lunedì 30 novembre 2009

Funeral singers


L'anno si sta avviando alla conclusione e le classifiche cominciano a fioccare. All my friend are funeral singers dei Califone, per quello che ho visto finora, non sembra essere preso in gran considerazione, ma sarà sicuramente in cima alla mia lista. Un lavoro difficilmente inquadrabile come tutta la musica del gruppo di Chicago, capace di fondere più stili partendo dalla tradizione folk e utilizzando una varietà incredibile di strumenti: sia acustici (banjo, ukulele e mandolino) che elettronici. Un disco di cui è impossibile stancarsi, fatto di grandi canzoni che conquistano ascolto dopo ascolto e di splendide ballate in crescendo come questa.


venerdì 27 novembre 2009

Michael Haneke vs Lars von Trier




Della serie continuiamo così, facciamoci del male! Quando si va a vedere un film di questi due signori, ci si deve preparare psicologicamente; bisogna essere consapevoli del fatto che non sarà un'esperienza leggera.
Breve indagine per due grandi registi con i quali ho un rapporto di odio-amore, per assegnare simbolicamente l'Oscar della crudeltà (in particolare nei confronti della donna) e del pessimismo.
Dopo il calvario di Funny Games (nipote moderno di Arancia Meccanica senza però il talento visionario del capolavoro di Kubrick), prima di vedere Il nastro bianco, l'ultimo film di Haneke, temevo un'altra tortura psicologica. La mia metà mi aveva quasi odiato per averla sottoposta al film remake del regista austriaco: un'opera in cui la violenza psicologica, ma anche fisica, appare talmente devastante e fine a se stessa da farti pensare di desistere. Stavolta è stata una visione solitaria. Il nastro bianco ha vinto la palma d'oro a Cannes, ma anche qui c'è poco da stare allegri. Episodi inspiegabilmente crudeli si susseguono in un villaggio protestante nella Germania del 1910, fino a quando emerge un'inquietante verità che è meglio oscurare. Una società che ignara sta crescendo i germi del nazismo. Un film lucido, di un pessimismo cupo, girato in uno splendido bianco e nero.
Scorrendo indietro di qualche anno, come non citare La pianista, con la grande Isabelle Huppert. In questa storia la misoginia di Haneke si accanisce sull'attrice francese umiliandola in tutti i modi, cucendole addosso un'interpretazione che le è valsa il premio come migliore attrice protagonista a Cannes 2001.
Passando a Lars von Trier, non ho ancora visto Antichrist, ma in ogni caso nelle opere precedenti c'è solo l'imbarazzo della scelta . La discesa all'inferno di Nicole Kidman, vittima della crudeltà collettiva di un villaggio (Dogville); la sfiga cosmica di Bjork in quel capolavoro straziante che è Dancer in the dark; i patimenti autopunitivi di Emily Watson (Le onde del destino).
Visti tutti e sei di seguito in una rassegna sarebbe una roba da suicidio, o da patibolo per l'ideatore. Presi singolarmente, alcuni sono dei capolavori. Difficile assegnare il premio, aspetterei il prossimo film per la consacrazione definitiva.

giovedì 26 novembre 2009

Zaffiro e Acciaio

Forse è stato il telefilm più estremo ed ermetico mai trasmesso in tv. Sorretto da un'idea narrativa geniale: non sono i personaggi a viaggiare nel tempo ma è il Tempo stesso ad irrompere nella realtà creando paradossi e situazioni anomale. Tra la fantascienza e il thriller psicologico, questa seria fu prodotta in Inghilterra tra il 1979 e il 1982. Zaffiro e Acciaio sono due agenti dotati di poteri paranormali inviati sulla Terra da non si sa quale entità per risolvere le distorsioni spazio-temporali, che avvengono in tempi e luoghi diversi, attraverso i loro poteri paranormali. Il tutto si svolge in set quasi teatrali con tempi lunghissimi, in cui la tensione monta in modo quasi impercettibile, fino ad arrivare a situazioni assurde, incomprensibili, spesso agghiaccianti e paurose. Le prime puntate furono trasmesse su RAI 1 a partire dall'ottobre 1980. Mi colpì fin dall'inizio e rimasi sorpreso nel sentire come sigla un brano di John Foxx tratto da Metamatic, il primo album solista dell'ex cantante degli Ultravox che avevo da poco comprato. Il pezzo era New kind of man.
Tempo fa la Yamato video ha fatto uscire su DVD tutte le puntate. Con un po' di pazienza qualcosa si trovava anche in rete.

mercoledì 25 novembre 2009

Foto di Lynn Goldsmith

Lynn Goldsmith, classe 1948. Fotografa e grande amica del boss. Più di 100 foto di copertine di album: alcune memorabili (Easter - Patty Smith) altre un po' meno, come questa.


Bruce Springteen driving - 1978


Police al mixer - Monserrat 1981


Frank Zappa - New York 1984


Michael Jackson & Andy Warhol - 1981

martedì 24 novembre 2009

Le sette cose

Le 7 cose che da anni rendono la mia vita più gradevole. Una per ogni giorno della settimana (ovviamente esclusi gli affetti).




  • la musica (si era capito?)
  • il cinema
  • internet
  • la birra
  • il basket
  • gli scacchi (ahimé ultimamente trascurati)
  • i libri
All'opposto sette cose di cui faccio o farei volentieri a meno.
  • Berlusconi (e ribadisco cose, perché per me resta una cosa aliena)
  • la Chiesa Cattolica
  • il freddo
  • i suv
  • il piano bar
  • i centri commerciali
  • le sagre

lunedì 23 novembre 2009

Joni Mitchell - The Hissing of summer lawns 1975

A certi dischi si resta legati da un filo invisibile, attraverso strani meccanismi tra cui spesso quelli affettivi.
Nel 2002 ero in vacanza a Londra e stavo spulciando i CD in un negozietto a Greenvich Village, quando riscoprii dopo più di vent'anni di oblio questo disco. Lo comprai subito in preda ad un mix di ricordi e nostalgia: lo collegai istintivamente a due cari amici ormai lontani (fratello e sorella) miei compagni di viaggio e d'avventura e come me grandi appassionati di musica. A suo tempo mi piaceva, ma mi sembrava troppo freddo e preferivo il più classico Blue. Una volta tornato a casa, nel riascoltarlo ne sono rimasto affascinato. Un disco che - non solo a mio modo di vedere - ha precorso i tempi ed è ancora oggi di una modernità incredibile. Forse per questo all'epoca non fu particolarmente apprezzato: nè dalla critica, nè dai fan (vendite bassissime). Un uso magico del piano elettrico Rhodes, il contributo dei migliori strumentisti della West Coast dell'epoca (John Guerin, Joe Sample, Larry Carlton, Robben Ford, Jeff Baxter, Chuck Findley, Victor Feldman) e la voce di Joni Mitchell, hanno prodotto uno scrigno di raffinatezze. Fin dal primo brano, In France they kiss on main street, che vede la presenza vocale di Crosby, Nash e James Taylor, si viene colpiti dall'originalità delle armonie e dalla qualità degli arrangiamenti. Questo è l'album che segna il passaggio dalla fase folk, allo sviluppo di nuove sonorità, in primis il jazz, ma anche sperimentazioni fra cui ad esempio il campionamento di tamburi tribali del Burundi (Jungle line). Lost and found.

sabato 21 novembre 2009

Non si uccidono così i giovani lettori?

Abbiamo fatto il possibile per fare amare la lettura a nostro figlio e ci siamo (quasi) riusciti. Mi ricordo in particolare le serate passate a leggergli Roald Dahl, un sano divertimento anche per noi. Le nostre frecce di carta erano riuscite a far scoccare la passione: leggere Il signore degli anelli (in versione originale) a 13 anni, non è da tutti.
Poi, inspiegabilmente, in prima liceo gli sono stati imposti con tanto di recensione obbligatoria: Le ultime lettere di Jacopo Ortis e Cronache di poveri amanti, testo assolutamente inadatto per un ragazzino di 14 anni. Mi ricordo che per la stizza gli scaricai il film di Lizzani e glielo feci vedere in alternativa alla lettura. Come stroncare sul nascere la passione di un giovane lettore. Ora legge pochissimo, certo non solo per l'episodio descritto, ma spero che la fiammella sia rimasta accesa.

venerdì 20 novembre 2009

Deadgirl

Prendi una donna zombie, trattala male; anzi, falla diventare una schiava del sesso, poi vedrai che quando si libera sono cazzi tuoi. (Ferradini spinto all'estremo). All'inizio, con mio dispetto, sembra un teen-horror, invece è qualcosa di molto più guasto e malato. Io comunque ci casco sempre: l'idea è anche interessante, ma come capita spesso negli horror di ultima generazione, manca la sostanza.
Non è ancora uscito in Italia e l'ho visto in lingua originale. In America ha ottenuto la R di Restricted (per una volta direi giustamente).
Da non perdere: la scena in cui i due sfigati tentano di rapire una donna.

giovedì 19 novembre 2009

Liste di proscrizione musicale

Una delle chicche che ogni tanto mi capita di leggere su Alias. Un documento del 1985 (tratto dal libro The last Soviet generation) ad uso interno del partito comunista sovietico che metteva al bando, con tanto di motivazioni, una serie di gruppi musicali e artisti. Si proponeva di intensificare i controlli soprattutto nelle sale da ballo affinché non si diffondesse la musica dei seguenti:
1. Sex Pistols: punk, violence
2. B-52s: punk, violence
3. Madness: punk, violence

4. Clash: punk, violence

5. Stranglers: punk, violence

6. Kiss: neofascism, punk, violence
7. Crocus: violence, cult of strong personality
8. Styx: violence, vandalism

9. Iron Maiden: violence, religious obscuritanism

10. Judas Priest: anticommunism, racism

11. AC/DC: neofascism, violence

12. Sparks: neofascism, racism

13. Black Sabbath: violence, religious obscuritanism

14. Alice Cooper: violence, vandalism

15. Nazareth: violence, religious mysticism

16: Scorpions: violence
17. Gengis Khan: anticommunism, nationalism

18. UFO: violence

19. Pink Floyd (1983): distorstion of Soviet foreign policy*

20. Talking Heads: myth of the Soviet military threat
21. Perron: eroticism
22. Bohannon: eroticism

23. Originals: sex

24. Donna Summer: eroticism

25. Tina Turner: sex

26. Junior English: sex
27. Canned Heat: homosexuality

28. Munich Machine: eroticism
29. Ramones: punk

30. Van Halen: anti-soviet propaganda
31. Julio Iglesias: neofascism

32. Yazoo: punk, violence

33. Depeche Mode: punk, violence

34. Village People: violence

35. Ten CC: neofascism

36. Stooges: violence

37. Boys: punk, violence

38. Blondie: punk, violence


*Fino all'uscita di The final cut era consentito l'ascolto pubblico dei Pink Floyd. Anzi, il magazine musicale sovietico Krugozor anni prima aveva infatti descritto la loro musica come "perfettamente antiborghese". Poi con l'uscita dell'album nel 1983 il vento cambiò a causa del brano Get Your Filthy Hands off My Desert, che fa esplicito riferimento all'invasione dell'Afghanistan del 1980. L'intero capitolo su Google Book (per i curiosi, a pag. 214 il documento originale in cirillico).

Il libro da cui è tratto il documento.

mercoledì 18 novembre 2009

Falling down

Un'idea che si è fatta largo inesorabilmente nella mia mente negli ultimi anni, suffragata da svariati esempi e quotidiane esperienze dirette. Ho la sensazione che per la prima volta nel corso della nostra storia le ultime generazioni siano destinate ad essere più ignoranti (nel senso letterale del termine) e con prospettive di conoscenza e libertà più limitate rispetto a quelle che le hanno precedute. Qualcosa che non ha niente a che fare con la crescita e il benessere economici. Non è una certezza, ma un'ombra confusa i cui contorni mi appaiono sempre più definiti.

Muse - Falling down (da Showbiz 1999)

lunedì 16 novembre 2009

Il Cannibale, Frigidaire e il naufragio degli anni ottanta

Il Cannibale ovvero il talento, la creatività e l'arte della provocazione a fumetti. Il numero zero di cui vedete la copertina a fianco (disegno di Liberatore) è custodito sotto allarme nella mia libreria insieme agli altri numeri.
Liberatore, Mattioli, Pazienza, Scozzari e Tamburini diedero vita ad un progetto di rottura, in contemporanea al movimento di contestazione più creativo del dopo guerra in Italia, quello del '77 che vide il suo epicentro a Roma e Bologna. Il fumetto ebbe vita breve: pochi numeri che divennero ben presto un cult. Ma nel 1980 il gruppo si allargò per fondare Frigidaire; allora fu la volta del cinico Zanardi, di Rank Xerox, di servizi corrosivi e di una serie infinita di provocazioni nei confronti del potere costituito (a volte anche di cattivo gusto). Raffrontando tutto questo con le polemichette attuali sul fumetto la Ministronza è facile capire come oggi in Italia l'omologazione e la voglia di censura siano arrivati ad un livello preoccupante.
Iniziava un decennio inaugurato musicalmente col botto da quel capolavoro che è Remain in Light e che a me pareva nascere sotto buoni auspici. Furono invece gli anni dell'Aids, della diffusione delle droghe pesanti; anni sì meravigliosi per la nostra giovane età, ma anche tragici e che portarono alla morte di Paz e Tamburini e di schiere di ragazzi che avevano scambiato l'eroina per un passatempo. Forse a qualcuno faceva e fa comodo così: meno centri sociali e impegno politico = più facilità di controllo.
Disoccupate le strade dai sogni, aveva cantato Claudio Lolli
qualche anno prima profetizzando l'arrivo di una decade che ha contribuito al declino delle controculture così come le avevamo conosciute fino ad allora: assorbite, metabolizzate e normalizzate nel calderone fintamente spensierato e consumistico degli anni '80, al grido di Gimme Five! Le mie poche certezze non erano più politiche, ma avevano altri nomi: David Sylvian, Tom Waits, The The, Cure, Style Council, Smiths... e un nome di donna.

domenica 15 novembre 2009

Skip Spence suonato da Beck & Friends



Continua il progetto Record Club di Beck. Dopo aver registrato brani dei Velvet Underground e Leonard Cohen, ora è la volta di Skip Spence (1946-1999), musicista da me conosciuto superficialmente e che perciò ha attirato la mia curiosità. Nel 1965 suonava la chitarra con i primi Quicksilver, fece parte come batterista dei Jefferson Airplane, poi fondò i Moby Grape. Little Hands è il primo brano che Beck ha inciso con la collaborazione di Wilco, Feist e Jamie Lidell. E' tratto dal suo unico album solista Oar, disco che Skip incise nel 1969 in una sola sessione suonando tutto da solo con un tre piste. Ballate country-blues dal sapore psichedelico, un disco lunare che probabilmente è entrato nella storia per essere stato uno dei meno venduti in casa Columbia. Un talento visionario spesso accostato a quello di Syd Barrett, con cui ha condiviso la tragica sorte di loser, tra abuso di droghe e squilibri mentali. Già nel 1968, sotto l'effetto dell'acido, abbattè la porta della stanza d'albergo che condivideva con i compagni e tentò di aggredirli con un'ascia antincendio; da lì un'escalation: tra ricoveri, diagnosi di schizofrenia, alcolismo e il cancro che l'ha portato via dieci anni fa. Restano perle grezze come Book of Moses (non a caso rifatta da Tom Waits), un dark blues per chitarra acustica dove, tra piogge e tuoni, la sua voce sofferta più che cantare sembra invocare da un altro mondo in sfacelo, quello che forse solo lui poteva vedere. Nel 1999, poco prima della sua fine, uscì l'album tributo More Oar, al quale hanno collaborato personaggi del calibro di Tom Waits e Robert Plant.

venerdì 13 novembre 2009

Altai

"Se Dumas diceva che la storia era il chiodo a cui appendeva i suoi romanzi, noi invece cerchiamo buche nel terreno storiografico in cui infilare i nostri." Wu Ming
E chi se l'aspettava! Dopo 10 anni il collettivo bolognese WU Ming (ex Luther Blissett) lunedì 16 novembre esce in libreria con il seguito di Q, romanzo storico ambientato nell'Europa del XVI secolo. Me lo bevvi tutto d'un fiato: una ricostruzione storica minuziosa e una trama avvincente, con il Vaticano e l'Inquisizione alle prese con un ribelle rivoluzionario ispirato ad una figura realmente esistita, un eretico anabattista dimenticato dalla Storia.
Incontrai gli scrittori alla presentazione del libro in cui raccontarono la genesi del libro e il loro metodo di lavoro collettivo. Disertarono fra le polemiche il premio Strega del 1999, dichiarando: "Lo Strega è una buffonata, una delle tante istituzioni inutili di questo Paese. "Il primo posto è sempre assegnato in anticipo, ma se per caso dovessimo entrare nella cinquina, abbiamo consigliato alla Einaudi di comprarci il quarto posto. "Il Premio Strega è più truccato di Sanremo e quest'anno è già appaltato alla Maraini." Cosa che puntualmente avvenne.

mercoledì 11 novembre 2009

A me Materazzi mi fa un baffo

Calcio femminile americano: lo show di Elizabeth Lambert, difensore ventenne di University of New Mexico. Notare che è stata ammonita solamente al 76' e manco espulsa.
Femminile, maschile, giovanile, non ha importanza: per questo e tanti altri motivi, è ormai da vent'anni (dai tempi del Milan di Sacchi) che al calcio preferisco il basket e l'atletica.

martedì 10 novembre 2009

L'uomo che ballava i Tuxedomoon

Avevo un amico che in pieno marasma post-punk e new wave continuava a frequentare imperterrito tutte le più squallide disco-dance di periferia. Al tempo stesso usciva con noi e veniva ai nostri concerti, anche se ogni tanto doveva subire il nostro sputtanamento. Stava quasi sempre allo scherzo, però attenzione: quando beveva, si scatenava la sua anima country-punk e bisognava stare in occhio, perchè si incattiviva e rischiava di fare danni.
Una sera eravamo ad una specie di festa, di quelle che si organizzavano nelle case di campagna. Era il periodo di infatuazione per i Tuxedomoon, che stavano andando a tutto volume: all'improvviso si spalanca la porta ed entra il mitico Sat. Resta un attimo interdetto (forse si aspettava una festa più movimentata) poi parte con un'improbabibile danza disco-pelvica stile Saturday Night Fever. Da pisciarsi addosso dal ridere, impossibile trattenersi; il tormentone dei mesi successivi. Non ricordo il brano, di certo l'album era Desire del 1981 (disco splendido). Uno dei miei vinili di cui, ahimé, si sono perse le tracce.

lunedì 9 novembre 2009

Nati con il muro

La costruzione del muro di Berlino cominciò il 13 agosto del 1961. Noi nati nei primi anni sessanta ci siamo cresciuti con questo simbolo. Per me vederlo abbattere in diretta quel giorno di vent'anni fa, fu un'emozione incredibile: un misto di speranza e incredulità. Il brivido di vivere in diretta un evento che sarebbe rimasto stampato in tutti i libri di storia. Poi la Storia purtroppo non ha avuto quello scatto che avevamo sognato. La galleria di Life su Google. Filmografia

18 agosto 1961: la costruzione


21-2-1962: Un ragazza con il fidanzato cerca di parlare con la madre al di là del muro.


18-4-1963: La polizia di Berlino Est sorveglia a sinistra del muro. Durante la notte, Wolfgang Engels, un meccanico militare di 19 anni, aveva tentato di abbatterlo con un tank per fuggire a Berlino Ovest. Si ferì e fu operato. In occasione dell'anniversario è stato rintracciato e intervistato dalla BBC.

venerdì 6 novembre 2009

L.P. Cover Art: In the Court of Crimson King - 1969


Il mese scorso e precisamente il 10 ottobre è stato l'anniversario dei 40 anni dall'uscita. L'idea sovversiva di gruppi come i King Crimson e tutti gli altri della scena progressive di quegli anni, fu di andare oltre i classici tre-quattro minuti della canzone rock per spingersi in territori più vicini alla musica sinfonica che alla musica di consumo. Risultato: una serie di capolavori per una stagione musicale irripetibile.
Barry Godber, un amico di Fripp, realizzò il volto grottesco e angosciato della copertina ispirandosi chiaramente all'urlo di Munch. Rappresenta il 21st Century Schizoid Man: l'uomo schizoide del 21° secolo di cui si parla nella favolosa e ipnotica traccia iniziale del disco. Un vero pugno nello stomaco, una scossa elettrica sulla ormai declinante Swinging London; musicalmente di una complessità enorme ed ancora oggi all'avanguardia. La voce filtrata di Greg Lake recita versi atroci che nel finale diventano inquietanti, soprattutto se proiettati nel nostro secolo, un futuro che in quegli anni pareva lontanissimo ed era vissuto nell'immaginario come fantascientifico.
Death seed blind man's greed / Seme di morte nascondiglio di uomini avidi
Poets' starving children bleed / Poeti affamati bambini sanguinanti

Nothing he's got he really needs / Nulla ottenuto di reale bisogno.

Twenty first century schizoid man / Uomo schizoide del XXI° secolo.

Aprendo la copertina ci accoglie invece un personaggio sorridente con le due dita alzate in segno di pace; rappresenta il Re Cremisi che ha ispirato il nome del gruppo. In un'intervista Fripp, proprietario del disegno originale, ha detto che in realtà, coprendo la bocca sorridente, gli occhi rivelano un'infinita tristezza (in effetti è vero). Barry Godber (1946-1970) morì di infarto giovanissimo nel febbraio del '70, pochi mesi dopo l'uscita del disco. Fu l'unico suo disegno, poiché in realtà era un programmatore di calcolatori.

mercoledì 4 novembre 2009

Un'antica tradizione e un simbolo inoffensivo

vignetta di J. Held: inasoni.com

Dopo la sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo che ha ribadito l'inopportunità della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, abbiamo assistito all'agitarsi nervoso e scomposto di tutta la classe politica italiana. Perfino il "laico" Bersani ha perso una buona occasione per dire qualcosa di sinistra o per lo meno tacere: - E' un'antica tradizione e un simbolo inoffensivo, ci vuole buon senso - in sostanza le sue dichiarazioni.
Sul fatto che il simbolo in sé non abbia mai fatto male a nessuno siamo d'accordo, piuttosto sono la storia e la politica che incarna che lasciano un po' a desiderare. Un'ideologia oscurantista che rifiuta il divorzio, l'aborto, l'uso del preservativo, della pillola, che discrimina chi non è eterosessuale e che nel corso della storia si è macchiata di crimini orrendi. Sono queste le tradizioni di cui parla Bersani? Direi che a conti fatti l'ingerenza e il controllo della Chiesa nella vita delle persone hanno di gran lunga superato gli aspetti evangelici. Per questo e per tutti gli altri motivi non mi riconosco nella Chiesa Cattolica; perciò non ho battezzato mio figlio (che al momento è molto sereno). Qualcuno nel frettempo spieghi o ricordi al neo-segretario del PD che più di due secoli fa ci fu l'Illuminismo che teorizzò il concetto di laicità dello Stato.

Africa Unite - In Nomine mp3 (Pater Filiis et Spirictus Sanctus)

martedì 3 novembre 2009

Finali pazzeschi di film

Facendo zapping sono finito su youtube in una sezione riguardante i finali dei film e mi sono incantato nel rivedere ne "I 400 colpi" di Truffaut, la corsa verso il mare di Antoine, in fuga dal riformatorio.


Allora mi è venuto in mente questo post che probabilmente non brilla per originalità, ma che soddisfa una mia curiosità. Mi sono chiesto quali sono i finali di film che mi sono rimasti più impressi. Quelli che quando esci rimani scosso e non puoi fare a meno di pensarci e ripensarci. Gli aspetti che possono concorrere a fare di un finale un capolavoro sono tanti: originalità, sorpresa, commozione, poesia e via dicendo. Non ho voluto fare una classifica, (in rete ce ne sono parecchie; questa non è male) ma una cosa istintiva senza troppe elaborazioni, confidando nella mia memoria, senza chiedere troppo aiuto a google.
Attenzione: spoiler selvaggio (ma chi non li ha visti?)

Il pianeta delle scimmie (1968)
Dopo la fuga, la sconvolgente scoperta della statua della libertà: siamo sulla Terra! Adesso pare scontato, ma all'epoca fu una bella botta sul muso!

Point Break (1991)
Fa' la cosa giusta. Keanu Reeves, alias agente FBI Johnny Utah, getta il distintivo nella sabbia dopo aver liberato Bodhi per l'ultima surfata nella tempesta del secolo.

I soliti sospetti (1995)
Lo zoppetto dove lo metto...

Magnolia (1999)
Piovono rane e parte Save me di Aimee Mann (o viceversa?). In ogni caso pura emozione. Una gran voglia di rivederlo nonostante le tre ore.

Big Fish (2003)
Solo in fin di vita del padre, un figlio scopre la sua grandezza e il suo amore. Mi ritornano i goccioloni solo a pensarci. Un Tim Burton commovente e poetico come non mai.

Thelma e Lousie (1991)
Il volo in auto sul Grand Canyon.

Blade Runner (1982)
Rutger Hauer nel più bel (pre)finale di sempre.

A qualcuno piace caldo (1959)
Well, nobody's perfect. Citazione quasi obbligatoria che però rimanda più precisamente ad un'altra categoria:quella delle migliori battute del cinema.

lunedì 2 novembre 2009

Arretrati e nuove uscite

In questo weekend con appendice del lunedì ne ho approfittato per ascoltare un po' di materiale scaricato o acquistato che ogni tanto si accumula. Alcune cose che mi sono piaciute:

Thom Yorke
- Hearing damage
Soundtrack di New Moon che devo dire ha radunato un gruppo di artisti niente male: Bon Iver, Grizzly Bear, Editors, (giusto per fare qualche nome). Non ho visto Twilight e manco andrò a vedere questo: la colonna sonora non basta.

Dez Mona - Hilfe Kommt
Gruppo belga già segnalato da Antony. Da non perdere Carry On: una delle più belle canzoni ascoltate quest'anno.

Zoot Woman - Things are what they use to be
Un'orrida copertina per un dischetto electropop easy e al tempo stesso raffinato. Ogni tanto ci sta. Recensione qui.


Anacronistico e privo di mordente mi è parso il ritorno delle Slits, malgrado nuova linfa con l'innesto di due musiciste più giovani. Una delle prime, se non la prima punk band tutta al femminile della scena inglese, poi contaminatasi con dub e reggae.