martedì 3 settembre 2013

La teiera volante a New York: 2 - Incontro ad Harlem

Il primo giorno visitiamo Harlem. All'ingresso di una chiesa un anziano signore di colore si avvicina zoppicando col suo bastone; ci saluta e chiede da dove veniamo. Sorride e dice che lui sì, c'è stato in Italia però tanti anni fa. Io, ingenuamente, chiedo se per lavoro o in vacanza e lui risponde scandendo in italiano una sola parola: g-u-e-r-r-a. La stessa in cui ha combattuto anche mio nonno, gli racconto, perdendo entrambi i piedi per assideramento. Gli occhi diventano lucidi mentre recita a memoria i luoghi in cui è stato: Francavilla, Taranto, Napoli... fino al giugno del 1945. Di sicuro era giovanissimo, perché secondo me non può arrivare a novant'anni. Gli spiego che in Italia il 25 aprile si festeggia ancora la liberazione grazie al loro decisivo intervento e che dalle mie parti, nella bassa romagna, il fronte stagnò per parecchi mesi con i tedeschi e gli alleati che si combattevano tra le due sponde del fiume riducendo in macerie i nostri paesi. Prima di salutare per avviarsi alla messa, ci dice il suo nome anche stavolta in italiano: Luigi (Louis immagino) e chiede i nostri due per poi cercare di pronunciarli in maniera corretta. Stringo la sua grande mano e come lui mi commuovo un po'.

3 commenti:

  1. Ci hai raccontato davvero una bella storia.
    Grazie Lu!

    RispondiElimina
  2. Bello, il viaggio si è arricchito ulteriormente.

    RispondiElimina

Welcome