martedì 19 gennaio 2010

Le formule del razzismo


Qualche sera fa in concomitanza con i fatti di Rosarno mi ha colpito un filmato del 1994 in cui Beniamino Placido, a colloquio con Montanelli, raccontava con efficacia e leggerezza una storiella di Tolstoj sul concetto di razzismo.
In sintesi. Nel freddo inverno russo una contessa si reca in carrozza a teatro per vedere La capanna dello zio Tom. La nobildonna si indigna e si commuove fino alle lacrime nel vedere le condizioni di miseria e schiavitù degli schiavi; contemporaneamente se ne frega altamente di quel poveraccio di vetturino che fuori a meno 30° sta per morire assiderato.
Morale: il nostro razzismo è inversamente proporzionale alla distanza. Facile solidarizzare via sms o dispiacersi per dei poveracci chi si trovano a migliaia di km di distanza; meno semplice mantenere lo stesso atteggiamento quando i problemi li abbiamo in casa.
La seconda formula è un'uguaglianza e ce la illustra Ascanio Celestini in uno dei suoi monologhi paradossali: il razzismo è come il culo.

17 commenti:

  1. Grazie. Lucien, ti dispiace se rubo?

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  2. Hai ragione. La morale è una tragica istantanea della realtà.
    Ciao

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  3. @ Daniela:
    Cosa il video e le frasi in neretto?
    Certo: sono cose di dominio pubblico.
    Se invece intendi tutto il post è roba miaaaa, quindi può fare ciò che vuoi, basta chiedere o anche solo citare. :-)

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  4. lo linko, semplicemente, reindirizzando i lettori qui sopra.
    mai furti diversi :)

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  5. quelli che mandano gli sms sono gli stessi che schifano i migranti. basta con la solidarietà pelosa !

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  6. Maledettamente vero. Ditelo ad Empoli.

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  7. Porto fuori il cane, e poi prima d'andare a letto proverò a smontarmi il culo. bel post Lucien.
    ciao, silvano.

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  8. Verissimo. Più certe realtà sono lontane da noi più é facile commoversi ed essere solidali. Quando sono più a contatto invece.....

    Quanto al video di Celestini: monologo straordinario sotto ogni punto di vista.

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  9. è che è estremamente più facile far la morale, mettendosi dietro ad una finestra di vetri appannati di vanità e supponenza.
    Come dice Celestini, vediamo e giudichiamo i denti degli altri, e non vediamo i nostri.

    E, ovviamente, tanto più un viso è distante, tanto meno esiste nelle coscienze.

    Dov'era il cuore infranto, mentre gli schiavi di Haiti morivano sotto i colpi di macete?

    1 marzo 2010: SCIOPERO DEGLI IMMIGRATI

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  10. Verissimo il racconto di Tolstoy e bravissimo Celestini di cui ho avuto la fortuna di vedere 2 spettacoli a teatro.

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  11. Mi fa piacere leggere questo tuo post, credevo di essere stata l'unica "eccessivamente critica" ad aver notato l'incoerenza di alcuni atteggiamenti dei nostri connazionali, non conoscevo la storiella di Tolstoj, altrimenti l'avrei inserita nel post che ho scritto al riguardo..

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  12. senza mettere in dubbio la buona fede di chi manda quegli sms, penso che in buona parte siano un modo per sentirsi con la coscienza a posto...

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  13. hai una mano, o meglio dire mente, felice nel combinare le cose qua. l'anneddoto di placido, se cosi lo posso chiamare, e il monologo di celestini.
    sei riuscito in quella cosa rara: il lettore capisce con il cuore esattamente quel che hai voluto dire prima di poter mettere il suo comprendere in parole.

    bello davvero.

    love, mod, love

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  14. @ Mod:
    Thanks :-)
    A volte capita che ciò che scrivi non riesca ad esprimere fino in fondo ciò che senti dentro.
    Allora mi piace chiedere aiuto a chi quel concetto l'ha interpretato efficacemente, come Celestini nel suo monologo geniale.

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  15. Mi trovi pienamente concorde. Vivo inTrentino da 15 anni ca. ed orininario della Puglia, mi trovo nella quotidianità a subire ancora strani luoghi comuni sui Teroni ( meridionali, gente del sud mi piacerebbe di più)ma ancor di più trovo riprorevole sentire situazioni del tipo," Poverini, ma a casa loro"!!!!

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