giovedì 26 settembre 2019

Forse non capisco le nuove frontiere dell'horror d'autore

Tanto tempo fa (eh sì, questo blog è decrepito) scrissi un post intitolato La mia rassegna di horror d'autore dove mi divertivo a selezionare dieci titoli capolavoro e a raccontare il mio strano rapporto con questo genere. Sono passati dieci anni e torno sull'argomento perché, spinto dalla curiosità, ho visto di recente Midsommer - Il villaggio dei dannati. Non fatevi infinocchiare dalle recensioni dei vari siti horror hipster-cinefili: Midsommer è un film estenuante sotto ogni punto di vista. Quasi due ore e mezza interminabili, ambientate nelle lande di una Svezia verde e bucolica, in cui il regista si fa prendere la mano come un Shyamalan allucinato e definitivamente fuori controllo. Impatto visivo notevole, ma pretenziosità a tonnellate e ansia da prestazione. Ari Aster già non mi aveva convinto con Hereditary-le radici del male (anch'esso peraltro lunghissimo) e se questi sono i livelli dell'horror d'autore attuale, mi sa che la mia lista rimarrà identica per altri dieci anni.

...Per tacere, del décor bucolico, popolato da sosia di Benny Hill, infestato da mammane e ingentilito da epigoni della Manson Family: ti aspetti, questo sì, che qualcuno se ne venga fuori con un “ricoolaaa!”, davvero non sfigurerebbe. (cinematografo)


8 commenti:

  1. Siamo in due. L'ho schifato.
    Al cinema si rideva.

    Hereditary, però, amatissimo.

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    1. In effetti diverse scene sfondano il muro del ridicolo.
      Hereditary decisamente meglio, però lunghissimo...

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  2. Hereditary mi era piaciuto parecchio.
    Questo lo eviterò. Grazie!

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  3. Salteremo a piè pari :)
    p.s.
    domano cercheremo di vedere il nuovo film della Archibugi.

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    1. Ho visto il trailer, non mi ispira granché. Io opto per Yesterday: se è una cagata almeno la musica sarà sempre meglio che "Il cuore è uno zingaro" :)

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    2. Molto deludente il film della Archibugi, e me ne dispiace perché mi è sempre parsa abbastanza interessante. Film banale e con luoghi comuni da far piangere (ma non c'è "Il cuore è uno zingaro" nella colonna sonora, forse era solo nel trailer), spiace vedere il grande Marcello Fonte in un film così.

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    3. Non volevo sentenziare a priori, però ero molto scettico. Archibugi con larga parte di autori della sua generazione (che poi è anche la mia, abbiamo la stessa età) hanno perso la bussola.
      Peccato! In compenso abbiamo anche autori emersi negli ultimi anni più che promettenti. (Vedi Pietro Marcello con Martin Eden).

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