giovedì 19 ottobre 2017

L'unico vero problema di Blade Runner 2049

Per dirla in breve: l'unico vero problema di Blade Runner 2049 è che quando uscì l'originale di Ridley Scott si era di fronte ad un'opera che non assomigliava a niente di visto in precedenza. Da allora in 35 anni, il cinema ha raccontato il futuro, specie quello distopico, in svariati modi e declinazioni; ecco perché gli scenari immaginati da Villeneuve li abbiamo più o meno già interiorizzati attraverso decine e decine di film di fantascienza con il rischio dell'effetto assuefazione. Ciò non toglie che il regista canadese sia riuscito ad ottenere il massimo possibile da una sfida ad alto rischio, salvaguardando la propria autorialità e mantenendo al tempo stesso un solido collegamento all'universo visivo e narrativo di uno dei cult che ha fatto la storia del cinema, non solo di fantascienza. Quasi tre ore che al cinema sono volate. Eccessivo pretendere di ritrovare sensazioni uniche come quelle trasmesse dal poetico monologo di Rutger Hauer nel finale.
E' chiaro che in un approccio di tipo maniacale, basato principalmente sul confronto con il predecessore, il film rischia di dissolversi nonostante la trama intelligente e un impianto visivo-cromatico affascinante grazie al lavoro di Roger Deakins
Solo qualche lievissima stonatura l'ho avvertita nella sequenza finale, pochi minuti in cui si scivola in un action-movie stranamente piatto e scontato; anche la figura di Wallace (Jared Leto nel ruolo del cattivo di turno) non è molto convincente convincente, forse anche a causa di un pessimo doppiaggio.
Villeneuve, canadese classe '67, ha dichiarato che fin da ragazzino è stato un appassionato di fantascienza e sognò di diventare regista proprio dopo aver visto Blade Runner. Bene, vista la filmografia del regista, aspirazione direi realizzata ai massimi livelli. 


LEGENDA VOTI

@ una cagata pazzesca
@½ pessimo
@@ trascurabile
@@½ passabile
@@@ buono
@@@½ da vedere
@@@@ da non perdere
@@@@½ cult
@@@@@ capolavoro

13 commenti:

  1. Io non l'ho ancora visto tutto ma l'ho visto a spezzoni al cinema, in 4dx con gli occhialini da 3d per non spaccarmi gli occhi. me lo sono segnato. Io ho sempre sognato un film tratto da "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" che è forse il romanzo di Dick che amo di piu'

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    1. Questo non lo conoscevo. Sono andato a leggermi la trama: notevole come sempre, meriterebbe.

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  2. Visto oggi.
    Visivamente pazzesco, emotivamente non d'impatto come l'originale, ma c'è da riconoscere che Villeneuve ha fatto un gran lavoro.

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  3. Condivido la sintesi e aspetto il tuo post.

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  4. Volevo andarci anch'io, lo scorso weekend, ma non sono riuscito a far credere a mia moglie (che avrebbe dovuto accompagnarmi) che il film era in realtà una struggente storia d'amore. :)

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    1. Struggente in un certo senso lo è... e c'è anche l'amore! Magari un po' virtuale. :)

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    2. Riproverò, allora! ;)

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  5. Mah, in ultima analisi concordo con te, anche se ho trovato la prima metà prevedibile del film. Mi è piaciuto abbastanza, il regista canadese è riuscito a "tenere" su il film. Finale prevedibile, forte la colonna sonora di Zimmermann (Dunkirk insegna). Wallace non mi è piaciuto per niente con i suoi vaneggiamenti filosofici. Per me 3 tazze.
    ;-)

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    1. La nostra media quindi è @@@½, cioé... da vedere!
      ;)

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  6. Sì sì però mi aspettavo di più, cmq si può vedere, certo non è a livello del primo.
    Ci sono dei bei momenti, tipo il transfert virtuale - digitale della compagna del protagonista, mentre Wallace proprio non lo mando giù.

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  7. Se andremo a vederlo, lo faremo solo per il regista (il suo ultimo l'abbiamo inseguito fino a Rovereto, dove lo abbiamo visto al cinema al'aperto del Mart, direi perfetto come scenario per un suo film).

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