'ero. 
Dopo avergli fatto gli auguri per il suo ultimo concerto in Italia, lo salutiamo e restiamo lì increduli su quella terrazza, come avessimo volato per qualche minuto sulla teiera che dà il nome a questo blog; io in particolare ero Sballato, gasato, completamente fuso. Non solo per l'incontro, ma per la coincidenza e la modalità stranissima in cui è avvenuto. Parliamo di uno che fatto la storia della musica, anzi di un artista che è fra l'eletta schiera di coloro che la musica hanno contribuito a cambiarla. Ripensando anche allo spettacolo di American Utopia, spesso si utilizza il termine art rock a sproposito, ma in questo caso ci troviamo veramente nel suo significato più puro. 


mercoledì 1 agosto 2018

L'imprevedibile potere della musica

La Roux, nome d'arte di Elly Jackson, è arrivata al successo giovanissima nel 2009, forse troppo velocemente. Tant'è che a un certo punto si era smarrita in una specie di burn out da sovraesposizione.
"Era come se questa grande palla di tensione nella mia gola si fosse chiusa e io non ne avessi il controllo. Non ho potuto cantare per circa un anno". 
Ci sono canzoni, a volte anche recenti, che in modo sorprendente innescano nel cervello un meccanismo che ci riporta indietro: è un fenomeno studiato ed è relativo alla produzione di dopamina collegata ai ricordi piacevoli della nostra vita. Let me down gently è per me uno di quei brani. Non so come o perché, ma ha il potere di trasportarmi emotivamente in una bolla di nostalgia ad un'estate spensierata e allo stesso tempo malinconica verso la fine degli anni '80 che ha avuto come sottofondo True Faith, Sign O' The TimeThere Is A Light That Never Goes Out e la dolcissima Orpheus di David Sylvian. Gli ultimi mesi prima della stagione adulta delle responsabilità e del distacco definitivo dai genitori.
In questa versione live mi fa impazzire, compreso l'assolo finale di sax vintage. La Roux è al lavoro per il terzo album.

venerdì 20 luglio 2018

lunedì 16 luglio 2018

Il feroce mondo dei tweet

Non se ne può più di social e polemiche ridicole. La più recente è quella sul tifo ai mondiali: Francia multietnica contro Croazia nazionalista. E giù mazzate e insulti in rete!
Ancora più assurda la baraonda che si è generata attorno a un tweet inutile di Enrico Ruggeri (che coi tempi che corrono se la va a cercare).





















A me è capitato spesso nel bagno dove di solito ceniamo al mare: basta dire gentilmente "non compro niente, grazie", invece che fare lo spilorcio con le monetine e poi pubblicare un tweet insulso. Ciò non giustifica gli insulti.

martedì 10 luglio 2018

Santiago Gamboa - Ritorno alla buia valle

Con l'estate è tornata la voglia di immergersi nelle letture che avevo in sospeso. In pochi pomeriggi, sotto il pergolato del mio cortile, ho finito questo libro che mi ha appassionato. Quando c'è di mezzo Arthur Rimbaud (amore incontenibile che mi spinse a viaggiare all'avventura tra l'Europa e il Nord Africa) non posso resistere.
La potenza della poesia e il coraggio di affrontare le sfide che l'esistenza ci sottopone; l'arte della fuga e del ritorno sulle tracce del poeta maledetto per eccellenza, fanno da contrappunto alle vite dei protagonisti di questo romanzo avvincente. Quattro storie parallele, narrate ciascuna in prima persona, che si incrociano per convergere verso un'unica destinazione: dall'Europa alla Colombia odierna tra guerriglia e pacificazione. Ritorno alla buia valle mi ha conquistato per i temi contemporanei e universali che affronta: il terrorismo islamico, la globalizzazione, il narcotraffico, la xenofobia, la violenza nei confronti delle donne.

La poesia protegge le persone e le salva... ma accade che i poeti vengano ascoltati sempre di meno. La letteratura ci consente di moltiplicare quella meravigliosa sensazione di vivere, e anche di farlo in tutte le direzioni: verso il passato o il futuro, in altre regioni, lasciandoci cambiare genere, storia o condizione.  

giovedì 5 luglio 2018

Barry, una serie da non perdere

Sempre più difficile orientarsi in un mondo che si sta espandendo a dismisura come quello delle serie, ma con un po' di intuito si riescono a pescare delle chicche come questa, consigliata a chi ama i Coen e la contaminazione tra generi: noir, commedia, grottesco. Un'operazione che per riuscire bene richiede notevoli capacità autoriali.

Attenzione per i fanatici: piccolo e innocuo spoiler. Trattasi solo dei 10/15 minuti iniziali.

Barry torna dalla guerra con una sindrome da stress post traumatico e avendo imparato a sparare molto bene, accetta l'ingaggio come sicario al soldo di svariate organizzazioni criminali. Barry esegue il suo lavoro in maniera apatica e distaccata, come stesse svolgendo una pratica burocratica. Quando viene mandato a Los Angeles per una delle solite commissioni, pedinando la vittima predestinata entra in una scuola di recitazione e lì avviene la folgorazione: Barry scopre un nuovo scopo nella vita, una passione che lo attrae in modo irresistibile e lo trasforma, ma la sua esistenza si complica terribilmente. Autore, produttore, nonché protagonista è Bill Hader, membro del cast del Saturday Night Live per una decina di anni.
Questa nuova serie HBO è una scommessa vinta malgrado un coefficiente di difficoltà elevato per via del registro che alterna con estrema naturalezza momenti drammatici e situazioni comiche. Sono otto veloci episodi da 30 minuti che frantumano i generi per miscelarli in qualcosa di originale. I dialoghi sono scoppiettanti e i personaggi indimenticabili come i mafiosi ceceni e il riesumato Henry Winkler (Fonzie) nei panni del maestro di recitazione marpione. Man mano che la storia si evolve, Barry vivrà in maniera sempre più dissonante la sua passione e il legame che si crea con gli amici di recitazione che sognano il successo e trattano tutto come se fosse questione di vita o di morte.

Le qualità superiori di questa serie:
- Innovativa e politicamente scorretta.
- Il tema del reduce di guerra lontano dai soliti stereotipi.
- La presa per il culo del machismo militare e del mondo dello show business.

lunedì 2 luglio 2018

Paralisi musicale: quando si smette di cercare musica?

Da ricerche recenti commissionate dalla piattaforma Deezer su un campione di mille persone, emerge che dopo i trent'anni si smette di cercare nuova musica restando legati a quello che si è ascoltato ed apprezzato in precedenza. Viene definita paralisi musicale. Fra le cause principali ci sono la nascita dei figli, gli impegni di lavoro e la difficoltà ad orientarsi nella mole immensa di proposte che ci invadano da ogni fronte. Il picco della curiosità si avrebbe intorno ai 24 anni. Modestamente non mi ci ritrovo in queste conclusioni e coloro che hanno seguito la teiera in tutti questi anni lo possono confermare. Sarà che l'esplosione del download e dello streaming è avvenuta quando avevo già superato l'età presa in considerazione; inoltre sono cresciuto con la frustrazione di non poter ascoltare e comprare tutto quello che mi interessava. Con gli anni (devo ammetterlo) la curiosità è diminuita, ma non ho mai smesso di cercare. Ovvio che gli amori fondamentali restino indelebili, ma per quanto mi riguarda è anche sano e normale non mitizzare certi ascolti di merda di quando eravamo brufolosi.

domenica 1 luglio 2018

Uruguay tutta la vita

Concedetemi una breve ed unica parentesi sui mondiali di calcio in Russia.

Nonostante la scarsa simpatia di Suarez, come si fa a non tifare per una squadra guidata da un uomo così? Un allenatore che ha trasformato la Garra sudamericana in qualcosa di nobile e poetico e la sua malattia in forza.




Ne ‘Il libro degli abbracci’, Eduardo Galeano racconta che c’è un uomo che parla con Utopia e questa, man mano che lui si avvicina, continua ad allontanarsi. Un terzo gli chiede: perché la insegui se non puoi raggiungerla? E lui risponde: perché solo così cammino.”  Óscar Washington Tabárez

lunedì 25 giugno 2018

Uccidi Paul Breitner: quella maglia color arancione utopia

I primi istanti della finale della Coppa del mondo del 1974.
In campo Germania Ovest e Olanda. Dal calcio d'inizio i giocatori in maglia arancione toccano la palla quattordici volte di seguito con quattordici giocatori in continuo movimento e in perenne interscambio di posizioni tra loro, fino a quando il quindicesimo giocatore che poi indossa il numero quattordici e risponde al nome solenne di Johan Cruijff, al termine di un'improvvisa progressione individuale entra in area ed è atterrato dal difensore tedesco Uli Hoeneß. L'arbitro fischia rigore. É passato meno di un minuto. La Germania Ovest non ha ancora toccato la palla. É il momento più alto e sublime del "calcio totale".


“Uccidi Paul Breitner” di Luca Pisapia (Alegre, pag. 285)


In tanti credono di saper raccontare di calcio, ma è una dote che in pochi hanno: in questo libro Luca Pisapia lo fa in una maniera affascinante, evitando l'onanismo del pur bravo Federico Buffa e la spocchia dei tecnici pallonari e filosofi che salgono in cattedra. Partendo da Argentina 1978: i mondiali della colpa (quando i desaparecidos venivano torturati e assassinati nei bunker di regime) e della marmellata peruviana, fino alla più recente edizione in Brasile grondante corruzione, una narrazione che mette in luce i grandi eretici e i visionari del pallone senza tralasciare i contesti socio-politici. Da sempre, fin dall'inizio del XX secolo, le dittature, la politica ed i potentati economici hanno trovato nello sport e nel calcio in particolare uno dei loro principali strumenti di propaganda. L'altra faccia della medaglia, quella più moderna, è quella dove il calcio è potere, declinato nella corruzione fondamento delle democrazie capitaliste. É l'evoluzione di un apparato ideologico utile a produrre consensi e che nella declinazione berlusconiana raggiungerà una delle sue massime espressioni, per poi essere a sua volta superato da una globalizzazione sempre più vorace che sta portando i prossimi mondiali in Qatar.
Pagina dopo pagina, fiction e realtà storica scorrono su binari paralleli per poi intrecciarsi in modo avvincente. Una controstoria a tratti struggente, che scava nel profondo ed emoziona chi come me da ragazzino aveva pianto di rabbia nel vedere l'Olanda scippata del titolo che avrebbe meritato esattamente 40 anni fa in una finale nella quale l'arbitro italiano Gonella permise di tutto all'Argentina del dittatore Videla. Dieci anni dopo la nostra folle squadra amatoriale avrebbe avuto come divisa quella stessa maglia color arancione utopia.

venerdì 22 giugno 2018

E intanto in Ungheria cancellano il musical Billy Elliot...

L’Opera nazionale di Budapest ha annullato 15 repliche del musical Billy Elliot dopo le accuse del giornale filo-governativo Magyar Idők di “voler convertire all'omosessualità i giovani spettatori". Qua

Se avevo qualche dubbio riguardo un eventuale viaggio in Ungheria e in particolare a Budapest, questa notizia mi ha definitivamente chiarito le idee. Non è un caso che nel 2010 sia stato inaugurato un Consiglio per i media che ha trasformato l’editoria pubblica in un mezzo di propaganda. Che bel posto sta diventando l'Europa! Specie quella dell'est tanto presa ad esempio da alcuni nostri politici.
L'intro del film sulle note dei T. Rex.

lunedì 18 giugno 2018

A Very English Scandal: Frears, Polanski, le serie e il cinema

Le serie stanno togliendo spazio al cinema. Questo mi dispiace,  perché il fascino del buio di una sala è insostituibile, ma è un dato di fatto che spesso riescano ad imporsi grazie alla qualità delle produzioni. E' il caso di A Very English Scandal, miniserie in tre episodi prodotta da BBC e Amazon Studios che ha rilanciato alla grande Stephen Frears, un regista che ho molto amato soprattutto in passato (basti ricordare My Beautiful Laundrette, Le relazioni pericolose, Alta Fedeltà). Nel raccontare le vicende dello scandalo che travolse il leader liberale Jeremy Thorpe, il regista inglese ritrova tutta la sua verve sarcastica rappresentando in modo magistrale l'ipocrisia della società a cavallo fra due decenni: gli anni '60 quando l'omosessualità nel Regno Unito era ancora un reato, fino alla fine degli anni '70. 
Ben Whishaw e Hugh Grant sono i due protagonisti di una storia poco conosciuta fuori dall'Inghilterra, ma che ebbe una grande eco a livello mediatico facendo emergere oltre agli aspetti pruriginosi della loro relazione segreta, altre questioni più serie e sempre attuali come la corruzione della politica, l'omofobia e il rapporto di forza sproporzionato tra il cittadino comune e le stanze del potere.



Delusione invece per l'ultimo film di Polanski (altro regista molto amato) dal quale mi aspettavo di più. Quello che non so di lei, nonostante la collaborazione con Assayas ricalca senza sussulti il tema prevedibile del doppio, come avesse inserito il pilota automatico. Mancano la scintilla e lo stile corrosivo di opere come Carnage, per parlare solo di uno dei suoi film più recenti.

venerdì 15 giugno 2018

Paz 1988 - 2018

Tre grandi amori della mia giovinezza e di oggi ancora: Andrea Pazienza, Magnus e Bologna. Paz ci lasciò la notte tra il 15 e il 16 giugno, proprio quell'estate in cui decisi di andare definitivamente via di casa. La realtà? Bah!

Da I dolori del giovane Paz (Ed. Milieu - Roberto Farina, 2016)

Le generazioni di oggi sentono ancora la disperazione e l'inquietudine che sentivamo noi, ma noi trovavamo in esse un valore aggiunto e le raccontavamo senza vergogna, con coraggio. Oggi invece tutti sono obbligati a essere felici. Questo è terribile.
Claudio Lolli

Pazienza mi ha aiutato a capire che la cattiveria che avevo dentro poteva essere tirata fuori in modo creativo.
Daniele Luttazzi

L'associazione immediata è con i poeti maledetti, ma non aiuta, perché lui era solare.
Jacopo Fo

Paz è agli antipodi della coglionaggine ottimistica che c'è in giro e di cui i media sono pieni, con tutta quella gente che fa finta di essere allegra per qualcosa che non merita neanche un secondo di attenzione.
Bifo

Individuava, in questa massa di coglioni, quello che poteva dargli denaro. Sono di questa cerchia l'80% dei vari direttori di riviste che prendeva per il culo mollandogli lavori minori in cambio di un sacco di soldi.
Vincenzo Sparagna - su linkiesta una sua intervista interessante.

venerdì 8 giugno 2018

Dieci anni dopo

Dieci anni che sono volati, ma per i tempi della rete è come se fosse passata un'era geologica.
Nel giugno del 2008 tentava i primi decolli La Teiera Volante. Avevo tante cose da raccontare e forse altre ancora ne racconterò, perché come disse Pavese: è bello scrivere perché riunisce due gioie: parlare da solo e parlare a una folla. In questo il blog è l'evoluzione perfetta per una passione che ho sempre avuto fin da ragazzino, quando sul diario di scuola inventavo classifiche musicali e fumetti o quando più grande riempivo pagine di racconti, sceneggiature improbabili e appunti per le trasmissioni alla radio. Poi un buco di parecchi anni, fino alla scoperta di quella che considero ancora una splendida opportunità nonostante molti la ritengano superata da altre forme più veloci e immediate.

mercoledì 30 maggio 2018

Gli anni '80 in cento canzoni



Ammettiamolo, nonostante internet e i voli low cost, dal 2001 in poi la nostra società fa sempre più schifo. Se avessi una macchina del tempo, cambierei epoca per disconnettermi e disintossicarmi con un anno sabbatico negli scintillanti anni '80. Decade sempre controversa nei giudizi (che ora qui non interessano) che però non è sono solo quella del culto dell’ottimismo, del superfluo e di Dirty Dancing. Quando ci ripenso, le prime tre cose che mi vengono in mente sono la musica fantastica, il ritorno dei concerti in Italia e le interminabili notti nell'underground romagnolo, quando tutte le tendenze si mischiavano felicemente prima dell'omologazione generale che ha segnato l'inizio di un periodo tormentato. Poi, quando meno te lo aspetti, come nei migliori film il copione riserva una svolta fulminea, grazie all'incontro con una persona che ti illumina mentre tanti intorno a te sprofondano. Non era tutto rose e fiori: una mezza generazione falcidiata dall'eroina che aveva invaso la penisola; Chernobyl, l'Aids, ma per fortuna anche Quelli della notte, i fumetti di Paz, e soprattutto il potere salvifico della musica.
Tempo fa, in occasione di una serata, ho preparato su richiesta di un gruppo di amici una lista basata sui miei gusti personali, attingendo senza regole da un decennio che ha avuto mille sfaccettature. Inevitabile la commistione fra brani forse sconosciuti a tanti e (al netto di Duran Duran e Madonna) alcuni pezzi più commerciali, comunque simbolo del decennio. Un'occasione per ripescare perle dimenticate e one-hit wonder. Playlist delle prime 50 su spotify.
  1. The B-52's - Private Idaho 1980
  2. Dead Kennedys - California Über Alles 1980
  3. Talking Heads - Once in a Lifetime 1980
  4. Tuxedomoon - 59 to 1 - 1980
  5. Killing Joke - Requiem 1980
  6. Blondie - Call me 1980
  7. Siouxsie and the Banshees - Israel 1980
  8. Joy Division - Love Will Tear Us Apart 1980
  9. The Clash - The Magnificent Seven 1980 (Live 1981 Tom Synder Show)
  10. David Bowie - Fashion 1980
  11. David Bowie - Ashes to Ashes 1980
  12. Devo - Girl U Want 1980
  13. Material - Reduction 1980
  14. Martha & the Muffins - Echo Beach 1980
  15. The Selecters - To Much Pressure 1980
  16. John Foxx - Metal Beat 1980
  17. A Certain Ratio - Shack up 1980
  18. Blondie - Rapture 1981
  19. Brian Eno - David Byrne - Regiment 1981
  20. The Passions - I'm in Love with a German Film Star 1981
  21. Maximum Joy - Stratch 1981
  22. Siouxsie and the Banshees - Arabian Knights 1981
  23. Bauhaus - Kick In The Eye 1981
  24. Human League - Don't You Want Me 1981
  25. Simple Minds - Love song 1981
  26. Medium Medium - Mice or monsters 1981
  27. Tom Tom Club - Wordy Rappinghood 1981
  28. Soft Cell - Tainted Love 1981
  29. The Clash - This is Radio Clash 1981
  30. Japan - Vision of China 1981
  31. Yazoo - Situation 1982
  32. The Cure - Let's Go To Bed 1982
  33. Simple Minds - Someone, Somewhere In Summertime 1982
  34. The The - Uncertain Smile 1982
  35. The Clash - Rock The Casbah 1982
  36. Grandmaster Flash - The Message 1982
  37. Bush Tetras - You can't be funky 1982
  38. David Bowie - Cat People (Putting Out Fire) 1982 (da Ingloriuos Bastard)
  39. Culture Club - Do You Really Want To Hurt Me 1982
  40. Talking Heads - Burning Down The House 1983
  41. New Order - Blue Monday 1983
  42. Eurythmics -  Sweet Dreams 1983
  43. Frankie Goes To Hollywood - Relax 1983
  44. Public Image Limited - This is not a love song 1983
  45. Depeche Mode - Everything counts 1983
  46. Tears for fears - Change 1983
  47. U2 - Pride (In the Name of Love) 1984
  48. The Style Council - You're the Best Thing 1984
  49. Talk Talk - It's my life 1984
  50. Everything But The Girl - Each & Every One 1984
  51. Prince - Purple Rain 1984
  52. Bronski Beat - Small town boy 1984
  53. Echo & the Bunnyman - The Killing Moon 1984
  54. Alphaville - Made in Japan 1984
  55. David Sylvian - Nostalgia 1984
  56. Smiths - How Soon Is Now 1984
  57. Brian Ferry - Slave to love 1985
  58. The Cult - Rain 1985
  59. The Cure - In Between Days 1985
  60. Sting - If You Love Somebody Set Them Free 1985
  61. Grace Jones - Slave To The Rhythm 1985
  62. Run-Dmc - Walk this way 1985
  63. Eurythmics - There must be an angel 1985
  64. Simply Red - Money's Too Tight To Mention 1985
  65. Peter Gabriel & Kate Bush - Don't give up 1986
  66. Art of Noise - Paranoimia 1986 
  67. Smiths - Bigmouth strikes again 1986
  68. Simply Red - Open Up The Red Box 1986
  69. Peter Gabriel - Sledgehammer 1986
  70. The The - Infected 1986
  71. David Sylvian - Orpheus 1987
  72. Smiths - There Is A Light That Never Goes Out 1987
  73. New Order - True Faith 1987
  74. Prince - Sign ''O'' The Times 1987
  75. Beastie Boys - (You Gotta) Fight for Your Right (to Party) 1987
  76. Terence Trent D'Arby - Sign your name 1987
  77. Neneh Cherry - Buffalo Stance 1988
  78. Morrisey - Every day is like sunday 1988
  79. U2 - Desire 1988
  80. Edie Brickell & New Bohemians - What I Am 1988
  81. Tears For Fears - Sowing the seeds of love 1989
  82. Depeche Mode - Personal Jesus 1989
  83. Public Enemy - Fight the Power 1989
  84. Red Hot Chili Peppers - Higher ground 1989
  85. Nirvana - About a girl 1989
  86. Lenny Kravitz - Let love rule 1989
  87. The Cure - Lullaby 1989
 UN PO' D'ITALIA
  1. Franco Battiato – Up Patriots To Arms 1980
  2. Gaznevada - Japanese Girl 1980
  3. Alice - Per Elisa 1981
  4. Fabrizio De André - Sand Creek 1981
  5. Francesco De Gregori - La leva calcistica del '68 1982
  6. Surprize - Don't Want Be Easier 1982
  7. Vasco Rossi - Portatemi Dio 1983
  8. Raf - Self Control 1984
  9. Diaframma - Amsterdam 1984
  10. Fabrizio De Andrè - Crêuza de mä 1984
  11. CCCP - Io sto bene 1985
  12. Litfiba - Istambul 1985
  13. Franco Battiato - E ti vengo a cercare 1988