giovedì 16 febbraio 2017

Julie's Haircut in un'altra dimensione

Ipnotici, circolari, psichedelici e soprattutto curiosi di spaziare ed esplorare, senza ansie da prestazione o singoli da lanciare. In Italia pochi hanno il coraggio di spingersi così avanti. Pur partendo da presupposti molto diversi, uno spirito (che non so bene come) sento vicino a quel flusso creativo di libertà musicale che mi ha fatto amare un collettivo di culto come i Gong (la band a cui si deve il titolo di questo blog). 
Il rock del levare, come ho letto in una felice definizione. «Non scriviamo più le canzoni, le troviamo nei suoni e le rifiniamo» Un metodo molto simile a quello che veniva utilizzato da Damo Suzuki dei Can, che non a caso ha collaborato più volte con Jiulie's Haircut.
Più che di canzoni si può parlare di visioni che partendo da una trama elementare si evolvono in vere e proprie session, impreziosite dall'apporto non convenzionale del sax della bolognese Laura Agnusdei. In questi anni di assuefazione alle solite hit radiofoniche che vengono propinate in ogni dove, di talent fast food e finti indie italiani precotti, un'oasi di resistenza che intende ancora la musica come ricerca dove rifugiarsi (non dico tutti i giorni) quando i rumori di fondo diventano insopportabili.
Da una settimana sulla teiera volante, la band emiliana accompagna i momenti di relax. Pubblicato per l'etichetta inglese Rocket Recordings, è in uscita il settimo album Invocation and Ritual Dance of My Demon Twin qui in streaming integrale.
L'intervista nel blog dell'Alligatore. 

7 commenti:

  1. loro sono straordinari. ne parlano troppo poco.

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    1. E' vero, vent'anni di attività senza svendersi.

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  2. Sono geniali, generosi e non se la tirano (tanto da concedermi un'intervista ad ogni nuova uscita). Anche noi, qui in palude, facciamo partire spesso e volentieri il loro recente disco in uscita adesso :)

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    1. E' vero!! Mi ero dimenticato: vengo subito a leggerla e poi aggiungo il link.

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  3. Ho letto il tuo post e l'intervista dell'alligatore, prenderò il disco a breve.
    A me era piaciuto molto anche l'album precedente.
    Grazie.

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    1. Come ha già scritto a commento da tonyface: A volte capita di sentire musicisti che per fare i fighi dichiarano svariate influenze, anche le più underground, e poi se ne escono con dischi dove non se ne sente traccia. Anzi spesso siamo agli antipodi, nel puro e semplice commercio, che di per se non ha niente di male. Però almeno non prendiamoci in giro.
      Evviva la coerenza e il coraggio di Luca Giovanardi e soci.

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  4. Caro Lucien, hai ragione, diciamo così, da vendere!

    Il titolo del tuo post dice tutto: i nostri Julie's sono in un altra dimensione.

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