lunedì 20 marzo 2017

Rhiannon Giddens - A volte per andare avanti bisogna saper guardare indietro

... alle radici e all'anima della musica



Pochi mesi fa una sera d'inverno, dopo cena si discute di musica fuori dall'osteria e come un fantasma compare e si unisce a noi un vecchio amico, nonché cugino e mentore detto Silver Mask (per via di una storia spassosa che prima o poi racconterò). L'ex chitarrista del mio gruppo suona ancora nella casa di famiglia adibita a sala prove e Silver Mask che abita lì vicino, spesso l'ha sentito e gli chiede:
- Ma che robaccia suoni!?
- Beh, sto sperimentando. Cerco di andare avanti, di fare delle cose nuove.

S.M. scossa la testa e sentenzia:
- Ricordati che a volte per andare avanti bisogna tornare indietro. Il blues, il folk...

Disorientamento nel volto del mio amico chitarrista mentre io (dopo diverse birre medie) me la rido di gusto. Sembra un dialogo da film, ma giuro, l'ho riportato tale e quale.
Poi a distanza di mesi mi imbatto in questo disco di Rhiannon Giddens recensito ottimamente nel blog di Blackswan e ascoltandolo arriva il flash: è la frase che mi torna in mente. Sempre stato un grande Silver Mask: la quasi totale cecità che l'ha accompagnato fin da bambino ha acuito altri sensi oltre che la sua sensibilità. Certa musica da giovanissimo l'ho conosciuta solo a casa sua.
Come ho commentato nel blog di cui sopra: L'ho ascoltato tutto oggi pomeriggio sdraiato sul divano e non credo sia stata solo la febbre a farmi venire i brividi. 
Un disco che parla di temi attuali, con un percorso che si evolve in modo sorprendente, partendo dalle radici musicali con la sensibilità dei nostri tempi. Album del mese su Rootshighway

11 commenti:

  1. Be', visto il tuo entusiasmo me lo segno.

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    1. Al primo ascolto colpo di fulmine!

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  2. Ha ragione Silver Mask: senza radici non si può crescere.

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  3. ehi, a latere, com'è I don't feel at home...?

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    1. Non male, ne ho parlato una ventina di giorni fa. Trovi il post poco sotto.

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  4. Sembra il caro vecchio sound d'un tempo, infatti. Poi, certo, nei testi si può affrontare qualsiasi argomento. Non so se c'entra qualcosa, ma mi hai fatto tornare in mente un aneddoto che leggevo su un libro dei Clash: in Giamaica, negli anni Settanta, si ascoltava il reggae come se si stesse leggendo il giornale. Dato che quest'ultimo non diceva la verità, ci pensava la musica a dire come stavano le cose.

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    1. Il sound d'un tempo, rivisitato con la sensibilità di oggi.

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  5. Come va amico? Passo di qui a farti gli auguri di Buona Liberazione, sperando di riverderti presto nella blogosfera!

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    1. Ti ringrazio!! Buona liberazione pure a te.
      Guarda, è un periodo molto complicato per la salute (e non solo) ma forse ne sto uscendo.
      L'ultima della serie, fresca di esami, è la mononucleosi :(
      malattia notoriamente tipica dei ragazzini...
      Spero stasera di abbandonare il divano per trascinarmi a vedere "L'altro volto della speranza", l'ultimo di Kaurismaki.

      A presto

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