giovedì 26 marzo 2009

Don Cherry - Brown Rice 1975

Per Don Cherry (1936-1995) la vita e la musica sono stati uno e lo stesso e ha affrontato entrambi con coerenza e senso dell'avventura. Il grande trombettista era un esploratore globale che amava viaggiare, ascoltare e sperimentare sempre nuovi strumenti, specie quelli non occidentali. Il suo nome è stato legato per molti anni al free jazz come membro del quartetto di Ornette Coleman, ma è stato anche uno dei primi musicisti ad avvicinarsi alla musica etnica, utilizzandola con naturalezza molto prima che diventasse una moda. Brown Rice è un capolavoro della metà degli anni '70 formato da quattro composizioni; una combinazione di elementi mediorientali, africani e americani, anticipatrice della world music. La copertina qui a fianco è quella originale dell'album, che è stato ristampato in cd con una foto del musicista con la tromba in mano.
Brown Rice ci introduce a questo disco magico con una nenia notturna, ripetitiva e ipnotica, sorretta da una fantastica linea di basso funk distorto con l'uso del wah-wah sulla quale Don Cherry sussurra parole magiche, come in una specie di rituale.
Malkauns apre con un prolungato assolo di basso dal sapore esotico accompagnato dal tamboura, uno dei più antichi strumenti dell'India, le cui corde creano quel continuo sottofondo tipico delle musica indiana. Dopo più di quattro minuti entra la tromba di Don Cherry accompagnata dalla batteria, in un assolo che mette in luce tutta la sua bravura.
Chenrezic, il terzo brano ci introduce in un'atmosfera inizialmente dal sapore più africano in cui il trombettista recita una specie di mantra spirituale.
Degi-degi, il brano di chiusura, si conclude con un sapore fortemente afro-funk. Cherry ritorna al suo sussurro rima-canto, mentre il resto della band si lancia in un groove ipnotico e poliritmico.


Don Cherry - trumpet, electric piano, vocals
Frank Lowe - tenor sax
Ricky Cherry - electric piano
Charlie Haden - acoustic bass
Hakim Jamil - acoustic bass
Moki - tamboura
Billy Higgins, drums
Bunchie Fox - electric bongos
Verna Gillis - vocals

8 commenti:

  1. Ammetto di non aver mai ascoltato niente (almeno consapevolmente, ecco) di Don Cherry. Al momento, parlando di trombettisti, sono troppo preso da Miles Davis, che fra l'altro non vedeva di buon occhio il buon Cherry. Ma prima o poi arriverò anch'io a scoprirlo, magari iniziando proprio da questo disco che hai consigliato tu.
    Per quanto riguarda la world music, c'è da dire che tanti l'hanno anticipata, almeno rispetto al più quotato Peter Gabriel. Ad esempio, George Harrison nel '68 produsse l'album "Wonderwall Music", impiegando già nel '65, sui dischi dei Beatles, il sitar.

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  2. Mat ha parlato, e bene, anche per me.

    Ti segnalo che il Blog Back on the Corner è stato da me chiuso, ma ho ripreso in mano il Musichiere (http://musichiere.blogspot.com) e ho ricominciato a postare lì.

    Ciao Luka

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  3. Bella notizia Luka.
    Vengo a trovarti

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  4. mi sia concesso di dire: meraviglia!
    e grazie a chi ha ancora voglia di riscoprirle e parlarne!
    a presto,
    borguez

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  5. ..sono troppo preso da Miles Davis, che fra l'altro non vedeva di buon occhio il buon Cherry. Ma prima o poi arriverò anch'io a scoprirlo...

    ma che caz...

    ma non facevi meglio a stare zitto e sentirti un pò più di musica

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  6. Magico! Ipnotico. Conosco solo la title track. Cercherò di ascoltare L'album intero.

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    1. Un capolavoro nascosto degli anni '70

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