giovedì 23 aprile 2009

Arthur Rimbaud - Saldo


L'attualità di Arthur Rimbaud (1854-1891) malgrado sia morto ormai da più di un secolo è ancora impressionante. Dal suo capolavoro Illuminazioni, un testo che pare una visione della nostra epoca: intuizioni geniali che forse vanno oltre l'intento stesso del poeta. La prosa è lucida e crudele e non può lasciare indifferenti; ogni frase evoca riflessi e visioni del nostro presente. A chi avrà voglia di leggere questa splendida poesia in prosa, il gusto di coglierne i significati e le molteplici chiavi di lettura.
SALDO
In vendita quel che gli Ebrei non hanno mai venduto, quel che nobiltà e delitto non hanno mai gustato, quel che l'amore maledetto e la probità infernale delle masse ignorano; quel che né il tempo né la scienza devono riconoscere;
Le Voci ricostituite; il fraterno risveglio di tutte le energie corali ed orchestrali e le loro applicazioni istantanee; l'occasione, unica, di liberare i nostri sensi! In vendita i Corpi senza prezzo, fuori da ogni razza, da ogni mondo, da ogni sesso, da ogni discendenza! Le ricchezze che scaturiscono ad ogni passo! Svendita di diamanti senza controllo! In vendita l'anarchia per le masse; la soddisfazione irrefrenabile per i dilettanti superiori; la morte atroce per i fedeli e gli amanti! In vendita le abitazioni e le migrazioni, sport, fantasmagorie e comfort perfetti, e il rumore, il movimento e l'avvenire che essi producono! In vendita le applicazioni del calcolo e i salti d'armonia inauditi. Le trovate e i termini insospettati, possesso immediato. Slancio insensato e infinito verso splendori invisibili, verso delizie insensibili, - e i suoi segreti sconvolgenti per ogni vizio - e la sua spaventosa allegria per la folla. In vendita i Corpi, le voci, l'immensa opulenza incontestabile, ciò che non sarà mai venduto. I venditori non hanno ancora terminato la svendita! I viaggiatori non dovranno consegnare la loro provvigione così presto!
A. R. - Roberto Vecchioni

mercoledì 22 aprile 2009

Signor Censore

In ordine più o meno cronologico: Dario Fo e Franca Rame, Pasolini, Alighiero Noschese, Beppe Grillo, Luttazzi, Travaglio, Paolo Rossi, Caterina Guzzanti, Paolo Hendel e di certo altri ne dimentico. Finalmente anche tu sei entrato nel club, caro Vauro. Passano gli anni ma il vizietto italico non si smentisce mai. Ormai anche Silvan, noto polemista satirico, rischia la radiazione.
A una settimana dalla ridicola sospensione da Annozero, dedico questa canzone di Bennato a tutti i censori e ai loro patetici lacché.

Signor Censore - Io che non sono l'imperatore (1975!!)

lunedì 20 aprile 2009

Vivere a San Francisco


Outsidelands Festival di San Francisco. Anno scorso il gruppo di punta furono i Radiohead (qui il loro concerto del 22/08).
Quando vedo manifesti come questo, la voglia di espatriare e trasferirmi a San Francisco dalla mia amica Rita diventa irrefrenabile. Andammo a trovarla nell'estate del 2001, ma sfortunatamente lei dovette tornare in Italia per un lutto famigliare. Ci mise anche la sua casa a disposizione, ma preferimmo noleggiare un camper e girare la California e l'Arizona in libertà. Passammo tre settimane indimenticabili: San Diego, Joshua Tree, Gran Canyon, Sequoia Park, San Francisco e poi lungo la Pacific Coast Road, da Monterey fino a Los Angeles. Torneremo cara amica; non credo che abbandoneremo questa zattera marcia alla deriva che è l'Italia (come tu hai avuto il coraggio di fare 15 anni fa) ma prima o poi torneremo. Finalmente siete riusciti a cacciare Bush sostituendolo con l'Abbronzato e a occhio e croce direi che dovreste averci guadagnato (in compenso però avete ancora Terminator). Per quanto riguarda noi, lasciamo stare: qui regna la gerontocrazia dei culi cosparsi di colla attak!


Il nostro supertecnologico motorhome.

domenica 19 aprile 2009

Stella - Sylvie Verheyde

Segnali di vitalità dal cinema francese. Dopo La Classe e Racconto di Natale, un'altra storia che ho perso al cinema, ma che merita di essere vista.
Stella, dell'esordiente Sylvie Verheyde, racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza di una bambina alla fine degli anni '70. Il racconto si snoda nell'arco di un anno scolastico e descrive con realismo e sensibilità un'età di passaggio delicata, una tappa obbligata per gli adolescenti di ogni epoca, cioè il momento in cui si compiono scelte e si vivono situazioni che spesso andranno a condizionare la nostra vita: la scelta delle amicizie, gli interessi, le difficoltà a scuola, i problemi familiari. Il film, d'ispirazione autobiografica, riesce a toccare tutte queste corde facendole vibrare, grazie anche alla bravura di Léora Barbara, la cui apparente indifferenza e l'essere cresciuta troppo in fretta celano una sofferenza e una fragilità che emergeranno quando entrerà inevitabilmente in contatto con un ambiente sociale più elevato del suo. - Sapevo tutto sul flipper, sul biliardo, sul gioco delle carte e anche su come nascevano i bambini, ma niente di tutto il resto. Una sorta di 400 colpi al femminile, con tutte le dovute distanze per il capolavoro di Truffaut che proprio quest'anno compie 40 anni. Merito alla Sacher di Nanni Moretti per averlo distribuito in Italia.

venerdì 17 aprile 2009

Fake plastic tree - Radiohead

E' il terzo singolo tratto dal secondo album The Bends dei Radiohead del 1995. Malgrado il disco non fosse andato molto bene nelle vendite, Fake plastic tree raggiunse un buon 20° posto in UK.
E' proprio vero che spesso le canzoni più semplici sono le migliori. Pochi accordi con la chitarra acustica bastarono a Thom Yorke per fare esplodere tutta la sua vocazione lirica. In studio registrò voce e chitarra in una sola sessione, lasciando poi le rifiniture agli altri.
La dolcezza del brano stride spesso con il testo, a tratti lugubre, a tratti surreale: "She lives with a broken man/ A cracked polystyrene man who just crumbles and burn" ("Lei vive con un uomo a pezzi/Un uomo di polistirolo marcio che si sbriciola e brucia)
L'albero finto di plastica del titolo si può interpretare come una metafora della finzione umana, anche se pare che Thom Yorke abbia scritto il testo pensando al consumismo e alla massificazione della società. Così l'incipit:
Il suo innaffiatoio di plastica verde
Per la sua piantina di gomma cinese finta
Nella terra di plastica finta
Che ha comprato da un uomo di gomma

In una città piena di piani di gomma

mercoledì 15 aprile 2009

Ti ricordi quando eri di plastica?

Manet - bevitore d'assenzio 1859
Dopo il chiromante, ecco un altro personaggio appartenente alla galleria di strambi fantastici che si potevano incontrare nel mio paese d'origine.
Wilkinson aveva un'età tra i 40 e i 50 anni, era basso di statura e corpulento, portava barba e capelli lunghi ma l'abbigliamento era sempre molto curato, con un tocco di classe dato dai cappelli a tesa larga che quasi sempre indossava. Abitava con la madre, non lavorava e tutti i giorni percorreva il marciapiede del corso principale facendo tappa metodicamente in tutti i bar a bere superalcolici. Un po' ci metteva soggezione, ma era diventato l'idolo di noi giovinastri perché i suoi numeri erano improvvisi ed esilaranti. Di giorno solitamente parlava poco, forse perché troppo impegnato nell'opera di autodistruzione etilica e se si rivolgeva a qualcuno, non lo faceva per dialogare, ma per esprimere un concetto o un ragionamento non sempre di facile interpretazione. Una frase ermetica diventata storica fu quella che pronunciò verso di me in dialetto una volta che lo incrociai sulla porta del bar: - Ti ricordi quando eri di plastica?
Un po' più pesante fu l'invettiva che un pomeriggio urlò rivolto al prete, vedendolo passare: - Le suore le abbiamo già cxxxxxxe tutte, adesso vogliamo inxxxxxxe i preti. Eravamo seduti all'esterno del bar e l'imbarazzo fu totale, ma tutti lo conoscevano e lo tolleravano, tanti lo avevano in simpatia. Con il passare degli anni la sua camminata si fece sempre più lenta e strascicata, il respiro affannoso; l'alcol lo stava debilitando e probabilmente fu proprio in quel periodo, quando fu obbligato a ridurre il suo consumo, che cominciò a soffrire di delirium tremens. Fu visto e sentito mentre urlava guardandosi attorno: - Wilkinson dove sei? Lo so che sei venuto a uccidermi. Chissà da quale incubo era uscito il suo uomo. Brutta bestia l'alcolismo.
Quando era ancora in forma ogni tanto lo si vedeva sfrecciare con il Cavalcone, il motore da cross che ben presto gli venne requisito. Finì anche nelle cronache locali perché un giorno salì senza essere visto su un furgone del latte, lo mise in moto e fuggì. Fu avvistato e inseguito dalla polizia sulla strada per Bologna. Vistosi raggiunto, accostò il furgone, scese e tentò la fuga nei campi. I poliziotti, una volta che l'ebbero catturato e identificato, capirono subito che non era un furto "normale" e quando gli chiesero il motivo del suo gesto, rispose che l'aveva fatto perché voleva andare al concerto di Patti Smith. Il giorno dopo sulla cronaca locale: "RUBA FURGONE DEL LATTE PER ANDARE AL CONCERTO DI PATTI SMITH".
Ci eravamo affezionati e la sua presenza accompagnava i nostri pomeriggi di studenti svogliati e le calde notti estive, quando si tirava tardi davanti al bar già chiuso. Spesso si affacciava e quando era in forma cominciavano discussioni surreali sui massimi sistemi. Quasi mai veniva preso in giro, perché in fondo lo sentivamo come uno di noi; noi che non volevamo integrarci e tentavamo di sfuggire alla vita monotona di provincia. Qualche stupido ogni tanto ci provava, ma Wilkinson aveva una specie di radar: con calma e compostezza, chiudeva gli scuroni e con un cordiale "buonanotte ragazzi" usciva di scena: un vero loser di classe. Una sera vedemmo del fumo uscire dalla finestra e poco dopo arrivarono i vigili del fuoco: Wilkinson aveva dato fuoco al letto. "E brusa ben parò" fu il suo secco commento in dialetto.
Se ne andò per sempre versò la metà degli anni '80. Amici di un gruppo rock locale composero e gli dedicarono una canzone. Chissà quale splendida poesia in musica avrebbe composto Faber se lo avesse conosciuto.

martedì 14 aprile 2009

La teiera volante

Da oggi ho assunto un nuovo titolo: 360 gradi prima e dopo la musica va in pensione. In un pomeriggio d'estate dell'anno scorso ero partito con l'intenzione di parlare esclusivamente di musica (che resta comunque il riferimento principe) poi col passare dei mesi, anche grazie alle vostre visite e ai vostri spunti, il raggio d'azione si è allargato e un po' alla volta ho preso confidenza con la realtà dei blog, un aspetto della rete che avevo quasi sempre ignorato. Non mi sono montato la testa: La teiera volante - già comunque presente come simbolo in omaggio ai Gong - è semplicemente un titolo che rappresenta meglio ciò che queste pagine sono diventate. Il viaggio prosegue. Always 360° on the flying teapot.

COVER vs ORIGINAL: Bat For Lashes - Use somebody

Proviamo a riprenderci con la musica.
La classe di Natasha Khan, affascinante musicista anglo-pakistana, nel reinventare magicamente questa canzone dei Kings of Leon già comunque bella.
BBC Radio1 Live Lounge.


Kings of Leon - Use somebody mp3
Bat for Lashes - Use somebody mp3

sabato 11 aprile 2009

Guitar heroes #5

Anche se non si può proprio parlare di nuove leve, rispetto alle precedenti gallerie facciamo un salto in avanti per immortalare una delle ultime generazioni di chitarristi. Sono nati negli anni settanta, perciò non ancora quarantenni. Non è neanche facile trovare chitarristi più giovani emersi negli ultimi anni. La chitarra elettrica non è più considerata lo strumento principe all'interno delle ultime generazioni di band, soprattutto un certo uso più tradizionale legato agli assoli, ai virtuosismi o alla creazione di riff alla Rolling Stones.
Non nascondo la mia ammirazione per Jonny Greenwood. L'ho visto all'opera dal vivo molto da vicino e devo dire che insieme al talento e al carisma di Tom Yorke emerge la sua straordinaria vena compositiva unita alla sua capacità di eseguire i brani dal vivo portandoli ogni volta in territori nuovi.

Jonny Greenwood (Radiohead) Rolling Stones best 100 guitarists all time #52


John Frusciante (Red Hot Chili Peppers) Rolling Stones #18


Jack White (White Stripes - Racounters) Rolling Stones #17


Yoav - Chitarrista di origine israeliana di cui ho già parlato.

venerdì 10 aprile 2009

mercoledì 8 aprile 2009

L'invasione musicale primaverile

La primavera è un momento prolifico per le nuove uscite. Ho fatto una selezione delle cose che ho più ascoltato ultimamente.

PJ Harvey & John Parish - A Woman A Man Walked By
Forse io sono rimasto fermo con una mia idea, mentre lei è andata oltre. Mi piace sì, ma non con l'entusiasmo di un tempo. Ci sono episodi strabilianti e qualche brano che mi convince meno. Comunque PJ è sempre PJ: una spanna sopra alle sue colleghe.

Silversun Pickups - Swoon
- Sembra una donna con la voce da uomo; anzi no sembra un maschio con la voce da femmina. Due anni fa in auto, ascoltandoli per la prima volta io e il resto della ciurma a discutere senza trovarsi d'accordo. Arrivato a casa, scopro che sono di Los Angeles e il cantante dalla voce molto particolare si chiama Brian Aubert. A questo loro secondo lavoro forse manca un po' della freschezza del loro primo Carnavas. Indie rock, dream-pop, alt-rock, neo-gaze: le solite insulse etichette-gabbia. Io li trovo divertenti ed estremamente "californiani"; forse leggermente adolescenziali, ma ogni tanto ci sta.
Panic switch mp3

Bat
for Lashes - Two suns
Vocalità molto originale (in certi passaggi ricorda Kate Bush) per Natasha Khan, musicista anglo-pakistana che ama le sonorità eteree, le percussioni tribali e sipingersi il viso come una dea pagana. I Radiohead l'hanno voluta come supporter al loro ultimo tour. Questo secondo disco cresce ad ogni ascolto e conferma le sue doti.
Glass mp3
Moon and moon mp3

The Decemberists - The hazards of love

Ne ho già parlato pochi giorni prima della sua uscita: per me finora il miglior disco del 2009.

Cursive - Mama I'm Swollen
Ho conosciuto per caso questo gruppo americano del Nebraska vedendoli suonare al David Lettermann Show. E dire che sono già al sesto album. Dal vivo mi sono parsi interessanti, ma il disco, in cui comunque spiccano buone canzoni, non mi ha convinto del tutto; non ho ritrovato quel phatos che avevo intravisto dal vivo.