giovedì 6 dicembre 2018

Album vissuti: Gong, la trilogia e un viaggio in Marocco


Passare oltre gli innumerevoli mondi 
L'eterna ruota
Le incessanti maree di ego  
Che ti passano sempre davanti gli occhi...  
   
Tutta la luce vitale che ho visto  

Qui davanti a me.


Finita l'era dei grandi riti collettivi e smascherata l'ipocrita equazione: peace + love + music = business, all'inizio degli  anni '70 i Gong diedero vita ad un progetto originale ed irripetibile in cui fecero convergere psichedelia, progressive, underground, sperimentazioni e jazz-rock, trasgredendo come pochi altri il nuovo ordinamento costituito dell'industria discografica.
La trilogia Radio Gnome Invisible, oltre ad essere un concept album e una pietra miliare, è un inno al libero pensiero che partendo dall'ingenuità flower power, realizzò almeno in musica quel sogno adattandolo ad una sensibilità europea. Alcuni fra i miei dischi più consumati sono questi. Fu proprio sull'onda di quel tipo di anarchia che abbandonai definitivamente gli studi universitari per un lungo viaggio che con ogni mezzo mi portò ad attraversare Francia e Spagna per poi fermarmi a Malaga; e poi ancora ripartire per il Marocco fino a raggiungerne la parte più meridionale a 20 km da Agadir. Lì mi stabilii in un villaggio di pescatori dove presi in affitto una stanza da una famiglia locale per due mesi, senza acqua corrente e senza elettricità. L'oceano e la natura a farmi da compagni, le Illuminazioni di Rimbaud come lettura e un quaderno di appunti che doveva diventare un libro (mai finito). Volevo solo viaggiare, scrivere e assaporare un tipo di libertà sconosciuta. Assaggiai per la prima volta il cous cous, mangiai pesce squisito e arance deliziose. Al mattino si faceva colazione in un tavolone comune di fronte ad una bottega, mischiati agli abitanti del paese e a qualche altro europeo (soprattutto tedeschi). Un giorno, affascinato dai racconti di chi c'era già stato, partii insieme ad una coppia di ragazzi austriaci per una specie di trekking nelle montagne dell'Atlante alla ricerca di quella che era stata definita Paradise Valley. Dopo una giornata di cammino, verso sera ci ritrovammo dispersi e lontani da qualsiasi luogo abitato: fummo costretti a passare la notte accampati sotto due palme con i nostri sacchi a pelo, soffrendo non poco l'escursione termica. Il giorno dopo, esausti e dopo diverse ore di cammino, raggiungemmo un luogo da fiaba. Vicino ad un bosco scorreva un torrente limpido costeggiato da palme e oleandri; poco più avanti una cascata formava un laghetto in cui ci si poteva tuffare e fare il bagno: era il luogo magico che ci avevano descritto. Poco distante c'era un villaggio con poche povere case dove i contadini ci diedero da bere e qualcosa da mangiare. Avremmo voluto restare in quell'eden, ma c'erano troppi problemi logistici e i dubbi furono risolti quando, verso sera, da una strada sterrata comparve un vecchio furgone Volkswagen guidato da un olandese che, dopo aver filosofeggiato a lungo con stronzate pseudo hippie, finalmente ci diede un passaggio riportandoci distrutti e affamati al nostro villaggio. Facendo ricerche in rete ho scoperto che questo villaggio di nome Taghazout, è ora una meta famosa tra i surfisti europei e si è, manco a dirlo, turisticizzato.

Il tramonto sull'oceano dalla spiaggia del villaggio
















Gong est mort... vive Gong

Il 28 maggio 1977 con un'ultimo concerto a Parigi si concluse l'avventura dei Gong. David Allen intuì che era il suo tempo era passato: la new wave di lì a poco avrebbe invaso l'Europa.

12 commenti:

  1. Leggo Gong e stropiccio gli occhi... c'è gente che ascolta robe simili? Persone cresciute nel progressive più grezzo e nella sperimentazione più folle? E quindi con le casse che riverberano ancora Gentle Giant, Van der Graaf, King Crimson, Yes e via dicendo?!
    Si, grazie a Dio...

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    1. Ah ah ah!
      Beh, il blog si chiama La teiera volante! :)
      Gong e di sicuro King Crimson. Yes e GG poco e niente.

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  2. Bellissima esperienza, da raccontare e condividere.
    Quell'album dei Gong mi ricorda come ne sono venuto in possesso: il prog, come sai, nei primi Anni Settanta aveva contagiato molti in Italia, ma io ero bambino e ne ignoravo l'esistenza. Quando l'ho scoperto francamente mi risultò indigesto (non solo la musica ma anche certi squallidi pagliacci che mitragliavano sulle tastiere); a casa di un mio compagno del liceo c'erano decine di dischi prog del padre e per passare il tempo li ascoltavamo nei pomeriggi invernali. Pochi brani mi colpirono, sicuramente 21st Century Schizoid Man dei KC, e qualcosa dei Gong e dei VDGG. Di Angel's Egg c'erano due copie, una immacolata, l'altra unta e bisunta. Quando chiesi quest'ultima all'austero genitore, questi mi indicò al figlio come modello da emulare, in quanto, nonostante la giovane età dimostravo di capire il valore della "vera musica" (testuali parole). Se avesse saputo che in realtà era solo curiosità adolescenziale e impossibilità di comprare i dischi, e che ciò che desideravo di più in quel periodo era imparare a suonare i power chords come Ron Asheton mi avrebbe cacciato da quell'appartamento. Quella copia è ancora tra i vinili che conservo (non butto via niente ...).
    Ciao
    Gianluca

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    1. Un episodio simile. Credo terza media: andavo a casa di un amico il cui padre era un collezionista e vedo un disco con tutte mucche in copertina. Chiedo di ascoltarlo e quella suite mi investì in una maniera indescrivibile. Da lì mi si è aperto un mondo nuovo.

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  3. non li ho mai veramente ascoltati. mi riprometto di ascoltarli con attenzione. e il racconto è bellissimo.

    quanto vorrei adesso poter fare un viaggio del genere.

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    1. Forse oggi in certi passaggi possono anche sembrare pacchiani, ma ti garantisco che erano dei musicisti geniali con delle idee originali. Peccato essere troppo giovane per poterli vedere: si sono sciolti quando avevo 16 anni. Vidi ad Amsterdam il concerto dei Gong diciamo 2.0, cioè Pierre Moerlen's Gong, ma era rimasto solo il batterista ed erano una cosa molto differente.

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  4. sai cosa mi manca ultimamente? questi ascolti sconvolgenti che ho avuto tempo fa....staro' invecchiando?

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    1. Forse un po' quello, che vale sempre per tutti e forse anche la musica col passare del tempo è diventata sempre più prevedibile e difficilmente ti sorprende e ancora meno sconvolge.

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  5. Bellissimo ricordo, un piccolo racconto che sembra un libro (c'è tutto). Lo dovresti sviluppare, o, tenerlo stretto dentro di te (ma la seconda che ho detto, di sicuro la stai già facendo). Quanto ai Gong, li conosco solo di fama, non credo di averli mai ascoltati. Fanno parte di quello svegliarsi dal sogno, punk ideologicamente, che ci è servito, dolorosamente ... ma nonostante quello, e il peggio venuto dopo, credo che sognare sia necessario. Scusa la divagazione ...

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    1. L'avevo sviluppato in realtà, infatti questa è una sintesi per il blog. C'erano anche risvolti comici, tipo la notte passata all'addiaccio (faceva un freddo cane) dove un compagno di viaggio mi diede del pazzo dicendo che Rimbaud mi aveva dato alla testa e che lui il giorno dopo sarebbe tornato in Italia...

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  6. Sono convinto che le esperienze come quella che hai raccontato, sono fra le poche cose che rendono interessante la vita..Insieme agli amori e gli affetti, sapori e odori ..e la musica suonata ed ascoltata.La grande musica.Come quella che proponi. Ultimamente ho riascoltato Third dei Soft Machine, quando c'era ancora Wyatt, non più Allen. E se c'è una musica che mi dà la sensazione di essere libero mentre l'ascolto è proprio quella di questi gruppi. Finisci di scriverlo quel libro, sono sicuro che varrà la pena di leggerlo..

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    1. Magari, chissà! Bisognerebbe smettere di lavorare...
      Comunque ottimo suggerimento, anche perché a differenza dei Gong è uno di quei gruppi che non ho mai approfondito come si deve.

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