venerdì 29 agosto 2008

LP Cover art: l'arte e la creatività nelle copertine dei 33 giri
















Chi (fortunato lui) per motivi anagrafici non ha mai avuto l'opportunità di entrare in un negozio pieno di 33 giri in vinile si è perso una specie di viaggio in una dimensione parallela: quella delle copertine dei dischi, che l'avvento dei cd alla fine degli anni '80 ha contribuito a cancellare. La mia non è un osservazione nostalgica, ma solo una constatazione. Sicuramente il packaging e la creatività dei cd è andata migliorando nel tempo, ma le dimensioni sono quelle che sono. I veri vantaggi sono sempre stati la praticità e la mancanza di usura. I miei vinili dopo qualche anno si riducevano quasi sempre in condizioni pietose. Una volta entrati nel negozio il divertimento stava proprio nel perdersi a scorrere uno a uno i dischi nelle scaffalature soffermandosi ad ammirare come in una pinacoteca le opere più belle o sghignazzando di fronte a certe copertine pacchiane genere disco-music fine anni '70. Il massimo era quando la cover si sdoppiava svelando all'interno i testi e ulteriori foto o disegni.

Cominciamo una nuova serie di post con fronte e interno di una delle copertine più evocative dei Pink Floyd: Animals. La foto ritrae la "Battersea Power Station" centrale elettrica alla periferia di Londra con in cielo il maiale volante che poi spesso apparirà nei live del gruppo. Non è un fotomontaggio ma un vero maiale gigante volante pieno di elio che fu legato ad una fune.
busta del vinile














mercoledì 27 agosto 2008

20 Album vissuti: 14° The The - Mind Bomb 1989

Dietro la sigla The The c'è sempre stato Matt Johnson, musicista e polistrumentista inglese che tra gli anni '80 e l'inizio dei '90 infilò tre dischi uno più bello dell'altro: Infected (1987), Mind Bomb (1989) e Dusk (1992). Questo disco è quello che preferisco forse anche per motivi nostalgici: è stato in assoluto l'ultimo vinile che ho comprato prima di passare definitivamente ai CD. Per la verità un lettore già l'avevo, ma in negozio avevano solo la versione in vinile e così per non aspettare... A questo disco collaborò Johnny Marr, ex chitarrista degli Smith, che in molti brani lascia il suo marchio con riff indimenticabili e interventi con l'armonica; in Kingdom of Rain c'è Sinead O'Connor al canto. Lo stile musicale di Johnson è piuttosto indefinibile, sicuramente originale e complesso, risente agli inizi della tipica matrice pop/dance anni '80 per poi evolversi e contaminarsi con il blues-rock, il folk ed echi funk. Questo è un album dall'impatto viscerale dove i brani si sviluppano come per metamorfosi, prendendo forma lentamente; durano infatti quasi tutti dai cinque minuti in su. I testi, quasi profetici, spaziano affrontando temi come le religioni, il capitalismo e l'incombente globalizzazione.
Che fine ha fatto The The? Nel 2000 ha rotto con la sua casa discografica, la Universal, decidendo di distribuire su internet l'album Nakedself, comunque non all'altezza dei precedenti. Sito: thethe.com
Track list
1. Good Morning Beautiful 07:31
2. Armageddon Days Are Here (Again) 05:40
3. The Violence of Truth 05:41
4. Kingdom of Rain 05:53
5. The Beat(en) Generation 03:06
6. August & September 05:46
7. Gravitate to Me 08:10
8. Beyond Love 04:19

video di Kingdom of Rain
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lunedì 25 agosto 2008

LA FRASE: Ennio Flaiano 1972

«Fra 30 anni l'Italia non sarà come l'avranno fatta i governima come l'avrà fatta la tv»
Ennio Flaiano (1910-1972)
Frase purtroppo profetica scritta dall'acuto e geniale scrittore che come sceneggiatore firmò tra i più importanti film di Fellini.
A tal proposito c'è un bell' articolo di Franco Ricciardiello intitolato L'estetica di Superciuk (su Carmilla online) che, prendendo spunto anche dalla frase citata, propone una riflessione molto interessante sulla società attuale.

20 Album vissuti: 13° Stateless - Stateless 2007

Per i patiti di musica come me il web 2.0 da qualche anno è diventato una fonte primaria di "nutrimento". Ma facciamo un passo indietro nella rete. Tutto partì alla fine 1999 con Napster: quando lo provai mi ricordo che passai dall'incredulità, all'entusiasmo e infine alla frustrazione (causa la lentezza dei download). Poi con l'arrivo della banda larga e il moltiplicarsi dei software peer to peer la bulimia musicale ha rischiato di prendere il sopravvento, per cui cominciai a darmi delle regole, prima fra tutte quella di continuare ad acquistare i cd meritevoli, magari cercando di non farmi salassare da prezzi improbabili. Il gioco più bello è ancora oggi andarsi a cercare le novità e le nuove uscite, ed ascoltarsele, tanto più che con siti come myspace, youtube o servizi eccezionali come lastfm è tutto più immediato e semplice. Non è facile però trovare cose nuove interessanti e originali, ovviamente secondo i miei gusti che spaziano un po' in tutti i generi. Una piacevole sorpresa sono stati questi Stateless, una band di Leeds all'esordio con il disco omonimo che ho scovato per caso proprio su lastfm e che mi ha colpito fin dal primo ascolto. Ovviamente nei negozi non si trovava e così lo scorso anno l'ho acquistato su e-bay con un po' di patema perché per arrivare dal Canada (l'offerta migliore) il CD ha impiegato 40 giorni. A mio avviso è uno degli album più belli usciti nel 2007. Nel loro sito myspace è possibile ascoltare in streaming alcuni dei brani che compongono l'album (c'è anche un nuovo singolo che però non è un granchè). Lo stile degli Stateless si può ricondurre al filone trip-hop ma con un anima più soul e malinconica; è un disco autunnale con melodie che toccano corde profonde grazie alla gran voce di Chris James e agli arrangiamenti che dosano sapientemente elettronica, pianoforte, archi e batterie molto elaborate mai banali, spesso in contro ritmo. Dieci canzoni in grado di andare oltre la pochezza di tanta musica pop attualmente prodotta e di suscitare emozioni.
Qui sotto Down here. Molto belli sia la canzone che il video.
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giovedì 21 agosto 2008

20 Album vissuti: 12° Fabrizio De André - Non al denaro non all'amore né al cielo 1971

Agosto 1978: dopo l'esame di maturità e una snervante attesa per ottenere i passaporti si parte per la Spagna con la Prinz di G. L’unico problema logistico consisteva nel fatto che eravamo in sei: cinque ragazzi e una ragazza. La soluzione fu molto semplice quanto impegnativa: a parte G, proprietario dell’auto nonchè unico guidatore autorizzato, tutti gli altri, a turno e a coppie, avrebbero viaggiato in autostop raggiungendo la stazione della città decisa come punto di ritrovo. Il quinto album di Fabrizio De André fu la colonna sonora principale di quel viaggio, che ci portò a vagabondare da Figueras, città natale di Salvador Dalì, fino a Barcellona e poi sulla costa atlantica a San Sebastian e nei paesi baschi in una Spagna da poco uscita dalla dittatura di Franco che cominciava a gustare il sapore della libertà. Liberamente tratto dall'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, è uno degli album di Fabrizio che preferisco: un'opera geniale e poetica che ogni tanto amo riascoltare e suonare. Di questo disco nel 2005 è uscita una interessante versione riarrangiata e cantata da Morgan che ha voluto rendere omaggio ad un grande con l'approvazione di Dori Ghezzi. Il viaggio andò bene, non ci perdemmo mai e tutti gli appuntamenti furono rispettati, con il solo inconveniente che chi viaggiava in auto doveva sempre aspettare la coppia che viaggiava in autostop, a volte anche una mezza giornata. Al ritorno si offrirono in due (ragazzo e ragazza) di fare in autostop tutto il viaggio fino a casa. Ebbero un colpo di fortuna incredibile: ci raccontarono che poco dopo esserci salutati si fermò per dare loro un passaggio un tedesco con una Mercedes che non solo doveva andare in Italia, ma era diretto a Rimini e praticamente era obbligato a passare dalle nostre parti. Quando noi con la Prinz arrivammo a casa stanchi dopo non so quante ore di viaggio, loro avevano già passato la notte a casa e ci aspettavano freschi e riposati davanti al bar.

martedì 19 agosto 2008

Nuovo album per Brian Eno e David Byrne

2008.............................................................................1981









A 27 anni dalla collaborazione che portò all'uscita di My life in bush of Ghosts, i due musicisti si sono rimessi insieme per creare un nuovo album che si intitola Everything That Happens Will Happen Today". Dal sito everythingthathappens creato appositamente è possibile ascoltare i brani e ordinare l'album: la versione solo digitale a $8.99 (6€ circa), mentre il CD a $11.99. Ad un primo ascolto mi pare mi pare un po' sopita la voglia di sperimentare e cercare nuove strade. Non si può comunque parlare di delusione: la qualità dei brani è alta anche se viene a mancare quell'impalcatura sonora (una miscela di funk, rock, elettronica, percussioni) che fece da base a quello che può essere considerato una pietra miliare della world music. I tempi poi sono cambiati; Eno e Byrne indicarono una strada che molti hanno cercato di percorrere. Segnalo due brani che mi hanno colpito su tutti: I feel my stuff e Poor boy. Buon ascolto.

lunedì 18 agosto 2008

20 Album vissuti: 11° Radiohead - OK Computer 1997

Era l'estate del '97 e in auto stavamo andando in vacanza ascoltando distrattamente un programma musicale su radio 2. A un certo punto il conduttore presentò il nuovo singolo dei Radiohead, Paranoid Android appena uscito in attesa del nuovo album. Già il titolo attirò la mia curiosità. Conoscevo vagamente il gruppo di Thom York ma non li consideravo certo dei geni e tanto meno degli innovatori. Da un paio d'anni non riuscivo più ad ascoltare qualcosa di nuovo che riuscisse ad entusiasmarmi, ma già dopo le prime note rimasi affascinato; alzai il volume e ascoltai un brano di una bellezza mozzafiato. Rimasi anche sbalordito dalla durata: più di sei minuti per un singolo era una specie di provocazione nei confronti delle radio, sempre più commerciali e del business musicale. Poche radio in Italia ebbero il coraggio di passarlo, in Inghilterra fu sicuramente trasmesso molto poco, ma nonostante ciò andò direttamente al terzo posto nella classifica dei singoli. In contemporanea uscì anche un video d'animazione, completamente surreale. Questo videoclip, uno dei più lunghi mai trasmessi da MTV, fu censurato dalla televisione britannica nelle scene in cui comparivano delle sirene a seno nudo, ma non quando uno dei protagonisti si taglia braccia e gambe con un ascia. Dopo aver ascoltato quella canzone non vedevo l'ora che uscisse l'album, che comprai a scatola chiusa. Da questo episodio cominciò la mia passione per i Radiohead. Non voglio qui dilungarmi in recensioni o in elogi di cui la rete è colma (digitando Radiohead su Google compaiono 39.400.000 risultati) dico solo che dopo undici anni non mi sono ancora stancato di ascoltare e di suonare con la mia chitarra i brani di OK Computer. Rimando a questa recensione su DelRock, sintetica ma molto efficace.

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sabato 9 agosto 2008

20 Album vissuti: Gong - 16° Flying teapot, Angel's egg,You - 1973-74

Finita l'era dei grandi riti unificanti e ormai smascherata l'ipocrisia di Woodstock (peace + love + music = ottimo business) all'inizio degli anni '70 i Gong diedero vita ad un originale progetto in cui fecero convergere psichedelia, progressive, underground e sperimentazioni jazz-rock, trasgredendo come pochi altri gruppi il nuovo ordinamento imposto dall'industria discografica.
La trilogia oltre ad essere un vero concept album è un inno al libero pensiero e alla libertà totale che partendo dall'ingenuità flower power ha dipinto in musica quel sogno adattandolo ad una sensibilità europea. Alcuni fra i miei dischi più consumati dalla puntina sono proprio questi. Fu proprio per seguire quel tipo di libertà che i primi di febbraio del 1980 abbandonai gli studi per il classico viaggio on the road che mi portò ad attraversare la Francia e la Spagna per poi fermarmi a Malaga e ripartire per il Marocco fino a raggiungerne la parte più meridionale a 20 km da Agadir, dove mi fermai in un villaggio di pescatori. Qui affittai una stanza da una famiglia locale e vi abitai per un mese senza acqua corrente e senza elettricità, con l'oceano e la natura a farmi da compagnia e le Illuminazioni di Rimbaud come lettura. Conobbi per la prima volta il cous cous e mangiai pesce squisito e arance stratosferiche. Al mattino si faceva colazione in un tavolone comune di fronte ad una bottega insieme agli abitanti del paese e a qualche europeo (soprattutto tedeschi). Un giorno, affascinato dai racconti di chi c'era già stato, partii insieme ad una coppia di ragazzi austriaci per una specie di trekking nelle montagne dell'Atlante alla ricerca di quella che veniva definita Paradise Valley. Dopo una giornata di cammino verso sera ci ritrovammo dispersi e lontano da qualsiasi luogo abitato e così fummo costretti a passare la notte accampati sotto due palme con i nostri sacchi a pelo soffrendo non poco l'escursione termica. Il giorno dopo, esausti dopo diverse ore di cammino, raggiungemmo un luogo da favola. Vicino ad un bosco scorreva un torrente limpido costeggiato da palme e oleandri; poco più avanti una cascata formava un laghetto in cui ci si poteva tuffare e fare il bagno: era quello il luogo magico che ci avevano descritto. Poco distante c'era un villaggio con poche povere case dove i contadini locali ci diedero da bere e qualcosa da mangiare. Avremmo voluto restare in quell'eden ma c'erano troppi problemi logistici e i dubbi furono risolti quando, verso sera, da una strada sterrata comparve un vecchio furgone Volkswagen guidato da un olandese sopravvissuto a Woodstock che, dopo aver filosofeggiato a lungo, ci diede finalmente un passaggio riportandoci distrutti e affamati al nostro villaggio sulla costa. Facendo ricerche in rete ho scoperto che questo villaggio di nome Taghazout, è ora meta famosa tra i surfisti europei e si è, manco a dirlo, turisticizzato.
Il tramonto sull'oceano che ammiravo dalla spiaggia del villaggio













Other side of the sky
Passare oltre gli innumerevoli mondi
L'eterna ruota
Le incessanti maree di ego
Che ti passano sempre davanti gli occhi...

Tutta la luce vitale che ho visto

Qui davanti a me...




Gong est mort... vive Gong

Il 28 maggio 1977 con un'ultimo concerto a Parigi si concluse l'avventura dei Gong. David Allen intuì che era il suo tempo era passato: la new wave che alla "musica alternativa" deve tanto, di lì a poco avrebbe invaso l'Europa.

martedì 5 agosto 2008

20 Album vissuti: 10° A Certain Ratio - To each 1981

Nell'autunno 1981 dopo pochi mesi passati insulsamente nel servizio di leva riuscii ad ottenere della convalescenza e quando tornai a casa scoprii che alcuni amici avevano appena dato vita ai Reverse; serviva un bassista e io, pur essendo chitarrista, mi adattai con un certo entusiasmo. In quel periodo, insieme ai Talking Heads, ascoltavo soprattutto questo disco degli A Certain Ratio e altri gruppi post-punk tipo Pop Group che cominciavano a contaminarsi con sonorità black & dance (con linee di basso palpitanti che mi entusiasmavano) e con l'elettronica. A Certain Ratio facevano parte della mitica Factory di Manchester che aveva già prodotto band di culto come i Joy Division. Le loro intuizioni musicali hanno indubbiamente aperto la strada a gruppi come i Massive Attack e i Portishhead.
Allestimmo una sala prove in una casa di campagna e dopo qualche mese avevamo preparato un decina di brani completamente nostri. Grazie alle capacità diplomatiche di
Paolo ottenemmo il nostro primo vero ingaggio a pagamento alla discoteca Tino di Massa Lombarda in una serata in cui suonammo insieme ad un altro gruppo. Malgrado diversi limiti tecnici non andò male e cominciammo a prenderci gusto, supportati dall'entusiasmo di amici e conoscenti. Le date cominciarono a susseguirsi: soprattutto feste dell'unità (fra cui anche Bologna), ma anche locali alternativi allora molto in voga come lo Slego di Rimini e rassegne musicali. A Ravenna suonammo con gli allora sconosciuti Litfiba, pure loro alle prime armi. Comiciarono ad entrare nelle casse anche discreti compensi con i quali acquistammo i primi gingilli elettronici tipo bass-line e batteria elettronica; si cominciava anche a parlare di sala d'incisione. Poi un sera come tante andammo alla sala prove e trovammo la porta sfondata: ci avevano rubato tutto: due milioni di lire di strumentazione, fra cui anche un quattro piste che ci avevano prestato. Sconforto generale e ali tarpate. Ci fu una specie di sciogliete le righe, non era facile continuare. Io e il batterista mollammo, mentre gli altri continuarono dopo essersi riorganizzati con un nuovo bassista e una nuova cantante, che in seguito sostituì Paolo, anche lui in fuoriuscita causa divergenze. Con questa nuova formazione nel 1986 i Reverse riuscirono anche ad incidere un vinile per un'etichetta indipendente con altri tre gruppi (Genitals, Kriminal Tango, Santandrea) dal titolo Cover. Della formazione originaria era rimasto solo Francesco, il chitarrista. L'avventura terminò l'anno successivo.
Reverse: foto interno disco










Reverse: Live 1982 (io al basso)