domenica 16 maggio 2010

Flash Delirium: cappelletti alle fragole

Stanotte ho avuto un incubo. Avevo cambiato casa e degli strani personaggi (credo fossero tutte donne) mi accompagnavano nella mia nuova abitazione: una specie di emporio in rovina.
C'era una governante cicciona che mi voleva servire il pranzo. Mi sono avvicinato ad una pentola dall'odore nauseabondo piena di cappelletti in brodo con le fragole; mentre versavo il cibo nel piatto mi sono svegliato disgustato, sudato e poco lucido. Poi un trapano ha iniziato a perforarmi la scatola cranica ed ho capito che l'acquazzone preso in giro per Bologna aveva dato i suoi frutti.
Non mi ero mai ammalato in tutto l'inverno! A presto, spero.
Flash delirium.

venerdì 14 maggio 2010

Calcio ruspante


Per qualche anno mi sono divertito a giocare a calcio nel campionato amatori. Eravamo una specie di armata brancaleone formata da amici del bar, cani sciolti ed alcuni ex-giocatori di serie superiori quasi quarantenni. Le maglie arancioni della nazionale olandese evidenziavano la nostra ammirazione per il calcio totale e gli schemi di Arrighe: dalle nostre parti considerato un vate. L'allenatore si presentava sempre al campo con un taccuino dove aveva trascritto i preziosi schemi da applicare, provenienti direttamente da Sacchi, persona sempre squisita e disponibile. Nel nostro campionato però non c'erano i guardalinee perciò è facile immaginare come spesso andasse a finire la tattica del fuorigioco.
Uno dei personaggi più divertenti del gruppo era il mitico Gel, un mio coetaneo che con Sacchi ci aveva veramente giocato quando allenava nelle serie minori. Da giovane era fortissimo, un vero talento; fu notato da alcuni osservatori e andò a fare un provino per la Roma, ma non ne aveva voglia per niente: agli allenamenti preferiva le Ceres, le Marlboro e il bar. Amava Falcao e odiava il freddo e in inverno sotto la maglia da gioco indossava la giacca a vento. Per correre poco si era adattato a fare il libero e nell'intervallo tra i due tempi lo si vedeva farsi la birretta e una paglia.
Per le trasferte si andava a giocare nei campi più improbabili: ce n'era uno verso la bassa ferrarese che si trovava vicino all'argine di un canale sul quale si piazzavano i tifosi indigeni che per tutta la partita insultavano gli avversari e l'arbitro in un dialetto sconosciuto. Mancavano solo le frecce in campo! A volte il pallone usciva e finiva nel canale rendendo il suo recupero con pertiche e bastoni una telenovela. Le partite in casa erano un puro divertimento con gli amici che venivano a tifare ma anche a sfotterti. Gli arbitri in molti casi erano delle vere e proprie macchiette. Mi ricorderò sempre quella volta quando prima di iniziare la partita, l'arbitro (un tipo simpatico, ma decisamente negato e sovrappeso) si rivolse a noi giocatori dicendo in dialetto: Oggi rompete poco i maroni perché stanotte ho dormito male; ieri sera ho mangiato troppi porotti (cipollotti) e ho un alito che vi stendo.
Io giocavo a centrocampo e il mio modello era Rijkaard (più o meno stessa età e stessa altezza) ma più che altro ero un Angelo Colombo di periferia (con tutto il rispetto per lo splendido gregario di quel Milan stellare).

martedì 11 maggio 2010

Stereotipi


All'inizio degli anni '90 una cara amica, dopo la laurea in medicina, vinse una borsa di studio per svolgere attività di ricerca in USA e se ne volò a San Diego; successivamente si è trasferita a San Francisco, dove ormai vive e ha messo su famiglia. Quando tornò a casa la prima volta ci fece capire con un piccolo aneddoto quale fosse il livello di conoscenza geografico-economica dell'americano medio. Ci raccontò di come un suo conoscente fosse convinto che le strade in Italia fossero ancora quasi tutte ghiaiate.
Breve preambolo per segnalare questa mappa assai divertente realizzata in seguito ad una ricerca svolta da Infographicworld. In pratica sono stati riportati i termini e le definizioni che la maggioranza degli americani associa ai popoli europei. I francesi sono snob, gli olandesi navigano nella droga, in Svizzera sono ricchissimi e via dicendo. Prima di cliccare sulla mappa per leggere bene, immaginate a cosa siamo associati noi italiani; vi anticipo solo che al quarto posto c'è Super Mario della Nintendo! (???) Chissà come ci rimarrebbe il nostro supereroe nazionale nel sapere che è stato superato in popolarità da un idraulico baffuto.

lunedì 10 maggio 2010

La teiera volante vol. 1


Collezione primavera-estate 2010
(15 canzoni in attesa che la bella stagione arrivi sul serio)

Citizen Cope - Healing Hands
Blaudzun - Jezebelle
John Grant - I wanna go to marz
A Toys Orchestra - Somebody Else
Broken Bells - The High Road
Natalie Merchant - Griselda
Lonelady - If Not Now
Holy fuck - Red Lights
Lord Newborn & the Magic Skulls - A Phase Shifter I'm Going Through
The Black Keys - Sinister Kid
Brant Bjork - Blowin' Up Shop
Dirtmusic - Black Gravity
Galactic - Dark water
The Bamboos - Turn It Up
Lindstrøm & Christabell - Lovesick

Per partecipare alla sfilata passate ai commenti

venerdì 7 maggio 2010

Take a walk on the wild side

BANDE A' PART: la New York Underground degli anni '60-'70-'80. Lo spirito anarchico e tragressivo della Grande Mela raccontato in una mostra e in un libro attraverso le foto di chi quegli anni li ha vissuti. Gli anni della Factory, del glam rock, della No Wave, del CBGBs e del Max’s Kansas City.


CBGB's girl al concerto dei Ramones (1976)


La strana coppia: la dea e il ragazzo selvaggio.



Bowie in compagnia di Jackie Curtis, citato da Lou Reed nei versi della sua Walk on the wild side a proposito della sua dipendenza dalle droghe e del suo amore per James Dean: "...Jackie is just speeding away - Thought she was James Dean for a day... then I guess she had to crash, Valium would have helped that bash"

mercoledì 5 maggio 2010

Dirtmusic: dal Mali al Missisipi, andata e ritorno


Dirtmusic è un gruppo nato nel 2007 dall'incontro di tre musicisti con background differenti (Chris Brochow, Chirs Eckman e Hugo Race, ex Bad Seeds) e dalla loro voglia di rimettersi in gioco mettendo in comune le loro esperienze. Blues e folk i loro orizzonti che prevedono, oltre alle chitarre, l'uso di dobro, banjo, harmonium, melodica. Dopo il primo disco omonimo, accade che i nostri tre vengano invitati nel Mali per partecipare al Festival au Desert e qui incontrino un gruppo Tuareg, i Tamikrest, con cui fanno una jam session e suonano una cover di All Tomorrow's Parties dei Velvet Underground. Nasce una collaborazione che porta alla realizzazione di un album, da poco uscito, che si intitola BKO (la sigla dell'aereoporto di Bamako, la capitale del Mali in cui è stato registrato). Ciò che ne scaturisce è un tipo di musica che come un ponte blues sull'Atlantico, unisce mamma Africa con l'America in una sorta di viaggio di andata e ritorno spazio-temporale. Disco strepitoso, nato tra il deserto e le sponde del Niger; una delle cose più belle ascoltate quest'anno.
Non a caso il Mali. Come disse Ali Farka Toure: Noi il blues lo abbiamo sempre fatto, da noi si chiama sonhai, tanghana. Nel Mali c'è una casta di musicisti cantastorie, i griot, che tramandano oralmente le loro conoscenze: un patrimonio che con la globalizzazione si è contaminato con la musica occidentale; è la cosidetta "world music di ritorno". In questo ambito il Tuareg blues dei Tinariwen ha segnato la strada.
Che sia puro, magicamente contaminato come in questo disco e in ogni sua forma espressiva il blues è l'unica musica che esisterà sempre fino a quando uomini e donne solcheranno la Terra.

martedì 4 maggio 2010

Gianni Rodari e la musica

La settimana scorsa ero ad un incontro su Gianni Rodari e mi sono appuntato un suo pensiero che mi ha colpito e che condivido.
"Se dipendesse da me, imparare uno strumento musicale diventerebbe quasi obbligatorio. Potete immaginare di essere senza gusto, di non sentire il sapore dei cibi o di essere senza tatto...Un uomo senza musica è come un uomo senza gusto o senza udito; ha un senso in meno."

Quest'anno è il trentennale della sua scomparsa (Roma, aprile 1980).

domenica 2 maggio 2010

The Black Keys - Gnocche e dinosauri

Blues rock torbido con venature soul e quel tocco vintage che quando è fatto con classe, a me fa impazzire. Come il video furbastro di Next Girl, con i colori da pellicola amatoriale anni '70, le supergnocche in bikini e la scritta scorrevole in basso che dice: Questo non è il video ufficiale dei Black Keys, ma un tentativo della loro etichetta di attirare l'attenzione usando il ridicolo pupazzo di un dinosauro...

venerdì 30 aprile 2010

Visioni - Aprile 2010

Simon Konialski - Micha Wald @@@½
Un'altra maniera, sarcastica e originale, per raccontare l'ebraismo e perfino l'Olocausto.

Simon, all'ingresso del campo di concentramento, prende coscienza dell'Olocausto.

Sunshine Cleaning - Christine Jeffs @@
Dallo stesso team che ha prodotto Little Miss Sunshine, la storia di due sorelle che aprono un'impresa di pulizia di scene del crimine. Idea originale, ma la commedia pur dignitosa non decolla e non coinvolge più di tanto.

Green Zone - Paul Greengrass @@
La risaputa pantomima delle armi di distruzione di massa dell'Iraq. Matt Demon è un soldato super-onesto e in cerca della verità; si alternano indagini scontate e conflitti prolungati, girati in modo da far venire il mal di mare.

Fantastic Mr. Fox - Wes Anderson @@@
L'estro e la raffinatezza del regista dei Tenenbaum e Steve Zissou al servizio di una storia di Roald Dahl raccontata in magistrale stop motion. C'è sempre qualcosa di sospeso nei film; di Anderson; un'ironia rarefatta che rende distanti i suoi personaggi, sia umani che pupazzi (come in questo caso).

Agora - Alejandro Amenabar @@½
Impresa dura raccontare la complessità della Storia. L'insidia del didascalismo (sempre in agguato in questi casi) ha in parte intaccato la grande abilità di narratore del regista spagnolo, nonostante le ammirevoli intenzioni di mettere a nudo la pericolosità degli integralismi di ogni epoca e la splendida presenza di Rachel Weisz nel ruolo dell'illuminata filosofa. Grande merito comunque per avere raccontato una pagina di storia scomoda e poco nota.

L'uomo nell'ombra - Roman Polanski @@@½
Lo stile inconfondibile di Polanski. Con poca azione (e con qualche buco nella sceneggiatura) riesce a creare in modo magistrale un clima di tensione intorno alla figura di Ewan McGregor, il ghost writer che deve scrivere la biografia di un ex-primo ministro inglese. Rimandi ad Hitchcock e alla stessa filmografia del regista (l'Inquilino del terzo piano) per il clima claustrofobico e la difficoltà nel comprendere una realtà ambigua e sfuggente.

Legenda nella barra a destra

giovedì 29 aprile 2010

Holy fuck

Nell'attesa di gustarmi i nuovi National (finalmente ci siamo) e Natalie Merchant, mi sono fatto un giretto in Canada, negli ultimi anni terra sempre più prolifica di novità e artisti di ogni genere.
Holy fuck
è un gruppo di Toronto dal nome provocatorio. Come si traduce? (Sacra scopata?)
Nel loro terzo album, intitolato Latin, fondono funk, dance e soprattutto elettronica senza però ricorrere all'uso di looping e programmazioni, come si può vedere in questo video live dove il loro white funk esplode in tutta la sua fisicità. Territori musicali a me cari per un certo periodo, negli anni in cui passai dalla chitarra al basso (per manifesta incapacità del nostro bassista).

martedì 27 aprile 2010

Scherzi da bar #3 - Il ghiacciolo alla cipolla

Uno dei due bar che ho frequentato era gestito da una signora che amava produrre artigianalmente ghiaccioli che hanno deliziato più di una generazione. Dentro c'era veramente la frutta a pezzi e nei mesi estivi erano un'autentica goduria: alla pesca, al melone, alla macedonia, alla fragola, i gusti più richiesti.
Come ben sa chi ha frequentato il bar di paese, una delle figure tipiche e onnipresenti è quella del rompicoglioni, a volte simpatico, altre volte un po' meno. Filo per fortuna apparteneva alla prima categoria, però una volta scelta una vittima, aveva la tendenza a reiterare i suoi scherzi e le sue menate in maniera ossessiva. Per mesi, forse anche per un paio anni, ogni volta che si presentava al bar aveva continuato a perseguitare la barista chiedendole i ghiaccioli dai gusti più strani, dimostrando un'insistenza particolare per il ghiacciolo alla cipolla. La barista abbozzava, aveva altro a cui pensare, ma in un paio di occasioni qualcuno l'aveva sentita farfugliare tra i denti in dialetto: - Ades ona ad stal volt! (adesso una di queste volte) Me al feg però ta tl'è da magnê. Conoscendo il suo carattere mansueto e per niente incline allo scherzo, nessuno ci aveva creduto, ma finalmente venne il giorno. Filo si presentava sempre nel primo pomeriggio per il caffé e quella volta il suo desiderio fu esaudito: con un ghigno di soddisfazione la vecchia barista, all'ennesima richiesta, aprì il frigorifero e gli porse il ghiacciolo alla cipolla con pezzi di cipolla, che fu mangiato quasi per intero. Fine del tormentone e crampi alla pancia dalle risate.