lunedì 4 aprile 2016

Anni '80: c'era una volta una band nella bassa romagna

I  REVƎRSE

Nell'autunno del 1981, dopo pochi mesi passati insulsamente nel servizio di leva, riesco ad ottenere la convalescenza e quando torno a casa scopro che alcuni amici hanno appena dato vita ai Reverse. Serve un bassista ed io, pur avendo sempre suonato solo la chitarra, mi unisco con entusiasmo.

In quel periodo ero letteralmente impazzito per Remain LightMy Life in the Bush of Ghost e Sandinista. Oltre ai Talking Heads a manetta, ascoltavo altre band della scena post-punk che iniziavano a contaminarsi con le sonorità black e con l’elettronica. Alla fine del 1979 per un paio di mesi avevo viaggiato e soggiornato in tre capitali europee (Bruxelles, Amsterdam, Londra) assorbendo le sonorità e le tendenze che stavano avanzando: soprattutto new wave in tutte le sue sfaccettature. Tornai con un borsone di dischi: lì c'erano le coordinate su cui costruire qualcosa di originale! A differenza del bolognese (basti ricordare i Gaznevada) la situazione nella bassa romagna era piuttosto deprimente: le solite cover band e poco altro. 
All’interno del gruppo, anche con l’arrivo di Susy (voce e sax) confluirono progressivamente diverse anime musicali: c’era il dark inglese con l’influenza innegabile di gruppi come Cure, Bauhaus e Siouxsie. C’era la sensibilità decadente di band come i Japan di David Sylvian portata da Paolo, il nostro front man nonché autore dei testi e procacciatore di concerti. C’era poi Francesco (Fina), categoria musicale a parte. Un imprinting da rock classico con l’assolo facile che all’apparenza c’entrava poco con la new wave; tuttavia in mezzo a tanti cani sciolti con idee innovative ma poco mestiere, era il più navigato dal punto di vista tecnico e spesso la sua chitarra reggeva la baracca. C’era anche Toz, performer agitatore sullo stile de l’artista del popolo dei CCCP con anni d’anticipo. Tubi (Enrico) il batterista, lo scippammo ad un'altra band della zona. Edo, che stava imparando a suonare il sax, partecipava con una certa discontinuità. Dopo un periodo come mixerista subentrò anche Hans, prima alla tastiera e poi nella seconda fase come bassista al mio posto, quando mollai. Da lì il livello tecnico migliorò decisamente grazie al suo slap inconfondibile alla A Certain Ratio
Ricordo che un inverno ci ritrovavamo a provare in uno stanzino nel retrobottega di un vecchio barbiere in centro. Riuscimmo anche ad allestire una sala prove decente in una casa di campagna. Avevamo composto una decina di brani e grazie alle capacità diplomatiche di Paolo, ottenemmo il primo vero ingaggio alla discoteca Tino di Massa Lombarda. Malgrado alcuni limiti tecnici non andò male e cominciammo a prenderci gusto supportati dall'entusiasmo di amici e conoscenti. Le date cominciarono a susseguirsi e la gente, con il passa parola, aumentava: feste dell'unità (fra cui Bologna) ma anche locali alternativi molto in voga come lo Slego di Rimini e rassegne musicali. A Ravenna suonammo con gli allora sconosciuti Litfiba. Cominciarono ad entrare nelle casse anche discreti compensi con i quali acquistammo i primi strumenti elettronici come il bass line della Roland e la batteria elettronica dr-55 della Boss; si cominciò anche a parlare di sala d'incisione. Una sera come tante andammo alla sala prove e trovammo la porta sfondata: ci avevano rubato tutto. Più di un milione di lire di strumentazione, fra cui anche un quattro piste avuto in prestito. Da qui inizia la seconda fase dei Reverse.
Che ci sia in vista una reunion?



















































































16 commenti:

  1. Gran bel ricordo, in parte di invidio ... comuqnue, un gruppo così l'avrei intervistato in diretta sul blog :)

    RispondiElimina
  2. che bel racconto cavolo. davvero.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E all'epoca sul comodino c'erano I canti di Maldoror...;)

      Elimina
  3. Adorabili le foto in bianco e nero dell'epoca e mi hai anche ricordato lo Slego dove mi feci portare un paio di volte da un titubante cugino.
    Mi stupisco sempr di trovare una Romagna che non sia solo liscio e discoteca.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'è un bel libro "Fuori i compagni dalle balere" che racconta la musica in Emilia e in Romagna. Emerge una terra con una notevole vocazione musicale e mille scaccettature: dal valzer al punk dei CCCP.

      Elimina
    2. Grazie, lo andrò a cercare

      Elimina
  4. Eddai! Si riuniscono tutti, volete non farlo anche voi? ;=)

    RispondiElimina
  5. Ehilà ! Complimenti vi sono in giro dei bootleg?

    Mi è piaciuto molto il racconto, tienici informati eh?

    Magari un post da me ci potrebbe stare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'era un incisione in vinile ma non scarica più:
      goo.gl/kx4nAE

      E qualche frammento video tipo questo:
      youtu.be/Vo8QXS8x3u4

      Elimina
    2. Grazie per aver fatto outing ........😃

      Elimina
  6. Grande post!Belle immagini, anche. Vado matto per i racconti di gesta epiche dei gruppi che hanno fatto la storia della musica alternativa italiana.Storia che inevitabilmente si mescola con la vita di tutti i giorni lontana dai riflettori e che accomuna molti di noi.. Viste le premesse, sono un vostro fan senza aver ascoltato niente ma conto di farlo.
    E allora tienici aggiornati, Lucien!

    RispondiElimina

Welcome