lunedì 30 aprile 2012

Purple e altri flash musicali dagli anni '90

Nella storia di ogni gruppo c'è quasi sempre un momento magico che spesso corrisponde ai primi anni di attività: un arco temporale in cui la libertà creativa non è stata ancora contaminata dalle pressioni, dai compromessi, dalle aspettative dei fans e dalle ambizioni individuali. Con Purple (giugno 1994) gli Stone Temple Pilots dimostrarono che l'etichetta grunge, affibbiata dopo l'uscita del primo disco Core, stava loro stretta. Non che il gruppo di San Diego non rientrasse in quel filone insieme ai cugini di Seattle, ma gli elementi introdotti nelle canzoni che compongono questo album andavano oltre, verso orizzonti più ampi: dalla psichedelia di Silversun Superman e Lounge Fly, agli echi blues e southern di Big Empty; da una classica ballata on the road come Interstate Love Song, con il suo memorabile riff d'apertura, al folk psichedelico di Pretty Penny. Negli anni a seguire le smanie personalistiche e l'abuso di droghe di Scott Weiland (gran voce, ma insopportabile) hanno segnato negativamente il destino del gruppo che continuerà a barcamenarsi tra alti e bassi (molto più frequenti i secondi).
Ora, a distanza di vent'anni, riconosco che non sia un album memorabile o innovativo, ma per me aveva ed ha tuttora qualcosa di magnetico che mi cattura e non mi stanca mai, probabilmente anche perché è legato ad un periodo particolarmente spensierato.
E' uno dei dischi che ho più ascoltato negli anni '90; in vetta alle rotazioni della mia autoradio, insieme ad una dozzina di album fra cui mi piace ricordare: Protection, Dusk di The The, To bring you my love di PJ Harvey, i due E.P. di Alice in Chains, OK Computer, Anime Salve e (stavo per dimenticarmi) quel formidabile farmaco antidepressivo-musicale che è Italyan, Rum Casusu Çikti.

Erano gli ultimi anni delle cassettine in automobile

mercoledì 25 aprile 2012

Giovanna Marturano: 100 anni di resitenza

Dedico questo 25 aprile ad una splendida donna partigiana: incarcerata e mandata al confino durante gli anni del fascismo.
Un mese fa ha compiuto 100 anni.
L'anno scorso, parlando alla festa della liberazione a Roma, aveva detto:
Ho 99 anni e non voglio morire sotto Berlusconi. 

martedì 24 aprile 2012

Recensioni indie snob-ermetiche














La deriva di certa critica musicale ci ha portato verso il baratro semantico.
Utilizzando il software polygen, qualcuno ha ideato un delirante generatore di recensioni indie, termine che ha perso ormai significato, se mai ne aveva avuto uno.
Qui sotto ne trovate una sola, però cliccando sul titolo del post oppure con F5, la pagina si aggiorna facendo materializzare un nuovo delirio recensorio.
La pagina con lo script la trovate qui.
Buon divertimento!

domenica 22 aprile 2012

Teiera volante vol.8 - Sunflower teapot

Per questo giro, più di altre volte, una teiera di stampo anglosassone con qualche inserto italico.
Buon ascolto!

We Were Pirates  - Better Off Without You
dall'album Change 2012
The Shins - The Rifle's Spiral
Port of Morrow 2012
White Rabbits - Heavy Metal
Milk Famous 2012
Carina Round - Pick Up the Phone
Tigermending 2012
Giardini di Miro - Time On Time
Good Luck 2012
M Ward - Watch The Show
A Wastland Companion 2012
Laura Gibson - Skin, Warming Skin
La Grande 2012
Spiritualized - Little Girl
Sweet heart sweet light 2012
Paul Weller - Green
Sonik Kicks 2012
Pond - Elegant Design
Beird Wives Denim
The Wave Pictures - Eskimo Kiss
Long Black Cars 2012
We Are Augustines - Chapel Song
Rise Ye Sunken Ship 2011
Of Men And Monsters - Little Talks
My head is animal 2012
Prinzhorn Dance School - I want you
Clay Class 2012
Iori's Eyes  - Bubblegum
Double Soul 2012
Management del dolore post operatorio - Auff!!
Auff!! 2012

mercoledì 18 aprile 2012

Dieci canzoni

C'è un sito che ha ispirato questo post e al quale mi piace rubare una citazione.
Si chiama ten songs that saved your life: liste selezionate da artisti vari che si possono ascoltare. C'è anche Robert Wyatt con una decina piuttosto bizzarra (tutti i brani dello stesso gruppo).
Può la vita essere salvata dalle canzoni? Non potremo mai saperlo, ma come canta Morrisey in Rubber Ring:

Non dimenticare le canzoni
che ti hanno fatto sorridere
e quelle che ti hanno fatto piangere.
Non dimenticare le canzoni

che ti hanno fatto piangere
e quelle che ti hanno salvato la vita.
  1. Lucio Battisti - Anima Latina
    Quando a 14 anni ho capito che la musica non sono solo canzonette.
  2. Claudio Lolli - Ho visto anche degli zingari felici
    Il mio primo concerto.
  3. Neil Young - The needle and the damage done
    Aumento dell'autostima di un chiatarrista (quasi) fallito.
  4. Talking Heads - Psyco Killer
    La prima canzone che ho suonato (e ahimé cantato) dal vivo a vent'anni.
  5. Brainticket - Brainticket pt.1 e 2
    Il mio più grande amico e le sue folli passioni contagiose.
  6. Grace Slick - Theme from the movie Manhole
    Un poema sinfonico ed un grande amore.
  7. The Cure - A Forest
    Gli anni scuri, dolci e pericolosi.
  8. David Sylvian - Nostalgia
    Riemergere dal fondo.
  9. R.E.M. - Losing my religion
    La gioia della paternità.
  10. Radiohead - Paranoid Android
    La riscoperta della musica dopo un periodo di distacco.

    Qual è la canzone che vi ha fatto piangere, sorridere o addirittura vi ha salvato la vita?

lunedì 16 aprile 2012

Of Men and Monsters - My head is an animal

 

Quando si parla di Islanda stento sempre a trattenere l'entusiasmo; ammetto di essere spudoratamente di parte a causa del viaggio fortunato che mi ha fatto percepire quel qualcosa di magico e primordiale che pulsa nella terra dei ghiacci e del fuoco. C'è una luce in quei paesaggi che non può lasciare indifferenti e che probabilmente ispira i suoi abitanti, specie dopo i bui mesi invernali.
E' per questo che ho drizzato le antenne quando, grazie al post di Euterpe, ho scoperto questo gruppo fino all'altro ieri per me sconosciuto. Lanciati a livello internazionale grazie all'Iceland Airwaves 2010, questi sei ragazzi (insieme dal 2007) dimostrano come si possano coniugare qualità e un minimo di esigenze commerciali proponendo un pop-folk elaborato ed orecchiabile allo stesso tempo. Due belle voci (maschile e femminile) che si alternano, si rincorrono e si fondono per un folgorante album di debutto che pur provenendo dal nord più profondo, sono certo, sarà un'ottima colonna sonora per la primavera-estate. Ci sono due versioni: la prima di fine 2011, mentre è da poco uscita in Usa una nuova edizione con due brani in più.

Dal vivo per KXP-FM, la radio pubblica di Seattle, con Little Talks (molto bello anche il videoclip animato).

venerdì 13 aprile 2012

I brontosauri che salveranno la musica



Doppio effetto: grottesco + boomerang.
E' ora di concedersi una meritata pensione (voi che almeno potete).
In merito alla questione segnalo un lucido post su sentireascoltare.

Occorre capire che per gli artisti il disco è un investimento, i guadagni eventuali arrivano dalle tournée e questo vale per i piccoli quanto per i grandi.
Luca Giovanardi dei Julie's Haircut dall'intervista del 10 aprile su Il Fatto Quotidiano.

giovedì 12 aprile 2012

Struzzi e ciabatte nell'ex-era dell'ottimismo

Andy Singer
Qualche giorno fa mi serviva una ciabatta elettrica...

Sono al supermercato a fare la spesa e vedo il classico cestone stracolmo con offerte a 15 euro. Non mi pare un granché, per cui dovendo andare in un emporio dove hanno di tutto, mi sono detto che l'avrei potuta comprare lì. 
Entro, cerco un po' fra le corsie deserte e in uno scaffale vedo dei superciabattoni spaziali a sei prese senza prezzo.
Chiedo alla commessa che mi spara 50 euro e qualche centesimo! (???) Domando se è sicura perché non è possibile; al che va dal superiore il quale, dopo aver alzato gli occhi da una scrivania dalla quale non l'ho mai visto muoversi, le dice con aria distratta e scocciata di controllare il prezzo sul pc (in effetti mi pare un po' troppo). Dopo un paio di minuti, notando che la tipa non cava un ragno dal buco, mi avvio all'uscita dicendo: - Va beh, lasciate stare perché non la compro neanche se costa la metà. Tornando a casa mi viene in mente il negozietto del vecchio elettricista, ultimo baluardo cittadino di fronte all'avanzata dei megastore dell'ottimismo. A tal proposito, tutti ricorderanno il tormentone pubblicitario dell'unieuro con il povero Tonino Guerra come protagonista (chissà come riuscirono a convincerlo). Uscì su tutte le reti a partire esattamente dal 26 agosto 2001. Due mesi prima, per festeggiare la fine del mio mutuo casa, ero stato in vacanza in California e Arizona noleggiando un motorhome nonostante il cambio disastroso lira-dollaro (poi nel 2002 sarebbe arrivato l'euro... ). 
Direi che a distanza di un decennio siamo praticamente passati in un'altra era, allora immaginabile solo nei romanzi distopici. Dieci anni in cui l'illusione ottimistica di una crescita economica perenne è stata erosa fino all'osso. Chissà cosa ne pensa ora Gianni del profumo della vita. Non che sia obbligatorio vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto, ma ormai si è capito che la prospettiva di un futuro decente non sta più nell'abbondanza e nell'aumento dei consumi; il problema è che in tanti ancora fingono di non averlo compreso: conosco persone con le pezze al culo, che girano con il telefonino ultimo modello da 700 euro.
Fine del pistolotto sui massimi sistemi e torniamo al negozio del vecchietto simpatico. Entro e trovo con mia grande sorpresa due modelli di multipresa (da tre e da sei) la prima costa cinque euro. Affare fatto e fanculo a megastore, ipermercati e struzzi globalizzati.

martedì 10 aprile 2012

Feist - Bittersweet melodies (ritorno al futuro)

Ottimo connubio artistico quello tra Feist e la fotografa argentina Irina Werning che ha prestato le sue fotografie per il nuovo video della musicista canadese. 
Back to the future è una geniale raccolta di ritratti che è nata dalla passione per le vecchie foto ingiallite o rovinate. L'artista ha rintracciato le persone anche dopo tanti anni e le ha fotografate nella stessa posa, con gli stessi abiti, nello stesso luogo e perfino con gli stessi difetti; l'effetto è spiazzante e poetico.

lunedì 9 aprile 2012

White Rabbits - Alienazione domestica



Due belle mogli, una casa elegante e la pillolina da ingerire alla sera. Resta il mistero del titolo della canzone (che mi sono permesso di rinominare).
Con questo notevole video ad ambientazione catatonico-familiare i sei conigli bianchi di Brooklyn hanno accompagnato l'uscita del loro terzo album intitolato Milk Famous. Uno dei dischi che ho più apprezzato nelle ultime settimane.

giovedì 5 aprile 2012

Layne Staley

Il 5 aprile di dieci anni fa se ne andava per sempre la voce degli Alice in Chains: aveva 35 anni. Una delle vicende più strazianti e tormentate nella storia del rock. Una vita segnata da delusioni, botte micidiali sulla faccia (l'abbandono del padre e la scoperta da ragazzino della sua tossicodipendenza; la morte della sua donna per malattia) e da abuso di droghe. Chi ha avuto amici o familiari in questa situazione, purtroppo sa bene cosa vuol dire, al di là di ogni retorica.

Dall'ultima intervista rilasciata a Seattle nel gennaio 2002:

"So che sto morendo. Non mi sento bene. Non provare a parlarne con mia sorella Liz. Lei lo verrà a sapere prima o poi." 

"Questa cazzo di droga che uso è come l'insulina di cui un diabetico ha bisogno per sopravvivere. Non uso le droghe per "sballarmi", come pensa molta gente. Lo so di aver fatto un grave errore quando ho cominciato ad usare questa merda. E' una cosa molto difficile da spiegare. Il mio fegato non funziona più, vomito sempre e mi cago addosso. E' un dolore insopportabile. E' il peggior dolore del mondo. La droga distrugge tutto il corpo." 


"So che sono vicino alla morte. Mi sono fatto di crack ed eroina per anni. Non ho mai voluto mettere fine alla mia vita così. So di non avere speranze. E' troppo tardi. Non ho mai voluto l'approvazione (del pubblico) per questo fottuto uso di droga. Non provare a contattare nessun membro degli AIC (Alice in Chains). Non sono miei amici." 


"Avevo quasi vent'anni, e la musica divenne la mia unica ossessione per rimanere vivo. Ho avuto la fortuna di cacciare tutta questa rabbia attraverso la musica allo scopo di aiutare gli altri. Era terapeutico e funzionò per un po' fino a quando mio padre vide la mia foto stampata su una rivista." 


Una delle sue ultime apparizioni live (non ricordo bene, ma forse proprio l'ultima) avvenne il 10 aprile del 1996 al Majestic Theatre della Brooklyn Academy of Music in occasione dell'unplugged per MTV. Staley entra in scena con gli occhialoni scuri; è pallido e debilitato, ma quando comincia a cantare sulle note della dolcissima Nutshell non ci si può che commuovere di fronte al talento consumato di una voce che trasmette tutto il dolore e la poesia di un anima a nudo. Poi il buio completo; un blackout durato sei anni, fino alla prevedibile fine.

Inseguiamo bugie stampate male

Fronteggiamo il sentiero del tempo
E combattiamo ancora
E combattiamo ancora 
Questa battaglia tutti soli
Nessuno da piangere 
Nessun posto da chiamare casa


lunedì 2 aprile 2012

Lucky (We are standing on the edge)

I nostri tempi richiamano alla mente i personaggi di Walt Disney quando corrono sull'orlo di un baratro senza rendersene conto. 
Thom Yorke, a proposito del verso We are standing on the edge che chiude la canzone.

Pochi mesi dopo l'uscita ed il successo inaspettato di The Bends, i Radiohead furono contattati da War Child per inserire una loro canzone nell'album di beneficenza a favore dei bambini bosniaci. Erano ancora una band emergente e nel 1995 facevano da spalla al "Monster Tour" dei R.E.M. (ancora per poco). Su suggerimento di Jonny Greenwood la scelta cadde su un nuovo brano che era stato composto di getto e che era già stato suonato qualche volta dal vivo. L'idea era partita dallo stridio prodotto dallo sfregamento delle corde vicino ai pioli della chitarra da parte di Ed O'Brian durante un soundcheck: è il suono che si sente nell'introduzione e che poi prosegue in sottofondo. Il 16 giugno 1997 uscì OK Computer e il brano fu inserito come penultima traccia, nonostante fosse già uscito come singolo e nella raccolta di War Child quasi due anni prima. Ci angosciava l'idea di lasciarla fuori: pensavamo fosse uno dei nostri pezzi migliori di sempre. (J. Greenwood). 
Lo penso anch'io. Lucky è una di quelle canzoni che non mi stanco mai di ascoltare e di suonare. Nel suo irresistibile incedere tra dolcezza e malinconia blues, ogni volta affiora una sfumatura, un suono o un passaggio che riesce ad emozionarmi. E' grazie a brani come questo che ho iniziato ad amare i Radiohead.